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Contratto di prestazione occasionale: come funziona?

22 Febbraio 2020 | Autore:
Contratto di prestazione occasionale: come funziona?

Le caratteristiche del rapporto di lavoro per attività saltuarie: limiti di compenso annuo, diritti e tutele. Differenza con il Libretto di famiglia. 

Uno dei modi per affacciarsi al mondo del lavoro e cominciare a «farsi le ossa» in un mestiere, oppure per arrotondare lo stipendio di chi è già dipendente è quello del contratto di prestazione occasionale: come funziona? La legge [1] regolamenta questo tipo di rapporto di lavoro ponendo dei limiti economici e stabilendo diritti e tutele del collaboratore.

Formalmente, si parla di prestazione occasionale quando si svolge un’attività lavorativa saltuaria o di ridotta entità. I compensi, pertanto, non possono superare una certa soglia nell’arco dell’anno civile, mentre si ha comunque diritto ai contributi previdenziali e all’assicurazione sugli infortuni e sulla malattia professionale, così come ai contributi previdenziali che, però, vanno versati alla gestione separata dell’Inps.

Il contratto di prestazione occasionale non va confuso con il Libretto di famiglia, previsto per i piccoli lavori domestici come il giardinaggio, le pulizie o l’assistenza domiciliare.

La legge contiene anche delle sanzioni per chi non rispetta i limiti di compenso e di durata: se entrambi vengono superati, il rapporto di lavoro deve essere trasformato in tempo pieno e indeterminato.

Ma vediamo nel dettaglio come funziona il contratto di prestazione occasionale in base a quanto previsto dalla normativa.

Contratto prestazione occasionale: che cos’è?

Il contratto di prestazione occasionale è un rapporto di lavoro instaurato tra un datore ed una persona che svolge un’attività saltuaria o di entità ridotta. I possibili utilizzatori sono microimprese con non più di cinque lavoratori dipendenti oppure le amministrazioni pubbliche, per le quali sono previsti ulteriori limitazioni.

Gli enti pubblici, infatti, possono ricorrere a questo tipo di contratto solo per esigenze particolari, come ad esempio:

  • progetti per assistere persone in stato di povertà, disabili, tossicodipendenti o altre categorie disagiate;
  • lavori di emergenza a seguito di calamità naturali;
  • attività di solidarietà;
  • organizzazione di manifestazioni culturali o ludiche.

È possibile fruire del contratto di prestazione occasionale anche nel settore alberghiero e nelle strutture ricettive turistiche che impegnano fino a otto lavoratori, così come nelle aziende agricole con non più di cinque dipendenti [2].

Contratto prestazione occasionale: differenza con Libretto di famiglia

Dicevamo all’inizio che il contratto di prestazione occasionale non deve essere confuso con il Libretto di famiglia. Quest’ultimo, infatti, è riservato a chi offre una prestazione che non rientra in un’attività professionale o d’impresa e che soddisfa un’esigenza quotidiana. Si parla, ad esempio, della persona che viene una volta ogni tanto a tagliarti l’erba del prato o a darti una pulita alla casa ma che, a differenza della colf, non ha un rapporto continuativo. Lo stesso vale per chi si occupa sporadicamente dell’assistenza domiciliare ai bambini o agli anziani oppure per chi dà ripetizioni ai ragazzi. Piccoli lavori domestici, insomma, senza alcuna continuità.

Il Libretto di famiglia è ammesso anche per retribuire le prestazioni occasionali presso le società sportive, purché si tratti di attività non continuative [3] entro il limite complessivo annuo di 5mila euro. È il caso, ad esempio di chi svolge il ruolo di steward in un impianto sportivo durante una partita.

Per ottenere il Libretto di famiglia occorre acquistarlo tramite la piattaforma Inps. Contiene dei titoli di pagamento comprensivi di contribuzione assicurativa e previdenziale alla gestione separata e di costi di gestione.

L’utilizzatore dovrà comunicare telematicamente all’Istituto entro il giorno 3 del mese successivo a quello della prestazione:

  • dati del prestatore;
  • compenso erogato;
  • luogo e durata dell’attività.

Il prestatore ne riceverà notifica tramite e-mail o sms.

Contratto prestazione occasionale: come si attiva

Il contratto di prestazione occasionale è attivabile per via telematica attraverso il sito dell’Ipns, sia dall’utilizzatore sia da un intermediario abilitato, come ad esempio un consulente del lavoro.

L’utilizzatore non paga direttamente il prestatore dell’attività ma versa le somme sempre attraverso la piattaforma Inps. Sarà l’Istituto a versarli.

Entro un’ora prima dell’inizio della prestazione, l’utilizzatore deve comunicare all’Inps (sempre per via telematica o tramite i contact center dell’Istituto):

  • dati anagrafici e identificativi del prestatore;
  • luogo in cui si svolge la prestazione;
  • oggetto della prestazione;
  • data e ora di inizio e di termine della prestazione;
  • compenso pattuito.

Le strutture alberghiere o ricettive, gli enti locali e gli imprenditori agricoli devono comunicare la durata della prestazione per un arco di tempo non superiore ai 10 giorni.

Contratto prestazione occasionale: i limiti dei compensi

Proprio per la sua natura, il contratto di prestazione occasionale non è un rapporto di lavoro fisso e continuativo che garantisce uno stipendio, diciamo così, normale: altrimenti non si chiamerebbe «di prestazione occasionale». Questo significa che, per evitare degli abusi e dei finti rapporti di lavoro stabili mascherati da collaborazioni, i compensi hanno dei limiti.

La legge consente di guadagnare attraverso questi contratti fino a 5.000 euro netti nell’arco di un anno civile, cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre. Che si tratti di un solo contratto o di più prestazioni per soggetti diversi: l’importante è che non venga superata complessivamente la soglia dei 5.000 euro netti l’anno.

Attenzione, però: il limite si dimezza, cioè scende a 2.500 euro annui per le prestazioni complessive rese in favore dello stesso utilizzatore.

La soglia, invece, si alza fino a 6.666 euro annui per le prestazioni complessive svolte da:

  • pensionati;
  • studenti fino a 25 anni;
  • disoccupati;
  • percettori di prestazioni di soggetto al reddito (ad esempio, chi prende il Reddito di cittadinanza).

Questi compensi sono esenti da imposizione fiscale e non incidono sullo stato di disoccupazione.

Contratto prestazione occasionale: diritti e tutele

Chi svolge un’attività grazie ad un contratto di prestazione occasionale ha diritto ad essere iscritto alla gestione separata dell’Inps e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. Ha diritto, inoltre, ad i riposi giornalieri e settimanali stabiliti dalla legge [4]. Vengono applicate, inoltre, le disposizioni in tema di sicurezza sul posto di lavoro.

La legge, però, prevede altri vincoli che riguardano i diritti e le tutele dei lavoratori. Ad esempio, non è possibile fare un contratto di prestazione occasionale a chi ha in corso oppure ha cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata continuativa.

Il contratto, inoltre, è ammesso nelle aziende agricole solo se il prestatore è un pensionato, uno studente fino ai 25 anni di età, un disoccupato o un percettore di una qualsiasi forma di sostegno al reddito. È necessario, però, che non risultino iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Tale circostanza deve essere autocertificata dal prestatore al momento della registrazione alla piattaforma dell’Inps.

Infine, il contratto di prestazione occasionale non si può utilizzare:

  • nell’edilizia e nei settori affini;
  • nelle attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo;
  • nelle miniere, cave e torbiere;
  • nell’esecuzione di appalti di opere o di servizi.

note

[1] Art. 54-bis Dl n. 50/2017 convertito dalla legge n. 96/2017.

[2] Dl n. 87/2018.

[3] Art. 1 co. 368 legge n. 205/2017.

[4] Dlgs. n. 66/2003.


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