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Stalking: divieto di frequentare non solo luoghi circoscritti, ma ampi

11 settembre 2013


Stalking: divieto di frequentare non solo luoghi circoscritti, ma ampi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2013



Legittimo il provvedimento che impone all’ex marito di allontanarsi, anche in caso di incontro imprevedibile, con la ex moglie e il figlio: sufficiente che il divieto indichi il perimetro entro cui scatta la protezione per la vittima.

Massima protezione contro lo stalking, grazie all’ultima interpretazione fornita l’altro ieri dalla Cassazione. Con la recente sentenza [1], la Corte ha infatti precisato che l’autorità giudiziaria, nell’impartire al reo il divieto di frequentare determinati luoghi, non deve riferirsi solo ad aree circoscritte e identificate (ossia a quelle generalmente frequentate dalla persona offesa, come il luogo di lavoro o il domicilio). Al contrario l’ordine deve essere più ampio e riferito a qualsiasi ambito geografico in cui lo stalker possa incontrare, anche solo potenzialmente, la vittima. Insomma, il centro del divieto non sono più i luoghi, ma la persona stessa della vittima.

In altri termini, questo vuol dire che il condannato deve evitare anche gli “incontri imprevedibili”.

La nuova norma mette ancora di più al centro la libertà della persona offesa di potere svolgere la propria vita sociale senza timore di essere sottoposta a quelle aggressioni di varia forza e natura che caratterizzano il reato di stalking. Del resto, sottolinea la pronuncia, l’insistenza persecutoria che caratterizza il delitto non è quasi mai legata a un particolare ambito locale.

Questo aspetto, secondo la Cassazione, non può essere considerato una ingiustificata compressione dei diritti dell’indagato di stalking.

Quel che è necessario è che l’ordine dell’autorità indichi un perimetro territoriale all’interno del quale scatta la protezione, come potrebbe accadere nel caso in cui sia prescritto a qualcuno di rimanere a una distanza minima, esattamente quantificata, dal a tutela del quale viene emesso il provvedimento.

note

[1] Cass. sent. n. 36887 del 9.09.2013.

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