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Per essere considerati dirigenti non basta coordinare un gruppo di impiegati dell’ufficio

7 Novembre 2013
Per essere considerati dirigenti non basta coordinare un gruppo di impiegati dell’ufficio

Il datore può riconoscere al lavoratore, ma solo sul piano formale, una qualifica superiore, e mai una inferiore rispetto all’attività che effettivamente egli svolge.

Se in un ufficio il tuo compito è quello di coordinare un gruppo di impiegati addetti allo stesso reparto, e sei stato assunto con la qualifica di “dirigente”, non è detto che tu sia, in base alla legge, un effettivo “dirigente”. Il datore di lavoro, infatti, può riconoscerti l’inquadramento in una qualifica superiore rispetto a quella davvero svolta, ma solo a titolo di sola convenzione. Quel che conta, invece, è la sostanza delle mansioni svolte.

A dirlo è la stessa Cassazione con una sentenza di ieri [1], con cui ha respinto il ricorso di una dipendente che chiedeva il riconoscimento del diritto della qualifica dirigenziale per le mansioni svolte in azienda.

Seconda la Suprema Corte non è, di per sé, il coordinamento di un gruppo di impiegati addetti a un ufficio a integrare una funzione dirigenziale. Né lo può essere qualsiasi svolgimento di compiti, che sebbene caratterizzati da autonomia, non hanno poteri di iniziativa (o comunque sono circoscritti a un singolo servizio, ufficio o reparto) e sono sempre sotto il controllo dell’imprenditore.

In questi casi, infatti, il pretenzioso dipendente resterebbe sempre con una limitazione di responsabilità e quindi non potrebbe formalmente considerarsi un “dirigente”.

Il datore di lavoro è libero di riconoscere al lavoratore l’inquadramento in una categoria superiore, ma ciò solo a titolo meramente convenzionale, ossia per riconoscergli – ferma l’adibizione a mansioni diverse (e inferiori rispetto al livello di inquadramento) – un più favorevole trattamento economico.

Tale comportamento, infatti, da parte del datore, non è in contrasto con la legge.

È vero che il codice civile [2] stabilisce il principio secondo cui la qualifica del dipendente deve corrispondere alle mansioni per le quali esso è stato assunto; ma tale norma è stata posta a tutela dei diritti del lavoratore e pertanto può essere derogata in suo favore. In altre parole, il datore può riconoscere al lavoratore – solo sul piano formale – una qualifica superiore, ma non una inferiore.


Il datore di lavoro è libero di assegnare al dipendente, solo sul piano formale e al fine di garantirgli un trattamento economico privilegiato, una mansione superiore rispetto a quella che quest’ultimo effettivamente svolge. Non può fare l’inverso.

Ciò però non comporta che, in caso di assegnazione di una qualifica superiore in busta paga, il lavoratore possa considerarsi davvero un dirigente.

note

[1] Cass. sent. n. 20600 del 9.09.2013.

[2] Desumibile dall’articolo 2103 cod. civ.


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