L’esperto | Articoli

Aspettativa non retribuita: ultime sentenze

17 Febbraio 2020
Aspettativa non retribuita: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: autorizzazione al collocamento in aspettativa non retribuita; diritto di esercitare l’elettorato passivo; diritto alla conservazione del posto di lavoro; lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a cariche sindacali provinciali e nazionali.

Lavoratore assunto in sostituzione del lavoratore in aspettativa non retribuita

Il contratto di lavoro a tempo determinato del lavoratore assunto in sostituzione di altro lavoratore (nel caso di specie: lavoratrice in aspettativa non retribuita) contrattualmente collegato al solo termine mobile per relationem del rientro della risorsa sostituita dall’aspettativa, si trasforma in un contratto a tempo indeterminato qualora il rapporto di lavoro prosegua anche dopo le dimissioni del lavoratore sostituito.

Il nuovo rapporto si instaura ex novo per “fatto concludente”, infatti, è considerato equipollente al rientro del lavoratore sostituito la circostanza che ne rende definitivamente impossibile il rientro. Nel pubblico impiego tuttavia tale circostanza da luogo al solo risarcimento del danno.

Tribunale La Spezia sez. lav., 04/05/2018, n.147

Lavoro presso altre strutture durante l’aspettativa non retribuita

Non è licenziabile il dipendente della Asl che lavora senza autorizzazione presso altre strutture nel periodo di aspettativa non retribuita. Tale comportamento non è di per sé sufficiente a integrare la giusta causa di licenziamento.

Lo ha ribadito la Cassazione che ha accolto il ricorso di un dipendente licenziato sulla base del principio generico del licenziamento per giusta causa per mancanza di fiducia tra datore e prestatore.

Per la Corte, invece, l’inadempimento che giustifica il licenziamento deve essere particolarmente grave. Difatti, l’art. 53 d.lg. n. 165 del 2001, al pari dell’art. 13 c.c.n.l. per il comparto sanità, consente il licenziamento solo nell’ipotesi di recidiva plurima che abbia comportato l’applicazione della sanzione massima di sei mesi di sospensione dal servizio e dalla retribuzione.

Cassazione civile sez. lav., 11/07/2016, n.14103

Aspettativa non retribuita del personale universitario

Ai fini dell’autorizzazione al collocamento in aspettativa non retribuita da parte del personale di una Università, per un anno senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa, è necessario ai sensi dell’art. 18 l. 183/2010, il previo esame della documentazione prodotta dal dipendente, tenuto conto delle esigenze organizzative.

Tribunale Pescara sez. lav., 24/05/2016, n.505

Aspettativa al personale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari

È costituzionalmente illegittimo l’art. 27, comma 4, l. prov. Trento 27 dicembre 2011 n. 18, nella parte in cui introduce il comma 10 bis nell’art. 44 l. prov. 23 luglio 2010 n. 16. La disposizione censurata, la quale affida alla Giunta provinciale la funzione di formulare direttive all’Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale (APRAN) per consentire all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di concedere un’aspettativa non retribuita e utile a ogni altro fine, per un periodo massimo di novanta giorni ogni biennio, con oneri previdenziali a carico del datore di lavoro e del dipendente versati dall’Azienda medesima, per favorire la partecipazione del proprio personale a progetti di solidarietà internazionale approvati o sostenuti dalla Provincia, ancorché formulata come volta a indirizzare il potere di direttiva che la Giunta provinciale esercita nei confronti dell’APRAN, in realtà definisce con precisione un nuovo tipo di aspettativa, specificandone la causa, la durata massima, il regime degli oneri previdenziali, sicché sconfina nell’ambito dell’ordinamento civile riservato alla competenza legislativa statale, non rilevando la circostanza che la suddetta aspettativa sia rivolta al solo personale della Provincia autonoma (sent. n. 447 del 2006, 289 del 2008, 114 del 2011, 77, 187 del 2013, 61 del 2014; ord. n. 342 del 2009).

Corte Costituzionale, 03/12/2014, n.269

Aspettativa per cariche pubbliche elettive

Il lavoratore dipendente che sia stato eletto ad una carica elettiva ha diritto ad ottenere un’aspettativa non retribuita, alla sola condizione che ne faccia domanda, sicché non rientra nella discrezionalità del datore di lavoro stabilire se il lavoratore possa o meno continuare a rendere la prestazione durante l’adempimento dell’incarico elettivo.

Ne consegue che il lavoratore assunto con contratto di formazione e lavoro, se chiamato a ricoprire una carica elettiva (nella specie, di sindaco di un Comune), ha diritto alla sospensione e al differimento del termine massimo di durata del contratto, venendo in rilievo un fatto che impedisce, oggettivamente, il completamento della formazione professionale nel termine previsto e determina la necessità di una proroga per un periodo pari a quello di sospensione.

Cassazione civile sez. lav., 29/10/2014, n.23013

Aspettativa non retribuita e rapporto di lavoro subordinato

La clausola aggiuntiva, in un verbale di conciliazione sindacale, intesa a considerare in essere, nonostante la risoluzione del rapporto di lavoro, una aspettativa non retribuita, va qualificata come pattuizione ulteriore, interna alle parti, che, essendo finalizzata a creare per fini privatistici una mera apparenza di collegamento ad un rapporto di lavoro subordinato, non può avere effetti nei confronti dell’Inps ai fini del diritto al versamento dei contributi volontari.

Corte appello Ancona, 21/05/2014

Possibilità di collocamento in aspettativa non retribuita 

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 51 cost., la q.l.c. dell’art. 9, comma 8, l. reg. Sicilia 24 giugno 1986, n. 31, nella parte in cui esclude il diritto di aspettativa non retribuita ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e, quindi, non elimina la causa di incompatibilità alla carica di consigliere circoscrizionale di un Comune.

La scelta del legislatore infatti è ragionevole, in quanto giustificata dall’incompatibilità dell’istituto con la natura di tale tipologia di contratto di lavoro, connotato dalla prefissione di un termine, in diretta connessione con le specifiche ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che debbono essere precisate in sede di pattuizione contrattuale e che giustificano la diversità di disciplina del rapporto, ed è espressione di un non irragionevole bilanciamento tra il conflitto di interessi che lo stato di dipendente dell’ente locale inevitabilmente determina con la carica di consigliere dell’ente locale medesimo ed il diritto alla conservazione del posto di lavoro ed ha, perciò, individuato, quale punto di equilibrio, l’attuale disciplina (sentt. n. 105 del 1957, 193 del 1981, 124 del 1982, 158 del 1985, 52, 454 del 1997, 143, 283 del 2010).

Corte Costituzionale, 29/05/2013, n.109

Diritto all’aspettativa non retribuita

Il diritto all’aspettativa non retribuita in favore dei lavoratori eletti in Parlamento, ovvero chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive, o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali, sorge solo in presenza dei requisiti previsti dall’art. 31 l. 20 maggio 1970 n. 300, senza che siano necessari anche i requisiti indicati dall’art 3 del d.lg. n. 564 del 1996, in tema di contribuzione figurativa per lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali, la cui disciplina vale solo ai fini previdenziali e non introduce una modifica di ordine generale della disciplina dettata dallo Statuto dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 02/08/2011, n.16865

Istanza per l’aspettativa non retribuita

È illegittima la collocazione in aspettativa non retribuita di un dipendente, avvenuta in assenza di una sua espressa richiesta (nella specie, la Corte ha considerato illegittima la condotta della società datrice – Poste Italiane- che, ritenendo superato il periodo di comporto da parte di un uso dipendente, dopo avergli intimato di regolarizzare la propria posizione presentando un’istanza per l’aspettativa non retribuita, nonostante il rifiuto del lavoratore, procedeva con la sospensione dello stipendio per il periodo eccedente il comporto.

Risulta, infatti, in ogni caso precluso al datore di poter collocare in aspettativa non retribuita il lavoratore, senza la richiesta di quest’ultimo. In primo luogo, perché ciò contrasta con il principio della non modificabilità unilaterale delle condizioni contrattuali, soprattutto con riferimento alla sospensione dell’obbligazione retributiva; in second’ordine,in quanto si tratta di un’aperta violazione della norma contrattuale collettiva applicabile nella specie art. 18, comma 3, c.c.n.l.), che espressamente prevede la possibilità di concedere l’aspettativa non retribuita solo su richiesta del lavoratore interessato).

Cassazione civile sez. lav., 26/04/2011, n.9346

Aspettativa non retribuita per il mandato

L’aspettativa non retribuita prevista dall’art. 81, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267, per gli amministratori degli enti locali non trova applicazione ai consiglieri di circoscrizione.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 11/11/2010, n.6572



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

6 Commenti

  1. L’aspettativa per assegno di ricerca ex art 22 comma 3 L.240/2010 per un dipendente del comparto funzioni locali è a discrezione del dirigente? Mi hanno comunicato (a voce) che l’aspettativa sarebbe stata negata in applicazione dell’Art.40 del Ccnl funzioni locali affermando che “la normativa è cambiata”. L’art. 40 comma 2 del Ccnl riprende le previsioni relative al dottorato di ricerca ex L 476/1984 e non cita la 240/2010, quando l’ho fatto notare mi è stato risposto che l’avrebbero applicato ugualmente “per analogia”. Mi resta la curiosità di sapere se la mia interpretazione è così sbagliata.

  2. Sono un docente di scuola secondaria di II grado ed ho preso il ruolo nel 2017 (anno di prova superato).Tenendo presente che ho acquisito il titolo di dottore di ricerca nel 2013, per cui non ho mai richiesto aspettative e congedi di alcun tipo, sto per partecipare ad un bando per un assegno di ricerca quadriennale. Da docente di ruolo, mi chiedo quali siano agevolazioni e/o svantaggi dal punto di vista della mia carriera previdenziale/scolastica qualora dovessi vincere tale assegno e chiedere un’aspettativa senza assegni per tutti i 4 anni:
    1) continuerei a maturare i punteggi relativi alla mobilità, alle graduatorie interne di istituto e alla continuità all’interno della stessa scuola?
    2) perderei qualcosa sul versamento contributi previdenziali e tredicesima?
    3) qualora dopo aver terminato tale periodo di aspettativa senza assegni quadriennale, si presentasse, anche dopo qualche anno, l’opportunità di diventare ricercatore universitario a tempo determinato, avrei diritto anche in quel caso ad aspettativa senza assegni, oppure i 4 anni di assegno rappresentano il massimo di aspettativa senza assegni fruibile?

    1. Come correttamente prospettato, il lettore potrebbe fruire della cd. “aspettativa per studio, ricerca e dottorato scuola”, ma esclusivamente senza assegni, avendo già conseguito il titolo di dottore di ricerca.In merito alla durata massima dell’assegno, l’art. 22 comma 3 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 prevede che:“Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all’estero, l’attività di ricerca dei titolari. La durata complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo, compresi gli eventuali rinnovi, non può comunque essere superiore a quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno è stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo della durata legale del relativo corso. La titolarità dell’assegno non è compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso amministrazioni pubbliche.”Pertanto, i 4 anni di assegno rappresentano il massimo di aspettativa senza assegni fruibile, fatta eccezione per il corso di dottorato di ricerca, comunque dal lettore già conseguito.In merito al trattamento spettante, il periodo trascorso dal titolare di assegno di ricerca nello svolgimento delle relative attività sembrerebbe valido, a tutti gli effetti, come servizio d’istituto nella scuola e, pertanto, utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, riferendosi in linea generale alle seguenti fonti:
      453 commi 6° 7° del D.Lgs. 16.4.1994, n. 297;
      Circolare I.N.P.D.A.P. – Direzione Centrale Prestazioni Previdenziali – prot. n. 1181 del 19.10.1999;
      combinato disposto degli artt. 1 e 3 della Circolare Ministeriale prot. n. DGPSA/Uff.II/4510 n.120 del 4.11.2002;
      Nota del MIUR – Dipartimento per l’Istruzione – Direzione Generale per il Personale della Scuola – Uff. IV del 7.10.2004, prot. 2365;
      combinato disposto dei punti 1 e 6 della Circolare n. 15 Prot. N. AOODGPER 1507 del 22.2.2011;
      Nota Ministeriale prot. n. AOODGPER n.4058 del 12.5.2011.
      Bisogna però osservare che, in argomento, la normativa e la prassi non si esprimono in maniera inequivocabile, in quanto manca un’espressa disposizione normativa in tal senso all’interno dell’articolo 22, co.3, L. 240/2010, in merito all’aspettativa per assegno di ricerca; per quanto riguarda la prassi:
      da una parte, la citata nota Ministeriale prot. n. AOODGPER n.4058 del 12.5.2011, esprimendosi sulle caratteristiche dell’aspettativa per assegno di ricerca, di cui possono usufruire i docenti della scuola, con riferimento alla questione della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, afferma che “i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca”;
      dall’altra, però, l’attuale tabella della valutazione titoli del docente di ruolo prende come riferimento il solo dottorato di ricerca, senza citare i congedi per assegno di ricerca.
      Sul punto, è stata presentata l’interrogazione a risposta scritta 4/14929 da Borghesi Antonio (IDV) in data 2.15.2012
      “Premesso che: nella legislazione universitaria italiana i dottorati di ricerca sono stati istituiti con l’articolo 8 della legge 21 febbraio 1980, n. 28, e successivamente ridisciplinati dall’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, quale da ultimo modificato dall’articolo 19, primo e secondo comma, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, cosiddetta riforma Gelmini per l’università.
      Nel caso di dipendenti in servizio presso amministrazioni pubbliche ammessi a corsi di dottorato di ricerca, l’articolo 2, della legge 13 agosto 1984, n. 476, come da ultimo modificato dall’articolo 19, terzo comma, della legge n. 240 del 2010, nonché’ dall’articolo 5, primo comma, lettera a), del decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119, prevede che sono collocati «a domanda, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso» ed usufruiscono della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste, fermo restando che «il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza».Nella legislazione universitaria italiana gli assegni di ricerca sono stati istituiti dall’articolo 51, sesto comma, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e da ultimo ridisciplinati in forza dell’articolo 22 della legge n. 240 del 2010.Nel caso di dipendenti in servizio presso amministrazioni pubbliche chiamati a svolgere assegni di ricerca, l’articolo 22, terzo comma, della legge n. 240 del 2010 conferma quanto precedentemente previsto dall’articolo 51, sesto comma, della legge n. 449 del 1997, per cui l’assegno di ricerca «comporta il collocamento in aspettativa senza assegni» del dipendente medesimo.A fronte dell’aspettativa per dottorato di ricerca, la cui concessione è peraltro divenuta discrezionale da parte dell’amministrazione di appartenenza in forza della novella della legge n. 240 del 2010, ma per la quale è chiaramente sancito che costituisce periodo «utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza».Nel caso dell’aspettativa per assegno di ricerca, la cui concessione è invece obbligatoria per l’ente di appartenenza, manca invece un’espressa disposizione normativa in tal senso all’interno dell’articolo 22, terzo comma, della legge n. 240 del 2010.Sulla scorta di quanto sopra ne deriva un’evidente incongruenza fra le disposizioni della legge n. 476 del 1984 e quelle della legge n. 240 del 2010, rispettivamente in tema di aspettativa per dottorato di ricerca e di aspettativa per assegno di ricerca, circa la valenza di tali periodi ai fini della progressione di carriera e il trattamento di quiescenza e di previdenza del pubblico dipendente, posto che non pare in alcun modo possibile che tale titolarità resti esclusa per i pubblici dipendenti collocati in aspettativa per assegno di ricerca che configura un vero e proprio contratto di lavoro, a differenza del dottorato:se il Ministro intenda assumere iniziative normative o adottare, ove ne ricorrano i presupposti, una circolare esplicativa al fine di eliminare la citata ambiguità della disciplina, in particolare onde evitare contenziosi fra le pubbliche amministrazioni e i rispettivi dipendenti titolari di assegni di ricerca, confermando l’interpretazione per cui anche per i dipendenti pubblici assegnisti di ricerca l’aspettativa sia utile ai fini della progressione di carriera e del trattamento di quiescenza e di previdenza, così come risulta espressamente stabilito per i titolari di dottorato di ricerca. (4-14929)”A questa interrogazione non è mai stata fornita una risposta. Vero è che l’amministrazione dovrebbe, a rigor di logica, attenersi alla Nota Miur prot. n. AOODGPER 4058 del 12/05/2011 e considerare l’aspettativa utile ai fini della progressione di carriera e del trattamento di quiescenza e di previdenza, ma prudenzialmente mi rivolgerei al Dirigente scolastico ed all’USP, per evitare il sorgere di un contenzioso.Per quanto riguarda i contributi previdenziali, ai sensi della nota Inpdap 22 ottobre 1999 n. 1181, nell’ipotesi di equiparazione all’aspettativa per dottorato, il lettore avrebbe diritto agli accrediti rapportati alla retribuzione annua contributiva goduta al momento della concessione del congedo straordinario, quindi non perderebbe nulla, salvo eventuali accessori- elementi variabili della retribuzione.

  3. In alcune circostanze la legge o i contratti collettivi possono attribuire al lavoratore il diritto di restare a casa senza lavorare mantenendo comunque il posto di lavoro.

  4. Durante i periodi di aspettativa non retribuita il datore di lavoro continua a consegnare mensilmente la busta paga al dipendente?

    1. Nella busta paga, ovviamente, lo stipendio mensile netto sarà pari a zero in quanto la fruizione dell’aspettativa non retribuita, come abbiamo detto, non da diritto al pagamento della retribuzione.Nel cedolino troveremo, dunque, tra le competenze lo stipendio mensile e, subito sotto, tra le trattenute lo stesso importo dello stipendio mensile a titolo di aspettativa non retribuita. Non vi saranno tasse e contributi previdenziali da pagare visto che non esiste una retribuzione imponibile sulla quale calcolare questi oneri.Potrebbero, comunque, esserci dei movimenti di denaro in entrata o in uscita che derivano dal fatto che, come abbiamo detto, il datore di lavoro è sostituto di imposta.Se, ad esempio, il lavoratore ha diritto ad un rimborso Irpef che deriva dalla dichiarazione dei redditi, la busta paga potrebbe prevedere un importo netto positivo a favore del lavoratore pari, appunto, al rimborso derivante dal 730.Lo stesso può accadere se, anche durante la fruzione dell’aspettativa non retribuita, il lavoratore mantiene il diritto a ricevere determinate prestazioni economiche da parte dell’Inps o di altri enti. Come abbiamo detto, infatti, queste prestazioni non vengono pagate direttamente dall’ente al lavoratore ma “passano” per la busta paga che, quindi, nonostante l’assenza della retribuzione, potrebbe prevedere un importo netto positivo a favore del lavoratore.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube