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Referto medico: ultime sentenze

14 Febbraio 2020
Referto medico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: referto medico; accertamento e valutazione del danno biologico; risoluzione di dubbi diagnostici; maltrattamenti in famiglia; reato di lesioni personali; attendibilità delle dichiarazioni dei testimoni confermate dal referto medico.

Referto medico di pronto soccorso

Non sussiste l’obbligo di procedere alla rinnovazione della prova testimoniale decisiva per la riforma in appello dell’assoluzione, quando l’attendibilità della deposizione è valutata in maniera del tutto identica dal giudice di appello, il quale si limita a procedere ad un diverso apprezzamento del complessivo compendio probatorio ovvero ad una diversa interpretazione della fattispecie incriminatrice.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la decisione con cui la Corte di appello aveva riconosciuto la penale responsabilità del ricorrente per il delitto di lesioni, esclusa dal giudice di primo grado sulla base del contrasto tra le deposizioni dei testi a carico e quelle dei testi a discarico, valorizzando il contenuto del referto medico di pronto soccorso la cui valenza dimostrativa non era stata considerata nella pronuncia assolutoria).

Cassazione penale sez. V, 28/03/2017, n.33272

Risarcibilità del danno biologico temporaneo

In tema di liquidazione del danno alla persona a seguito di sinistro derivante dalla circolazione stradale, l’art. 32, commi 3-ter e 3-quater, del d.l. n. 1 del 2012, convertito con modificazioni dalla l. n. 27 del 2012, esplica criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina legale, conducenti a una obiettività dell’accertamento riguardante le lesioni e i relativi postumi qualora esistenti.

(Nella specie, la S.C. ha annullato la decisione impugnata che aveva escluso la risarcibilità del danno biologico temporaneo nonostante il referto medico avesse diagnosticato contusioni alla spalla, al torace e alla regione cervicale, guaribili in sette giorni, che, pertanto, non potevano essere ritenute, come fatto dal giudice di merito, affezioni asintomatiche di modesta entità non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico).

Cassazione civile sez. III, 26/09/2016, n.18773

Reato di falso in atto pubblico

Non sussiste la violazione del principio di correlazione, ex art. 521 cod. proc. pen.,qualora, ancorché non formalmente contestata nel capo di imputazione, sia ritenuta in sentenza l’ipotesi aggravata del reato di falso in atto pubblico, ex art. 476, comma secondo, cod. proc. pen., purché la natura fidefacente dell’atto considerato falso sia stata chiaramente indicata “in fatto” ed emerga inequivocamente dalla tipologia dell’atto oggetto del falso. (Fattispecie in tema di referto medico).

Cassazione penale sez. V, 14/09/2016, n.2712

Maltrattamenti in famiglia e referto medico

È integrato l’elemento oggettivo del delitto di maltrattamenti in famiglia con il compimento di più atti, delittuosi o meno, di natura vessatoria che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, senza che sia necessario che essi vengano posti in essere per un tempo prolungato, essendo, invece, sufficiente la loro ripetizione, anche se per un limitato periodo di tempo (fatti tutti ampiamente riscontrati nelle dichiarazioni rese dai testimoni escussi in dibattimento, nel referto medico e sostanzialmente anche nelle dichiarazioni rese in sede di esame dall’imputato).

Tribunale Firenze sez. I, 19/07/2016, n.2690

Lesioni personali: il riscontro nel referto medico

Nel reato di lesioni personali le dichiarazioni della persona offesa in quanto precise e prive di qualsiasi contraddizione sono attendibili trovando riscontro nel referto medico e fornendo una ricostruzione dei fatti coerente e verosimile (nella specie: la persona offesa è stata aggredita da due persone di cui una le ha sferrato una coltellata all’orecchio sinistro e l’altro con la bottiglia rotta gli ha tagliato l’orecchio sinistro e parte del viso).

Tribunale Napoli sez. I, 08/07/2016, n.12768

Referto medico: la natura della diagnosi

La diagnosi riportata nel referto medico ha natura di fede privilegiata, essendo preordinata alla certificazione di una situazione caduta nella sfera conoscitiva del pubblico ufficiale, che assume anche un rilievo giuridico esterno alla mera indicazione sanitaria o terapeutica; integra, pertanto, il reato di falso materiale in atto pubblico di cui all’art. 476 c.p. la condotta del medico che abbia alterato un certificato medico mediante l’aggiunta di una annotazione, ancorché vera, in un contesto cronologico successivo e, pertanto, diverso da quello reale, a nulla rilevando che il soggetto agisca per ristabilire la verità effettuale, in quanto la certificazione medica del Pronto Soccorso acquista carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata.

Cassazione penale sez. V, 15/09/2015, n.44874

Referto medico e dichiarazioni dei testimoni

La confessione stragiudiziale dell’imputato assume valore probatorio secondo le regole del mezzo di prova che la immette nel processo e, ove si tratti di prova dichiarativa, con l’applicazione dei relativi criteri di valutazione.

(Fattispecie in cui le dichiarazioni confessorie dell’indagato erano entrate a far parte del compendio probatorio attraverso un referto medico confermato dalle dichiarazioni di una testimone ritenuta attendibile dai giudici di merito).

Cassazione penale sez. II, 18/06/2015, n.38149

Valutazione della prova

In tema di valutazione della prova, il reato di lesioni personali (nella specie, taglio alle labbra) può essere dimostrato, per il principio di libero convincimento del giudice e per l’assenza di una gerarchia tra i diversi mezzi di prova, sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa di cui sia stata positivamente valutata l’attendibilità, anche in mancanza di un referto medico che attesti la “malattia” derivata dalla condotta lesiva.

Cassazione penale sez. III, 18/09/2014, n.42027

Referto medico e visite specialistiche

In riferimento alla contestazione del mancato introito all’azienda sanitaria per l’effettuazione di ecografie al di fuori dell’autorizzazione dell’attività libero-professionale rilasciata al medico, non sussiste violazione di legge in quanto si deve distinguere l’esame ecografico vero e proprio, che da luogo a un dettagliato referto medico, dalle semplici scansioni ecografiche, effettuate nel corso di visite specialistiche, che vengono eseguite abitualmente a completamento di un esame obiettivo o per immediata risoluzione di dubbi diagnostici o per diagnosi differenziali.

Cassazione penale sez. VI, 09/05/2014, n.20414

Referto medico: trauma dell’interessato e interdizione

Ricorrono le condizioni di cui all’art. 414 c.p.c. per far luogo all’interdizione, senza dover procedere ad ulteriori attività istruttorie, qualora risulti da un referto medico, che il soggetto interessato, a seguito di un trauma, attualmente non è più mentalmente attivo.

Tribunale Salerno sez. I, 10/11/2009, n.2358

Referto medico rilasciato dal proprio medico curante

Nella specifica materia disciplinare l’Amministrazione gode di un’ampia discrezionalità non sindacabile in sede giurisdizionale se non in presenza di evidenze tali da palesare un distorto esercizio del potere esercitato (nella fattispecie, il ricorrente, Assistente della Polizia di Stato in servizio presso la Questura di Parma, comunicava all’Ufficio la propria indisponibilità a svolgere il servizio programmato per il giorno seguente. Nella medesima giornata il ricorrente era quindi sottoposto a visita presso il proprio domicilio a cura del Dirigente medico della Questura che lo riteneva idoneo alle attività d’istituto con esenzione dai soli servizi esterni per giorni 6.

Nonostante il riportato giudizio il ricorrente, alle ore 18.00 del medesimo giorno, comunicava nuovamente all’Ufficio la propria indisposizione fisica e, senza produrre alcuna certificazione medica, non si presentava in servizio facendo pervenire successivamente un referto medico rilasciato dal proprio medico curante riportante la medesima diagnosi accertata dal medico dell’Amministrazione, ma giudicata guaribile in giorni 5.

Rilevato il comportamento tenuto dal ricorrente e preso atto del disservizio creato, dopo un’interlocuzione endoprocedimentale con lo stesso, il Questore, preso atto che le difese presentate non smentivano la ricostruzione dei fatti riportata nell’atto di contestazione degli addebiti, definiva il procedimento disciplinare infliggendo al ricorrente la pena pecuniaria nella misura di 1/30mo della retribuzione “per non aver mantenuto un comportamento ed una condotta sempre improntata alla massima correttezza nei confronti dell’Amministrazione di appartenenza ed avere arrecato un grave pregiudizio alla organizzazione dei servizi dell’ufficio da cui dipende”.

Il Collegio, pur dando atto che, come riconosciuto dalla stessa Amministrazione, il ricorrente avesse preavvisato telefonicamente l’Ufficio, evidenziava come detta comunicazione fosse intervenuta a poche ore dall’inizio del turno di servizio e dopo un brevissimo lasso di tempo dalla formulazione di un giudizio di idoneità che ingenerava un ragionevole affidamento circa la presenza dell’Agente sul posto di lavoro. Da qui, il Giudicante derivava la natura oggettiva del disservizio causato e l’imputabilità dello stesso ad un comportamento del ricorrente non conforme alle regole di correttezza, donde la legittimità del provvedimento disciplinare impugnato).

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 17/11/2015, n.305

Configurabilità del reato di lesioni personali

Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, la nozione di malattia non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa.

(Fattispecie relativa ad aggressione consistita in una “tirata di capelli”, nella quale la Corte ha annullato con rinvio la decisione di merito che si era limitata a dar conto del referto medico che riportava, quale conseguenza a carico della vittima, “dolore in regione occipitale guaribile in giorni due”).

Cassazione penale sez. V, 14/05/2019, n.33492


17 Commenti

  1. Quando si parla di salute, diritti dei pazienti e servizio sanitario, in Italia non è facile orientarsi. Questo perché tale materia è affidata alla disciplina regionale, che concorre con la cornice nazionale, e può prevedere significative differenze tra un territorio e l’altro. Ecco perché, in generale, è sempre alla Regione che ci si deve rivolgere quando si hanno problemi in materia di malattie, ricoveri, cliniche e medicine. Esistono però delle norme che sono uguali ovunque e possono essere prese a riferimento per chiarire alcune delle garanzie ineliminabili del malato. La disciplina dei certificati medici rientra, in buona parte, in quest’ultimo ambito. Sono numerose le leggi statali che richiedono tale attestazione e le attribuiscono un particolare significato. Quando ci si chiede però quando scade un certificato medico non si può sperare di avere una risposta univoca per tutti i campi della vita quotidiana in cui detto certificato serve. Difatti, è la legge – di volta in volta, allorché richiede l’esibizione di un certificato medico – a stabilire quando questo debba essere rinnovato.

    1. In generale, nulla vieta che si possa presentare a un ufficio della pubblica amministrazione, a un’azienda o a qualsiasi altro soggetto un certificato medico emesso in una data anteriore rispetto a quella di presentazione dello stesso. Del resto sarebbe assai difficile, nello stesso giorno, procurarsi il certificato e subito dopo esibirlo all’ufficio che lo ha richiesto. Sebbene la legge non dica quanto tempo prima, al massimo, debba essere rilasciato il certificato e dopo quanto tempo questo perda la sua validità, è ragionevole lasciare al cittadino un certo margine di flessibilità.Quel è che è certo è che il certificato medico non può mai essere retrodatato né postdatato rispetto alla data della sua emissione. Il medico curante è, nella sua attività di accertamento, un pubblico ufficiale e può attestare solo le situazioni che, in quel preciso momento, rileva in base alla propria scienza e coscienza.Se non è la legge a indicare la forbice temporale massima consentita tra la data di emissione del certificato medico e quella della sua presentazione all’ufficio, la valutazione viene rimessa soggetto ricevente (di solito la pubblica amministrazione) ill quale, se l0 ritiene, può chiedere un certificato con una data più recente. Tale valutazione può variare a seconda dello scopo del certificato stesso. Ad esempio, ad un certificato che attesta l’idoneità alle pratiche sportive si dà maggiore elasticità rispetto al certificato che attesta una malattia del lavoratore e gli prescrive riposo a casa; se, infatti, nel primo caso ben può essere valida la certificazione del medico curante con data di uno o due mesi prima, nel secondo caso invece deve avere una data contestuale all’assenza (fra l’altro i certificati medici per l’assenza al lavoro sono ormai inviati direttamente all’Inps in via telematica).Nel caso del certificato medico che attesta la presenza dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente di guida lo stesso deve presentare una data non anteriore a tre mesi dalla presentazione della domanda per sostenere l’esame di guida.

    1. In questi casi, come si diceva in apertura, la disciplina varia a seconda dell’uso. Tanto per fare qualche esempio:
      certificato per l’attività sportiva non agonistica: va rinnovato ogni anno. In caso di scadenza nel corso dell’anno è necessario sottoporsi a una nuova visita medica;
      certificato medico per prognosi da incidente stradale: è il certificato che indica la data di scadenza; tuttavia, alla sua scadenza, il medico può rilasciare un nuovo certificato di prosecuzione della malattia e così via fino ad avvenuta guarigione;

      certificato medico per malattia ed assenza dal lavoro: anche in questo caso è il medico stesso, nel certificato, che indica i giorni di riposo necessari alla guarigione e, se alla scadenza, il dipendente dovesse essere ancora non perfettamente guarito, verrà emesso un ulteriore certificato di prosecuzione della malattia. In ogni caso, il certificato del medico curante è sottoposto all’ulteriore vaglio del medico fiscale dell’Inps. In caso di contrasto tra i due certificati, il lavoratore sottoposto a visita fiscale che non accetta il certificato del medico di controllo deve eccepirlo subito al medico stesso, il quale deve annotarlo sul referto; il giudizio definitivo spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps. Finché tale giudizio definitivo non sia espresso e comunicato al lavoratore, quest’ultimo è autorizzato a comportarsi come prescritto dal medico curante;
      certificato medico di idoneità dalla mansione: per i videoterminalisti (ossia coloro che lavorano al computer per almeno 20 ore a settimana con apparecchiatura dotata di schermo), la visita medica oculistica e all’apparato muscolo scheletrico va fatto al momento dell’assunzione e se il medico lo dà idoneo con prescrizione (ad es. miope) o se ha superato i 50 anni, la visita va ricevuta ogni 2 anni, diversamente ogni 5 anni. Per tutti gli altri dipende dalla specifica mansione a cui è stato adibito il dipendente.

  2. Il paziente ha il dovere di essere tempestivamente informato circa l’esito degli esami clinici cui si sottopone.Quando il paziente accede alla struttura (ad esempio: ospedale, clinica o centro analisi) conclude con la stessa un contratto cosiddetto di spedalità o assistenza, dal quale deriva il dovere della struttura d’informarlo, così da consentirgli di conoscere il proprio stato di salute e sottoporsi consapevolmente alle necessarie cure.Il dovere di informazione include senz’altro il dovere di comunicargli l’esito delle indagini; tale dovere è ancor più emergente quando l’esito dell’esame sia positivo, e quindi sia urgente la sua comunicazione ed il suggerimento di percorsi immediati d’intervento.E’ infatti oggetto del contratto di cura, da un lato, la richiesta da parte del paziente di conoscere il suo stato di salute e la relativa risposta, dall’altro, l’obbligo del sanitario e/o della struttura di fornirgli, ove evidentemente la scienza lo consenta, tale informazione in tempi brevi.Questo sia per consentire al paziente di iniziare prima possibile le cure più utili ed efficaci per tentare di guarire, sia, in caso di male incurabile, per poter comunque valutare di sottoporsi a tutte quelle terapie che possono consentirgli di non soffrire o di soffrire meno.

  3. Quando si arriva a falsificare un certificato medico, di solito, è per ottenere qualche giorno di assenza dal lavoro. Ora, però, la tentazione di creare documenti non originali da consegnare al datore dovrebbe essere meno forte rispetto al passato: l’attestazione di malattia, infatti, viene ormai trasmessa in via telematica all’Inps dallo stesso medico curante. Sicché, non dovrebbero esserci più spazi per l’illecito in questione. Al massimo, potrebbe verificarsi che un dipendente, d’accordo con il proprio medico, finga di essere malato facendosi rilasciare da questi un’attestazione non corrispondente al vero.

  4. Come scoprire un certificato medico falso? Sono il datore di lavoro e spesso alcuni lavoratori dicono di stare a casa perché sono ammalati, ma poi invece fanno tutt’altro. Loro mi portano i certificati medici e secondo me sono falsi. Come si può scoprire?

    1. La condotta del dipendente può essere smascherata attraverso la visita fiscale. Il medico dell’Inps potrebbe infatti contraddire il certificato del medico privato e ordinare al dipendente di rientrare al lavoro. Il lavoratore che vuole contestare il certificato del medico dell’Inps deve farlo immediatamente, ossia all’esito della visita fiscale dichiarando espressamente di non accettare il giudizio eseguito all’esito della visita. Il medico fiscale deve annotare la contestazione del lavoratore sul referto da lui stesso redatto, e consegnarla all’Inps insieme al certificato. L’ultima parola sulla contestazione del dipendente spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps.Andando oltre, la Cassazione ha ritenuto licenziabile anche il dipendente che, pur effettivamente malato, si è comportato in modo tale da pregiudicare la pronta guarigione. Egli ha, infatti, il dovere di non ostacolare il decorso della patologia e non compiere attività che potrebbero allontanare il rientro al lavoro (ad esempio un secondo lavoro quando incompatibile con lo stato morboso).In questa ulteriore ipotesi, la condotta del dipendente può essere smascherata con gli agenti investigativi che possono essere incaricati di pedinare il lavoratore poco onesto dopo il termine del turno.

  5. Sono assente dal lavoro per malattia e ho un certificato medico che mi riconosce 10 giorni di riposo a casa. Alla scadenza, ritenendo di non essere ancora guarito, chiedo il rilascio, da parte del tuo medico di famiglia, di un ulteriore certificato di prosecuzione della malattia, per altri 5 giorni. Il medico curante, dopo avermi visitato, verifica che effettivamente non sono guarito, quindi mi rilascia il certificato di prosecuzione della malattia, allungando la prognosi.Arriva invece il medico dell’Inps che, dopo la visita fiscale, ritenendomi ormai guarito, mi “chiude” la malattia, dichiarando che il mio stato di salute mi consente di rientrare al lavoro. IO, però, sto ancora male davvero.
    Se il medico dell’Inps dice che posso rientrare al lavoro che fare? Quali diritti spettano al dipendente in malattia, se il medico dell’Inps dice che può rientrare al lavoro?Sono in buona fede, quindi sono realmente malato, ma secondo il medico fiscale sino già guarito.

    1. Se sei in buona fede, quindi sei realmente malato, ma secondo il medico fiscale sei già guarito, non hai nulla da temere: hai difatti la possibilità di contestare il certificato emesso dal medico dell’Inps.Il lavoratore che vuole contestare il certificato del medico dell’Inps deve farlo immediatamente, ossia all’esito della visita fiscale. In particolare, il dipendente deve dichiarare, al medico inviato dall’Inps, di non accettare il suo giudizio e, quindi, di opporsi a quanto descritto nel certificato da questi rilasciato.Il medico fiscale deve annotare la contestazione del lavoratore sul referto da lui stesso redatto, e consegnarla all’Inps insieme al certificato.L’ultima parola sulla contestazione del dipendente spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps.Nel frattempo che questi decide, però, il lavoratore può astenersi dal rientrare al lavoro, per come attestato dal proprio medico. Il suo comportamento, rispettoso del giudizio fornito dal medico di famiglia e non di quello del medico fiscale, non può dar vita a un licenziamento e la sua assenza dal lavoro non si può considerare ingiustificata: il medico dell’Inps, difatti, non è gerarchicamente superiore rispetto al medico curante, né le certificazioni del medico fiscale hanno una maggiore valenza.

  6. Non è sufficiente il referto del medico dell’azienda, nominato dal datore di lavoro, per attestare l’inidoneità del lavoratore a determinate mansioni.

  7. Che succede se il referto del medico aziendale dovesse dichiarare un dipendente inadatto fisicamente a determinate mansioni? Potrebbe l’azienda, solo sulla scorta di tale certificazione, licenziarlo qualora non sia possibile adibire il lavoratore ad altre mansioni?

    1. Poiché il codice civile obbliga il datore di lavoro a tutelare la salute psicofisica dei propri dipendenti, tra gli obblighi che devono rispettare le aziende vi è quello delle visite mediche periodiche per determinate categorie di lavoratori maggiormente esposti a rischio (ad esempio, rischio rumori, videoterminali, agenti biologici o chimici, movimentazione di carichi, ecc.). Le visite, che sono a spese del datore di lavoro e che possono comprendere anche esami clinici, biologici e altre indagini diagnostiche, sono volte a verificare lo stato di salute dei lavoratori e l’idoneità alla mansione specifica cui sono adibiti. La legge impone l’obbligo della visita.Nel caso di inidoneità permanente, l’azienda deve tentare di adibire il dipendente a mansioni diverse, in modo da reimpiegarlo nel circolo produttivo e non fargli perdere il posto. Ma se ciò non dovesse essere possibile (perché, magari, non ci sono altre mansioni o quelle disponibili sono già tutte occupate) non c’è altra strada che il licenziamento.

  8. Spetta il risarcimento del danno da perdita di chance per la morte del paziente malato di cancro, informato in ritardo del suo stato di salute. Il paziente ha il dovere di essere tempestivamente informato circa l’esito degli esami clinici cui si sottopone.

  9. Nel malaugurato caso di un incidente stradale, la visita medico legale è indispensabile per poter chiedere il risarcimento di un eventuale danno fisico riportato dal sinistro. Il referto, quindi, va inserito tra i documenti da consegnare alla compagnia di assicurazioni e deve attestare la comprovata avvenuta guarigione con o senza conseguenze permanenti.

  10. La visita medico legale: una volta che è stato compilato online il modulo per presentare la domanda, si ha la possibilità di scegliere la data della visita e di fare la prenotazione. L’assistito riceverà, comunque, una raccomandata con la conferma dell’appuntamento. Se ci fossero degli intoppi è possibile chiedere una nuova visita, ma se non ci si presenta per due volte la domanda perderà efficace e tocca, anche questa volta, ricominciare da zero.
    La visita medico legale può essere effettuata a domicilio se l’assistito non è in grado di spostarsi per ragioni di salute o di sicurezza. Occorre inviare una richiesta almeno 5 giorni prima della data fissata allegando un certificato in cui il medico curante spiega il perché della visita a domicilio.

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