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Trattamento estetico: ultime sentenze

9 Febbraio 2020
Trattamento estetico: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: trattamento estetico; attività di estetista; trattamento abbronzante; apparecchi elettromeccanici per uso estetico; sospensione dell’attività di estetista; messaggi pubblicitari ingannevoli.

Chi possiede la qualifica professionale di estetista è titolare di una posizione di garanzia a tutela della incolumità di coloro che si sottopongono al trattamento estetico.

Qualifica professionale di estetista

Colui che ha la qualifica professionale di estetista è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40 comma 2 cod. pen., a tutela della incolumità di coloro che si sottopongono al trattamento estetico, sia in forza del principio del neminem laedere, sia nella sua qualità di custode delle stesse attrezzature, sia infine quando l’uso delle attrezzature e dei cosmetici dia luogo ad una attività da qualificarsi pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c.

Tribunale Massa, 20/11/2018, n.805

Trattamento estetico: danni procurati al cliente

Ferma la posizione di garanzia dell’estetista professionale, al fine di verificare l’incidenza causale della condotta rispetto ai danni procurati ad un cliente in seguito all’applicazione di un determinato trattamento estetico – e quindi accertare la causalità della colpa presupposta alla fattispecie di lesioni colpose di cui all’art. 590 c.p. – occorre appurare che le regole cautelari violate siano imposte al fine di evitare proprio l’evento in concreto verificatosi.

(Nello specifico di un cliente di centro estetico che lamentava l’insorgenza di dermatite come reazione allergica in conseguenza del trattamento abbronzante somministrato da un estetista, la Corte ha censurato l’operato del Giudice di merito che, nel riconoscere la responsabilità dell’imputato, non aveva accertato se lo stesso avesse effettivamente omesso di verificare la pericolosità di una crema e il regolare funzionamento della lampada abbronzante, aveva impropriamente indicato come obbligatoria la non prevista richiesta di un certificato medico o di una dichiarazione liberatoria del cliente e aveva svolto argomentazioni illogiche in merito alla prevedibilità dell’evento).

Cassazione penale sez. IV, 12/05/2015, n.22835

Trattamento estetico e lesioni

In tema di responsabilità per colpa medica, il nesso di causalità tra condotta, commissiva o omissiva, ed evento deve essere provato in base a criteri di alta probabilità logica ed elevato grado di credibilità razionale.

(Nella specie, il Tribunale ha ritenuto dimostrata con certezza la sussistenza del nesso di causalità tra somministrazione di collagene quale trattamento estetico e lesioni in zona perioculare provocate da intolleranza alla predetta sostanza nonché tra trattamento cortisonico al solco nasiogeno ed atrofia del tessuto cutaneo e teleangestasie successivamente insorte, in quanto il decorso patologico e la. scansione temporale, in entrambi i casi, erano del tutto congrui rispetto al tipo di trattamento praticato).

Tribunale Milano sez. V, 25/11/2005

Trattamento degli inestetismi

È affetto da difetto di motivazione e di istruttoria il decreto ministeriale di attuazione dell’art. 10, comma 1, l. n. 1 del 1990, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l’attività di estetista, nella parte in cui esclude dall’elenco alcuni apparecchi, ovvero li include ma con limitazioni di potenza e di intensità tali da rendere tali strumenti sostanzialmente inutilizzabili o largamente inefficaci nel trattamento degli inestetismi e ciò sul presupposto della loro pericolosità sulla base di un parere del Consiglio Superiore di Sanità, senza, tuttavia, che si evidenzino studi clinici o scientifici, ovvero una casistica capace di corroborare tale assunto, e senza che venga neppure chiarito se le limitazioni all’uso predette siano da riconnettere al non adeguato livello professionale attuale delle estetiste (suscettibile, tuttavia, di essere migliorato con opportune iniziative formative), ovvero se dipenda da una oggettiva, accertata ed intrinseca pericolosità degli strumenti (allo stato, tuttavia, non provata), tale da escluderne anche per il futuro l’utilizzo, quale che sia il livello di formazione professionale che possa raggiungere la categoria.

Consiglio di Stato sez. VI, 24/03/2014, n.1417

Trattamento abbronzante

La messa a disposizione della clientela di lampade Uva è riconducibile all’attività di estetista, consistendo quest’ultima in una qualsiasi prestazione o trattamento eseguito sulla superficie del corpo umano, non solo con tecniche manuali, ma anche con apparecchi elettromeccanici per uso estetico, e richiede pertanto l’ ottenimento di un’autorizzazione comunale, rilasciata previa verifica della qualifica professionale degli addetti alle apparecchiature al fine di tutelare la salute e la sicurezza di coloro che si sottopongono al trattamento abbronzante: conseguentemente lo svolgimento di tale attività, in difetto della suddetta autorizzazione, integra illecito amministrativo ed espone chi lo commette all’ordine di sospensione dell’attività di estetista, poiché chi decide di servirsi di dette apparecchiature ripone un legittimo affidamento sull’esistenza della relativa specializzazione professionale in capo al personale che gestisce l’esercizio.

Consiglio di Stato sez. V, 04/08/2014, n.4132

Messa a disposizione di un lettino abbronzante

Ai sensi dell’art. 1, l. 4 gennaio 1990 n. 1, la messa a disposizione della clientela di un lettino abbronzante è riconducibile all’attività di estetista, in quanto consiste in una prestazione o trattamento eseguito sulla superficie del corpo umano con apparecchi elettromeccanici per uso estetico e richiede l’ottenimento di un’autorizzazione comunale rilasciata previa verifica della qualifica professionale degli addetti alle apparecchiature al fine di tutelare la salute e la sicurezza di coloro che si sottopongono al trattamento abbronzante.

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 10/06/2011, n.365

Pubblicità di un trattamento estetico

Viola l’art. 6 del CAP l’inserzionista che produce una documentazione che non integra i caratteri dello studio scientifico, atteso che lo stesso deve sempre disporre della prova scientifica precostituita della verità della promessa reclamistica che rivolge al pubblico, e che per prova scientifica si intende la prova formata secondo canoni approvati dalla comunità scientifica di riferimento (nel caso di specie, con riferimento alla pubblicità di un trattamento estetico, la documentazione prodotta consisteva in schede compilate da un numero eccessivamente ristretto di clienti sottoposti al trattamento, senza alcun riscontro comparativo con altri gruppi, e senza alcuna indicazione circa il principio attivo coinvolto).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 28/10/2014, n.62

Trattamento estetico che promette la perdita di peso

È in contrasto con l’art. 2 CAP la pubblicità di un trattamento estetico che promette una perdita di peso (nello specifico, dai 2 ai 3 kg in 5 giorni), qualora l’inserzionista non abbia assolto l’onere, gravante sullo stesso, di fornire elementi scientifici sufficienti a dissipare i dubbi riguardo alla veridicità delle affermazioni contenute nel messaggio pubblicitario, considerata altresì la particolare capacità di quest’ultimo di far breccia su un pubblico ipersensibile.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 11/03/2016, n.106

Trattamento estetico anticellulite: messaggio pubblicitario

È in contrasto con gli art. 2 e 2 4 del CAP il messaggio pubblicitario di un trattamento estetico anticellulite che, con riferimento a cuscinetti adiposi, maniglie dell’amore e cellulite, utilizza il claim “se ti sembrano un problema enorme, la soluzione che funziona è nel tuo DNA”, considerato che esso, nella genericità dei suoi contenuti, utilizza il richiamo al DNA unicamente allo scopo di attirare l’attenzione e l’interesse del consumatore e orientarlo verso il prodotto, sfruttando il fatto che tale termine è associato, nell’immaginario del consumatore, al progresso scientifico e tecnologico (cd. “richiamo civetta”).

Giurì cod. aut. pubb.ria, 16/07/2014, n.53

Pubblicità ingannevole di un trattamento estetico

È ingannevole la pubblicità di un trattamento estetico quando l’operatore non è in grado di fornire un’idonea documentazione tecnico scientifica sull’efficacia degli ingredienti e sui risultati promessi; anche il testo sperimentale condotto a livello universitario sul prodotto cosmetico è insufficiente a fornire la prova richiesta quando valuta parametri diversi da quelli reclamizzati e comunque non evidenzi risultati eclatanti.

Garante concorr. e mercato, 20/01/2000, n.7949

Trattamento estetico per la riduzione della cellulite e delle rughe

È in contrasto con l’art. 2 c.a.p. il messaggio pubblicitario di un trattamento estetico (thermage) per la riduzione della cellulite e delle rughe nonostante sia la traduzione di una pubblicità estera in quanto un eventuale illecito all’estero non può giustificare un illecito autodisciplinare italiano.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 01/07/2008, n.50


11 Commenti

    1. C’è chi fa l’estetista a domicilio e chi, invece, preferisce far venire i clienti nel proprio studio. Aprire un centro estetico in appartamento si può, ma è necessario rispettare alcune condizioni tra cui le regole condominiali e le autorizzazioni previste dalla legge. Pertanto, dovrai innanzitutto verificare se, nel palazzo, esiste un divieto a svolgere attività di estetista e, solo appurata l’assenza di ostacoli, presentare la Scia per l’inizio attività. Attenzione poi alle regole igieniche e alla normativa lavoristica nel caso ti volessi avvalere di dipendenti. Non in ultimo, dovrai avvalerti di una partita Iva e presentare la dichiarazione dei redditi annualmente.

    1. La prima cosa che dovrai verificare è se il condominio ti consente di svolgere l’attività di centro estetico nell’appartamento. A tal fine, non limitarti a chiedere all’amministratore ma pretendi di vedere il regolamento di condominio. In esso, deve essere espressamente previsto il divieto di centri estetici o di attività commerciali. Secondo una recente ordinanza della Cassazione, non si può adibire un appartamento a centro estetico se il regolamento consente solo studi professionali. L’attività di estetista rientra tra gli esercizi commerciali che necessitano dell’iscrizione alla Camera di commercio anche quando sono svolti in forma individuale. Non può, pertanto, essere equiparato a uno studio professionale.Ad avviso dei giudici, la previsione del regolamento inerente a “uffici e studi professionali” si deve intendere riferita alle professioni intellettuali, rendendo perciò illecita l’utilizzazione dell’appartamento per l’esercizio di un centro di estetica.La Suprema Corte ha ricordato che la clausola di un regolamento condominiale contenente il divieto di destinare gli immobili a determinati usi come quelli commerciali – al fine di tutelare l’interesse generale al decoro, alla tranquillità e all’abitabilità dell’intero edificio – va interpretata secondo il senso letterale del termine. Il che significa che, in presenza di una dizione di tale tipo, sarà inibito aprire un centro estetico o anche svolgete singolarmente l’attività di estetista.Ma attenzione: affinché sia valida tale clausola, è necessario che il regolamento sia stato approvato all’unanimità da tutti i condomini (il che può avvenire in assemblea o all’atto del rogito di ogni singolo appartamento).La clausola può poi essere opposta anche ai successivi acquirenti degli appartamenti a condizione che tale limitazione sia stata annotata nei pubblici registri immobiliari o richiamata nel rogito di vendita.

    2. Il regolamento che contiene una clausola generica ed equivoca sulla destinazione d’uso di un immobile non può vietare un centro estetico in un condominio. Specialmente se tale clausola sulle limitazioni all’uso della proprietà esclusiva non è stata accettata nell’atto di acquisto o di trascrizione o di espressa accettazione. Così ha stabilito il tribunale di Milano.I giudici lombardi erano stati chiamati ad esaminare il caso di un condominio che aveva fatto causa al proprietario ed all’inquilino di una delle unità abitative dell’edificio chiedendo la chiusura del centro estetico avviato proprio dal conduttore. Il condominio si appellava alla clausola del regolamento secondo cui «gli appartamenti devono essere esclusivamente destinati ad uso abitazione o di studio professionali, compresi uffici di attività industriale o commerciale». Inoltre, il regolamento vietava di adibire l’immobile a laboratorio, scuola di canto, ballo o musica, clinica medica o a qualsiasi utilizzo incompatibile con la tranquillità dell’edificio. Infine, sul regolamento c’era scritto che lo stabile aveva destinazione «di civile ed onesta abitazione e di studi».È sufficiente tutto ciò per vietare un centro estetico nel condominio? Secondo il tribunale milanese, no. In giudici, infatti, ritengono che la mancata trascrizione del divieto implichi l’inopponibilità all’acquirente di tale limitazione, poiché non basta rinviarlo genericamente al regolamento. Inoltre, l’attività di centro estetico non è contemplata tra quelle esplicitamente elencate e non la si può considerare contraria alla «civile ed onesta destinazione» del condominio.

    3. Affinché abbiano efficacia, limiti e divieti di destinazione al godimento sulla proprietà esclusiva (come quelli che potrebbero vietare un centro estetico in condominio) devono essere espressi in maniera esplicita e chiara in modo da evitare qualsiasi tipo di dubbio o di controversia.Non solo: se il regolamento prevede tali limiti, deve essere approvato da tutti i condòmini e trascritto nei Pubblici registri immobiliari (Pri), come previsto dal Codice civile. Questa trascrizione consente di sapere se ci sono degli oneri reali sul godimento di un’unità immobiliare e rispetta, pertanto, l’obbligo di pubblicità sulle limitazioni ai diritti dei condòmini.Che succede, però, se la trascrizione ai Pri non avviene? Succede che il regolamento resta, comunque, valido, ma non sarà possibile evitare che un successivo acquirente di un’unità immobiliare del condominio possa disporre della sua proprietà come gli sembri opportuno. Non sarà così, invece, per i vicini che hanno approvato il regolamento: la trascrizione non è valida per loro.

    1. Se decidi di aprire un centro estetico, non importa se piccolo o grande, con o senza dipendenti, devi dotarti di una partita Iva. La tua attività, infatti, si considera stabile ed è necessario che svolgi tutti gli adempimenti richiesti per le attività commerciali come questa.L’apertura della partita Iva si fa all’Agenzia delle Entrate.Con l’apertura della partita Iva dovrai, quindi, emettere le ricevute fiscali ma potrai anche scaricare dalle tasse il costo della dotazione strumentale e l’Iva pagata ai tuoi fornitori. Ricorda che una volta all’anno dovrai pagare le tasse (ossia l’Irpef o, se svolgi l’attività in forma societaria, l’Ires). A tal fine, sarà meglio che ti vali dell’assistenza di un commercialista.

    1. All’interno del centro estetico, deve essere presente almeno un responsabile tecnico in possesso della qualificazione professionale. Questo significa che o tu, o un tuo socio o un tuo dipendente deve essere in possesso dell’attestato di estetista specializzata (2 anni + 1 di specializzazione). Questo significa che puoi aprire un centro estetico anche se non sei estetista e non hai conseguito il titolo. Ma, in tal caso, non potrai essere tu a compiere i tracimate estetici.Se intendi aprire un centro estetico, devi iscriverti alla Camera di Commercio, ossia al cosiddetto registro delle imprese.Devi, inoltre, presentare una Scia al Comune. Difatti agli uffici comunali vanno presentate le istanze per ottenere le autorizzazioni all’apertura. Prima del loro ottenimento si avranno le ispezioni della Asl per il nulla osta sanitario, rilasciato successivamente alla verifica del rispetto delle norme in tema di igiene e salute, quindi ci sarà la visita dei Vigili del Fuoco per controllare che le strutture siano sicure, con strumenti di prevenzione incendi e vie di fuga accessibili ed efficienti.Dovrai, poi, munirti delle attrezzature che possono essere assai costose. Per superare il problema potresti avvalerti di un leasing oppure aderire a qualche franchising. Le leggi regionali spesso prevedono agevolazioni per chi inizia una nuova attività: informati dal tuo commercialista.

  1. L’assemblea del condominio ha approvato negli anni ’70 un regolamento che contiene delle limitazioni d’uso delle unità immobiliari. Le clausole che impediscono di utilizzare l’appartamento come studio professionale, però, non sono state trascritte sui Pubblici registri immobiliari. Il signor Rossi, nel 2005, acquista un appartamento in quel condominio e decide di aprire lì un centro estetico. Non essendoci stata la trascrizione ed avendo comprato l’immobile dopo l’approvazione del regolamento, non gli può essere impedito di avviare la sua attività in quella casa.

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