Flat tax 2020: più di 300mila esclusi

26 Gennaio 2020
Flat tax 2020: più di 300mila esclusi

I nuovi limiti introdotti dalla Legge di Bilancio 2020 riducono la platea di beneficiari da 1,4 milioni a poco meno di 1,1 milioni. Ma ci sono dubbi sull’interpretazione del requisito.

Nel 2020 è cambiato il regime di fiscalità agevolata delle partite Iva. A introdurre le modifiche è stata la Legge di Bilancio 2020 [1], che, pur mantenendo in vita la tassa unica – cosiddetta flat tax – con aliquota agevolata al 15% per le partite Iva il cui fatturato non superi i 65mila euro annui, ha stabilito alcune importanti novità. In particolare, con la nuova flat tax sono stati reintrodotti due vincoli che, secondo la relazione tecnica al provvedimento normativo, esaminata anche dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, dovrebbero ridurre quasi di un quarto la platea dei beneficiari del regime, portandoli da 1,4 milioni a meno di 1,1 milioni: sono più di 300mila esclusi dai vincoli ora introdotti.

Infatti, i nuovi paletti stabiliti per accedere al regime flat tax nel 2020 prevedono che:

  • non bisogna superare il limite di 20mila euro lordi annui per i compensi dati a dipendenti o collaboratori, relativi a lavoro accessorio, collaborazioni anche a progetto, lavoro subordinato, e anche agli utili da partecipazione agli associati e alle stesse prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari;
  • sono esclusi tutti i contribuenti che nell’anno precedente hanno  percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati (assegni pensionistici) superiori a 30mila euro.

Riassumendo, dal 1° gennaio 2020, per applicare il regime forfettario, è richiesta la contemporanea presenza di due requisiti di accesso, da verificare rispetto all’anno precedente: fatturato annuo non superiore a 65mila euro, e spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione, prestazioni di lavoro dell’imprenditore o dei suoi familiari, non superiori a 20mila euro lordi.

È proprio questo che esclude un gran numero di beneficiari: ora i lavoratori dipendenti e i pensionati sono di fatto esclusi dalla tassazione agevolata se nell’anno precedente hanno superato il limite reddituale di 30mila euro. Di fatto, un’interpretazione rigorosa delle norme porta a ritenere che questi soggetti ora rimangono fuori dal forfettario.

A tal proposito, però, un dubbio che insorge tra gli esperti è se queste modifiche possano considerarsi valide già dal 2020 oppure debbano entrare a regime solo a partire dal 2021. Lo Statuto del contribuente, infatti, fissa in 60 giorni il limite di tempo che deve passare tra un cambiamento nei meccanismi di adempimento fiscale e la loro applicazione.

Poiché la Legge di Bilancio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale soltanto il 30 dicembre 2019, le modifiche restrittive che abbiamo indicato non potrebbero avere effetto. Su questo si aspetta di conoscere il parere  dell’Agenzia delle Entrate, considerando anche che le norme emanate con la Legge di Bilancio 2020 non comportano nuovi adempimenti normativi, bensì la verifica di un requisito di cui occorre conoscere esattamente la data di insorgenza, per orientare i contribuenti che hanno necessità di sapere come comportarsi.

Intanto, una forte critica alla misura arriva da un’analisi dell’Osservatorio dei consulenti del lavoro, secondo il quale ben 10.000 lavoratori con redditi da lavoro o da pensione non avranno più convenienza quest’anno a svolgere un’attività autonoma.

In particolare, desisteranno dall’arrotondare la pensione circa 3,5mila neo iscritti over 65 e dall’incrementare i propri guadagni circa 4mila autonomi fra i 51 e 65 anni con redditi superiori a 30mila euro l’anno.


note

[1] Art. 1, comma 692, Legge n.160/2019 del 27 dicembre 2019.


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