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In quali casi si può denunciare per diffamazione?

26 Gennaio 2020
In quali casi si può denunciare per diffamazione?

Quando le offese all’onore e alla reputazione diventano reato. Gli elementi essenziali della diffamazione. 

Se una persona offende un’altra e lo fa in pubblico, alle sue spalle, risponde del delitto di diffamazione. Il Codice penale punisce tale condotta con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Per comprendere in quali casi si può denunciare per diffamazione bisogna partire proprio dal dettato normativo.

In particolare, il Codice punisce chiunque offende l’altrui reputazione comunicando con più persone.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto specifico, la pena aumenta (reclusione fino a due anni o la multa fino a 2.065 euro).

Se l’offesa è realizzata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (ad esempio, Internet), ovvero in atto pubblico, la pena sale ancora (reclusione da sei mesi a tre anni o multa non inferiore a 516 euro).

Da quanto visto, il Codice penale non fa un grosso sforzo per farci capire in quali casi si può denunciare per diffamazione. Ecco perché a definire gli estremi del reato è intervenuta più volte la giurisprudenza. Cerchiamo allora di fornire tutti i chiarimenti del caso.

Diffamazione: elementi del reato

Gli elementi necessari e sufficienti a far scattare la diffamazione sono: 

  • la frase offensiva;
  • la comunicazione di tale frase ad almeno due persone;
  • l’individuazione del soggetto destinatario dell’offesa;
  • l’assenza del destinatario dell’offesa (se l’offesa fosse, invece, fatta direttamente a lui, anche se in presenza di più persone, si configurerebbe l’ingiuria che, tuttavia, non è più un reato ma un semplice illecito civile, fonte di risarcimento del danno).

Solo dettagliando i singoli elementi del reato si può comprendere quando si può denunciare per diffamazione.

La frase offensiva

Affinché scatti la diffamazione è necessario che la frase incriminata costituisca un danno alla reputazione della vittima. Il semplice riportare un fatto realmente avvenuto, limitandosi a narrare l’accaduto, ma senza formulare giudizi personali sulla moralità dell’altra persona, non configura diffamazione.

Fare una recensione negativa su un ristorante e pubblicarla su internet non è reato. Lo diventa, invece, nel momento in cui si esorbita dai limiti della critica e si cada in attacchi alla reputazione delle persone. Dire «In questo ristorante non si mangia bene e si paga molto» non è diffamazione; dire «Il titolare della pizzeria è un imbroglione che inganna i clienti» è diffamazione.

Confidare a terzi i dettagli scabrosi di una relazione avuta con un’altra persona è diffamazione perché mina a ledere la morale della vittima. Allo stesso modo, rivelare una relazione adulterina tra due persone è diffamazione visti i risvolti sociali che tale comportamento ha per la nostra società.

La reputazione di una persona che per taluni aspetti risulti già compromessa, può, comunque, formare oggetto di ulteriori illecite lesioni ove queste diminuiscano ulteriormente la considerazione di cui gode la persona offesa nel gruppo sociale. Così si può diffamare anche un soggetto condannato penalmente, una prostituta, ecc.

La comunicazione a più persone 

Rivelare un fatto, per quanto diffamatorio, ad una sola persona non è reato: non scatta, quindi, né la diffamazione, né l’ingiuria. Se, però, ad ascoltare la narrazione ci sono almeno due persone si configura la diffamazione. 

Si ha diffamazione anche se la frase offensiva viene pronunciata a più persone singolarmente in contesti differenti. Ciò che conta è l’intento unitario di voler pregiudicare l’altrui reputazione. Così, se una persona parla male di un’altra prima a un amico, poi a un altro, poi a un altro ancora, in circostanze diverse e tutte riservate commette diffamazione. 

Se la diffamazione avviene attraverso un giornale anche online o su internet, la diffamazione è aggravata per via della rapida diffusione che il messaggio può avere.

L’individuazione del soggetto destinatario dell’offesa

L’individuazione dell’effettivo destinatario dell’offesa è un elemento essenziale per parlare di diffamazione. Questo non significa necessariamente che bisogna fare nome e cognome del soggetto da offendere per rientrare nella diffamazione: è sufficiente che questi sia identificabile in base a circostanze univoche richiamate nella narrazione.

Dire «La segretaria del capo è una leccapiedi» è diffamazione perché la stessa è facilmente individuabile; dire «i giudici sono corrotti» non è reato perché viene preso in considerazione un corpo nella sua genericità e non un soggetto specifico.  

L’assenza del destinatario

Dire a una persona «Sei un ladro» e farlo davanti a molte altre configura l’ingiuria. Dirlo, però, in assenza della vittima fa scattare al diffamazione. La diffamazione, quindi, richiede l’assenza del soggetto a cui è indirizzata l’offesa. 

Accusare qualcuno di un fatto inesistente è calunnia?

Spesso, si confonde il reato di diffamazione con quello di calunnia. Dire di una persona che è un ladro e farlo in pubblico non configura calunnia. La calunnia, infatti, scatta quando qualcuno denuncia qualcun altro di un reato che sa non aver commesso dinanzi a una pubblica autorità come i carabinieri o la polizia.

Pubblicazione di notizie false e incomplete

Anche la pubblicazione di una notizia falsa, anche se espressa in forma dubitativa, può ledere l’altrui reputazione allorché le espressioni utilizzate nel contesto dell’articolo siano ambigue, allusive, insinuanti ovvero suggestionanti, e perciò idonee ad ingenerare nella mente del lettore il convincimento della effettiva rispondenza a verità dei fatti narrati, con la conseguenza che tale indagine è rimessa al giudice di merito e se giustificata da adeguata motivazione è incensurabile in sede di legittimità.

Non assume efficacia scriminante la rettifica della notizia giornalistica falsa, in quanto non elimina gli effetti negativi dell’azione criminosa, ma può solo essere valutata ai fini della sanzione da applicare.

Anche la diffusione di una notizia incompleta può avere effetto diffamatorio quando la parte omessa appare meramente giustificativa o espositiva di quella riferita.

La satira

La satira costituisce una forma di espressione che consiste in una critica basata su una rappresentazione della realtà idonea a suscitare l’ilarità, della quale sia palese il carattere dell’inverosimiglianza e dell’esagerazione.

Essa non può comunque travalicare il limite del rispetto dei valori fondamentali della persona, risolvendosi in allusioni, gratuitamente offensive, a fatti inesistenti o ad attribuzioni di condotte illecite o moralmente disonorevoli, gli accostamenti volgari o ripugnanti, la deformazione dell’immagine in modo da suscitare disprezzo e dileggio. 



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3 Commenti

  1. L’utilizzo di un sito internet per la diffusione di immagini o scritti atti ad offendere un soggetto è azione idonea a ledere il bene giuridico dell’onore nonché potenzialmente diretta “erga omnes”, pertanto integra il reato di diffamazione aggravata.

  2. Il Sindaco che esprime su internet le sue ragioni circa una vicenda di interesse pubblico, che coinvolge gli interessi contrastanti dell’amministrazione comunale e di un privato, non può essere condannato per diffamazione, se le sue dichiarazioni sono espresse in maniera appropriata e si fondano su fatti accertati. In tal caso, infatti, si configura il diritto di critica.

  3. L’uso dei social network, e quindi la diffusione di messaggi veicolati a mezzo internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata con altro mezzo di pubblicità che, grazie all’evoluzione tecnologica, rendono possibile la trasmissione di dati e notizie ad un consistente numero di persone.

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