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Busta paga apprendista

10 Febbraio 2020
Busta paga apprendista

Molto spesso i giovani vengono assunti dal datore di lavoro con un contratto di apprendistato, ossia, una tipologia contrattuale nella quale il giovane apprendista lavora e, allo stesso tempo, viene formato.

Imparare un mestiere non è affatto semplice e richiede molto tempo, a volte anni e anni, di formazione e di gavetta. Per facilitare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, nel nostro ordinamento è prevista una apposita tipologia di contratto di lavoro nella quale si uniscono la funzione formativa con il rapporto di lavoro.

Si tratta dell’apprendistato, una tipologia contrattuale speciale che prevede numerose agevolazioni per il datore di lavoro tra le quali quella di poter contare su una busta paga apprendista più leggera di quella di un ordinario lavoratore dipendente.

Nel contratto di apprendistato, infatti, come vedremo, il lavoratore può essere sottoinquadrato rispetto al livello di inquadramento che deve raggiungere e, in questo modo, il datore di lavoro risparmia in termini di retribuzione.

Chi è l’apprendista?

Tempo fa, si parlava di garzone o ragazzo di bottega. Si tratta del giovane che inizia a frequentare una bottega artigiana per imparare il mestiere. Quel giovane veniva pagato pochissimo ma, come contropartita, imparava il mestiere e poteva utilizzare le competenze acquisite per tutta la sua vita.

Nel mondo moderno, il mercato del lavoro, pur nella sua diversità, ha la stessa esigenza di immettere i giovani nel mondo del lavoro per far loro imparare un mestiere. Per assolvere a questa funzione, la legge [1] ha introdotto il contratto di apprendistato, ossia, un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani.

L’apprendista è, per l’appunto, il giovane lavoratore che viene assunto con il contratto di apprendistato. Il tratto comune, in ogni caso, è che il contratto di apprendistato è un contratto a causa mista, formazione e lavoro.

L’apprendista è, dunque, chiamato a svolgere un’attività lavorativa, ma ha anche diritto a ricevere dal datore di lavoro la formazione specifica richiesta dalle mansioni svolte e dalla qualifica professionale che deve acquisire alla fine del contratto.

Contratto di apprendistato: le tipologie

Nel nostro ordinamento, sono previste le seguenti tipologie di apprendistato:

  • apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
  • apprendistato professionalizzante;
  • apprendistato di alta formazione e ricerca.

L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e quello di alta formazione e ricerca sono contratti in cui si integrano organicamente, in un sistema duale, formazione e lavoro. Infatti, queste due tipologie di contratto sono parte integrante del percorso formativo che consente di acquisire determinati titoli di istruzione e formazione.

L’apprendistato professionalizzante, invece, è un contratto strettamente legato al lavoro ed all’acquisizione di una determinata qualifica professionale ed esperienza nello svolgimento di determinate mansioni.

Contratto di apprendistato: la disciplina

Dal punto di vista della disciplina legale, la legge prevede che il contratto di apprendistato sia stipulato in forma scritta ai fini della prova.

Il contratto di apprendistato deve contenere, seppur in forma sintetica, il piano formativo individuale, che può essere inserito nel contratto anche utilizzando i moduli ed i formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva.

Nell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nell’apprendistato di alta formazione e ricerca, il piano formativo individuale viene predisposto dalla istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa.

Il contratto di apprendistato, sia secondo la legge che secondo la giurisprudenza, è un contratto che nasce sin dall’inizio come contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ma che da alle parti la facoltà di recedere alla fine del periodo formativo, dando all’altra parte il preavviso [2] che decorre dal medesimo termine.

Se tale facoltà di recesso non viene esercitata, il contratto prosegue come un ordinato contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Durante l’apprendistato trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa vigente per il licenziamento illegittimo.

Un ruolo fondamentale nella determinazione della disciplina del contratto di apprendistato è svolta dai contratti collettivi di lavoro che possono disciplinare la materia nel rispetto di alcuni principi indicati dalla legge, e cioè:

  • divieto di retribuzione a cottimo;
  • possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello spettante in applicazione del Ccnl ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al cui conseguimento è finalizzato il contratto, o, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio;
  • presenza di un tutor o referente aziendale;
  • possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali;
  • possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti nel percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualificazione professionale ai fini contrattuali e
    delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi nonchè nei percorsi di istruzione degli adulti;
  • registrazione della formazione effettuata e della qualificazione professionale ai fini contrattuali eventualmente acquisita nel libretto formativo del cittadino;
  • possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, di durata superiore a trenta giorni;
  • possibilità di definire forme e modalità per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in
    apprendistato.

La tutela sociale dell’apprendista

Al pari di un ordinario lavoratore subordinato, all’apprendista spettano tutta una serie di tutele ed assicurazioni sociali, tra i quali:

  1. assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  2. assicurazione contro le malattie;
  3. assicurazione contro l’invalidità e vecchiaia;
  4. tutela in caso di maternità;
  5. assegni per il nucleo familiare;
  6. assicurazione sociale per l’impiego (Naspi)

Contratto di apprendistato: i limiti

La legge non consente alle imprese di assumere un numero di apprendisti illimitato. Ci sono, infatti, dei limiti numerici da rispettare.

In particolare, in base alla legge, il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro
può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione autorizzate, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unità. E’ in ogni caso esclusa la possibilità di utilizzare apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato.

Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre.

Inoltre, esiste un limite legato al numero di apprendisti che vengono confermati: per i datori di lavoro che occupano almeno cinquanta dipendenti, l’assunzione di nuovi apprendisti con contratto di
apprendistato professionalizzante è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20 per cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro, restando esclusi dal computo i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, dimissioni o licenziamento per giusta causa. Qualora non sia rispettata la predetta percentuale, è in ogni caso consentita l’assunzione di un apprendista con contratto professionalizzante.

La sanzione per chi non rispetta questa regola è netta: gli apprendisti assunti in violazione dei limiti
di cui al presente comma sono considerati ordinari lavoratori subordinati a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

Busta paga apprendista

Al pari di qualsiasi altro lavoratore subordinato, anche l’apprendista ha diritto a ricevere mensilmente la busta paga [3] nella quale il datore di lavoro, anche come sostituto d’imposta, rende noto all’apprendista come ha calcolato lo stipendio netto che gli ha accreditato.

In particolare, nella busta paga dell’apprendista il datore di lavoro inserirà:

  • i dati dell’apprendista;
  • i dati del datore di lavoro;
  • il livello di inquadramento contrattuale dell’apprendista;
  • lo stipendio lordo spettante all’apprendista;
  • le somme trattenute dallo stipendio a titolo di tasse e di contributi previdenziali;
  • le ferie ed i permessi maturati e residui;
  • il trattamento di fine rapporto maturato e residuo;
  • lo stipendio netto erogato in busta paga.

La busta paga apprendista è più leggera della busta paga di un ordinario lavoratore subordinato in quanto la legge consente al datore di lavoro di sottoinquadrare l’apprendista fino ad un massimo di due livelli di inquadramento.

Tanto per fare un esempio: se uno studio legale assume una apprendista con contratto di apprendistato professionalizzante finalizzato ad acquisire la qualifica di segretaria di cui al IV livello, l’apprendista può essere sottoinquadrata sino al VI livello del Ccnl Studi Professionali e, dunque, la sua busta paga sarà calcolata sui minimi retributivi del VI livello e non del IV livello, con evidente risparmio per il datore di lavoro.


note

[1] Art. 41 e ss., D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 2118 cod. civ.

[3] L. n. 4/1953.


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1 Commento

  1. Buonasera,

    leggendo i vari CCNL non è chiaro e vorrei capire se è obbligatoria la retribuzione minima oppure è possibile negoziare uno stipendio anche superiore ai minimi tabellari. Grazie!

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