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Assegni familiari: ultime sentenze

11 Febbraio 2020
Assegni familiari: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: assrgni familiari; attivazione da parte del datore di lavoro del meccanismo di anticipazione degli assegni familiari; assegni indebitamente corrisposti.

Importi a titolo di assegni familiari

Non v’è dubbio che – ai fini dell’individuazione della retribuzione – non debbano considerarsi gli importi corrisposti al lavoratore a titolo di assegni familiari. Ciò perché non si tratta di una voce di retribuzione, bensì di una prestazione economica di sostegno al reddito erogata dall’I.N.P.S. (sia pure attraverso il datore di lavoro). Di conseguenza, ai fini dell’individuazione della quota della retribuzione pignorata vanno esclusi gli importi a titolo di assegni familiari.

Tribunale Napoli sez. XIV, 17/10/2019, n.4178

Assegni familiari corrisposti dal datore di lavoro

Gli assegni familiari per i figli corrisposti dal datore di lavoro, se non espressamente considerati nella determinazione dell’ammontare del mantenimento per la prole, non influiscono sulla base delle entrate su cui calcolare il concorso dei coniugi al mantenimento dei figli.

Cassazione civile sez. I, 07/05/2019, n.12012

L’Anf al lavoratore somministrato a tempo determinato

La permanenza del sinallagma contrattuale per tutta la durata del rapporto di lavoro somministrato a tempo indeterminato, da un lato, e la natura assistenziale dell’assegno per il nucleo familiare, dall’altro, comportano che tale ultimo assegno debba esser riconosciuto ai lavoratori somministrati, sia nei periodi di utilizzazione presso terzi, che nella fase di disponibilità in vista di future utilizzazioni, dovendosi procedere ad una interpretazione sistematica ed evolutiva delle norme sugli assegni familiari, originariamente coniate sul tradizionale modello del lavoro dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2019, n.6870

Aliquota ridotta del contributo dovuto alla cassa unica per gli assegni familiari

L’aliquota ridotta del contributo dovuto alla Cassa unica per gli assegni familiari, di cui all’art. 20, n. 1, del d.l. n. 30 del 1974, conv. con modif. in l. n 114 del 1974, prevista per i datori di lavoro esercenti attività commerciali iscritti negli “elenchi nominativi per l’assicurazione di malattia”, va applicata, oltre che agli intermediari di beni, anche agli intermediari di servizi, atteso che, ai fini dell’iscrizione nei predetti elenchi nominativi, deve farsi riferimento non già alla definizione di commerciante contenuta nell’art. 1 della l. n. 426 del 1971 – secondo cui è tale chi professionalmente acquista merci a nome e per conto proprio e le rivende – bensì alla disciplina dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli esercenti attività commerciali, introdotta dalla l. n. 1397 del 1960 (e modificata dalla l. n. 1088 del 1971), la quale si riferisce alla più ampia ed indistinta categoria dei datori di lavoro ausiliari del commercio; né rileva, in contrario, la norma di interpretazione autentica di cui all’art. 2 del d.l. n. 338 del 1989, conv. con modif. in l. n. 389 del 1989, di stretta applicazione e riferita esclusivamente agli agenti di assicurazione.

Cassazione civile sez. lav., 25/09/2018, n.22665

Configurabilità del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato

Nel caso di anticipazione delle relative somme al dipendente in malattia integra invece il delitto di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato di cui all’art. 316 ter c.p., la condotta del datore di lavoro che, mediante la fittizia esposizione di somme corrisposte al lavoratore a titolo di indennità per malattia, maternità o assegni familiari, ottiene dall’INPS il conguaglio di tali somme in realtà non corrisposte. Nel caso di cui all’art 316 l’ente pubblico erogatore non viene indotto in errore perché in realtà si rappresenta correttamente solo l’esistenza della formale attestazione del richiedente, e non viene circuito ed indotto in errore.

Integra altresì il citato delitto anche la indebita percezione di erogazioni pubbliche di natura assistenziale per prestazioni sanitarie ed ospedaliere dal momento che il richiedente ottiene un vantaggio e beneficio economico che viene posto a carico della comunità. Va rilevato inoltre che può astrattamente concorrere con tale reato, perseguibile a querela della persona offesa, anche quello di appropriazione indebita, in danno del lavoratore, da parte del datore di lavoro che trattenga le somme indebitamente portate a conguaglio.

Tribunale Bari sez. I, 10/07/2017, n.2067

Assegno per il nucleo familiare

L’istituto degli assegni familiari è stato radicalmente riformato dalla legge n. 153/88 e, attualmente, la prestazione non è più riferita al familiare a carico, bensì al nucleo familiare nel suo complesso. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale  n. 180/99 sono inclusi tra i familiari anche i nipoti in linea retta minorenni, non formalmente affidati ma di fatto viventi a carico del richiedente. La vivenza a carico si realizza quando l’ascendente provveda abitualmente al mantenimento del minore ed il mantenimento è presunto in caso di convivenza.

Tribunale Napoli sez. lav., 22/12/2016, n.9530

Appropriazione della somma relativa agli assegni familiari di un dipendente

Non integra il reato di truffa la condotta del datore di lavoro che espone falsamente di aver corrisposto al lavoratore somme a titolo di assegni familiari, ottenendo dall’I.N.P.S. il conguaglio di tali somme, atteso che mancano alcuni elementi strutturali di tale reato quali gli artifici ed i raggiri, l’induzione in errore del soggetto passivo e, soprattutto, un danno patrimoniale all’INPS.

Cassazione penale sez. II, 23/11/2016, n.51334

Sanzione amministrativa pecuniaria

Non è ravvisabile alcun artificio o raggiro nella condotta del datore di lavoro il quale, come nel caso di specie, indichi falsamente, negli appositi prospetti mensili, di avere corrisposto al lavoratore somme a titolo di indennità per malattia, maternità o assegni familiari, quale anticipazione effettuata per conto dell’Inps, così ottenendo dall’ente pubblico il conguaglio degli importi fittiziamente indicati con quelli da lui dovuti al medesimo istituto a titolo di contributi previdenziali o assistenziali.

(Nella specie, è stato precisato che la falsa esposizione è tipizzata come causa di applicazione al datore di lavoro di una mera sanzione amministrativa pecuniaria).

Tribunale Campobasso, 23/02/2016, n.125

Anticipazione degli assegni familiari

In tema di assegni familiari, l’attivazione da parte del datore di lavoro del meccanismo di anticipazione degli assegni familiari e del conguaglio di quanto corrisposto al suddetto titolo con quanto dovuto per contributi all’Istituto previdenziale, comporta l’obbligo dello stesso datore – in caso di prestazioni indebitamente erogate al lavoratore e poste a conguaglio – di recuperare le relative somme, trattenendole su quelle da lui dovute al lavoratore medesimo a qualsiasi titolo in dipendenza del rapporto di lavoro. Al tempo stesso, il ricorso al detto meccanismo, determinando il versamento all’Inps della sola eccedenza tra l’importo degli assegni corrisposti e il complessivo maggiore ammontare dei contributi dovuti, comporta che il datore di lavoro è giustificatamente chiamato a contraddire in ordine alla pretesa avanzata dall’Istituto previdenziale per la restituzione dell’importo degli assegni indebitamente corrisposti (e, quindi, indebitamente detratto dalle somme dovute a titolo contributivo); né, stante il difetto di una qualunque previsione normativa che disponga al riguardo, può configurasi un onere per l’Inps di attendere l’avvenuto recupero delle somme da parte del datore di lavoro per pretenderne giudiziariamente il pagamento.

Pertanto, deve trovare ingresso il recupero da parte dell’Inps dei contributi erroneamente portati in compensazione in ragione di assegni familiari indebitamente versati, spettando al datore di lavoro provare l’assolvimento dell’obbligo contributivo sia pure con le modalità della normativa sopra richiamata.

Cassazione civile sez. lav., 04/05/2015, n.8873

Corresponsione di assegni familiari

Sussiste una violazione dell’art. 8 Cedu (diritto al rispetto della vita privata e familiare) in combinato disposto con l’art. 14 Cedu (divieto di discriminazione) da parte di un ordinamento nazionale, come quello italiano, che neghi ad un cittadino extracomunitario in possesso di un regolare permesso di lavoro e di soggiorno di beneficiare della corresponsione di assegni familiari, sulla base del solo elemento della diversa nazionalità del richiedente e senza valutare l’eventuale esistenza di accordi diversi derivanti dal diritto Ue.

Corte europea diritti dell’uomo sez. II, 08/04/2014, n.17120


5 Commenti

  1. Gli assegni per il nucleo familiare consistono in una prestazione di natura economica che viene erogata dall’Inps ai nuclei familiari di determinate categorie di lavoratori, dei soggetti titolari di pensione e dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi.Non a tutti i nuclei familiari spettano le stesse somme a titolo di Anf. Infatti, il riconoscimento del diritto all’assegno e la quantificazione dell’importo spettante a titolo di Anf avvengono sulla base della tipologia di nucleo familiare, del numero dei membri e della condizione reddituale complessiva del nucleo stesso.Essendo una prestazione di natura sociale, l’importo degli Anf decresce per scaglioni crescenti di reddito. Quando il reddito familiare raggiunge determinate soglie di esclusione, il diritto agli Anf cessa. L’importo degli Anf non è fisso ma cambia negli anni, anche in funzione delle variazioni dell’inflazione. Per questo, annualmente, l’Inps pubblica delle tabelle che sono valide dal 1° luglio di ogni anno sino al 30 giugno dell’anno seguente

    1. Gli assegni per il nucleo familiare Inps spettano unicamente ai:
      lavoratori dipendenti del settore privato;
      lavoratori dipendenti del settore agricolo;
      lavoratori domestici;
      lavoratori somministrati;
      lavoratori (anche se autonomi) iscritti alla Gestione Separata Inps;
      lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
      titolari di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals;
      titolari di prestazioni previdenziali;
      lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.
      In linea generale, dunque, solo i lavoratori dipendenti ed i pensionati possono prendere gli assegni familiari. Fanno eccezione i lavoratori autonomi ma iscritti, dal punto di vista previdenziale, alla Gestione Separata Inps. Pagando i contributi all’Inps, infatti, questi lavoratori sono comunque assicurati nei confronti di questa prestazione economica.

      Oltre ad essere un lavoratore dipendente appartenente alle categorie che abbiamo visto, gli assegni familiari richiedono anche alcuni requisiti connessi alla composizione del nucleo familiare. In particolare, gli Anf spettano per nucleo familiare che può essere composto da:
      soggetto richiedente;
      coniuge o parte dell’unione civile che non sia legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia;
      figli ed equiparati, conviventi o meno, di età inferiore a 18 anni;
      figli ed equiparati maggiorenni ma inabili in via assoluta e permanente a proficuo lavoro purché non siano coniugati, previa autorizzazione;
      figli ed equiparati di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché siano studenti o apprendisti e purché facenti parte di “nuclei numerosi”, ossia nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
      fratelli, sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni, inabili a proficuo lavoro solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
      nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

  2. Per usufruire degli assegni familiari quali sono i requisiti di reddito? Grazie in anticipo per la vostra disponibilità ed eventuale risposta

    1. Per la fruizione degli Anf è costituito dal reddito del nucleo familiare per il quale la prestazione viene richiesta. Infatti, se il reddito familiare supera determinate soglie, non c’è diritto agli Anf e, in ogni caso, l’ammontare del reddito familiare è rilevante per determinare quanti soldi spettano a titolo di assegni familiari. Preliminarmente, occorre chiarire che i redditi da dichiarare sono quelli di tutti i componenti del nucleo familiare e non solo quelli del lavoratore dipendente che richiede gli Anf. Inoltre, il reddito familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da redditi da lavoro dipendente o assimilati. Il problema non si pone quando tutti i componenti della famiglia che percepiscono un reddito sono dipendenti. Quando, invece, in famiglia ci sono anche dei lavoratori autonomi bisogna verificare se il reddito dei dipendenti è almeno il 70% del totale. Ma quali sono i redditi da prendere a riferimento sia per verificare se si sta nella soglia sia per verificare a quanto ammontano gli Anf? Dal punto di vista temporale, i redditi da dichiarare sono quelli passati. In particolare, se si richiedono gli Anf per il primo semestre dell’anno, i redditi da dichiarare sono quelli percepiti due anni prima. Al contrario, se si richiedono gli Anf per il secondo semestre dell’anno, i redditi da dichiarare sono quelli percepiti l’anno precedente.I redditi da dichiarare sono tutti i redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare ed assoggettabili ad Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche), al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Devono essere indicati anche i redditi esenti da tassazione o assoggettati a ritenuta alla fonte. Alcuni redditi non devono, invece, essere dichiarati ai fini degli assegni familiari e in particolare:
      trattamento di fine rapporto (tfr) e relative anticipazioni sullo stesso;
      trattamenti di famiglia previsti dalla legge;
      rendite vitalizie pagate dall’Inail;
      pensioni di guerra;
      pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
      indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità;
      assegno di cura previsto dalla legge provinciale di Bolzano;
      indennità di comunicazione per sordi;
      indennità speciali per i ciechi parziali;
      indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
      arretrati di cassa integrazione guadagni relativi ad annualità precedenti a quella di erogazione;
      indennità di trasferta (per la quota esente da tassazione);
      assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato.
      Queste entrate del nucleo familiare, dunque, sono irrilevanti con riferimento agli assegni familiari e non vanno computate né per verificare il rispetto della soglia massima di reddito né per verificare la somma spettante a titolo di Anf.

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