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Monetizzazione ferie non godute: ultime sentenze

17 Febbraio 2020
Monetizzazione ferie non godute: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: recupero delle energie del dipendente; diritti dell’impiegato; monetizzazione delle ferie non godute; termine per la richiesta delle ferie; godimento effettivo delle ferie; programmazione del periodo feriale; diritto alla monetizzazione delle ferie non godute dei lavoratori subordinati pubblici.

Divieto di monetizzazione delle ferie non godute: è assoluto?

Il divieto di monetizzazione delle ferie non godute non può considerarsi assoluto, nel senso di proibire radicalmente il pagamento del compenso sostitutivo, pertanto, a fronte di evidenti impossibilità al godimento delle ferie non attribuibili in alcun modo alla volontà del lavoratore (nella specie il lavoratore ha tempestivamente comunicato al datore di lavoro il proprio recesso dal rapporto di lavoro per collocamento in quiescenza e il datore di lavoro ha comunicato al dipendente la necessità della fruizione delle ferie residue in costanza del rapporto di lavoro, stante l’impossibilità della loro monetizzazione, il dipendente non ha potuto usufruire dei n. 15 giorni di ferie residue nel mese di dicembre e di gennaio 2015, come inizialmente convenuto tra le parti, a causa di contestuale richiesta di fruizione di ferie da parte di molti altri dipendenti, per cui il contemperamento delle esigenze di assicurare la continuità del servizio e di garantire il recupero delle energie del dipendente possa risolversi in un aprioristico riconoscimento della prevalenza delle prima e rendere intempestiva qualsiasi istanza, anche presentata con ampio anticipo, da parte del lavoratore, ai fini della conservazione del di lui diritto), il divieto di corrispondere un compenso sostitutivo configura un comportamento censurabile, non essendo logico far derivare da una violazione dell’ art. 36 della Costituzione imputabile alla pubblica amministrazione. il venir meno del diritto all’equivalente pecuniario di una prestazione comunque effettuata.

Tribunale Teramo sez. lav., 16/10/2019, n.514

Divieto di monetizzazione delle ferie non godute: operatività

L’art. 5, comma 8, d.l. n. 95 del 2012, convertito con modificazioni nella l. n. 135 del 2012, introduce il divieto di monetizzazione delle ferie non godute in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento di limiti di età), che comunque consentono di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito ai periodi di riposo.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 11/07/2018, n.247

Trattamento economico riconosciuto all’aspettativa da transito

Non si può negare al lavoratore malato che torna in servizio la fruizione delle ferie maturate, poiché la malattia non è propriamente una condizione esistenziale tale da consentire al lavoratore di fruire del riposo ristoratore e rilassante nonché delle attività ricreative e socializzanti che le ferie dovrebbero garantire.

Viceversa, tale diritto può essere negato al militare inidoneo in aspettativa e in attesa di transito al servizio civile, poiché il periodo di aspettativa da transito, con la sua dotazione del “diritto al trattamento economico”, conserva la stessa qualità di opportunità e vantaggi che possono essere resi possibili dal godimento delle ferie. Nel diritto al trattamento economico riconosciuto all’aspettativa da transito non è, pertanto, compreso il diritto alle ferie, né tampoco il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute.

L’art. 11, comma 4, del d.P.R. 11 settembre 2007, n. 171, ha precisato infatti che, in caso di transito del personale militare non idoneo al servizio nei ruoli civili, è possibile il pagamento delle ferie non godute solo quando, nell’Amministrazione di nuova destinazione, non è prevista la fruizione del congedo maturato e non fruito.

Invero, proprio questa norma è utile per comprendere che i due periodi di servizio, quello da dipendente militare e quello da dipendente civile si ricongiungono tra loro, a tutti i fini, sicché le ferie maturate nel primo periodo da militare possono essere godute nel secondo, da dipendente civile. Ma ciò, evidentemente, non significa che anche durante l’aspettativa di transito maturi un diritto alle ferie.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. III, 15/07/2019, n.1019

Congedo e monetizzazione delle ferie non godute

La mancata fruizione del congedo entro l’anno successivo, giusta quanto disposto dall’art. 11, I comma, del d.P.R. n. 170/2007, rappresenta un limite temporale che rileva solo ai fini del congedo e non può ritenersi invece applicabile alla diversa fattispecie della monetizzazione delle ferie non godute, che transita esclusivamente attraverso la presenza di ragioni non imputabili al dipendente che gli abbiano inibito di fare uso del congedo medesimo spettante.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 17/06/2019, n.385

Divieto di monetizzazione delle ferie: interpretazione

Il divieto di monetizzazione delle ferie di cui all’art. 5, comma 8, d.l. 6 luglio 2012 n. 95, conv., con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, l. 7 agosto 2012 n. 135, va interpretato nel senso che tale disciplina non pregiudica il diritto alle ferie ove prevede che non si possano corrispondere in nessun caso trattamenti economici sostitutivi, giacché correla il contestato divieto a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentono di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito ai periodi di riposo, sicché la norma in parola va interpretata come diretta a reprimere il ricorso incontrollato alla monetizzazione delle ferie non godute, contrastandone gli abusi, e a riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro, senza arrecare pregiudizio al lavoratore incolpevole.

(Nella fattispecie, ad avviso del Collegio, le ferie residue del 2013 di cui il ricorrente chiedeva la monetizzazione non rientravano nell’ipotesi di deroga di cui alla Circolare richiamata dal ricorrente, in quanto esse si riferivano ai soli casi in cui la fruizione fosse stata impedita dalla anomala e non prevedibile conclusione del rapporto e tale circostanza non ricorreva nel caso di specie, nel quale il ricorrente era stato collocato prima in aspettativa ex art. 12, comma 3, d.P.R. n. 170 del 2007, poi riammesso in servizio ed, infine collocato in quiescenza, senza che risultasse una denegata richiesta di ferie nel 2013 o nel 2014).

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 17/01/2017, n.14

Ricorso incontrollato alla monetizzazione delle ferie non godute

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 8, d.l. 6 luglio 2012, n. 95, conv., con modif., in l. 7 agosto 2012, n. 135, censurato per violazione degli artt. 3, 36, commi 1 e 3, e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 7 della direttiva 4 novembre 2003, n. 2003/88/CE, in quanto, nell’àmbito del lavoro pubblico, prevederebbe il divieto di corrispondere trattamenti economici sostitutivi delle ferie non godute, anche quando il mancato godimento non sia riconducibile alla volontà del lavoratore.

La questione è stata sollevata sulla base di un presupposto interpretativo erroneo, atteso che, il legislatore, al fine di reprimere il ricorso incontrollato alla “monetizzazione” delle ferie non godute, correla il divieto di corrispondere trattamenti sostitutivi a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentano di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito al periodo di godimento delle ferie; si tratta, quindi, di una disciplina che, affiancata ad altre misure di contenimento della spesa, mira a riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro.

Così correttamente interpretata, la disciplina impugnata non pregiudica il diritto inderogabile alle ferie, come garantito dalla Carta fondamentale, dalle fonti internazionali e da quelle europee, che sarebbe violato se la cessazione dal servizio vanificasse, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie compromesso dalla malattia o da altra causa non imputabile al lavoratore (sentt. nn. 66 del 1963, 189 del 1980, 616 del 1987, 297 del 1990, 286 del 2013, 262 del 2015, 45 del 2016).

Corte Costituzionale, 06/05/2016, n.95

Dirigenti medici: diritto a ottenere la monetizzazione delle ferie non godute

Al riguardo dei dirigenti medici di primo livello, i medesimi, si trovano in posizione sottordinata a quella dei dirigenti di secondo livello e alla direzione sanitaria responsabile della conduzione della struttura ospedaliera.

Pertanto, non hanno il potere di programmarsi le ferie e di autoattribuirsene il godimento, conseguendone che hanno diritto a ottenere la monetizzazione delle ferie non godute in costanza di rapporto di lavoro, cui compete, per principio generale, soltanto l’onere di provare l’avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati.

Corte appello Milano sez. lav., 10/05/2017, n.947

Lavoratori subordinati pubblici e monetizzazione delle ferie non godute

Il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute dei lavoratori subordinati pubblici costituisce un credito d lavoro, cui si applica il principio di cui all’art. 1218 c.c., secondo il quale al creditore incombe unicamente la prova dell’inadempimento, mentre sul debitore grava l’onere di dimostrare la non imputabilità di quest’ultimo; prova nel caso di specie, non fornita dall’Amministrazione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 02/09/2013, n.4142

Monetizzazione delle ferie non godute e riposi compensativi

La monetizzazione delle ferie non godute in luogo dei riposi compensativi è ipotesi residuale, subordinata a precisi presupposti, espressivi di comprovate scelte operative, imputabili all’amministrazione; pertanto generalizzare tali ipotesi nel caso di estenderla anche ai casi nei quali è documentato che la mancata fruizione delle ferie dipende da calcoli di convenienza del dipendente, significa obliterare la specifica funzione del congedo ordinario, rispetto al quale la indennità sostitutiva e la conservazione dei trattamenti economici accessori condizionati dalla presenza in servizio non svolgono un ruolo alternativo.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 26/04/2002, n.2180

Monetizzazione delle ferie non godute: presupposti

Presupposti per la monetizzazione delle ferie non godute sono l’avvenuta cessazione dal servizio del dipendente e la circostanza che la mancata fruizione sia dipesa da documentate esigenze di servizio (presupposti questi non ravvisabili nel caso di specie).

Consiglio di Stato sez. VI, 10/03/2011, n.1535



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