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Come farsi giustizia da soli?

26 Gennaio 2020
Come farsi giustizia da soli?

Autotutela e legittima difesa: quando è consentito difendersi da soli senza ricorrere al giudice.

Di questi tempi, è facile denigrare i tribunali. Lenta, farraginosa, spesso costosa e inefficiente, ma soprattutto avvertita come ingiusta, la giustizia non è sempre la via migliore per tutelare i diritti dei cittadini. 

Per chi ci riesce è meglio stare lontani da giudici e avvocati. Ma bisogna avere fortuna. Va di moda allora sostenere che sia meglio farsi giustizia da soli. Per fortuna, però, tra il dire e il fare c’è il mare in mezzo. Così, la maggior parte della popolazione è ancora lontana dall’imbracciare un fucile e sparare a chicchessia. Tutti sanno del resto che un gesto del genere, anche se scaturito dalle migliori ragioni, è assolutamente illegittimo. 

Ciò che non si conosce è la zona grigia tra l’auto-giustizia illegale e quella legale. E non ci riferiamo solo alla legittima difesa – quella di chi colpisce il ladro mentre è in casa propria o di chi prende a pugni il rapinatore che cerca di strappargli l’orologio – ma anche a quella di chi dice una parolaccia a chi lo offende o smette di pagare chi non adempie al proprio contratto. 

Se anche esiste, infatti, il reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni» ci sono delle ipotesi in cui è del tutto lecito farsi giustizia da sé. Ipotesi previste espressamente dalla legge, sicché, se la conosci, non corri il rischio di sbagliare e di subire un processo penale. 

Ma come farsi giustizia da soli? Di tanto proveremo a parlare, in modo semplice nel seguente articolo. Qui di seguito, tratteremo tutte le forme di legittima difesa consentite sia dalla legge civile che da quella penale. Ma procediamo con ordine.

Quando ci si può fare giustizia da soli?

Il Codice penale punisce chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da solo mediante violenza su cose o persone. In altre parole, la legge punisce chi scavalca le aule di giustizia per farsi giustizia da sé. È il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Eccezionalmente, però, la legge ammette che il privato possa farsi giustizia da solo. Ciò succede in tutti quei casi in cui il ricorso al giudice potrebbe pregiudicare la tutela del suo diritto. Quali sono questi casi? Alcuni di questi sono previsti dalle leggi penali, altri da quelle civili. Per sapere, quindi, come farsi giustizia da soli bisogna innanzitutto scoprire in quali casi ciò è concesso. Partiamo allora dal Codice penale.

Legittima difesa domiciliare

La prima e più discussa ipotesi di giustizia privata è la legittima difesa domiciliare, quella cioè che ogni cittadino può fare a casa sua a tutela della sicurezza propria e della propria famiglia. Quando c’è il rischio di aggressioni fisiche o anche solo il timore che queste possano avvenire, il proprietario di casa è legittimato a difendersi da solo, finanche sparando al presunto aggressore. Di tanto, abbiamo già parlato in ladro in casa: si può sparare?

Naturalmente, tutte le circostanze devono far ritenere che l’estraneo sia pericoloso, il che succede ad esempio se è armato e se si dirige verso l’abitazione con all’interno la famiglia. Chi rientra a casa e, in quel momento, vede il ladro già scappare con la refurtiva non può spararlo perché la sua sicurezza non è in discussione. 

In quest’ottica, è legittimo chiudere il ladro in casa a condizione che venga chiamata immediatamente la polizia.

La legittima difesa

C’è poi la normale legittima difesa, quella di chi, per difendersi, reagisce con violenza. Ciò è legittimo solo se la difesa è proporzionata all’offesa e non ci sono altri mezzi di tutela (come, ad esempio, la fuga). Bisogna agire per difendersi da un pericolo attuale di un male ingiusto. Anche questa scrimina la commissione di un reato.

Nell’ambito della legittima difesa rientra anche la possibilità di circolare con lo spray al peperoncino, purché conforme al regolamento ministeriale che fissa la quantità massima di sostanza urticante e che è possibile acquistare in farmacia o nei negozi specializzati. Il fatto di vedere un estraneo avvicinarsi di notte non giustifica l’utilizzo dell’arma di difesa se non c’è un pericolo effettivo. 

Al contrario, il tirapugni (o noccoliere) non può essere portato fuori casa. E lo stesso dicasi per il taser.

L’arresto in flagranza fatto dal privato

Se dovessi vedere un ladro che scippa una vecchietta e le porta via la borsa; se un teppistello dovesse impossessarsi del tuo motorino per poi scappare; se una persona dovesse rubare nel supermercato e poi uscire dalla porta… in tutti questi casi, in assenza della polizia, potresti – con un gesto di forza e coraggio – arrestarlo tu? La risposta è affermativa: il privato può eseguire un arresto in flagranza.

Arresto non significa portare il criminale in galera, ma bloccarlo in attesa della polizia. 

Ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza, quando si tratta di reati perseguibili d’ufficio e puniti con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a vent’anni. Si tratta di un’ampia sfera di reati, tra cui appunto il furto con scippo.

Le offese reciproche

Se qualcuno ti offende, lo puoi offendere a tua volta senza commettere reato. Così se una persona va a dire male di te in giro, diffamandoti, tu lo puoi diffamare. E lo stesso puoi fare se ti ingiuria in faccia. Il Codice penale, infatti, prevede una causa di esclusione della punibilità per chi è provocato da attacchi alla propria immagine e reputazione. Ma non puoi minacciarlo: puoi solo ingiuriarlo o diffamarlo a tua volta. A condizione, però, che lo fai subito, come reazione al suo comportamento, e che non sia, invece, un gesto di vendetta meditato a lungo.

L’inadempimento contrattuale

L’ultimo caso in cui la legge ti consente di difenderti da solo è nell’ambito dei contratti, e quindi del diritto civile. In buona sostanza, tutte le volte in cui si firma un accordo che prevede prestazioni da ambo le parti, dinanzi all’inadempimento dell’uno, l’altro può interrompere il proprio.

Così, per esempio: 

  • se la casa in cui vivi in affitto non dovesse essere più a norma o non avere i requisiti minimi di abitabilità, puoi smettere di pagare l’affitto;
  • se una società a cui stai fornendo dei servizi ha smesso di pagare le mensilità pattuite, puoi interrompere la tua prestazione;
  • se una ditta che ti deve pagare sembra sull’orlo del fallimento, puoi cessare subito il contratto.

A riguardo, il Codice civile stabilisce che nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria. Detto in soldoni, «non paghi tu, non pago neanche io».

Inoltre, l’autotutela privata è consentita in presenza di un inadempimento contrattuale: in questo caso, la parte che è rimasta senza la prestazione richiesta può inviare all’altro una diffida ad adempiere: in essa gli assegnerà un termine essenziale entro il quale questi deve adempiere. Scaduto il termine, il contratto si deve considerare automaticamente risolto senza bisogno dell’intervento del giudice.


note

[1] Art. 1460 cod. civ.

[2] Art. 1454 cod. civ.


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