Salario minimo: i prossimi passi del Governo

27 Gennaio 2020
Salario minimo: i prossimi passi del Governo

Per il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo è una priorità su cui intervenire in breve tempo a sostegno del reddito dei lavoratori più  poveri.

Torna nell’agenda del Governo il tema del salario minimo, l’importo retributivo inderogabile al di sotto del quale il datore di lavoro non può scendere. È uno dei principali punti di programma stabiliti a settembre scorso, all’avvio del Governo Conte 2, ma finora era rimasto inattuato. Le ultime novità erano precedenti all’approvazione della manovra finanziaria e il tema non è stato poi inserito nella legge di Bilancio 2020.

Ora su tema interviene il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che, per come ci informa l’agenzia stampa Adnkronos ha dichiarato che “il salario minimo è uno dei temi prioritari all’interno del M5S. Ovviamente, come ministra del Lavoro credo che sia una priorità e un’esigenza su cui intervenire. Credo, inoltre, che ci siano tutte le possibilità in questa maggioranza, che sente molto questa tema, di portare a casa una norma importante. Sono fiduciosa che possiamo farlo, così come abbiamo fatto coi riders”,  ha detto sabato scorso durante la presentazione del libro ‘Basta salari da fame’ a Milano.

“Credo – ha aggiunto Catalfo – che in breve tempo possiamo portare a casa una norma che non solo tuteli i lavoratori italiani ma anche l’economia e le imprese italiane, perché non è che abbassando salari si aiutano le imprese a vivere meglio. Sono piccoli interventi, neanche tanto piccoli, che però ci aiutano a far progredire il Paese, dal decreto dignità a una forma di sostegno al reddito”.

“Ovviamente l’intervento sul salario minimo è uno degli interventi possibili – ha aggiunto Catalfo a margine – diamo più spazio a salari dignitosi, mettendoci in linea anche con altri Paesi europei, che hanno già pensato a un’iniziativa sul salario minimo”.

“Noi – ha osservato ancora – siamo tra quelli che non lo hanno fatto e che hanno avuto una depressione salariale importante, oltre a una stagnazione salariale. L’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi. Abbiamo 5 milioni di lavoratori poveri, quindi lo scopo è quello di dare forza e validità ancora più forte alla contrattazione collettiva nazionale e contemporaneamente stabilire una soglia minima al di sotto della quale non si possa andare”. Per Catalfo quello del salario minimo dovrà essere “un intervento normativo in linea con quello che si sta discutendo in questo momento in Europa”.



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