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Proctologo: chi è e cosa fa?

10 Febbraio 2020 | Autore:
Proctologo: chi è e cosa fa?

In presenza di malattie a carico del colon-retto e dell’ano, occorre rivolgersi ad uno specialista. In questo articolo, scoprirai chi è il proctologo e di cosa si occupa; in cosa consiste una visita proctologica; quali sono le patologie più frequenti e come vengono trattate; quando sussiste la responsabilità del medico.

E’ da un po’ di tempo che avverti strani sintomi come crampi e dolori addominali, eppure non hai fatto alcun tipo di esercizio fisico. La tua è una fitta a cui non riesci a dare una spiegazione. Hai anche un po’ di nausea, costipazione e diarrea. O, magari, hai dolori anali prolungati e persistenti. Potresti aver riscontrato la presenza di sangue nelle feci. Insomma, sei alle prese con fastidiosi disordini o disturbi del colon e dell’ano. A chi puoi rivolgerti in questi casi? Al proctologo.

Chi è e cosa fa? E’ un medico che si occupa delle malattie a carico dell’apparato colon-rettale e dell’ano. L’etimologia della parola “proctologia” deriva dal greco “procto” (ano) e  “logia” (discorso).

In cosa consiste la visita proctologica? In un’esplorazione rettale, eseguita dal medico proctologo, associata a un’indagine strumentale, l’anoscopia, eseguita con l’anoscopio.

Quali sono nel dettaglio le patologie trattate dal proctologo? Le emorroidi; le ragadi anali; il prolasso rettale; i polipi; il morbo di Crohn; le fistole anali; i condilomi anali; i diverticoli; la sindrome del colon irritabile. Se vuoi saperne di più sui sintomi, sulle cause e sui trattamenti di queste malattie, prosegui nella lettura del mio articolo. Qui, troverai l’intervista al dr. Giorgio Falcetto, specialista in chirurgia generale e chirurgia vascolare. Dopodiché, ti parlerò della responsabilità del medico chirurgo.

Chi è il proctologo e di cosa si occupa?

Il proctologo è un chirurgo che si interessa dei disturbi ano-perianali e dei disturbi del colon. Spesso, deve occuparsi in parte della sfera anteriore del perineo.

Visita proctologica: cos’è e quando è necessaria?

E’ una visita che, in genere, si rivolge ai disturbi ano-perianali, il più delle volte legati alle emorroidi, alle ragadi, raramente alle fistole. Qualche volta, al prolasso di emorroidi o anche al prolasso intestinale; agli ascessi perianali o agli esiti di ascessi che sono le fistole perianali.

La visita proctologica si completa sempre con l’anoscopia che consiste in un’ispezione con uno strumento (in genere, monouso) del canale anale, fatta con l’opportuna illuminazione che ci dà notizia non solo del canale anale, ma anche dell’ampolla rettale che è la zona dell’ano dove si fermano, prima di fuoriuscire, le feci. Qualche volta, questa zona è soggetta a infiammazione e infezione.

Come prepararsi alla visita proctologica?

In genere, la visita proctologica non necessita di preparazione.

Visita proctologica: a cosa serve e in cosa consiste?

Il primo approccio è l’ispezione per guardare l’ano e la cute intorno all’ano che, qualche volta, è soggetta a micosi. In tal caso, la cute è molto arrossata. La causa delle micosi è spesso legata all’eccessiva igiene. Quindi, usando saponi su saponi si tolgono le naturali protezioni dell’ano e finiscono per prevalere i funghi che provocano le micosi che, poi, andranno trattate con le opportune creme.

Il secondo passaggio della visita proctologica è l’esplorazione col dito che ci permette di sentire qual è il tono sfinterico, dunque capire se l’ano ha una buona contrattilità o una tendenza ad avere un rilascio di tono che facilita i prolassi o, addirittura, un aumento di tono quando c’è un’infiammazione. Ad esempio, nel caso delle ragadi si ha un aumento di tono, per cui il dito esploratore viene contratto dalla mucosa circolare dell’ano.

L’esplorazione riguarda l’interno dell’ano e dell’ampolla rettale e permette di percepire e di palpare l’eventuale presenza di masse che possono essere dei tumori o dei semplici polipi. Inoltre, ci permette di controllare se a livello dell’ampolla rettale, quando si estrae il dito, ci sia un sanguinamento.

Negli uomini, il dito esploratore all’interno dell’ano, nella parte anteriore, sente la prostata ed evidenzia anche lì se ci sono delle infezioni (non è un esame neurologico). Nelle donne, si sente il collo dell’utero che, però, è più semplice esplorare per via vaginale.

Dopo l’esplorazione col dito, si fa l’anoscopia, con uno strumento rigido di cui parlavamo prima, che viene introdotto nel canale anale per una decina di centimetri, ci permette di verificare se nel canale anale, e appena sotto di esso, ci sono ragadi o emorroidi infiammate. Ci permette anche di vedere se la mucosa dell’ampolla rettale sia infiammata e si configura così un’infezione che si chiama proctite che ha spesso dei sanguinamenti e delle irritazioni.

In quali casi è prevista la rettoscopia?

La rettoscopia è un esame fatto con uno strumento rigido di 25 cm, non più di 8-10 cm come l’anoscopio. E’ un esame più traumatico che ci permette di avere informazioni sugli ultimi 25 cm del retto. In tal caso, per eseguire la rettoscopia occorre una certa preparazione, vale a dire, il paziente deve aver pulito con delle cure o con dei clisteri l’ultima parte dell’intestino per dare la possibilità a chi la esegue di vedere bene le pareti del retto e del sigma.

Al giorno, d’oggi, la rettoscopia non viene quasi più utilizzata, perché ci fornisce informazioni limitate e, in più, è un po’ dolorosa. La rettoscopia, qualche volta, viene adottata dal chirurgo, dopo aver fatto un intervento chirurgico.

La rettoscopia è stata sostituita da una colonscopia.

A cosa serve la colonscopia?

La colonscopia ci dà informazioni su tutto il colon fino alla valvola ileocecale che ci permette di essere anche operativi perché con la colonscopia se ci sono dei polipi si possono asportare o fare delle biopsie per verificare la natura del polipo stesso. Con la colonscopia si possono mettere in evidenza nei vari segmenti del colon se ci sono dei tratti infiammati.

Qual è la durata della visita proctologica?

In 10 minuti circa, la visita proctologica è conclusa.

La visita proctologica è dolorosa?

Dipende dalla patologia. Se è una ragade anale, la sola esplorazione rettale è molto dolorosa. Nel caso di ragade anale, l’anoscopia non viene fatta proprio perché il paziente avverte dolore già all’introduzione del dito esploratore, immaginiamo all’introduzione dell’anoscopio. Anche nel caso delle emorroidi, la visita è dolorosa alla sola palpazione delle emorroidi trombizzate. Negli altri casi, con una buona collaborazione del paziente che tende a rilassarsi e a rilassare lo sfintere, la visita proctologica non è dolorosa.

Emorroidi: quali sono i sintomi, le cause ed i rimedi?

Tra le cause più frequenti, troviamo lo stress che determina un aumento di tono degli sfinteri e un’infiammazione delle emorroidi.

Le emorroidi sono dolorose se sono trombizzate cioè se il sangue che è arrivato alle emorroidi si ferma e non riesce a defluire. In questo caso, si parla di emorroidi sottocutanee, esterne che hanno le dimensioni di una nocciola. Sono dolorosissime al tatto ed impediscono al paziente di sedersi. Le emorroidi sottocutanee vanno differenziate dalle emorroidi interne che si trovano dentro il canale anale, in una zona definita “dentata” e sono quelle che sanguinano. Le emorroidi interne sono quelle che tendono a scivolare verso l’esterno e non rientrano dopo la defecazione. Invece, le emorroidi sottocutanee danno notevole dolore se si trombizzano, si forma del sangue coagulato che non viene riassorbito.

Nel caso delle emorroidi trombizzate esterne, la terapia è immediata, perché basta l’anestesia locale e incidere la pelle che ricopre questo trombo, così fuoriesce il coagulo ed il paziente sta immediatamente bene. In questo caso, è risolutivo un piccolo intervento chirurgico e, in poco tempo, il paziente è libero dalla sua patologia.

Per quanto riguarda le emorroidi interne che prolassano verso l’esterno, invece, bisogna usare delle creme o dei preparati antinfiammatori. Se dopo la defecazione o con l’aiuto della visita, rientrano automaticamente nel canale anale possono poi essere trattate in maniera chirurgica oppure con dei trattamenti ambulatoriali che sono la legatura elastica e la crioterapia.

La crioterapia ci permette di congelare le emorroidi internamente, al di sotto di quella famosa linea dentata che è la “linea del dolore”: tutto ciò che sta sopra lo possiamo congelare, mentre ciò che sta al di sotto (come le emorroidi sottocutanee) necessita di anestesia e, in quei casi, non bisogna usare né la legatura elastica né la crioterapia.

Ragadi anali: cosa sono?

Anche le ragadi sono una patologia legata alla tensione; sono dovute ad un piccolo taglietto. Ci sono ragadi legate ad una patologia più sistemica come il morbo di Crohn, ma queste sono ragadi non dolenti. Le comuni ragadi di cui noi parliamo sono dei piccoli tagli che si formano nel canale anale al di sotto della mucosa fino al muscolo sfintere interno determinandone uno spasmo ed è quello che provoca il dolore da ragade. La ragade sanguina e lo spasmo è doloroso.

Ragadi anali: come si curano?

Le cure per le ragadi sono basate sull’uso delle creme che hanno una funzione antispastica, perché sono a base di nitrati. Ci sono vari tipi di creme con concentrazione di nitrati dal 30% al 70%.

Se questo tipo di cura non dovesse funzionare, si possono usare dei dilatatori anali che servono a togliere lo spasmo e dilatare l’ano in modo che la ragade ha la possibilità di guarire. Si applicano per una mezz’oretta per tre sere, vengono lubrificati e mantenuti in sede per determinare il rilassamento del muscolo e per favorire la cicatrizzazione delle ragadi.

Se anche questo tipo di cura dovesse fallire, allora si passa alla chirurgia che non coinvolge il canale anale, ma si lavora esternamente. Si fa un’anestesia locale lateralmente, all’esterno dell’ano, per vedere qual è il muscolo sfintere interno e quali sono le fibre. Si fa saltare qualche fibra. Questa operazione deve essere fatta in maniera molto adeguata da chi la pratica abitualmente per evitare dei danni. L’intervento non tocca il canale anale ed è risolutivo.

Condilomi anali: cosa sono?

Sono malattie sessualmente trasmesse, legate ai rapporti anali. Sono delle crescite di carne che si evidenziano facilmente sull’esterno dell’ano; se lasciate in sede, continuano ad aumentare. Non sono dolenti. I condilomi possono essere limitati alla parte esterna, alla cute dell’ano e del periano. Tuttavia, possono essere anche interni, perché nel rapporto anale vengono portati dal membro all’interno del canale. Si vedono attraverso l’anoscopia.

Condilomi anali: quali sono i sintomi?

I condilomi non danno sintomi. Il paziente sull’esterno li vede, li può percepire e se si specchia li può anche vedere. Chiaramente, non può vedere quelli che sono all’interno. Raramente, uno dei sintomi che può presentarsi in caso di condilomi interni è il sanguinamento ed è questo che poi porta il paziente a consultare il proctologo.

Condilomi anali: come vengono trattati?

Per il trattamento, si può cominciare con delle creme che ne favoriscono la distruzione. Il trattamento più comune è il laser. Dopo la cura del condilomio, vanno fatte delle visite di controllo da tre a sei settimane per osservare che non ci siano recidive che, in caso, devono essere subito trattate.

Prolasso rettale: cos’è e cosa comporta?

Dobbiamo fare una differenza tra prolasso delle emorroidi e prolasso rettale. Il prolasso delle emorroidi è molto frequente e si risolve con il rientro manuale delle emorroidi nel canale anale e può essere trattato con la criochirurgia.

Il prolasso rettale è lo scivolamento della mucosa dell’ampolla rettale e nell’ultimo pezzo del retto al di fuori del canale anale. Questo prolasso è invalidante, spesso il pezzo di intestino fuoriesce senza il bisogno di evacuare. Questo pezzo di intestino che è fuoriuscito sporca gli indumenti intimi di siero e qualche volta di sangue.

Prolasso rettale: come viene trattato?

Nei casi più importanti, il prolasso rettale va trattato chirurgicamente. Attraverso l’operazione chirurgica si procede a riposizionare l’intestino tirandolo dall’alto, riportandolo all’interno della cavità addominale e fissandolo. Questo intervento prima si faceva in chirurgia aperta, mentre oggi si può fare in chirurgia laparoscopica. Il paziente va addormentato e per evitare un nuovo scivolamento all’esterno l’intestino viene fissato all’osso sacro. In questi casi, lo sfintere del canale anale deve essere abbastanza tonico, altrimenti c’è la recidiva.

Un altro intervento che viene fatto nel caso del prolasso rettale è il cerchiaggio del canale anale. Si fa un’anestesia spinale e si mette una “bendarella” sottocute in parallelo allo sfintere. La bendarella va ben regolata, perché se è troppo larga non serve a nulla, se è troppo stretta c’è difficoltà nella defecazione. La bendarella è rigida, non elastica.

Responsabilità del medico chirurgo: linee guida e buone pratiche mediche

Dopo aver analizzato le patologie di cui si occupa il proctologo nell’intervista al dr. Giorgio Falcetto, ora ti parlerò della responsabilità del medico chirurgo.

Ipotizziamo che nel trattamento del prolasso rettale o delle ragadi anali, il chirurgo abbia eseguito in maniera errata l’intervento e non abbia adottato le dovute precauzioni né tantomeno le buone pratiche clinico assistenziali, provocando così gravi danni al paziente, oltre che un gran dolore. Il medico risponderà delle lesioni arrecate al paziente?

Secondo la legge, è penalmente responsabile il medico che in caso di imperizia sanitaria, incompetenza, negligenza, imprudenza non abbia rispettato le linee guida o le buone pratiche mediche (interventi, strategie e approcci finalizzati a prevenire conseguenze inattese e migliorare il livello di sicurezza delle prestazioni sanitarie).

Quindi, in quali casi non risponde penalmente il medico? Tutto ruota attorno al concetto dell’osservanza e dell’adozione delle linee guida e delle buone pratiche mediche. Se, il medico si è adeguato ad esse, non potrà rispondere penalmente del fatto, a meno che abbia adottato linee guida inadeguate al caso concreto, cioè quelle previste per una patologia diversa da quella di cui soffre il paziente.


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