Smog e bimbi: cosa sta succedendo nelle grandi città

24 Gennaio 2020
Smog e bimbi: cosa sta succedendo nelle grandi città

A Milano è boom di bimbi con congiuntivite agli occhi, causata da inquinamento atmosferico e polveri sottili. Quali rimedi consigliano gli specialisti.

Occhi arrossati, secchezza e tic. Gli esperti la chiamano “congiuntivite da inquinamento” e segnalano che “nell’ultimo mese è stata registrata a Milano un’impressionante serie di accessi presso gli ambulatori oculistici pediatrici: il genitore riconosce una tendenza compulsiva ad ammiccare, mentre l’oculista non è in grado di rilevare altre anomalie se non un’insolita fragilità del film lacrimale” che normalmente ricopre e protegge la superficie oculare. Guardacaso, tutto ciò è accaduto proprio in questi giorni di concomitanza con i livelli record di smog.

La nostra agenzia stampa Adnkronos Salute ha interpellato Paolo Nucci, direttore di Oculistica all’ospedale San Giuseppe del capoluogo lombardo (gruppo MultiMedica) e professore ordinario all’università Statale, spiega che “sono le polveri sottili ad ‘asciugare’ le lacrime e a indurre il bambino a strizzare gli occhi molto spesso per ricostituire lo strato protettivo”.

“Recenti studi hanno attestato la corrispondenza tra maggiori livelli di inquinamento e recrudescenza dei disturbi oculari”, sottolinea lo specialista, definendo la congiuntivite da inquinamento “una nuova entità nosologica” correlata ai livelli record di smog che si registrano da giorni. In altre parole, il particolato agisce sull’occhio come fosse talco e ‘assorbe’ le lacrime. La congiuntivite da ‘mal’aria’ “coinvolge prevalentemente i bambini – chiarisce Nucci -più esposti alle polveri sottili perché di bassa statura e sommersi dall’inquinamento stradale“.

Che fare? “L’unica precauzione che possono adottare i genitori è quella di lavare gli occhi dei bambini con appositi colliri ripristinanti il film lacrimale”, consiglia lo specialista. “Acqua o semplice soluzione fisiologica avrebbero l’effetto di diluire la lacrima, disperdendo enzimi, proteine e altre sostanze protettive. L’ideale – suggerisce Nucci – è applicare questi succedanei delle lacrime prima di uscire, in modo che durante l’esposizione alle polveri gli occhi siano il più idratati possibile. Tuttavia, se il disturbo persiste, meglio consultare un oculista per verificare che non si tratti di altro, come una congiuntivite
allergica”.

L’esperto si rivolge anche alle istituzioni, auspicando interventi che vadano al di là delle soluzioni tampone: “E’ necessario intervenire con misure drastiche e non temporanee – esorta Nucci – per migliorare la qualità dell’aria e impedire la cronicizzazione del quadro. Ad esempio bloccare l’accesso al centro storico a mezzi molto inquinanti come i bus turistici, che spesso sostano con il motore acceso, producendo grandi quantità di polveri sottili. Un’altra soluzione facilmente attuabile potrebbe essere il lavaggio frequente delle arterie più trafficate della città, soprattutto nei periodi di piogge scarse. Gli pneumatici, infatti, transitando sull’asfalto non solo rilasciano a loro volta una patina di materiale inquinante, ma risollevano anche le polveri già presenti nell’aria e sedimentate al suolo”.



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