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Convivenza di fatto: ultime sentenze

15 Febbraio 2020
Convivenza di fatto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: relazione interpersonale abituale e stabile; convivenza di fatto; legami affettivi di coppia; reciproca assistenza morale e materiale; principio dell’indebito arricchimento; scioglimento del rapporto sentimentale.

Convivenza di fatto

Il diritto all’unità della famiglia, che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare, costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana, talché ne deve essere riconosciuta la sussistenza anche in un rapporto di convivenza di fatto, la cui natura stabile e duratura sia acclarata ai sensi dell’articolo 1, comma 37, l. n. 76/2016, tenuto conto della evoluzione del concetto di famiglia, comprensivo delle unioni di fatto tra individui (anche dello stesso sesso), e della progressiva e conseguente valorizzazione della convivenza stabile quale fonte di effetti giuridici rilevanti, in conformità dei principi foggiati agli articoli 2·della Costituzione e all’articolo 8 della Cedu, siccome inverati nella giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 10/05/2019, n.321

Straniero convivente con il cittadino italiano

È illegittimo il decreto questorile che, pur correttamente rilevando l’insussistenza dei presupposti reddituali per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, non ha però valutato, a fronte della situazione di fatto rappresentata in sede procedimentale, se sussistessero o meno i presupposti, formali e sostanziali, per rilasciare un permesso a diverso titolo e, in particolare, per i motivi familiari di cui all’art. 30, comma 1, lett. b), d. lg. n. 286/1998, disposizione da applicarsi necessariamente, in via analogica, anche nel caso, come quello in analisi, in cui sussista una convivenza di fatto dello straniero con il cittadino italiano.

Consiglio di Stato sez. III, 31/10/2017, n.5040

Convivenza di fatto: può essere provata con la dichiarazione anagrafica?

La convivenza di fatto può essere provata esclusivamente con la dichiarazione anagrafica prevista dalla l. n. 76 del 2016 e dal regolamento di cui al d.P.R. 30 maggio 1989 n. 223.

Tribunale Verona, 02/12/2016

Termine della convivenza di fatto

Il diritto del genitore assegnatario della casa familiare, al termine della convivenza di fatto, assimilabile a quello del comodatario, è opponibile al terzo acquirente dell’immobile, ove quest’ultimo sia consapevole tanto del pregresso rapporto di convivenza, così come del vincolo di destinazione del bene, non rilevando il momento del provvedimento giudiziale di assegnazione dell’immobile successivo all’alienazione.

Cassazione civile sez. I, 11/09/2015, n.17971

Ingiustificato arricchimento in ambito di convivenza di fatto

È accoglibile la domanda proposta ai sensi dell’art. 2041 c.c. dall’ex convivente more uxorio nei confronti dell’ex partner diretta alla corresponsione di un indennizzo per avere contribuito economicamente alla costruzione di un immobile intestato al solo convenuto, non potendosi ritenere di per sé inapplicabile l’azione di ingiustificato arricchimento in ambito di convivenza di fatto in presenza di prestazioni a vantaggio di uno dei conviventi esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza — il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto — e travalicanti i limiti di proporzionalità e adeguatezza .

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2019, n.4659

Violazione degli obblighi di assistenza familiare 

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione proscioglimento di matrimonio (art. 570 bis c.p.) che ha abrogato la l’art. 3 della Legge 54/2006 si applica soltanto al coniuge separato o divorziato ma non all’ex convivente per il quale si dovrà applicare pertanto l’Art. 570 c.p. (Nel caso di specie, si trattava di convivenza di fatto e pertanto l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal tribunale per i minorenni per i figli rientrava nella fattispecie di cui all’art. 570 c.p.)

Corte appello Torino sez. I, 06/12/2018, n.7658

Favoreggiamento personale e rapporti convivenza di fatto

La causa di non punibilità prevista dall’articolo 384 del Cp in tema di favoreggiamento personale opera anche in relazione ai rapporti convivenza di fatto. Ad affermarlo è la Cassazione per la quale, anche seguito della legge 76/2016, è opportuno procedere a una interpretazione valoriale, non in contrasto con la Costituzione e conforme alle norme della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, che consente di ritenere applicabile tale istituto anche ai rapporti di convivenza more uxorio.

Cassazione penale sez. VI, 19/09/2018, n.11476

Cessazione della convivenza di fatto fra i genitori

Non è fondata, nei sensi indicati in motivazione, la q.l.c. degli art. 261, 147 e 148, 2643 n. 8, 2652, 2653 e 2657 c.c., censurati, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., nella parte in cui non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull’immobile assegnato.

La garanzia del minore, attraverso la trascrizione del titolo che assegna al genitore affidatario il diritto di abitazione nella casa familiare, è ricavabile da una interpretazione sistematica delle disposizioni a tutela della filiazione, giacché, come il diritto del figlio naturale a non lasciare l’abitazione in seguito alla cessazione della convivenza di fatto fra i genitori non richiede un’apposita previsione, in quanto il diritto all’assegnazione della casa familiare al genitore affidatario di prole naturale può trarsi in via di interpretazione sistematica dalle norme che disciplinano i doveri dei genitori verso i figli, così, anche il diritto del genitore affidatario di prole naturale – e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull’immobile – ad ottenere la trascrizione del provvedimento di assegnazione non necessita di un’autonoma previsione, dal momento che risponde alla medesima “ratio” di tutela del minore ed è strumentale a rafforzarne il contenuto: il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e di garantire loro la permanenza nello stesso ambiente in cui hanno vissuto con i genitori deve essere assolto tenendo conto, prima che delle posizioni di terzi, del diritto che alla prole deriva dalla responsabilità genitoriale di cui all’art. 30 cost.

Corte Costituzionale, 21/10/2005, n.394

Contratto di convivenza

L’espulsione dal territorio nazionale quale sanzione alternativa alla detenzione ai sensi dell’alt. 16, comma 5, d.lg. 25 luglio 1998, n. 286, si configura come una misura atipica nell’impianto dell’esecuzione penale avente natura sostanzialmente amministrativa, attraverso cui viene anticipato il provvedimento disciplinato dall’art. 13 del medesimo decreto.

Tra le situazioni che determinano il divieto di espulsione, in conformità della previsione dell’art. 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo,  vi è anche lo stato di convivenza con il coniuge di nazionalità italiana, al quale deve essere assimilata la convivenza more uxorio, alla luce dell’equiparazione del “contratto di convivenza” al matrimonio civile, operata dalla legge 20/5/2016, n. 76, e della parificazione del convivente di fatto al coniuge, ai fini delle facoltà previste dall’ordinamento penitenziario, effettuata dal’art. 1, comma 38 della citata legge. Essa va intesa nel senso di una relazione interpersonale abituale e stabile, caratterizzata da comunanza di vita, la quale deve sussistere al momento della decisione, non richiedendosi, invece, che sia presente già alla data di commissione del fatto-reato.

Cassazione penale sez. I, 31/10/2018, n.1028

Diritto al rimborso di tempo e denaro impegnati per costruire la casa comune

L’azione generale di arricchimento ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è dato invocare la mancanza o l’ingiustizia della causa qualora l’arricchimento sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell’adempimento di un’obbligazione naturale.

È, pertanto, possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente “more uxorio” nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza – il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto – e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto operante il principio dell’indebito arricchimento in relazione ai conferimenti di denaro e del proprio tempo libero, impegnato in ore di lavoro per la costruzione della casa che doveva essere la dimora comune, effettuati da uno dei due partner in vista della instaurazione della futura convivenza, atteso che la volontarietà del conferimento non era indirizzata a vantaggio esclusivo dell’altro partner – che se ne è giovato dopo scioglimento del rapporto sentimentale in ragione della proprietà del terreno e del principio dell’accessione – e pertanto non costituiva né una donazione né un’attribuzione spontanea).

Cassazione civile sez. III, 07/06/2018, n.14732

Convivenza more uxorio dello straniero con un cittadino

La convivenza more uxorio dello straniero con un cittadino italiano non rientra tra le ipotesi tassative di divieto di espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, le quali, essendo previste in deroga alla regola generale dell’obbligo di espulsione nelle fattispecie contemplate dall’art. 13 D.Lgs. cit., non sono suscettibili di interpretazione analogica o estensiva; né, manifestamente, contrasta con principi costituzionali la previsione (contenuta nell’art. 19 cit.) del divieto di espulsione solo per lo straniero coniugato con un cittadino italiano e per lo straniero convivente con cittadini che siano con lo stesso in rapporto di parentela entro il secondo grado, atteso che essa risponde all’esigenza di tutelare da un lato l’unità della famiglia, dall’altro il vincolo parentale e riguarda persone che si trovano in una situazione di certezza di rapporti giuridici, che è invece assente nella convivenza more uxorio.

Cassazione civile sez. I, 17/06/2020, n.11724

Casa coniugale: revoca per convivenza dell’assegnatario

L’unico parametro su cui deve fondarsi la decisione circa l’assegnazione della casa coniugale è il preminente interesse dei figli con esclusione della automatica revoca di essa nel caso di nuove nozze o di convivenza more uxorio dell’ex coniuge assegnatario.

Tribunale Velletri sez. I, 15/06/2020, n.899

Accertamento dell’esistenza della convivenza more uxorio

In tema di risarcimento del danno da perdita della vita del convivente, ai fini dell’accertamento dell’esistenza della convivenza more uxorio, intesa quale legame affettivo stabile e duraturo in virtù del quale siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale, i requisiti della gravità, precisione e concordanza degli elementi presuntivi devono essere ricavati dal complesso degli indizi da valutarsi non atomisticamente ma nel loro insieme e l’uno per mezzo degli altri, nel senso che ognuno, quand’anche singolarmente sfornito di valenza indiziaria, potrebbe rafforzare e trarre vigore dall’altro in un rapporto di vicendevole completamento.

Tribunale Lecce sez. I, 06/02/2020, n.358

Convivenza more uxorio: attribuzioni patrimoniali

In tema di convivenza more uxorio è configurabile un indebito arricchimento ed è pertanto possibile proporre il relativo rimedio giudiziale, nel caso in cui le prestazioni rese da un convivente e convertite a vantaggio dell’altro esorbitano dai limiti di proporzionalità e adeguatezza, ossia esulano dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza, il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto.

Cassazione civile sez. III, 03/02/2020, n.2392

Nuova convivenza more uxorio e negazione dell’assegno divorzile

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, anche se “di fatto”, attraverso una convivenza more uxorio, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto resta definitivamente escluso e ciò indipendentemente dalla posizione economica di ciascun convivente.

Tribunale Salerno sez. I, 03/01/2020

Ripetizione delle attribuzioni patrimoniali tra conviventi: limiti

Sul tema dei contributi patrimoniali al menage familiare  nelle famiglie di fatto, le attribuzioni patrimoniali intervenute tra conviventi  vanno considerate come adempimento di obbligazioni naturali. Pertanto vi è l’impossibilità di ripetere quanto corrisposto ex art. 2034 c.c., con l’unico limite della sproporzione tra l’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta in cui si svolge la convivenza more uxorio.

Tribunale Busto Arsizio sez. III, 20/06/2019

Ricongiungimento familiare a favore del militare

È illegittimo il rigetto dell’istanza di trasferimento per ricongiungimento familiare ex art. 398 del Regolamento Generale dell’Arma dei Carabinieri motivato con riferimento alla assenza di un rapporto di coniugio, con esclusione della convivenza more uxorio — stabile ed accertata a mente della legge 20 maggio 2016, n. 76 — dal novero delle situazioni legittimanti. La distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale, non esclude la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell’una e dell’altro che possano presentare analogie, ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell’art. 3 della Costituzione.

Nella fattispecie, l’elemento unificante tra le due situazioni è dato proprio dall’esigenza di tutelare il diritto all’unità familiare, nella sua accezione più ampia, collocabile tra i diritti inviolabili dell’uomo ai sensi dell’art. 2 della Costituzione. Peraltro, la circolare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri prot. 201/1-1 del 27 luglio 2005 esplicitamente, al punto 2, stabilisce che « al militare dell’Arma “convivente” devono essere applicate le norme regolamentari previste per l’ammogliato, solo se egli possa dimostrare una convivenza more uxorio». Alla luce della citata disposizione, non può che concludersi per l’applicabilità del citato art. 398 del Regolamento Generale dell’Arma anche ai rapporti di convivenza, unica interpretazione conforme ai principi costituzionali.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 10/05/2019, n.321

La convivenza more uxorio e l’espulsione dello straniero

In tema di espulsione dello straniero, quale misura alternativa alla detenzione, la convivenza “more uxorio” con un cittadino italiano, laddove accertata come sussistente al momento in cui deve porsi in esecuzione il provvedimento, è ostativa all’espulsione, trattandosi, ai fini in questione, di una condizione del tutto omogenea rispetto a quella del coniuge, specificamente menzionata dall’art. 19, comma 2, lett. c), d.lg. 25 luglio 1998, n. 286, tenuto conto altresì, della parificazione del convivente di fatto al coniuge, ai fini delle facoltà previste dall’ordinamento penitenziario, effettuata dall’art. 1, comma 38, l. 20 maggio 2016, n. 76 .

Cassazione penale sez. I, 15/03/2019, n.16385

L’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta

In tema di convivenza more uxorio, le attribuzioni patrimoniali intervenute tra conviventi more uxorio, nell’ambito dello svolgimento della vita familiare, vanno qualificate alla stregua di adempimento di obbligazioni naturali, con conseguente impossibilità di ripetere quanto corrisposto ex art. 2034 c.c., con l’unico limite della sproporzione tra l’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta in cui si svolge la convivenza more uxorio. Quindi, le prestazioni patrimoniali compiute nell’ambito della famiglia di fatto, pertanto, assumono i caratteri della doverosità, sul piano morale e sociale, assumendo i caratteri dell’obbligazione naturale.

Tribunale Siena, 04/12/2018, n.1413

Criteri per l’accertamento della configurabilità della convivenza more uxorio

In tema di risarcimento del danno da perdita della vita del convivente, ai fini dell’accertamento dell’esistenza della convivenza “more uxorio” – intesa quale legame affettivo stabile e duraturo in virtù del quale siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale – i requisiti della gravità, precisione e concordanza degli elementi presuntivi devono essere ricavati dal complesso degli indizi da valutarsi non atomisticamente ma nel loro insieme e l’uno per mezzo degli altri, nel senso che ognuno, quand’anche singolarmente sfornito di valenza indiziaria, potrebbe rafforzare e trarre vigore dall’altro in un rapporto di vicendevole completamento.

(Nella specie, la S.C. ha censurato la sentenza con la quale la corte territoriale, in ragione della ritenuta assenza di coabitazione, si era limitata a negare valore indiziario, all’esito di una loro mera valutazione atomistica, ad altri elementi acquisiti in giudizio, tra i quali l’esistenza di un comune conto corrente e la disponibilità in capo ad uno dei conviventi dell’agenda lavorativa dell’altro).

Cassazione civile sez. III, 13/04/2018, n.9178

Convivenza more uxorio: comporta la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio?

In tema dì immobili di edilizia economica e popolare, la convivenza more uxorio non integra una delle ipotesi che ai sensi dell’articolo 27, lett. a), della legge Regione Veneto n. 10 del 1996 comportano decadenza dall’assegnazione degli alloggi – assegnatario che abbia ceduto o sublocato, in tutto o in parte l’alloggio assegnatogli o ne abbia mutato la destinazione d’uso – atteso che la cessione va intesa in senso tecnico di conferimento totale o parziale dell’alloggio a terzi, con conseguente perdita del diritto da parte dell’assegnatario, mentre la sublocazione va riferita alla nozione di cui all’articolo 1571 del Cc e implica la cessione in godimento del bene verso un corrispettivo, in favore, beninteso, dello stesso cedente-assegnatario.

Cassazione civile sez. I, 02/11/2017, n.26070

Convivenza more uxorio: l’assegnazione dell’appartamento al genitore affidatario

In tema di IMU, la costituzione con sentenza del diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei figli ed assegnatario della casa familiare comporta che, anche nel caso di cessazione della convivenza more uxorio, il soggetto passivo diventi il genitore assegnatario, anche se quest’ultimo non fosse comproprietario, con conseguente liberazione del genitore proprietario ma non assegnatario dell’immobile.

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2019, n.11416



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9 Commenti

  1. La convivenza di fatto indica,forse, più di ogni altra espressione la precarietà dei giovani e l’inversione di tendenza di chi si accinge a costruire una famiglia. Niente più matrimoni sfarzosi prembolo di una vita idilliaca e neanche più unioni civili.

  2. Quanti di voi conviventi di fatto si sono trovati nella situazione di capire come comportarsi dopo aver acquistato insieme un qualcosa?

    1. Se i conviventi durante la convivenza acquistano insieme un bene si ha contitolarità della cosa perché la stessa risulta dall’atto di acquisto, perciò il bene è di proprietà comune, e si applicheranno le norme previste sul tema dal codice civile. In caso di beni immobili è indispensabile un’intestazione formale ai due conviventi nel contratto di acquisto, nel caso di beni mobili invece la comproprietà può desumersi dall’esame delle circostanze in cui è maturato l’acquisto.Quando invece durante la convivenza i conviventi acquistano normalmente beni destinati a un uso comune, (ad esempio un’automobile, una casa e i relativi arredi o anche altri beni mobili, da una bicicletta a uno strumento finanziario) la proprietà resta del convivente che ha concluso il contratto, anche se l’altro ha contribuito al suo acquisto, a meno che non sia fatta una apposita pattuizione. Non si applicano le norme in tema di comunione legale previste per il matrimonio. Nel caso in cui venga acquistato un immobile durante la convivenza senza intestazione ad entrambi i conviventi la contitolarità può essere riconosciuta solo se si dimostra che vi è stata una donazione indiretta.

    1. Per quanto riguarda il conto corrente bancario se i partners non prevedono la cointestazione ma solo la capacità di disporne (la sola firma sul conto) il titolare del conto può escludere l’altro.Se invece, il conto è cointestato essi sono comproprietari in parti uguali delle somme depositate. Se le somme versate appartengono esclusivamente o principalmente ad uno dei contitolari l’altro può disporre delle somme in esso depositate? Sì, proprio perché a monte è stata stabilita una contitolarità.

  3. Come tutelarsi a seguito della separazione nel caso in cui si subisce estromissione dalla casa da parte dell’altro convivente?

    1. Se l’ex convivente subisce l’estromissione violenta o clandestina della casa da parte dell’altro convivente può esercitare nei confronti di quest’ultimo le azioni possessorie (azione di spoglio) anche se non vanta un diritto di proprietà sull’immobile.

  4. Nel caso di lavori di ristrutturazione le norme di detrazione fiscale previste per i coniugi sono applicabili ai conviventi di fatto?

    1. Il diritto alla detrazione dall’imposta lorda prevista per le spese di ristrutturazione di un immobile è previsto parimenti per i coniugi e per i conviventi di fatto ma per ottenere la detrazione la convivenza dev’essere iniziata prima dell’inizio dei lavori; l’onere della prova spetta al contribuente.

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