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Clausole vessatorie: ultime sentenze

11 Febbraio 2020
Clausole vessatorie: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: clausole vessatorie; effetti nei confronti del contraente aderente; approvazione scritta delle clausole vessatorie; prova della conoscenza o conoscibilità delle clausole standard non onerose; violazione dei diritti dei consumatori nei contratti.

Divieto di clausole vessatorie: contratti di garanzia immobiliare o fideiussione

La direttiva CE 93/13, con la quale è stata vietata l’adozione delle clausole vessatorie – nel nostro ordinamento prima previste agli artt. 1469 bis e seguenti del codice civile e ora agli artt. 33 e ss. del Codice del consumo – si applica anche a contratti di garanzia immobiliare o fideiussione stipulati tra persona fisica e un professionista (ente creditizio) al fine di garantire le obbligazioni che una società commerciale ha nei confronti di tale ente in base a un contratto di credito, quando tale persona fisica non ha alcun collegamento di natura professionale con la suddetta società.

Tribunale Roma sez. XVII, 18/06/2019, n.12895

Requisito di leggibilità delle clausole

La previsione del requisito formale previsto dall’art. 166 d.lg. n. 209 del 2005 (il contratto va redatto in modo chiaro ed esauriente, comma 1; le clausole che indicano decadenze, nullità o limitazioni delle garanzie ovvero oneri a carico del contraente o dell’assicurato sono riportate mediante caratteri di particolare evidenza, comma 2) non amplia l’elenco delle clausole vessatorie, ma normativizza in via generale la esigenza del requisito di leggibilità delle clausole (che viene ora tipizzato a formalizzato) già in precedenza diffusamente considerato dalla giurisprudenza di legittimità – con riferimento alle clausole onerose, per le quali era richiesta la chiara individuazione mediante una netta separazione grafica dalle altre clausole non onerose contenute nel medesimo contratto o nelle Cga -, e che deve – sussistere tanto agli effetti della prova della conoscenza o conoscibilità delle clausole standard non onerose (articolo 1341, comma 1, del codice civile), quanto delle altre clausole vessatorie (articolo 1341, comma 2, del codice civile).

(In applicazione dei riferiti principi la Suprema corte ha osservato che fondata risulta la censura svolta dal ricorrente nella parte in cui contesta che il giudice di merito avrebbe del tutto pretermesso di considerare che la violazione del requisito formale prescritto dall’art. 166, comma 2, d.lg. n. 209 del 2005 viene a incidere sulla apponibilità della clausola limitativa della garanzia inserita nelle Cgc – volta a escludere la copertura per i danni cagionati da agenti atmosferici – ai sensi dell’articolo 1341, comma 1, del codice civile).

Cassazione civile sez. III, 11/06/2019, n.15598

Clausole vessatorie e sottoscrizione cumulativa

Affinché le clausole vessatorie possano produrre effetti nei confronti del contraente aderente, è sufficiente che le stesse siano oggetto di un’unica sottoscrizione, a prescindere dal numero di clausole vessatorie che vengano in rilievo.

In tema di clausole vessatorie, si configura richiamo cumulativo, che non soddisfa il requisito della specificità della sottoscrizione delle clausole vessatorie richiamate, non solo quando esso sia riferito a tutte le condizioni generali di contratto, ma anche quando, prima della sottoscrizione, siano indistintamente richiamate più clausole del contratto per adesione, di cui solo una sia vessatoria.

Tribunale Catania sez. IV, 05/04/2019, n.1441

Tutela del consumatore

Le disposizioni introdotte dalla l. n. 52 del 1996 al fine di garantire la tutela dei diritti del consumatore in tema di clausole vessatorie non si applicano ai contratti (nella specie, contratti preliminari) stipulati prima della loro entrata in vigore, in virtù del principio generale di irretroattività della legge.

Cassazione civile sez. II, 31/10/2018, n.27993

Approvazione delle clausole vessatorie

Possono qualificarsi come contratti per adesione, rispetto ai quali sussiste l’esigenza della specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie, soltanto quelle strutture negoziali destinate a regolare una serie indefinita di rapporti, tanto dal punto di vista sostanziale (se, cioè, predisposte da un contraente che esplichi attività contrattuale all’indirizzo di una pluralità indifferenziata di soggetti), quanto dal punto di vista formale (ove, cioè, predeterminate nel contenuto a mezzo di moduli o formulari utilizzabili in serie), mentre esulano da tale categoria i contratti predisposti da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento ad una singola, specifica, vicenda negoziale, rispetto ai quali l’altro contraente può, del tutto legittimamente, richiedere e apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto, nonché, a maggior ragione, quelli in cui il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative tra le parti.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2019, n.5971

Clausole vessatorie: la specifica approvazione per iscritto

Un contratto è qualificabile “per adesione” secondo il disposto dell’art. 1341 c.c. – e come tale soggetto, per l’efficacia delle clausole cosiddette vessatorie, alla specifica approvazione per iscritto – solo quando sia destinato a regolare una serie indefinita di rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente. Ne consegue che tale ipotesi non ricorre quando risulta che il negozio è stato concluso mediante trattative intercorse tra le parti.

Tribunale Roma sez. VI, 26/10/2018, n.20697

Controversie tra professionista e consumatore

Nelle controversie tra consumatore e professionista sussiste la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo ove il consumatore ha la residenza o il domicilio eletto, in quanto il domicilio elettivo del consumatore, ai sensi del d.lgs. n. 206 del 2005, art. 22 comma 2, lett. u), insieme alla residenza dello stesso consumatore al momento della domanda, è foro esclusivo ed inderogabile.

Conseguentemente, devono ritenersi vessatorie le clausole che hanno per oggetto, quello di stabilire come sede del foro competente su siffatte controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 11/09/2018, n.9269

Trascrizione della clausola per escludere la vessatorietà

In tema di clausole vessatorie è sufficiente, quale indicazione specifica e idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore, il richiamo alla lettera che contraddistingue la clausola ed all’oggetto del suo contenuto, senza necessità dell’integrale trascrizione della previsione contrattuale.

Giudice di pace Alcamo, 20/08/2018, n.218

Pubblicità ingannevole e pratiche commerciali

Ai sensi dell’art. 16, commi 1 e 2, del Regolamento AGCM sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni e clausole vessatorie, il provvedimento finale non risulta in alcun modo vincolato alle conclusioni istruttorie, dato che l’organo collegiale decidente ben potrebbe, in virtù dei contributi delle parti mediante documenti e memorie successive a tali conclusioni, propendere per una decisione favorevole a queste ultime, non riscontrando alcuna condotta concernente pratiche commerciali scorrette.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 02/03/2018, n.2330

Clausola vessatoria illeggibile: è valida se sottoscritta dal contraente debole?

In materia di contratti conclusi con la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti, la clausola con cui si stabilisce una deroga alla competenza territoriale ha natura vessatoria e deve essere approvata espressamente per iscritto. Qualora tale clausola risulti scarsamente o per nulla leggibile, il contraente debole può esigere dalla controparte che gli venga fornito un modello contrattuale pienamente leggibile; se, però, tale richiesta non viene effettuata, egli “non può lamentare in sede giudiziale di non aver rettamente compreso la portata della suddette clausola derogatoria”.

Ad affermarlo è la Cassazione che, respingendo il ricorso di una società contro la British telecom, fornisce la corretta interpretazione dell’articolo 1341 c.c., per il quale, dunque, l’eventuale illeggibilità di una o più clausole vessatorie non esonera il contraente debole dall’onere di vigilare “affinché non vengono apposte firme ad “occhi chiusi””.

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2018, n.3307


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