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Cosa rischio se non faccio la dichiarazione dei redditi

11 Febbraio 2020 | Autore:
Cosa rischio se non faccio la dichiarazione dei redditi

Cosa succede in caso di mancata o tardiva presentazione della dichiarazioni dei redditi: le sanzioni previste, i reati ipotizzabili, i rimedi possibili.

La dichiarazione dei redditi è uno dei maggiori incubi per i contribuenti italiani. Lo rimane anche dopo che, negli ultimi anni, c’è stata una notevole semplificazione rispetto al passato (i meno giovani ricorderanno con terrore il famoso modello 740, che faceva perdere sonno ed energie per riuscire a completarlo), con compilazione facilitata e modalità di presentazione agevolate; di recente è arrivata anche la dichiarazione precompilata.

Però, non si può dire che con pochi click è tutto fatto: occorre ancora parecchio impegno e sforzo per esporre correttamente la dichiarazione nei vari casi che si possono presentare: redditi di lavoro dipendente o autonomo, da pensione o di partecipazioni societarie, di terreni e fabbricati, di investimenti e di capitale, di redditi prodotti all’estero e molto altro.

Così, ancora oggi per molti rimane difficile comprendere cosa bisogna fare, chi è obbligato a presentarla, come redigerla in maniera completa ed esatta ed entro quali termini inviarla. Soprattutto, vorresti sapere quali conseguenze ci sono in caso di mancata presentazione, o di consegna in ritardo oltre i termini. Ti chiedi, in altre parola, cosa rischi se non fai la dichiarazione dei redditi. Tra poco, se continui a leggere, lo saprai.

Dichiarazione dei redditi: cos’è

La dichiarazione dei redditi è il documento con cui il contribuente comunica ufficialmente al fisco i propri redditi. L’ammontare delle entrate in ogni periodo d’imposta – in genere l’anno solare – consente di calcolare la base imponibile e, una volta applicate le aliquote e le eventuali deduzioni e detrazioni previste, di calcolare le imposte da pagare.

C’è una dichiarazione semplificata, chiamata modello 730, che per i lavoratori dipendenti ed i pensionati offre il vantaggio di non dover eseguire calcoli, ma soltanto di esporre i redditi e le detrazioni, e di vedere trattenute in busta paga o rata di pensione le imposte da versare, oppure di vedersi accreditati i rimborsi alla stessa maniera. Ora, è ancora più semplice predisporla con il nuovo 730 precompilato.

Altrimenti, se non è possibile presentare il 730 (i casi più comuni sono quelli degli eredi o di chi ha percepito alcuni tipi di reddito non inseribili nel modello semplificato, come alcuni proventi dall’estero), c’è il modello Redditi, che fino a poco tempo fa si chiamava Unico; qui bisogna calcolare ed effettuare i versamenti a cura del contribuente, non in automatico come avviene con il 730.

Dichiarazione dei redditi: chi deve farla

Presentare la dichiarazione dei redditi non è sempre obbligatorio: l’obbligo riguarda tutti i contribuenti che nell’anno di imposta precedente hanno percepito o conseguito redditi e non rientrano nei casi di esonero previsti dalla legge, oppure non devono versare alcuna imposta perché gli importi sono già stati interamente trattenuti dal sostituto d’imposta o perché sono già esenti in origine (come ad esempio le pensioni di invalidità). Per approfondire, leggi: chi ha l’obbligo di dichiarazione dei redditi.

Le esenzioni dipendono dalle tipologie dei redditi e dal loro ammontare. In generale, i contribuenti esonerati sono quelli che hanno esclusivamente redditi da abitazione principale o da altri fabbricati esenti da Imu, e tutti coloro che hanno redditi da lavoro dipendente e da pensione corrisposti da un unico sostituto d’imposta. Chi, invece, per l’anno precedente ha ricevuto due Cu (Certificazione unica, ex modello Cud), come nel caso di due diversi datori di lavoro o dell’Inps per la disoccupazione percepita in alcuni mesi, dovrà fare la dichiarazione per conguagliare le imposte.

Anche in tali casi di esonero dall’obbligo, però, può essere utile presentare la dichiarazione, per ricevere rimborsi attraverso spese portate in detrazione; senza dichiarazione, questi importi andrebbero persi.

Ricorda che chi è titolare di partita Iva deve sempre presentare la dichiarazione, anche se ha redditi pari a zero. Per approfondire i vari casi, puoi leggere: quando posso non fare la dichiarazione dei redditi.

La dichiarazione omessa

La dichiarazione si considera omessa quando viene presentata oltre 90 giorni rispetto alla scadenza prescritta dalla legge, anche se in ritardo, o non viene presentata affatto. Perciò se presenti la dichiarazione oltre il termine ordinario di scadenza (che in genere è ogni anno è il 23 o il 24 luglio per chi presenta il 730 ed il 30 settembre per il modello Redditi, ma può variare come è accaduto proprio nel 2019: ci sarà più tempo per fare la dichiarazione dei redditi in quanto i termini sono slittati al 30 novembre) ma entro i 90 giorni da queste date, la tua dichiarazione sarà considerata solo tardiva, non omessa. Vedremo tra poco che la dichiarazione tardiva prevede alcune conseguenze più favorevoli rispetto a quella omessa.

Oltre questo termine, invece, non c’è più nulla da fare: la dichiarazione sarà ritenuta dal Fisco omessa a tutti gli effetti e scatteranno le sanzioni; non si potrà più regolarizzare spontaneamente la situazione mediante il ravvedimento operoso, come è invece ancora possibile fare nei casi di dichiarazione tardiva.

Se invierai il modello omesso entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’annualità successiva, e comunque prima di aver ricevuto un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate per l’omessa dichiarazione precedente, potrai presentarla per ottenere una riduzione delle sanzioni che ti saranno applicate per l’inadempienza, come ti spiegheremo nel paragrafo successivo.

Occupiamoci ora di esaminare quali sono queste sanzioni previste per l’omessa dichiarazione, di che tipo e che conseguenze comportano.

Omessa dichiarazione: le sanzioni pecuniarie

La dichiarazione omessa comporta una sanzione pecuniaria amministrativa compresa tra il 120% ed il 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Solo nel caso in cui non ci fossero imposte dovute, e dunque nulla da versare a tale titolo, si applicherà, per l’omissione della presentazione della dichiarazione in sè, una sanzione fissa, compresa tra 250 e 1.000 euro.

Se la dichiarazione omessa, viene presentata dal contribuente entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, e comunque, prima dell’inizio dell’accertamento fiscale di cui si abbia avuto notizia, si applica la sanzione amministrativa ridotta, che va dal 60% al 120% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500.

Omessa dichiarazione: termini per l’accertamento

Un’altra conseguenza dell’omessa dichiarazione è la dilatazione dei tempi per l’accertamento fiscale. L’Agenzia delle Entrate infatti ha a disposizione dei precisi termini per eseguire i controlli sulle dichiarazioni presentate – e anche sui redditi percepiti da chi non l’ha presentata – previsti a pena di decadenza e oltre i quali non può andare, a pena dell’invalidità dell’accertamento effettuato oltre le scadenze di legge.

Questi termini, però, vengono allungati proprio nei confronti di chi ha omesso la dichiarazione prevista: mentre il termine ordinario per gli accertamenti sulle dichiarazioni presentate è di 5 anni (precisamente, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione), in caso di dichiarazione omessa si arriva a 7 anni. Ad esempio, una dichiarazione relativa ai redditi dell’anno 2017, che andava presentata nel 2018, comporta, in caso di mancata presentazione, che il contribuente potrà essere accertato per quei redditi fino al 31 dicembre 2025.

Omessa dichiarazione: quando è reato

Oltre alle sanzioni amministrative che ti abbiamo esposto, devi sapere che non fare la dichiarazione costituisce reato [1], se i redditi percepiti nell’anno di riferimento sono particolarmente elevati e superano determinate soglie di punibilità stabilite dalla legge. Quando si parla di carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi bisogna tener presente queste soglie, al di sotto delle quali il reato non si configura e verranno applicate solo le sanzioni amministrative che ti abbiamo indicato.

Il recente Decreto fiscale [2] collegato alla legge di Bilancio 2020 ha fissato le nuove soglie di punibilità penale per i reati tributari, che nel caso di dichiarazione omessa sono di 50 mila euro di imposta evasa. Questo ammontare va riferito ad ogni singola imposta dovuta, ad esempio l’Irpef, l’Irap o l’Iva. Basterà il superamento di una sola di queste imposte per far scattare il reato.

Il Decreto fiscale ha anche innalzato le pene detentive edittali previste per il reato di omessa presentazione delle dichiarazioni sui redditi: nel minimo della pena salgono da un anno e sei mesi a due anni, e nel massimo vengono elevate da quattro a cinque anni. Questo rende possibile applicare, nei casi più gravi ed ove sussistano le esigenze cautelari (rischio di reiterazione del reato, inquinamento probatorio o pericolo di fuga dell’indiziato) anche la custodia cautelare in carcere.

Una volta superate le soglie, però, il reato non scatta automaticamente: bisognerà infatti accertare nel processo che vi sia stato il dolo di evasione, cioè la finalità di evadere le imposte [3]. La dichiarazione omessa, per integrare il reato, dovrà cioè essere dovuta alla precisa intenzione dell’imputato di evadere le tasse, e non ad altre cause, come la materiale impossibilità di presentarla, anche tramite delegati o sostituti, o una mancanza esclusivamente addebitabile ad altri soggetti, come ad esempio il commercialista incaricato.

Esiste, infine, una causa di non punibilità che offre una via d’uscita agli imputati per il reato di omessa dichiarazione, ma solo entro un termine breve e nei casi in cui ci sia stato un adempimento spontaneo: a norma di legge [4] non saranno punibili se avranno saldato integralmente i debiti tributari dovuti, comprese sanzioni e interessi e se la dichiarazione viene presentata entro il termine di presentazione di quella relativa all’anno d’imposta successivo; tutto questo sempre che l’autore del reato non abbia avuto, prima di adempiere, formale conoscenza di verifiche o accertamenti o procedimenti penali nei suoi confronti.


note

[1] Art. 5 D.Lgs. n.74 del 10.03.2000.

[2] Art. 39 D.L. n.124/2019 del 26.10.2019.

[3] Cass. sent. n. 31343/19 del 19.07.2019.

[4] Art. 13 co. 2 D.Lgs. n.74/2000.


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