Diritto e Fisco | Articoli

Patteggiamento: come funziona

21 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Patteggiamento: come funziona

L’applicazione delle pena su richiesta delle parti: quando chiederla e quali conseguenze comporta.

Spesso, si pensa erroneamente che se l’imputato chiede il patteggiamento è sicuramente perché colpevole del reato che gli è stato contestato. In realtà, le cose non sono così semplici. Il patteggiamento (o meglio, l’applicazione della pena su richiesta delle parti) è un rito speciale, che consente all’imputato di accordarsi con il pubblico ministero sull’entità della pena finale da scontare. In pratica, l’imputato rinuncia a difendersi in dibattimento e in cambio viene “premiato” ottenendo uno sconto sulla pena (detentiva o pecuniaria) fino ad un terzo. In questo modo, si riducono notevolmente i tempi processuali, in quanto se il giudice accoglie la richiesta di patteggiamento non ci sarà la fase dibattimentale. Quindi, a conti fatti, l’unico prezzo da pagare è che l’imputato ammetta la sua colpevolezza e accetti una condanna penale.

Se sei interessato a questo argomento, in questo articolo ti spiego dettagliatamente il patteggiamento: come funziona.

Cos’è il patteggiamento

L’applicazione della pena su richiesta delle parti (comunemente nota come patteggiamento) [1] è un procedimento speciale che presuppone un accordo tra imputato e pubblico ministero sull’entità della pena da scontare. Affinché l’accordo sia efficace e produttivo di effetti occorre che sia vagliato dal giudice, il quale sarà chiamato a valutare, in particolare, se la pena concordata sia effettivamente opportuna per la rieducazione dell’imputato.

In tal caso, il patteggiamento diverrà definitivo allorquando il giudice emetterà la sentenza di applicazione della pena che, a tutti gli effetti, è una sentenza di condanna.

Ci sono due tipologie di patteggiamento:

  • tradizionale (o ristretto) se la pena patteggiata non supera i due anni di reclusione;
  • allargato, quando la pena concordata è superiore ai due anni di reclusione ed inferiore a cinque.

Facciamo un esempio che ti aiuti a capire bene come viene effettuato il calcolo della pena quando viene richiesto il patteggiamento. Supponiamo che ti sia stato contestato il reato di indebito utilizzo di una carta di credito, punito dal codice penale con la reclusione reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 euro a 1.550 euro.

A questo punto, il calcolo prevede:

  • pena base: anni uno di reclusione ed euro 450 di multa;
  • diminuzione per le attenuanti generiche: mesi quattro di reclusione ed euro 150 di multa;
  • totale: mesi otto di reclusione ed euro 300 di multa;
  • diminuzione di un terzo della pena così come previsto dal rito del patteggiamento: mesi due e giorni venti di reclusione ed euro 100 di multa.

Alla fine, come puoi vedere, la pena concordata per il reato di utilizzo indebito di carta di credito sarà pari a mesi cinque e giorni dieci di reclusione ed euro 200 di multa.

Patteggiamento: requisiti

Il patteggiamento è ammissibile a condizione che:

  • ci sia l’accordo tra imputato e pubblico ministero sulla pena da scontare. Solitamente, è l’imputato che presenta la richiesta e il pubblico ministero che la firma, prestando così il suo consenso;
  • la pena concordata non deve superare i cinque anni di reclusione (comprensiva della diminuzione di un terzo);
  • se il reato per cui si procede è un delitto commesso contro la Pubblica Amministrazione (ad esempio, in caso di peculato, concussione, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari ecc.), la richiesta di patteggiamento è ammessa solamente se il colpevole ha restituito integralmente il prezzo o il profitto del reato;
  • la richiesta di patteggiamento deve essere accolta dal giudice.

Patteggiamento: per quali reati è ammesso?

Come già anticipato, il patteggiamento è ammesso per i reati che il codice penale punisce con la pena detentiva non superiore a cinque anni.

Inoltre, come già anticipato, è previsto il c.d. patteggiante ristretto, vale a dire il patteggiamento può essere concesso solo nei limiti di pena di due anni (anziché di cinque anni) nei seguenti casi:

  • per i reati di violenza sessuale, prostituzione e pornografia minorile;
  • per gli imputati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza;
  • per gli imputati a cui è contestata la recidiva pluriaggravata.

Nei suddetti casi, quindi, la legge esclude la possibilità di ottenere il patteggiamento qualora la pena concordata tra imputato e pubblico ministero dovesse essere superiore ai due anni di reclusione.

Patteggiamento: come funziona?

A questo punto, ti starai chiedendo quando e come chiedere il patteggiamento. Innanzitutto, occorre il consenso dell’imputato che deve essere prestato personalmente in udienza oppure dal difensore munito di procura speciale.

La richiesta può essere presentata:

  • nella fase delle indagini preliminari: in tal caso, una volta raccolto il consenso del pubblico ministero sarà il gip (giudice per le indagini preliminari) a pronunciare il patteggiamento in udienza;
  • nel corso dell’udienza preliminare fino alle conclusioni rassegnate dalle parti (ossia dal Pubblico Ministero e dagli avvocati). Dopo tale udienza l’imputato non avrà più la possibilità di chiedere il patteggiamento;
  • in sede di giudizio direttissimo, fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento;
  • in caso di giudizio immediato, entro 15 giorni dalla notifica del decreto che dispone il giudizio;
  • in caso di decreto penale, con l’opposizione da presentare entro 15 dal ricevimento del decreto.

La richiesta di patteggiamento, dunque, altro non è che l’accordo tra l’imputato e il pubblico ministero, che avrà come oggetto la pena da scontare per il fatto descritto nell’imputazione. È ammessa la possibilità di subordinare il patteggiamento alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, vale a dire all’estinzione del reato e quindi ottenere la garanzia che l’imputato non andrà in carcere o in detenzione domiciliare.

Ovviamente, la pena patteggiata dovrà comunque rientrare nei limiti della pena sospesa, che in genere è pari a due anni di reclusione. Se il giudice ritiene di non poter accogliere tale condizione verrà meno anche l’efficacia del patteggiamento.

Presentata la richiesta, il giudice decide se accoglierla o rigettarla (non ha quindi il potere di modificare o integrare l’accordo). Al riguardo, dovrà valutare che:

  • il fatto contestato sia corretto e che la pena concordata sia appropriata alla finalità rieducativa dell’imputato;
  • non sussistano cause di non imputabilità che imporrebbero una immediata sentenza di proscioglimento.

Attenzione: a fronte della richiesta di patteggiamento, il pubblico ministero può anche non prestare il suo consenso. In tal caso è necessario che il dissenso venga adeguatamente motivato. Potrebbe capitare, infatti, che il giudice dibattimentale ritenga ingiustificato il dissenso manifestato dal pubblico ministero e condannarti alla fine del giudizio alla pena inizialmente proposta con il patteggiamento.

Nel caso in cui nel processo penale la persona offesa si sia costituita parte civile, non potrà opporsi al patteggiamento ma ottenere, in caso di accoglimento dell’accordo, solo il pagamento per le spese sostenute per la sua costituzione.

Se il giudice ammette l’accordo delle parti, emetterà una sentenza di applicazione della pena che, come già detto, è a tutti gli effetti una sentenza di condanna. Con la sentenza, verrà inflitta la pena concordata e potrà concedere eventuali benefici come, ad esempio la non menzione nel casellario giudiziale  o l’estinzione del reato.

Se, invece, il giudice rigetta l’accordo di patteggiamento, il processo andrà avanti e l’imputato potrà sempre scegliere di chiedere il rito abbreviato.

Patteggiamento: può chiederlo un minorenne?

Nel caso in cui il minorenne sia imputato in un processo penale (dinanzi al tribunale per i minorenni) non potrà chiedere il patteggiamento, anche se la pena prevista per il reato contestato non superi i 5 anni. Questo perché la legge ritiene il minore non sufficientemente maturo e, quindi, non idoneo ad scegliere consapevolmente tale rito che comporta il riconoscimento della colpevolezza e l’accettazione della pena.

Patteggiamento: vantaggi e svantaggi

A questo punto avrai sicuramente compreso che il patteggiamento è un rito premiale che permette all’imputato di beneficiare dei seguenti vantaggi:

  • lo sconto di 1/3 sulla pena, sia detentiva che pecuniaria;
  • la persona offesa non può costituirsi parte civile e chiedere ed ottenere il risarcimento;
  • il giudizio si svolge in camera di consiglio e quindi in assenza del pubblico;
  • la sentenza di patteggiamento non può essere appellata dal pubblico ministero che ha prestato il suo consenso. Rimane, in ogni caso, la possibilità di ricorrere per Cassazione per motivi di legittimità;
  • l’esclusione del pagamento delle spese processuali se la pena patteggiata non superi i due anni;
  • l’esclusione di pene accessorie (tranne che per alcuni reati) e di misure di sicurezza;
  • l’applicazione di sanzioni sostitutive;
  • l’estinzione del reato se la pena applicata non supera i due anni e di ogni altro effetto penale (ad esempio la recidiva) dopo il decorso di un certo lasso di tempo dalla pronuncia della sentenza;
  • il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale se la condanna patteggiata è inferiore ai due anni.

Da altra prospettiva, gli svantaggi del patteggiamento sono i seguenti:

  • l’imputato rinuncia a difendersi e quindi a portare prove a suo favore in dibattimento;
  • l’imputato accetta la condanna a prescindere dalla sua innocenza;
  • la persona offesa potrà comunque agire in sede civile per ottenere il risarcimento del danno;
  • l’imputato non può appellare la sentenza di patteggiamento, ma può solo presentare ricorso per Cassazione.

Patteggiamento: quando conviene?

Generalmente, all’imputato conviene patteggiare la pena quando:

  • non ha argomenti abbastanza validi per sostenere la sua innocenza: in tal caso, è sempre bene patteggiare per evitare il dibattimento e la condanna ad una pena che non è in grado di prevedere;
  • non è in grado, dal punto di vista economico, di affrontare un processo lungo e costoso;
  • intende chiudere velocemente la partita e lasciarsi alle spalle l’intera vicenda.


Di Marina Moretti

note

[1] Art. 444 c.p.p.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube