Tassa rifiuti, arrivano gli aumenti delle tariffe

26 Gennaio 2020
Tassa rifiuti, arrivano gli aumenti delle tariffe

Entro il 30 aprile, i Comuni determineranno le nuove tariffe. Negli ultimi 5 anni, aumento medio del 1,6%. Slitta ancora il metodo ‘chi inquina paga’

Arrivano le nuove tariffe Tari: i Comuni sono chiamati a fissarle, entro il 30 aprile, ma ancora con le vecchie regole. Dal 2020 sarebbe dovuto scattare il nuovo meccanismo tariffario della Tari 2 , che si basa sul principio stabilito dall’Unione Europea del ‘chi più inquina più paga’; ma con il Decreto fiscale, approvato lo scorso dicembre, è stata concessa una proroga (un’altra) che consentirà agli Enti locali di fissare ancora una volta la tassa in base a criterio ‘medio-ordinario’.

Secondo uno studio Servizio politiche territoriali della Uil diffuso oggi dall’agenzia stampa Adnkronos, negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento della tassa sui rifiuti dell‘1,6%, di cui oltre la metà è stato registrato nell’ultimo anno (+0,9%). In media la tassa sui rifiuti è arrivata a 302 euro per ciascuna famiglia italiana, con forti differenze tra i comuni: a Trapani con 550 euro medi l’anno a famiglia e Potenza con 133,38 euro.

Viene prorogata la modalità di misurazione della Tari sulla base di un criterio medio-ordinario. Entro il 30 aprile dovranno essere deliberate le nuove tariffe Tari per l’anno 2020. Per gli utenti domestici che si trovino in condizioni economico-sociali disagiate viene previsto l’accesso a condizioni tariffarie agevolate e già dal 1° gennaio l’accesso in modo automatico al bonus sociale.

Il Decreto fiscale prevede che per «assicurare ai comuni un ordinato processo di deliberazione delle tariffe Tari per l’anno 2020» il termine entro cui stabilire le nuove tariffe viene fissato al 30 aprile, anziché essere collegato, come in passato, alla data di deliberazione del bilancio di previsione.

Tecnicamente, non essendo ancora stato introdotto il criterio del  ‘chi più inquina più paga’ resterà in vigore la modalità di misurazione che si basa sul criterio ‘medio-ordinario’, ovvero in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, e non sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti; tutto questo, però, avverrà «fino a diversa regolamentazione disposta dall’Arera». L’Autorità di regolazione dovrà infatti mettere a punto un metodo tariffario uniforme a livello nazionale, per superare le differenze riscontrate oggi nei vari territori.

Da quel momento, una volta fissate le tariffe, non ci potranno essere degli aumenti, se non perché verranno introdotti dei nuovi servizi o perché cambierà in meglio la gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Intanto, con la norma vigente è consentito ai Comuni di adottare i coefficienti, discostandosi in misura inferiore ai minimi o superiori ai massimi indicati del 50%.

Nel dossier parlamentare che analizza il provvedimento si ricorda che la direttiva della comunità europea, che ormai ha più di 10 anni, fissa la regola secondo cui’ chi inquina paga‘ stabilendo che ”i costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori del momento o dai detentori precedenti dei rifiuti”.



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9 Commenti

  1. Buongiorno,
    sono proprietario di un appartamento che uso annualmente come seconda casa, in comune diverso dalla mia residenza per qualche mese, ma mai superato i 183 giorni. Mi è imposto di pagare la TARI per tutto l’anno per due componenti. Chiedo se tutto ciò è regolare. In attesa ringrazio e saluto cordialmente

  2. Ho ricevuto una raccomandata relativa all’accertamento per omessa denuncia TARES relativa all’anno di imposta 2013. Il funzionario sostiene che trattandosi di omessa denuncia la prescrizione non sia valida: è corretta tale motivazione?

    1. Il termine di decadenza entro il quale il Comune può accertare d’ufficio la tassa sui rifiuti è quinquennale, sia in ipotesi di omesso o carente versamento, sia in ipotesi di omessa o infedele dichiarazione. Difatti, ai sensi dell’articolo 1, comma 161, della Legge n. 296/2006: “gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica o d’ufficio devono essere notificati a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati”.Tuttavia, occorre precisare da quando decorre il termine quinquennale previsto dalla legge, soprattutto in ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione. Soccorre, in proposito, l’art. 70 del D.Lgs. n. 507/1993 che prevede l’obbligo di presentazione al Comune, entro il 20 gennaio successivo all’inizio dell’occupazione o detenzione, della denuncia unica dei locali ed aree tassabili siti nel territorio del comune. Ciò vuol dire che, nel caso di specie, per l’anno di imposta 2013, la contribuente avrebbe dovuto presentare la dichiarazione Tares entro il 20 gennaio 2014. È proprio da tale data che decorre il termine di decadenza quinquennale entro il quale il Comune può accertare la tassa. Dunque, il Comune avrebbe potuto emettere e notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre 2019.Al fine di verificare la tempestività del Comune, è dirimente la data di spedizione dell’avviso di accertamento (non quella di ricezione da parte del destinatario). La giurisprudenza ha infatti chiarito in più occasioni che “ai fini della verifica del rispetto del termine di decadenza che grava sull’Amministrazione finanziaria, occorre avere riguardo alla data di spedizione dell’atto e non a quella della ricezione dello stesso da parte del contribuente, atteso che il principio della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il notificato si applica in tutti i casi in cui debba valutarsi l’osservanza di un termine da parte del notificante e, quindi, anche con riferimento agli atti d’imposizione tributaria”. Ebbene, come risulta dall’esito Poste Italiane allegato dal lettore, il Comune ha spedito l’avviso di accertamento in data 27 dicembre 2019: dunque, per pochi giorni, è rientrato nel termine fissato dalla legge. Sotto questo profilo, l’accertamento è quindi legittimo e la motivazione offerta dal funzionario comunale è valida.

  3. Marco ha una casa vacanze che utilizza solo in estate. Nel corso delle altre tre stagioni, l’immobile non produce rifiuti. Marco invia al Comune una richiesta di esenzione producendo copia delle bollette della luce e del riscaldamento da cui si evince che l’immobile è disabitato per 9 mesi all’anno. Marco è, comunque, tenuto a versare la Tari.

  4. Vi riporto la situazione di un mio amico. Pierpaolo ha una seconda casa dichiarata non agibile per via di alcuni crolli. Ciò nonostante Pierpaolo viene raggiunto da una richiesta di pagamento della Tari da parte del Comune. Anche in questo caso l’imposta deve essere versata. Il proprietario, per usufruire dell’esenzione, doveva presentare prima in Comune la dichiarazione di inagibilità dell’immobile.

  5. Nel caso di attività commerciali (si pensi ad alberghi o b&b), ai fini della esenzione dalla tassa non è sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale, ma occorre allegare e provare la concreta inutilizzabilità della struttura. La tassa, infatti, è dovuta laddove sussista la obiettiva possibilità di usufruire del servizio, a prescindere dalla sua fruizione

  6. Per importi fino a 50mila euro, insieme all’atto di ricorso devi presentare una istanza di reclamo-mediazione con cui chiedi la revisione dell’atto o una controproposta. Questa istanza ti impone di attendere 90 giorni prima di procedere al deposito dell’atto presso la segreteria della CTP (con la ricevuta di ritorno o la prova dell’invio e del ricevimento della pec).È necessario effettuare l’attestazione della conformità dell’atto depositato in Segreteria a quello spedito al Comune: vi deve provvedere lo stesso ricorrente.

  7. Per legge, non sono soggetti all’imposta sui rifiuti i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, sempre che queste circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o a idonea documentazione. Tra i locali e le aree che non possono produrre rifiuti per la natura delle loro superfici rientrano quelli situati in luoghi impraticabili, interclusi o in stato di abbandono.

  8. Chi intende ristrutturare un appartamento farà bene a fare la denuncia al Comune (e questo non solo per le questioni fiscali) e conservare tutta la documentazione per poter eventualmente contrastare il mancato versamento della Tari. Anzi, per prudenza sarebbe bene anticipare allo stesso ufficio tributi dell’ente locale il fatto che, posta l’inabilità dell’immobile, non dovrà essere inviata per l’anno in corso la richiesta di versamento. In questo modo si evitano successive e tortuose contestazioni.

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