Controlli fiscali anche sugli studenti?

Studente universitario senza reddito rischia accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate?

Hai registrato un po’ di guadagni da alcune affiliazioni su internet. Il tuo sito va bene e hai ottenuto numerosi contratti di sponsorizzazione. Alla fine dell’anno, il tuo conto corrente era “pieno” di soldi, molti di più di quelli che avresti potuto guadagnare come barman o con il volantinaggio che i tuoi colleghi di corso fanno per mantenersi.


Ora, però, si pone il problema: come regolarizzarti? In altri termini, la presenza di tutto questo denaro in banca potrebbe sollevare i sospetti dell’Agenzia delle Entrate? Sono previsti controlli fiscali anche sugli studenti? La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente ordinanza [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Controlli fiscali per i disoccupati

Un tempo, prima che nascessero banche dati come l’Anagrafe tributaria e l’Archivio dei rapporti finanziari di cui oggi l’ufficio delle imposte si vale per le verifiche tributarie, gli accertamenti fiscali venivano eseguiti su specifiche categorie di contribuenti, quelle più a rischio evasione.


Tutt’oggi, le cosiddette “liste selettive” indirizzano l’attività di “spionaggio” degli agenti delle Entrate, ma questo non toglie che i controlli possano avvenire anche nei confronti di altri soggetti. I lavoratori dipendenti, i pensionati e anche i disoccupati non fanno eccezione. Del resto, non è un fatto nuovo che molte persone, dietro apparenti situazioni di nullatenenza, nascondano capitali a volte assai elevati.

Così, ad esempio, ben è possibile che un pensionato o un titolare di reddito da lavoro dipendente percepisca dei compensi da locazione in nero, senza pagare le tasse al Fisco.

L’Agenzia delle Entrate ha due strumenti per controllare l’evasione dei contribuenti:

  • il redditometro;
  • i controlli sui conti correnti.

Con il redditometro, il fisco pesa i consumi dei contribuenti e se questi dovessero superare di oltre il 20% il reddito dichiarato li invita a fornire chiarimenti presso l’ufficio, a dimostrare cioè le fonti della loro ricchezza. A questi spetterà provare di aver beneficiato, ad esempio, di donazioni o di redditi “non dichiarabili” perché già tassati alla fonte.

Con i controlli sui conti correnti invece l’Agenzia riesce a “vedere” i bonifici ricevuti sul conto corrente del contribuente e se di questi non vi è traccia nel 730 avvia il procedimento di accertamento fiscale.

Questi due strumenti possono essere usati – e di fatto così avviene – anche per le verifiche nei confronti dei disoccupati e senza reddito.

Controlli fiscali sugli studenti universitari


Alla luce di quanto detto, l’Agenzia delle Entrate controlla anche le spese degli studenti. Se un universitario dovesse risultare intestatario di un’auto di lusso, sicuramente incompatibile con la sua situazione reddituale, potrebbe incappare nelle maglie del redditometro e così essere oggetto di un accertamento. A tanto è arrivata la Suprema Corte che, con la pronuncia richiamata in apertura, ha convalidato le sanzioni tributarie nei confronti di un giovane laureando che era intestatario di ben tre autoveicoli.

L’iscrizione all’università – sostiene la Cassazione – non impedisce lo svolgimento di un’attività lavorativa, con il relativo conseguimento di redditi non dichiarati. In materia di determinazione del reddito mediante redditometro (il cosiddetto accertamento sintetico), è sufficiente che esso avvenga in base agli indici previsti dai dm ministeriali.

Dunque, lo status «di studente universitario a tempo pieno» non può essere condizione di per sé sufficiente per ottenere l’annullamento dell’avviso di accertamento.


Sembra già di sentire le giustificazioni del lettore: «ma allora mio padre non mi può regalare una macchina?». Certo che sì, ma dovrà farlo con un bonifico tracciabile, in modo che, se un domani dovesse intervenire l’Agenzia delle entrate a chiedere spiegazioni, ci sia la prova della provenienza del denaro.

Il contribuente deve fornire la prova che consenta di stabilire «non solo la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi, ma anche l’entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente interessato dall’accertamento, pur non essendo lo stesso tenuto a dimostrare l’impiego di detti redditi per l’effettuazione delle spese contestate, attesa la fungibilità delle diverse fonti di provvista economica». In buona sostanza, bisogna dimostrare di aver ricevuto una serie di bonifici dal conto del genitore o di assegni non trasferibili, a prescindere poi se proprio questo denaro è stato utilizzato per l’acquisto di lusso.

Ma allora che fare con i redditi non dichiarati e, nel frattempo, bonificati sul conto corrente dello studente? Per mettersi in regola c’è solo il ravvedimento operoso nel termine di un anno. Questo perché ormai la fotografia dell’irregolarità fiscale è stata scattata e non c’è modo di “pulire” il denaro in nero.



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Autore:
Redazione