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Intimazione di pagamento: ultime sentenze

14 Febbraio 2020
Intimazione di pagamento: ultime sentenze

Scopri le ultime sentensze su: intimazione di pagamento regolarmente notificata; comunicazione dell’esistenza di un debito; recupero coattivo degli importi iscritti a ruolo.

Intimazione di pagamento: cos’è?

L’intimazione di pagamento è un atto che anticipa l’intenzione dell’Agente della riscossione di procedere al recupero coattivo degli importi iscritti a ruolo in caso di mancato pagamento entro i sessanta giorni dalla notifica del provvedimento impositivo; si tratta di un provvedimento per il quale non sono previsti requisiti o contenuti particolari.

L’Intimazione può essere impugnata solo per vizi propri, ossia per far valere l’eventuale omessa notifica di atti precedenti ovvero per far constatare l’inesistenza del debito tributario intimato per l’estinzione -intervenuta nelle more – dell’obbligo di pagamento degli importi iscritti a ruolo.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. XIV, 29/03/2019, n.752

Notifica dell’intimazione di pagamento

In assenza della prova del pagamento, la notifica dell’intimazione di pagamento è legittima in quanto, ai sensi dell’art. 19, terzo comma, d.p.r. n. 602/1973, il debitore è decaduto dal beneficio della rateazione e, conseguentemente, l’intero importo dei debiti iscritti a ruolo è immediatamente riscuotibile in un’unica soluzione.

Tribunale Parma sez. lav., 18/12/2019, n.213

Prova della notifica dell’intimazione di pagamento

Il d.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 2, prevede che la notifica da parte del concessionario della cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo avvenga tramite il ricorso ad apposito modello ministeriale, contenente l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.

Il modello così previsto, approvato con decreto del direttore generale del Dipartimento delle entrate del Ministero delle Finanze del 28 giugno 1999, prevede la relata di notifica come parte della cartella da separare all’atto della consegna della stessa al destinatario, sicché al contribuente viene consegnato in busta chiusa l’originale della cartella e non una copia della stessa.

La relata di notifica, posta all’esterno della busta, è compilata, dalla “finestra” in cui è contenuta, a ricalco sull’originale da consegnare e poi staccata per la consegna all’agente per la riscossione. In questa matrice deve ravvisarsi la prova della notifica dell’intimazione di pagamento.

Cassazione civile sez. I, 14/06/2019, n.16121

Mancata impugnazione nei termini 

In presenza di un’intimazione di pagamento regolarmente notificata e non opposta nei termini di legge, è inammissibile l’impugnazione di un estratto di ruolo successivamente conseguito, rivolta a far valere l’invalidità dell’intimazione per l’omessa notifica delle prodromiche cartelle di pagamento, in quanto l’estratto di ruolo non è un atto autonomamente impugnabile, non contenendo qualsivoglia (autonoma e/o nuova) pretesa impositiva, diretta o indiretta.

Cassazione civile sez. trib., 29/11/2019, n.31240

Esecuzione forzata tributaria: giurisdizione

In materia di esecuzione forzata tributaria, ai sensi dell’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, il discrimine tra giurisdizione del giudice tributario e del giudice ordinario è dato dalla notificazione della cartella di pagamento o dell’avviso “impoesattivo” o intimazione di pagamento di cui al d.P.R. n. 602 del 1973, sicché, rilevando il dedotto vizio dell’atto di pignoramento e non la natura dello stesso, la controversia, prima di essa, va proposta al giudice tributario e, successivamente, a quello ordinario, con la conseguenza che gli atti dell’esecuzione forzata che il contribuente assume essere invalidi, perché non preceduti dalla suddetta notificazione, integrano un’opposizione ex art. 617 c.p.c., nella quale viene fatta valere la nullità derivata dell’atto espropriativo, devoluta al giudice tributario, mentre resta irrilevante, in questa fase, la fondatezza della doglianza.

Cassazione civile sez. trib., 28/11/2019, n.31090

La mancata impugnazione della cartella di pagamento

In tema di riscossione di tassa automobilistica, soggetta a termine di prescrizione triennale -per effetto di quanto stabilito dall’art.5 comma 51 del D. L. n.953 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla L. n.53 del 1983 e modificato dall’art.3 del D. L. n.2 del 1986 convertito, con modificazioni, dalla L. n.60 del 1986 – la mancata impugnazione della cartella nei termini non comporta l’applicabilità del termine ordinario di prescrizione in ordine alla successiva notifica dell’intimazione di pagamento.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. III, 30/10/2019, n.6223

Intimazione di pagamento: quando è illegittima?

Il termine per riscuotere i crediti erariali a seguito della notifica della cartella esattoriale e di qualsiasi altro atto amministrativo di natura accertativa, non può che ritenersi quinquennale, alla stregua di quanto già previsto per i tributi locali, con la conseguenza che qualora l’Agente della Riscossione non ottemperi ad interrompere il decorso dello stesso con la notifica di atti idonei in tal senso, la successiva intimazione di pagamento non potrà che ritenersi illegittima.

La prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, che vuole che il debitore venga sottratto all’obbligo di corrispondere quando dovrebbe per prestazioni già scadute tutte le volte che queste non siano state tempestivamente richieste dal creditore.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. IV, 24/09/2019, n.3571

L’intimazione di pagamento può essere impugnata?

L’intimazione di pagamento, con cui l’ente concessionario invita la parte a regolarizzare il debito derivante da precedenti cartelle esattoriali o avvisi di addebito, costituisce mera comunicazione amministrativa della sussistenza di un debito rimasto inevaso, dovuta per legge nel caso in cui l’esecuzione debba iniziare oltre un anno dopo la notifica della cartella esattoriale.

Premesso, quindi, che l’intimazione di pagamento non può avere alcuna portata lesiva per il contribuente, costituendo la mera comunicazione dell’esistenza di un debito, deve escludersi che il contribuente abbia un qualche interesse ad agire avverso la stessa non potendo trarre dal suo annullamento alcun vantaggio.

Tribunale Roma sez. lav., 01/08/2019, n.6552

La nullità dell’intimazione di pagamento

La mancata notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di accertamento comporta la nullità dell’avviso di mora deducibile nei confronti del concessionario che lo ha emesso, tale cadenze sono indefettibili la cui mancanza determina la nullità dell’avviso di mora indipendentemente dalla completezza delle indicazioni in esso contenute.

In tema di riscossione delle imposte sui redditi, la mancata previa notifica della cartella esattoriale di pagamento o, a maggior ragione, dell’avviso di accertamento, comporta la nullità dell’avviso di mora, ossia dell’intimazione di pagamento, nullità che, in quanto vizio proprio di tale atto, è deducibile nei confronti del concessionario che lo ha emesso.

L’Amministrazione finanziaria, infatti, deve rispettare le cadenze imposte dalla legge, in base alle quali la notificazione della cartella esattoriale costituisce un adempimento indefettibile, la cui mancanza comporta la nullità dell’avviso di mora indipendentemente dalla completezza o meno delle indicazioni in esso contenute.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. XIV, 24/07/2019, n.2254

Intimazione di pagamento: oggetto di opposizione

La cartella di pagamento, unico oggetto dell’opposta intimazione di pagamento, è nulla ove risulti compresa in una precedente intimazione di pagamento già oggetto di opposizione da parte del contribuente in quanto l’agente della riscossione ha il dovere di verificare la legittimità degli atti che presuppongono la sua attività e non potendo prescindere dagli atti amministrativi prodromici.

Comm. trib. prov.le Taranto sez. II, 12/07/2019, n.1326

Opposizione all’intimazione di pagamento: termini

In materia di opposizione all’intimazione di pagamento ove tali atti siano ritenuti viziati da vizi propri ovvero da vizi attinenti la notifica del titolo esecutivo o del precetto (e quindi della cartella esattoriale), l’opposizione deve essere opposta, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., nel termine perentorio di 20 giorni dalla notificazione.

Tribunale Tivoli sez. lav., 13/11/2018, n.769

Rigetto dell’opposizione all’intimazione di pagamento

Va rigettata l’opposizione ad intimazione di pagamento qualora, in punto di adeguata conoscenza da parte dell’opponente del contenuto della pretesa, l’Ente impositore convenuto abbia fornito adeguata dimostrazione in ordine all’intervenuta notifica all’opponente dell’avviso di addebito sotteso all’intimazione opposta e non risulta che tale avviso sia stato tempestivamente impugnato; di conseguenza non può essere eccepita la prescrizione del credito vantato dall’Ente convenuto, non essendo trascorso tra la data di notifica dell’avviso di addebito e l’intimazione impugnata il relativo termine.

Tribunale Roma, 22/08/2018, n.3440

Intimazione di pagamento di un debito accertato in una sentenza provvisoriamente esecutiva

E’ legittima emessa l’intimazione di pagamento di un debito riconosciuto ed accertato da una sentenza provvisoriamente esecutiva la cui efficacia non è stata sospesa, senza che rilevino altre pronunce non idonee ad incidere sul titolo esecutivo oggetto di intimazione.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. VII, 09/08/2019, n.2347


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