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Prescrizione accettazione eredità

21 Febbraio 2020 | Autore:
Prescrizione accettazione eredità

In quanto tempo si prescrive il diritto di accettare l’eredità e in che modo si effettua l’accettazione?

La parola eredità come poche altre riesce a suscitare sentimenti tanto intensi. Il triste momento della separazione dagli affetti più cari è un duro colpo che, prima o poi, colpisce tutti. La scomparsa della moglie e del marito, ed anche quella del padre e della madre, costituiscono momenti dolorosissimi che restano scolpiti nella memoria di ciascuno di noi. Ma nello stesso tempo incombono, come sempre, doveri e burocrazia legati soprattutto alla successione della persona defunta. Sarà, innanzitutto, essenziale accertarsi se la persona deceduta abbia o no lasciato un testamento.

Se la persona mancata non avrà lasciato un testamento, sarà direttamente la legge [1] a stabilire chi ed in quale misura erediterà i beni del congiunto venuto a mancare. Si tratta della cosiddetta successione legittima, quella cioè in cui è la legge a definire chi siano gli eredi e quali quote ad essi spettino.

Se, al contrario, il congiunto scomparso ha lasciato un testamento dovremo parlare di successione testamentaria. Sarà in questo caso il testamento, cioè la volontà del defunto, ad individuare chi ed in quale proporzione erediterà il patrimonio che costituisce l’eredità sempre, però, nel rispetto delle cosiddette quote di legittima che devono obbligatoriamente essere destinate al coniuge ed ai figli. Detto questo, nel presente articolo ci occuperemo della prescrizione dell’accettazione dell’eredità, cioè del termine che il chiamato all’eredità (cioè colui che viene chiamato ad ereditare il patrimonio del parente deceduto) ha a disposizione per accettare la chiamata, cioè per diventare proprietario dei beni che costituiscono l’eredità.

Come si accetta un’eredità?

Ogni persona che è chiamata all’eredità, ogni persona cioè che per legge o in base al testamento è chiamata a succedere al defunto nella proprietà del suo patrimonio, ha il diritto di accettare o di rinunciare all’eredità. Questo vuol dire che non si diventa eredi per forza, ma solo se si accetta l’eredità alla quale si è chiamati.

Quindi, prima dell’accettazione dell’eredità non c’è un erede, ma solo un chiamato all’eredità; ci sarà un erede solo dopo l’avvenuta accettazione dell’eredità da parte del chiamato all’eredità.

Chiariti questi concetti di base, vediamo quali sono le modalità con le quali un chiamato all’eredità (ad esempio il coniuge o un figlio del defunto) può accettare un’eredità e, quindi, diventare erede.

L’accettazione dell’eredità, che è la dichiarazione con cui il chiamato all’eredità acquista l’eredità e diventa, a tutti gli effetti, erede può essere:

  • espressa [1], se viene effettuata con apposita dichiarazione scritta (contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata) nella quale si esprime la volontà di accettare l’eredità oppure si assume il titolo di erede (la dichiarazione non ha valore ed è nulla se si dichiara di accettare l’eredità solo in parte oppure solo se si verifica una determinata condizione oppure solo per un dato periodo di tempo);
  • tacita [2], che si verifica se il chiamato all’eredità compie uno o più atti chiaramente incompatibili con la volontà di non accettare l’eredità e che non potrebbe compiere se non nella qualità di erede (ad esempio, incassare i canoni di affitto di un appartamento che fa parte dell’eredità oppure richiedere la voltura, a proprio nome, di un permesso di costruire già richiesto dal defunto, sono atti che costituiscono accettazione tacita dell’eredità);
  • presunta o legale [3], che si verifica quando il chiamato all’eredità compie atti dispositivi che in base ad una presunzione assoluta (cioè che non ammette prova in contrario) sono considerati atti di accettazione di eredità (così avviene se il chiamato all’eredità dona, vende o cede i propri diritti di successione oppure se rinuncia all’eredità a seguito di pagamento di un corrispettivo o se rinuncia a favore di uno o più coeredi).

Accettazione di un’eredità si ha se mi dichiaro erede in una scrittura privata (accettazione espressa), ma anche se rinuncio all’eredità di mio padre a favore di mio fratello o dietro pagamento di un corrispettivo (accettazione legale)

L’accettazione dell’eredità può essere espressa, tacita o presunta

In quanto tempo si prescrive il diritto di accettare un’eredità?

Quanto tempo ha a disposizione il chiamato all’eredità (ad esempio, il coniuge o il figlio del defunto) per accettare l’eredità?

A questo riguardo, la legge [4] è molto chiara e stabilisce che il diritto di accettazione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni che decorre dal giorno dell’apertura della successione.

Questo significa che il chiamato all’eredità ha tempo dieci anni per accettare l’eredità e che questo termine comincia a decorrere dalla morte della persona della cui eredità si tratta.

Bisogna assolutamente evidenziare che anche per i cosiddetti chiamati legittimi ulteriori il termine per accettare l’eredità decorre sempre dalla morte della persona della cui eredità si tratta.

Chi sono i chiamati legittimi ulteriori?

Sono coloro i quali vengono chiamati all’eredità non immediatamente alla morte della persona della cui eredità si tratta, ma in un momento successivo come può accadere per quelli che sono chiamati all’eredità solo a seguito della rinuncia di una persona chiamata direttamente.

Se un uomo muore senza lasciare testamento ed ha solo un figlio (in mancanza anche della moglie morta in precedenza), tutta l’eredità spetta al figlio. Se questo figlio, che ha a sua volta un figlio, rinuncia all’eredità del genitore dopo cinque anni dalla morte del padre, l’eredità spetterebbe al nipote del defunto che, però, non avrebbe dieci anni di tempo per accettare l’eredità del nonno a partire dal momento in cui il suo genitore ha rinunciato, ma solo cinque anni perché anche per lui il termine per accettare l’eredità decorre dalla morte del defunto (cioè del nonno).

Il diritto di accettare un’eredità si prescrive in dieci anni a partire dalla morte della persona della cui eredità si tratta


note

[1] Art. 475 cod. civ.

[2] Art. 476 cod. civ.

[3] Artt. 477 e 478 cod. civ.

[4] Art. 480 cod. civ.


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