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Come si cura il fuoco di Sant’Antonio

19 Febbraio 2020 | Autore:
Come si cura il fuoco di Sant’Antonio

Herpes zoster: quali sono i sintomi, le cause, i trattamenti. 

Hai un forte mal di testa, una sensazione di malessere, ti senti affaticato. Avverti un certo fastidio cutaneo, bruciore e prurito. Noti un leggero arrossamento: la pelle è irritata. Iniziano a comparire delle piccole lesioni piene di un liquido trasparente. Sei disorientato, perché non sai di cosa possa trattarsi e come porvi rimedio. L’unica cosa da fare in questi casi è rivolgerti al tuo medico di fiducia o ad un dermatologo. Con molta probabilità, dopo che il medico avrà potuto constatare la comparsa di questi sintomi, ti dirà che si tratta dell’herpes zoster, meglio conosciuto come fuoco di Sant’Antonio. Cos’è? E’ un’infezione debilitante provocata dalla riattivazione del virus della varicella. Virus che rimane nell’organismo e può riattivarsi in qualsiasi momento.

In genere, le lesioni piene di liquido si concentrano nella zona del tronco; dopodiché, iniziano a seccarsi, trasformandosi in croste che, in seguito, cadranno spontaneamente. Dopo circa dieci giorni, potrebbero rimanere delle cicatrici di color latte. Ma i danni non sono limitati solo alla pelle. C’è il rischio che possano presentarsi complicanze ben più gravi come: infezioni cutanee, cecità, perdita permanente dell’udito, infiammazioni cerebrali (encefalite) e viscerali.

A questo punto, ti starai ponendo numerose domande. Come si cura il fuoco di Sant’Antonio? E’ possibile prevenirlo? Quali sono i soggetti più colpiti? Per scoprirlo, prosegui nella lettura del mio articolo. Cercherò di fornirti tutte le informazioni a riguardo. Ma prima di addentrarci in questo argomento, è bene sottolineare che le informazioni qui riportate non hanno in alcun modo né la pretesa né l’obiettivo di sostituire il fondamentale rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

A seguire, cercheremo di trovare le risposte ai dubbi più frequenti che si pongono gli utenti in rete.

Cos’è il fuoco di Sant’Antonio?

Il nome scientifico del fuoco di Sant’Antonio è herpes zoster.

L’herpes zoster e la varicella sono provocati dal virus varicella-zoster della famiglia degli Herpesvirus (herpesvirus di tipo 3). In sostanza, la varicella è l’infezione iniziale, mentre il fuoco di Sant’Antonio è una riattivazione del virus, che in genere si presenta diversi anni più tardi. Solitamente, il sistema immunitario produce anticorpi sufficienti a bloccare questa infezione virale; il virus può restare inattivo nel tessuto nervoso anche per anni o per tutta la vita.

Fuoco di Sant’Antonio: quali sono le cause?

Non si conosce con precisione la causa della riattivazione del virus, ma si ritiene che sia legata ad un abbassamento improvviso delle difese immunitarie, specialmente nei periodi di forte stress psicofisico; si manifesti nei soggetti con difese immunitarie deboli o compromesse (come gli anziani); compaia in caso di terapie farmacologiche di immunosoppressione e di malattie che colpiscono il sistema immunitario come l’Aids.

Fuoco di Sant’Antonio: quali sono i sintomi?

In alcuni casi, nelle fasi che precedono la sua comparsa, il fuoco di Sant’Antonio provoca dolori addominali. Dopodiché, il paziente inizia ad avvertire una sensazione di bruciore, prurito, formicolio in una striscia di pelle (dermatomero) su cui si sviluppa un’eruzione caratterizzata da piccole vescicole ripiene di liquido, intorno alle quali compare un arrossamento. Le vescicole si presentano solo su un’area limitata della pelle.

La localizzazione più frequente di questa infezione virale è a livello toracico (il greco “zoster” significa “cintura”), con rash cutaneo e nevralgia, solitamente limitati ad un solo lato del corpo. Tuttavia, qualche vescicola potrebbe comparire anche in altre sedi.

Il periodo in cui si formano le vescicole è dai 3 ai 5 giorni. La zona del corpo interessata è piuttosto dolorante ed è sensibile a qualsiasi tipo di stimolo.

Tra gli altri sintomi che potrebbero manifestarsi troviamo: mal di stomaco, febbre, spossatezza, brividi, mal di testa.

Dopo circa 5 giorni dalla loro comparsa, le vescicole iniziano a seccarsi, formando una crosta. Per tutto questo periodo, finché non si forma la crosta, le vescicole contengono il virus varicella-zoster; pertanto, sono contagiose.

Fuoco di Sant’Antonio: complicanze

Il fuoco di Sant’Antonio dura dalle due alle quattro settimane e può portare a complicanze debilitanti e potenzialmente gravi.

Se le vescicole compaiono sulla fronte, vicino all’occhio e sulla punta del naso possono provocare un’infezione oculare, che prende il nome di herpes zoster oftalmico. In tal caso, nonostante il trattamento, la vista potrebbe essere danneggiata.

Il virus potrebbe interessare  anche il nervo che innerva l’orecchio. L’infezione viene definita herpes zoster oticus. Le vescicole possono comparire nel canale auricolare, causando un dolore lancinante, la perdita dell’udito, la paralisi parziale del viso, le vertigini ed un ronzio nelle orecchie.

La nevralgia post-erpetica è la complicanza più frequente del fuoco di Sant’Antonio.  In alcuni casi, coloro che sono affetti da herpes zoster continuano ad accusare dolore nelle aree cutanee innervate dai nervi infettati dal virus, anche fino a 3 mesi dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea. Il dolore può persistere anche per anni. La nevralgia post-erpetica può essere invalidante.

Talvolta, può impedire il normale svolgimento delle attività della vita quotidiana. Addirittura, il semplice vestirsi o un soffio di vento sulla pelle possono causare fastidi e dolore.

Fuoco di Sant’Antonio: quali sono i soggetti maggiormente colpiti?

Il principale fattore di rischio del fuoco di Sant’Antonio è l’età. L’herpes zoster colpisce con più frequenza le persone di età superiore ai 50 anni a causa del progressivo indebolimento del sistema immunitario. Inoltre, secondo alcuni studi, ad essere maggiormente colpite dal virus sono le donne.

Se una persona non ha mai avuto la varicella e viene a contatto con il liquido contenuto nelle lesioni del soggetto affetto da herpes zoster, può ammalarsi di varicella. Chi, in passato, ha già contratto la varicella, non rischia di ammalarsi di nuovo.

Chiunque abbia già avuto la varicella può sviluppare l’herpes zoster; tuttavia, la riattivazione del virus è più frequente nelle persone immunodepresse o anziane.

Infine, è bene ricordare che il rischio di contrarre il fuoco di Sant’Antonio aumenta in costanza di alcune malattie come il diabete, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e le patologie cardiovascolari.

Fuoco di Sant’Antonio: come avviene la diagnosi?

Se hai riscontrato i sintomi tipici del fuoco di Sant’Antonio, è bene che tu ti rivolga immediatamente ad uno specialista. Per essere efficace, il trattamento deve essere tempestivo.

Il medico ti chiederà una descrizione precisa del dolore e delle zone interessate. Dopodiché, provvederà all’ispezione visiva dell’eruzione cutanea. Una volta constatata la presenza delle tipiche vescicole in una sola metà del corpo, la diagnosi è chiara.

Accade raramente che, per confermare la diagnosi, il medico prelevi un campione dalle vescicole da analizzare oppure esegua una biopsia cutanea.

Come lavarsi in caso di fuoco di Sant’Antonio?

Non sfregare le zone del corpo ricoperte da vescicole. Evita di usare saponi aggressivi e asciuga l’area interessata senza strofinare.

Inoltre, si consiglia di evitare l’uso della biancheria in comune con chi è affetto dall’infezione, perché il virus responsabile del fuoco di sant’Antonio potrebbe diffondersi.

Può dormire, invece, sonni tranquilli chi pensava che il respiro favorisse il contagio: non è così, perché l’infezione è localizzata (non generalizzata come nel caso della varicella).

E’ possibile prevenire il fuoco di Sant’Antonio?

Per le persone di età superiore ai 50 anni, è consigliabile il vaccino contro l’herpes zoster per contribuire alla prevenzione del fuoco di Sant’Antonio.

Il nuovo piano vaccinale del ministero della Salute prevede l’offerta attiva e gratuita del vaccino contro lo zoster nei soggetti di 65 anni.

Fuoco di Sant’Antonio: come si cura?

Se dovessi avvertire un dolore con le caratteristiche sopra descritte devi recarti subito dal medico curante o dal dermatologo. Il medico ti consiglierà di tenere la pelle sotto osservazione. Per evitare che possano svilupparsi infezioni batteriche, mentre sei affetto dall’herpes zoster, dovrai mantenere la pelle interessata asciutta e ben pulita ed evitare di grattare le vescicole (sebbene il fastidio possa essere insopportabile).

La terapia per il trattamento del fuoco di Sant’Antonio deve essere iniziata entro tre giorni esatti dalla comparsa delle prime lesioni, perché dopo le settantadue ore inizieranno a moltiplicarsi.

Per alleviare il dolore causato dal fuoco di Sant’Antonio e ridurne la durata è possibile assumere alcuni farmaci.

In genere, i trattamenti indicati sono:

  • farmaci antivirali: bloccano la replicazione virale; riducono la proliferazione del virus e la durata della manifestazione. Vengono somministrati agli anziani e alle persone con un sistema immunitario compromesso;
  • antidolorifici e gli antinfiammatori;
  • gel a base di Cloruro d’Alluminio.

Medicinali: la prescrizione medica

Qualora dovessi acquistare dei farmaci per il trattamento del fuoco di Sant’Antonio, è bene che tu sappia in quali categorie vengono distinti i vari medicinali.

Con riferimento alla prescrizione, è possibile suddividere i medicinali in 5 diverse categorie:

  • medicinali senza obbligo di ricetta;
  • medicinali soggetti a prescrizione medica;
  • medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovare volta per volta;
  • medicinali soggetti a ricetta medica speciale;
  • medicinali soggetti a prescrizione limitativa.

Medicinali senza obbligo di ricetta

I medicinali senza obbligo di ricetta sono utilizzati per il trattamento di disturbi passeggeri o di lieve entità. Per la loro composizione e il loro obiettivo terapeutico, possono essere utilizzati senza l’intervento di un medico. Tutti i medicinali senza obbligo di ricetta devono essere contrassegnati da un bollino di riconoscimento, stampato o incollato in posizione visibile su tutte le confezioni.

I medicinali senza obbligo di ricetta si distinguono in:

  • SOP (Senza Obbligo di Prescrizione) che devono riportare la dicitura: “Medicinale non soggetto a prescrizione medica”;
  • OTC (dall’inglese “Over The Counter”), medicinali da banco o di automedicazione, devono riportare la scritta: “Medicinale di automedicazione”.

Il D.L. 4 luglio 2006, n. 223 [1] ha esteso la vendita dei medicinali non soggetti a prescrizione medica anche agli esercizi commerciali diversi dalle farmacie.

Medicinali soggetti a prescrizione medica

La ricetta del medico è necessaria in quanto si tratta di medicinali che possono rappresentare un pericolo diretto o indiretto per la salute se sono usati senza controllo medico. Sulla confezione, questi medicinali devono riportare la dicitura: “Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica”.

Il paziente con una ricetta ripetibile potrà acquistare al massimo 10 confezioni per ogni medicinale prescritto nell’arco di sei mesi.

Medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovare volta per volta

Sono medicinali che, con l’uso continuato, possono determinare stati tossici o comportare rischi per la salute; pertanto, richiedono un continuo monitoraggio medico.

Questi medicinali devono riportare sulla confezione esterna la scritta: “Da vendersi dietro prescrizione di ricetta medica utilizzabile una sola volta”.

Medicinali soggetti a ricetta medica speciale

Sono i medicinali per cui sono previste specifiche modalità di distribuzione e prescrizione secondo quanto stabilito dal Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.

Medicinali soggetti a prescrizione limitativa

La prescrizione e l’utilizzazione di questi medicinali è limitata ad alcuni ambienti o ad alcuni medicinali, vale a dire:

  • medicinali utilizzabili solo in ambiente ospedaliero o in ambiente ad esso assimilabile. Sulla confezione esterna compare la scritta: “Uso riservato agli ospedali. Vietata la vendita al pubblico”;
  • medicinali utilizzabili esclusivamente dallo specialista per le loro caratteristiche farmacologiche e le modalità di impiego; riportano sulla confezione esterna le frasi: “Uso riservato a…”, con specificazione dello specialista autorizzato all’impiego del medicinale, e “Vietata la vendita al pubblico”;
  • medicinali vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti: richiedono che la diagnosi sia effettuata in ambienti ospedalieri o in centri che dispongono di mezzi di diagnosi adeguati; oppure che la diagnosi e il controllo in corso di trattamento siano riservati allo specialista. Sulla confezione esterna c’è scritto: “Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica” o “Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica utilizzabile una sola volta”, con la specificazione del tipo di struttura o di specialista autorizzato alla prescrizione.

note

[1] Convertito con modificazioni dall’art. 1 L. n. 248 del 4.08.2006.


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