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Che differenza c’è tra confine naturale e confine politico

29 Febbraio 2020 | Autore:
Che differenza c’è tra confine naturale e confine politico

Cosa rappresentano i confini? Tutto ciò che ti occorre sapere per comprendere queste denominazioni e sapere cosa significano e che va ben al di là degli Stati.

Confine: questa parola esprime un limite, ciò che separa. Superare il confine, oltrepassare i confini, sono espressioni note nel linguaggio comune. Ma quando si tratta di geografia le cose si complicano: confine può essere una catena montuosa, un fiume o anche una delimitazione artificiale creata dagli Stati.

Se ricordi un po’ della geografia che hai studiato alle scuole elementari – pensa alle cartine appese al muro dell’aula – avrai presente che alcuni confini sono netti, altri frastagliati. Da cosa dipende? E soprattutto ricorderai la differenza tra la cartina “fisica” e quella “politica”: i confini sono molto differenti. Se ricordi la famosa cartina colorata dell’Impero Romano “al tempo della sua massima espansione” vedi bene che comprendeva tutte le zone circostanti al Mediterraneo, in Europa, Asia ed Africa; ora il mar Mediterraneo c’è ancora con identico disegno, ma l’Impero Romano non esiste più ed è stato sostituito da numerosi Stati.

Ora, anche se hai completato da tempo i tuoi studi e non c’è più nessuna maestra o professore ad esaminarti, devi sapere che conoscere i confini è molto importante. Non si tratta di tenere a memoria le cartine geografiche di tutto il mondo, ma di comprendere l’utilità pratica di cosa significano: ad esempio quando percorri un’autostrada trovi un cartello che ti avvisa del cambio di Regione, e se vai all’estero in aereo, in treno o in auto superi i confini di diversi Stati.

Soprattutto è importante capire che differenza c’è tra confine naturale e confine politico: attraversare il confine tra uno Stato ed un altro è un’operazione delicata e soggetta a controlli e anche quando esiste la libera circolazione, come all’interno dell’Unione Europea, superare i confini significa passare dalla giurisdizione di uno Stato a quella di un altro ed essere soggetto innanzitutto alle sue leggi (le nostre rimangono in vigore in determinati casi e potresti essere perseguito anche in Italia per reati commessi all’estero o per non aver pagato le tasse dovute in Italia se ti sei trasferito).

Confine: cos’è?

Prima di arrivare a distinguere i confini naturali da quelli politici dobbiamo, innanzitutto, avere chiaro cos’è un confine: prova a pensarlo come una linea che separa un territorio da un altro. C’è un confine tra le proprietà, come nel caso dei terreni, dove le linee di demarcazione tra la porzione che appartiene ad un soggetto e ciò che, invece, è dei proprietari limitrofi – i confinanti, appunto – è essenziale per individuare e delimitare in maniera precisa le rispettive aree.

Il confine serve, quindi, a delimitare questi contorni di appartenenza. Lo stesso concetto che hai visto ora riguardo ai terreni si applica, su scala più grande, a tutti gli Enti, amministrativi e politici. Partendo dal basso, ci sono i confini dei territori comunali, quelli delle Province e delle Regioni italiane; nei Comuni più grandi c’è anche una ripartizione interna tra circoscrizioni, municipi, frazioni, contrade.

Alzando ancora il livello della scala, ci sono i confini nazionali e sovranazionali: quelli più importanti e conosciuti sono i confini degli Stati, ma ci sono anche quelli delle organizzazioni internazionali che assommano ed inglobano quelli degli Stati che ne fanno parte.

Ci sono poi i confini delle acque territoriali che fronteggiano le nazioni costiere e quelli dello spazio aereo, che in futuro, con l’esplorazione dello spazio, avranno sempre più importanza pratica, potendosi creare conflitti tra gli Stati che effettueranno voli oltre l’atmosfera, ma già oggi, oltre ai consueti voli internazionali, molte aree ed orbite oltre l’atmosfera terrestre sono occupate da satelliti e stazioni di rilevamento.

Avrai capito che il termine “confine” è davvero molto ampio e abbraccia una serie di casi che più esattamente devono essere chiamati limiti o frontiere. Vediamo, quindi, cosa sono questi concetti, in maniera da delimitare il nostro campo di ricerca ai soli confini.

Limiti e frontiere

Il confine è un sottoinsieme del limite poiché, come abbiamo visto, la sua definizione si basa proprio sul concetto di separazione; e questo vale fin dai primordi della civiltà, quando, agli albori di Roma antica, secondo la leggenda Romolo tracciò con il suo aratro una linea di demarcazione per separare quella che riteneva la sua proprietà da quella del fratello Remo (per poi ucciderlo non appena lo scavalcò: era un confine fisico o politico? Lo scoprirai presto).

Ora, cos’è che differenzia il confine dal limite? Senza farti sforzare troppo con il pensiero, ecco la risposta: il limite presuppone un “oltre” indefinito e può anche essere infinito, ma comunque non ha grossa importanza; nella prospettiva di chi osserva, conta quel che sta al di qua, e ciò che è al di là potrebbe essere un tutto indistinto.

Il confine, invece, ha bisogno di un qualcos’altro in contatto e in adiacenza; a volte, ma non necessariamente, in opposizione. É una linea di divisione ben stabilita e convenzionale tra due, o più di due, cose che già ci sono e sono ben note a chi stabilisce il confine e lo demarca. Pensiamo ancora ai terreni e immaginiamo quelli coltivati: il limite può pensarsi se c’è un burrone o una strada pubblica, ma se c’è una proprietà adiacente quella linea si chiamerà confine perchè riconosce che quell’oltre appartiene a qualcuno, un altro soggetto diverso. Quasi sempre c’è un accordo, un contratto o un’autorità superiore che lo stabilisce.

I latini, che vivevano in una società agricola, conoscevano bene il concetto: la parola confine deriva da “finis”, che indicava la conclusione di qualcosa, ma “con-finis” significava che quella linea di termine era comune, condivisa. Il confine, infatti, è lo stesso, nel senso che è unico sia che lo guardi dal lato della tua proprietà che da quella del vicino: ha un significato oggettivo e serve a questo essenziale scopo pratico di separare (ma anche di unire, in questa prospettiva di visione comune) ciò che è mio da ciò che è di qualcun altro.

Per i latini, invece, limite, dal termine limes, indicava il confine fortificato, al di là del quale potevano esserci i barbari o il nulla; non c’era il riconoscimento della porzione altrui che invece è tipico del confine.

Frontiera, invece, è un termine rafforzato, che sta a indicare la linea di confine che esiste fra due Stati. É un termine giuridico, utilizzato dal diritto internazionale, ed è anche dinamico, perché nasce nell’epoca delle conquiste coloniali quando le aree di appartenenza si spostavano in avanti, in maniera progressiva con l’occupazione dei territori. Ha, quindi, una propensione ad essere spostato e modificato in base ai rapporti di forza. In tempo di pace, le frontiere coincidono con i confini stabiliti (ma non immutabili per sempre: vedremo tra poco anche questo aspetto).

Ora che abbiamo stabilito un senso esatto ai termini, possiamo tornare ad occuparci dei nostri confini: quello naturale e quello politico.

Il confine naturale

La natura in sè non ha confini, solo differenze geografiche, ma in pratica nelle varie epoche storiche tutto ciò che costituiva una barriera difficile da superare diventava per l’uomo un confine. Oggi, con i moderni mezzi di spostamento, questa percezione tende ad attenuarsi, ma anche la realtà attuale dipende da quanto si è ormai cristallizzato nel corso dei secoli e non può essere cambiato facilmente neppure dai governi.

Le differenze di dialetti, usi e costumi tra una Regione italiana e l’altra, ad esempio, sono dovute non tanto alla distanza tra un’area e le altre quanto alla presenza di ostacoli che impedivano o limitavano fortemente la circolazione delle popolazioni. Grandi fiumi, come il Nilo o il Danubio, o catene montuose come le Alpi, le Ande o l’Himalaya, hanno fatto in modo che i popoli stabiliti al di qua o al di là della linea sviluppassero lingue e tradizioni diverse e dessero vita a nazioni diverse, che perdurano fino ad oggi, anche su grande scala: Cina e Russia, ad esempio, ma anche Francia e Germania.

La stessa Italia, che nella parte settentrionale confina con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, ha trovato il proprio confine naturale proprio attraverso la presenza delle Alpi. Per avere un confine naturale non c’è dunque bisogno di avere una demarcazione sul terreno, nè fisica nè convenzionale. Il confine naturale esiste e basta e va preso come un dato di fatto, che poi ha caratterizzato le civilizzazioni e gli insediamenti umani nelle varie epoche storiche..

Ad esempio, sapevi che per separare gli Stati Uniti d’America ed il Messico esiste già un confine naturale, molto più antico e robusto del muro di Trump? Si tratta del fiume Rio Grande. Lo ha costruito la natura e gli uomini vi si sono adattati.

Così, il confine naturale si basa su elementi geografici naturali, già presenti nella realtà e non certo stabiliti dall’uomo, se non per alcuni dettagli: ad esempio, per convenzione, nelle catene montuose il confine naturale si stabilisce sulle linee spartiacque, cioè sulle creste; che però possono variare nel tempo, come nel caso dello spostamento dei ghiacciai.

Il confine politico

Al contrario del confine naturale, il confine politico è artificiale perché è stabilito dall’uomo. Molte volte questa elaborazione si basa proprio sui confini naturali, che, come hai visto, hanno dato vita alle principali nazioni; o almeno si ispira tendenzialmente ad essi, tenendone conto, anche se non le rispetta del tutto, perché tenta di superarli e spesso ci riesce, come nel caso delle guerre e dei successivi trattati di pace che disegnano nuovi confini politici e non certo naturali.

Il confine naturale dell’Italia, intesa come penisola, dovrebbe comprendere anche Nizza, dal lato della Francia, il Canton Ticino (che non a caso è chiamato anche “la Svizzera italiana”) e la penisola istriana sul lato della Venezia Giulia. Appena 100 anni fa vi furono tentativi di conquista per liberare (si pensi a Gabriele d’Annunzio) queste “terre irredente” considerate italiane e che infatti in passato erano appartenute all’Italia, prima ancora che essa diventasse uno Stato unito.

Ma la politica ha deciso diversamente; questo perché il confine politico viene deciso non dai tracciati naturali ma dai rapporti di forza esistenti tra i vari popoli e Stati. Se hai presente una cartina politica dell’Africa o degli Stati Uniti d’America, noterai che i confini sono tagliati con linee nette: sono infatti demarcazioni stabilite “a tavolino” da chi, come le potenze coloniali dell’epoca, aveva il controllo di quelle terre e poteva disporne.

Gli stessi confini politici degli Stati che compongono l’Europa odierna furono decisi al termine della seconda Guerra mondiale, dalle potenze vincitrici durante la Conferenza di Yalta. Così, ad esempio, riprese vita la Polonia (che nel ventennio precedente era stata invasa dalla Germania di Hitler) e nacque l’ex Jugoslavia, che dopo la caduta del blocco comunista nel 1991 si è frazionata in diversi Stati, dalla Slovenia alla Croazia alla Serbia. Eppure il confine naturale della Penisola balcanica è rimasto immutato nel corso dei secoli; quelli politici, invece, sono cambiati più volte in un breve arco di tempo.

Confine naturale e politico: qual è la differenza

Se hai avuto la pazienza e l’interesse di leggere fino a qui, sei già in grado di dare la risposta al quesito dal quale siamo partiti: il confine naturale è quello stabilito dalla natura attraverso la conformazione geografica dei luoghi, mentre il confine politico viene deciso dagli Stati in base alle vicende storiche. Dunque i confini politici possono prendere spunto da quelli naturali ma anche discostarsene in maniera significativa, fino a costruire linee di demarcazione totalmente artificiali e che dipendono dai rapporti di forza esistenti in quel momento (pensa all’esito di una guerra o alle occupazioni militari di determinati territori).

Così tutti i confini politici sono storici e derivano dalle decisioni dell’uomo; mentre quelli naturali sono indipendenti dalla volontà umana e vanno accettati così come sono. Inoltre, i confini politici possono variare nel corso delle epoche, e succede spesso che ciò accada abbastanza in fretta. I confini naturali invece sono soggetti ai mutamenti, ben più lenti, delle ere geologiche, salvi cataclismi ed erosioni. In pratica, nella vita umana di ciascuno di noi rimangono gli stessi.

Così una cartina geografica naturale è valida per secoli e anche per millenni; una cartina politica, invece, dopo appena un ventennio è quasi sempre da buttare e (è avvenuto così in tutte le epoche) deve essere sostituita con una nuova e più aggiornata, come i recenti casi della Russia (ex Urss), dell’ex Jugoslavia o del Medio Oriente – solo per limitarci ai più noti – purtroppo insegnano.



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