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Controlli fisco su app e social

27 Gennaio 2020
Controlli fisco su app e social

L’Agenzia delle Entrate può recuperare le informazioni sull’evasione dei contribuenti anche su internet.

Una foto postata sui social per far invidia ai contatti di Facebook o per intercettare qualche decina di follower su Instagram può, invece, diventare la porta di accesso per un accertamento fiscale. Questo perché due circolari, una dell’Agenzia delle Entrate [1] e l’altra della Guardia di Finanza [2], prevedono la possibilità di acquisire dati sull’evasione fiscale anche da “fonti aperte” come appunto internet. 

L’ufficio delle imposte e le Fiamme Gialle possono ottenere notizie utili sulle disponibilità patrimoniali dei contribuenti non solo dalle banche dati del sistema informativo dell’Anagrafe tributaria o dall’archivio dei conti correnti inviato loro dalle banche, ma anche dai siti e dalle pagine dei social. 

Tutto è iniziato quando l’Agenzia si è messa a rivalutare gli immobili tramite il satellite di Google Earth, arrivando a volte a stanare abusi non censiti. Gli ispettori ci hanno preso gusto: le indagini sono così proseguite sui profili Facebook dei contribuenti a caccia di foto di barche e viaggi di lusso. Sono emersi redditi nascosti di tutti i tipi.

Ma procediamo con ordine e vediamo come avvengono i controlli del Fisco su app e social.

Rivalutazione valore immobili

Succede non di rado che, nell’ambito dei contratti di compravendita immobiliare, il valore del bene dichiarato dalle parti nell’atto notarile sia inferiore rispetto a quello di mercato. Lo scopo è, ovviamente, quello di pagare meno tasse rispetto al dovuto visto che proprio da tale stima dipende il calcolo delle imposte sul rogito. 

Così l’Agenzia delle Entrate si mette a rivalutare le abitazioni e i terreni in un momento successivo quando c’è il sospetto di evasione. Spesso, lo fa partendo dalle quotazioni rilevate dall’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi). Oggi, però, gli uffici hanno iniziato ad avvalersi dei satelliti di Google e, accedendo ad applicazioni. Le foto dei luoghi rilevate da internet vengono poste a fondamento degli accertamenti fiscali. Le applicazioni di Google (come Google Maps e Google Street View), oltre a offrire immagini di strade e vie, consentono anche di tornare indietro nel tempo con immagini passate, datate da Google.

Il tutto sotto la copertura della famosa circolare delle Entrate n. 16/E del 2016 e quella n. 1/2018, diramata nel 2017, che ammettono il ricorso alle «fonti aperte» (compresi siti e social network).

È stata poi la stessa Agenzia delle Entrate a chiarire che internet non può essere preso come oro colato e, seppur si può partire dalle immagini del satellite, prima dell’accertamento definitivo bisogna sempre approfondire i dati con un accesso diretto ai luoghi. 

Emblematico è stato il caso di un accertamento inviato a un contribuente nei confronti del quale era stata contestata una costruzione abusiva rilevata sulla base delle immagini scaricate da internet, che però poi si erano rivelate fuorvianti: l’enorme macchia nera visualizzata sullo schermo del computer altro non era che un semplice tendone di copertura di una piscina.

La Cassazione ha sdoganato l’accertamento eseguito tramite Google Street View nei confronti di un contribuente colpevole di non aver versato l’imposta pubblicitaria per alcuni cartelloni stradali [3].

Ricostruzione del reddito

Dicevamo in apertura che le foto pubblicate sui profili social come Facebook e Instagram possono essere usate dall’Agenzia delle Entrate per rilevare un potere di acquisto del contribuente superiore rispetto a quello riportato nella dichiarazione dei redditi. Cade nelle reti del Fisco chi, ad esempio, posta un’immagine che lo vede ritratto in una spiaggia delle Maldive, a prendere il sole. La giurisprudenza ritiene legittime le prove fotografiche acquisite tramite internet per giustificare gli accertamenti fiscali [4]. Le cronache giudiziarie sono ricche di casi in cui i giudici hanno ammesso l’uso degli elementi digitali. 

La Commissione tributaria provinciale di Pisa [5] ha avallato l’accertamento compiuto dal Fisco in danno di una società che faceva rimessaggio di imbarcazioni; le indagini sono partite tramite Google Earth: le immagini aeree scattate a distanza di tempo mostravano un numero di scafi ben superiore a quello su cui erano state pagate le imposte. 

Separazioni e divorzi

Per la Cassazione, il coniuge che si sta per separare o che ha chiesto la revisione dell’assegno di mantenimento ha diritto a chiedere all’Agenzia delle Entrate notizie sui redditi dell’ex al fine di difendersi nella relativa causa. Ciò al fine di meglio valutare le sue condizioni economiche e parametrare l’entità degli alimenti alle stesse. 

Al di là, però, delle dichiarazioni – spesso false – che appaiono sul 730 del coniuge, lo stesso giudice può ricostruire il reddito delle parti in causa partendo proprio dalle foto postate sui social. Così, per stabilire se il marito ha disponibilità di reddito “in nero”, possono valere le immagini di cene, soggiorni in hotel, utilizzo di mezzi di lusso, ecc.

In tutte queste situazioni, i giudici hanno superato le classiche obiezioni all’ammissibilità della documentazione raccolta online: la “pubblicità” del web.

Il valore di prova delle pagine internet 

Le foto tratte da internet non hanno data certa. Facile è, quindi, per un buon avvocato, contestare il momento storico a cui il fotogramma si riferisce, così facendo perdere valore all’intero accertamento fiscale. In campo amministrativo, è stato, ad esempio, stabilito che quando l’unico elemento probatorio a supporto di un presunto abuso edilizio è costituito da foto estrapolate da sistemi digitali-informatici, è illegittima l’emanazione di un ordine di demolizione.  

Secondo il Consiglio nazionale del Notariato, la copia conforme di una pagina web ha l’efficacia probatoria di cui all’articolo 2712 del Codice civile purché riporti: indirizzo internet, tipo di browser, ora, dati relativi ad eventuali certificati di sicurezza [7].

Le riproduzioni di mappe tratte dal servizio online Google Maps (unitamente ad altri elementi) possono costituire una dettagliata, esauriente e convincente informativa di reato [8]. 

I fotogrammi scaricati dal sito internet Google Earth in quanto rappresentano fatti, persone o cose, costituiscono prove documentali utilizzabili in sede penale [9].  


note

[1] Circolare Agenzia delle Entrate n. 16/E del 28 aprile 2016.

[2] Circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza n. 1/2018 del 4 dicembre 2017.

[3] Cass. ord. n. 308/2020.

[4] C. App. Brescia, sent. n. 1664/2017.

[5] Ctp Pisa 136/2/2007.

[6] C. App. Ancora sent. n. 331/2017, Trib. Pesaro, sent. n. 295/2015.

[7] Consiglio nazionale del Notariato, Studio 7-2007/IG.

[8] Cass. sent. n. 49571/2018.

[9] Cass. sent. n. 48178/2017.


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