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Danno da lesione del rapporto parentale: ultime sentenze

23 Aprile 2021
Danno da lesione del rapporto parentale: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale; danno non patrimoniale; quantificazione del danno alla lesione del rapporto parentale; onere della prova.

Risarcimento dei danni da lesione del rapporto parentale

In tema di danno risarcibile per la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a ristretto nucleo familiare, se da un lato occorre certamente evitare il pericolo di una dilatazione ingiustificata dei soggetti danneggiati secondari, dall’altro non può tuttavia condividersi l’assunto che il dato esterno ed oggettivo della convivenza possa costituire elemento idoneo di discrimine e giustificare dunque l’aprioristica esclusione, nel caso di non sussistenza della convivenza, della possibilità di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti e caratterizzati da reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto la convivenza (fattispecie relativa al risarcimento danni da lesione del rapporto parentale patiti da tre nipoti per la morte della zia).

Cassazione civile sez. VI, 24/03/2021, n.8218

Riconoscimento del danno da lesione del rapporto parentale

Il vincolo di sangue non è un elemento imprescindibile ai fini del riconoscimento del danno da lesione del rapporto parentale, dovendo esso essere riconosciuto in relazione a qualsiasi tipo di rapporto che abbia le caratteristiche di una stabile relazione affettiva, indipendentemente dalla circostanza che il rapporto sia intrattenuto con un parente di sangue o con un soggetto che non sia legato da un vincolo di consanguineità naturale, ma che ha con il danneggiato analoga relazione di affetto, di consuetudine di vita e di abitudini, e che infonda nel danneggiato un sentimento di protezione e di sicurezza.

Cassazione civile sez. III, 05/11/2020, n.24689

Il danno non patrimoniale da lesione o perdita del rapporto parentale non è rigorosamente circoscritto ai familiari conviventi, poiché il rapporto di convivenza, pur costituendo elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, non assurge a connotato minimo di esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà, escludendoli automaticamente in caso di sua mancanza. In particolare, nessun rilievo può essere attribuito, al fine di negare il riconoscimento di tale danno, all’unilateralità del rapporto di fratellanza ed all’assenza di vincolo di sangue, non incidendo essi negativamente sull’intimità della relazione, sul reciproco legame affettivo e sulla pratica della solidarietà.

Cassazione civile sez. III, 05/11/2020, n.24689

Il totale sconvolgimento delle abitudini di vita

Il danno subito iure proprio dai congiunti della vittima di lesioni personali (c.d. danno da lesione del rapporto parentale) può manifestarsi in termini di sofferenza interiore, compromissione della salute o contrazione delle abitudini di vita, senza che, in quest’ultimo caso, per la sua risarcibilità sia necessario il totale sconvolgimento delle stesse.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7748

La lesione subita dal congiunto fa sorgere in capo ai parenti della vittima un danno non riflesso, ma diretto e consistente non solo nel possibile (e non più necessario) sconvolgimento delle abitudini di vita, ma anche nella sofferenza d’animo interiore. Tali conseguenze pregiudizievoli sono dimostrabili anche per presunzioni, con particolare riferimento al legame parentale esistente tra la vittima materiale e i congiunti.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7748

Accertamento del danno da lesione del rapporto parentale e onere probatorio

Il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un’ alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori, e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse.

Tribunale Brindisi, 11/03/2020, n.446

Condizioni per la risarcibilità della lesione del rapporto parentale

Il fatto illecito costituito dalla uccisione del congiunto dà luogo a un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all’intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare.

Perché, invece, possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero o la nuora), è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno.

Cassazione civile sez. VI, 28/02/2020, n.5452

Liquidazione del danno connesso a lesioni

In tema di liquidazione del danno connesso a lesioni, il danno non patrimoniale deve essere inteso come danno da lesione di valori inerenti alla persona e non più solo come danno morale dovendosi, quindi, ricondurre entro tale voce di danno sia il danno biologico (quale lesione dell’integrità psicofisica della persona) sia il danno morale in senso lato; inoltre  nell’ambito del danno non patrimoniale, il riferimento a determinati tipi di pregiudizi, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno; conseguentemente, è necessario liquidare tale pregiudizio come categoria unitaria non suscettibile di suddivisioni in sottocategorie (ritenendolo comprensivo sia dell’area del c.d. danno biologico sia di quella del c.d. danno morale in senso lato, inteso come sofferenza psicologica non necessariamente transeunte).

È compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione, valutando, inoltre, congiuntamente, entro il danno biologico, tutte le sofferenze soggettivamente patite dalla vittima in relazione alle condizioni personali dello stesso ed ai risvolti che concretamente la lesione all’integrità psico-fisica ha comportato.

Tribunale Milano sez. X, 13/01/2020, n.175

Bigenitorialità e risarcimento del danno 

Il bene della “bigenitorialità” costituisce un valore essenziale, oggetto di un preciso diritto soggettivo che sorge già per il solo fatto della nascita. Trattasi di diritto di natura personalissima pacificamente imprescrittibile e tale da poter essere giudizialmente accertato in qualsiasi tempo, senza che possa invocarsi in contrario un concorso di colpa del figlio per aver aspettato a lungo ad agire in giudizio.

Nel caso di lesione del diritto del figlio al riconoscimento è risarcibile, in quanto allegato e provato, il danno alla salute, da quantificare equitativamente applicando i parametri elaborati dal tribunale di Milano.

È risarcibile il danno da lesione del rapporto parentale, diverso da quello alla salute, causato dall’inosservanza dei doveri genitoriali e dalla violazione del diritto del figlio ad avere cura, assistenza morale e materiale, istruzione e mantenimento da entrambi i genitori. Il risarcimento va quantificato equitativamente applicando analogicamente, con adeguamenti, i valori delle Tabelle elaborate dal tribunale di Milano per la “perdita del genitore”.

Tribunale Trieste, 22/12/2017, n.868

Danno biologico: comprende anche le sofferenze interiori?

Il turbamento d’animo, il dolore o la sofferenza interiore non costituiscono un pregiudizio ontologicamente distinto dal danno biologico o dal danno da lesione del rapporto parentale, ma integrano una peculiare modalità di manifestazione che si accompagna all’unitario danno non patrimoniale, che deve essere considerata come ulteriore elemento valutativo nella liquidazione dell’importo risarcitorio.

Cassazione civile sez. III, 13/12/2016, n.25486

Risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale

Se è pur innegabile la necessità di conciliare il diritto del superstite alla tutela del rapporto parentale con l’esigenza di evitare il pericolo di una dilazione ingiustificata dei soggetti danneggiati secondari, il dato esterno ed oggettivo della convivenza non è elemento idoneo a bilanciare le evidenziate contrapposte esigenze e ad escludere a priori il diritto del non convivente al risarcimento del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale.

La convivenza può tuttavia assurgere a elemento probatorio utile, unitamente ad altri elementi, a dimostrare l’ampiezza e la profondità del vincolo affettivo che lega tra loro i parenti e a determinare il quantum debeatur.

Cassazione civile sez. III, 20/10/2016, n.21230

Risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale: giudizio

Nell’ambito di un giudizio per il risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale, la questione dell’esistenza o dell’assenza di una “vita familiare” ex art. 8 Cedu, in assenza di qualsiasi vincolo di parentela, è anzitutto una questione di fatto e ricomprende anche le unioni omosessuali.

Tribunale Reggio Emilia sez. II, 02/03/2016, n.315

Danno da lesione del rapporto parentale: la quantificazione

La quantificazione del danno alla lesione del rapporto parentale, di natura certamente catastrofale, non può che avvenire in via equitativa pura in ragione dell’assenza di criteri standardizzati o di riferimenti rinvenibili nell’ordinamento.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 06/04/2016, n.650

Lesioni subite dal congiunto

Perché possa ritenersi risarcibile il danno da lesione del rapporto parentale subito da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico.

Tribunale Milano sez. I, 02/12/2014, n.14320

L’onere della prova

Per il danno da lesione del rapporto parentale, il giudice di merito deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori.

Tribunale Rimini, 17/06/2014, n.4619

Liquidazione del danno da lesione del rapporto parentale

In materia di morte di stretto congiunto la distinta liquidazione del danno da lesione del rapporto parentale e del danno biologico da c.d. lutto patologico devono essere riferibili a distinte conseguenze pregiudizievoli, senza alcuna interferenza, almeno sul piano astratto, nel pieno rispetto del principio di divieto di duplicazioni risarcitorie.

Tribunale Rovereto, 10/02/2014

Lesione del rapporto parentale: l’accertamento del danno

Il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un’alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori, e,, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse.

Cassazione civile sez. III, 22/08/2013, n.19402

Danno non patrimoniale

Il danno non patrimoniale (come, d’altronde, rubricato dall’art. 2059 c.c.) va inteso come fattispecie risarcitoria unitaria, seppure comprensiva di una molteplicità di variegati pregiudizi, diversamente denominati per “esigenze descrittive”: si pensi, al riguardo, a titolo esemplificativo, al danno morale, al danno biologico, al danno da lesione del rapporto parentale, al danno sessuale, al danno alla vita di relazione, al danno estetico, al danno esistenziale e a quello incidente sulla capacità lavorativa generica.

Tribunale Torre Annunziata, 06/11/2012, n.1054



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