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Indebito arricchimento: ultime sentenze

18 Febbraio 2020
Indebito arricchimento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: indebito arricchimento; riparto dell’onere probatorio; indennizzo per indebito arricchimento.

Indebito arricchimento della PA

In tema di indebito arricchimento della P.A., il riconoscimento dell’utilità da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A. ha solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso; tuttavia, le esigenze di tutela delle finanze pubbliche e la considerazione delle dimensioni e della complessità dell’articolazione interna della P.A. trovano adeguata tutela nel principio di diritto comune del cd. “arricchimento imposto“, potendo, invece, l’Amministrazione eccepire e provare che l’indennizzo non è dovuto laddove l’arricchito ha rifiutato l’arricchimento ovvero non ha potuto rifiutarlo perché inconsapevole dell’”eventum utilitatis”.

Tribunale Catania sez. IV, 19/11/2019, n.4524

La sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione

La determinazione della sanzione pecuniaria alternativa alla sanzione demolitoria, prevista dall’art. 206 bis della l. rg. n. 65/2014, non àncora il valore da prendere, in considerazione alla data di esecuzione dell’abuso; pertanto il parametro guida non può che essere dato dal principio generale tempus regit actum: il regime delle sanzioni pecuniarie risponde al criterio del tempus regit actum e tiene conto della natura permanente dell’illecito edilizio onde evitare che il responsabile dell’abuso possa ritrarre un indebito arricchimento per effetto dell’incremento del prezzo della costruzione successivo all’ultimazione dell’abuso e che la sanzione pecuniaria si concreti in un vantaggio economico rispetto all’alternativa costituita dalla sanzione demolitoria.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 08/07/2019, n.1038

Azione d’indebito arricchimento nei confronti della PA

In tema di azione d’indebito arricchimento nei confronti della P.A. conseguente alla prestazione resa da un professionista in assenza di un valido contratto (nella specie, incarico di progettazione e direzione dei lavori per le opere di costruzione di un edificio scolastico comunale), l’indennità prevista dall’art. 2041 c.c. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale (“detrimentum”) dal medesimo subita nell’erogazione della prestazione, con esclusione di quanto lo stesso avrebbe percepito a titolo di profitto (“lucro cessante”) se il rapporto negoziale fosse stato valido ed efficace. (In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, ai fini della determinazione dell’indennizzo dovuto, aveva assunto la parcella del professionista, redatta sulla base delle tariffe professionali e reputata congrua dal C.T.U., quale parametro comparativo dal quale desumere soltanto gli elementi di costo delle attività effettivamente svolte, decurtando poi la somma del 15% per escludere il riconoscimento del lucro cessante).

Cassazione civile sez. III, 14/05/2019, n.12702

Requisito dell’azione di indebito arricchimento

Il riconoscimento dell’utilità da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A. ha solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso; tuttavia, le esigenze di tutela delle finanze pubbliche e la considerazione delle dimensioni e della complessità dell’articolazione interna della P.A. trovano adeguata tutela nel principio di diritto comune del cd. “arricchimento imposto”, potendo, invece, l’Amministrazione eccepire e provare che l’indennizzo non è dovuto laddove l’arricchito ha rifiutato l’arricchimento ovvero non ha potuto rifiutarlo perché inconsapevole dell'”eventum utilitatis”.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza gravata che aveva riconosciuto all’appaltatrice l’indennizzo per indebito arricchimento per prestazioni sanitarie fornite oltre il tetto di spesa fissato dalla P.A.).

Cassazione civile sez. III, 24/04/2019, n.11209

Indennità per indebito arricchimento

In tema di azione d’indebito arricchimento nei confronti della P.A., conseguente all’assenza di un valido contratto d’opera professionale, ai fini della determinazione dell’indennità prevista dall’art. 2041 c.c. non può essere assunta, quale valido parametro di riferimento, la parcella del professionista, ancorché vistata dall’ordine professionale, trattandosi di individuare non già il corrispettivo contrattuale per l’esecuzione di prestazioni professionali, ma un importo che deve essere liquidato, alla stregua delle risultanze processuali, se ed in quanto si sia verificato un vantaggio patrimoniale a favore della P.A., con correlativa perdita patrimoniale della controparte.

Cassazione civile sez. III, 09/04/2019, n.9809

Azione di indebito arricchimento e requisito della sussidiarietà

L’azione generale di indebito arricchimento, in relazione al requisito di sussidiarietà di cui all’art. 2042 c.c. può essere proposta se non è prevista nell’ordinamento giuridico altra azione tipica a tutela di colui che lamenti il depauperamento, ovvero che la domanda sia stata respinta sotto il profilo della carenza “ab origine” dell’azione proposta, per difetto del titolo posto a suo fondamento.

(Nella specie:  la domanda di ingiustificato arricchimento è stata avanzata nonostante la sussistenza di altre azioni tipiche che, tra l’altro, sono state esperite proprio con l’odierna causa dall’attore per vedere soddisfatte le proprie pretese, quale quella proposta in via principale ex art. 7 del contratto modificativo e quella in via subordinata per l’accertamento della conclusione di un appalto di servizi per fatti concludenti, la cui infondatezza, per omessa dimostrazione dei fatti di causa, non può ex se comportare l’ammissibilità della domanda subordinata ex art. 2041 c.c.).

Tribunale Milano sez. VII, 02/04/2019, n.3261

Azione di indebito arricchimento nei confronti della PA: patrimonio perduto

L’azione di indebito arricchimento nei confronti della Pubblica Amministrazione, deve comprendere, tutto quanto il patrimonio ha perduto (in elementi ed in valore) rispetto alla propria precedente consistenza; ma non anche i benefici e le aspettative connessi con la controprestazione pattuita quale corrispettivo dell’opera, della fornitura, o della prestazione professionale, non percepito.

Corte appello Catania sez. I, 21/03/2019, n.670

Sanzioni pecuniarie in materia edilizia

Il regime delle sanzioni pecuniarie in materia edilizia risponde al criterio del tempus regit actum e tiene conto della natura permanente dell’illecito edilizio onde evitare che il responsabile dell’abuso possa ritrarre un indebito arricchimento per effetto dell’incremento del prezzo della costruzione successivo all’ultimazione dell’abuso e che la sanzione pecuniaria si concreti in un vantaggio economico rispetto all’alternativa costituita dalla sanzione demolitoria.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 09/01/2019, n.44

Presupposto dell’azione di indebito arricchimento

Il presupposto dell’azione di indebito arricchimento, data la sua natura sussidiaria e residuale, consiste nell’assenza di un titolo giuridico valido ed efficace, nel cui ambito rientrerebbe l’attività svolta, oggetto della contestazione e pertanto ove sussista un rapporto di lavoro effettivo l’azione di cui all’art. 2041 c.c. non sarà esperibile.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 15/11/2018, n.1559

Previsioni economiche contenute nella convenzione urbanistica

Non costituisce indebito arricchimento qualsiasi scostamento rispetto alle previsioni economiche contenute nella convenzione urbanistica.

Vi sono due parametri da utilizzare in questo tipo di valutazioni. Da un lato, occorre esaminare la volontà dei contraenti, per stabilire se la quantificazione dei costi costituisce un elemento essenziale ai fini del consenso. Dall’altro, si deve esaminare la natura dei costi aggiuntivi, per stabilire il grado di connessione degli stessi con l’oggetto della convenzione urbanistica. È evidente che, se realizzate a distanza di tempo, le opere di interesse pubblico possono comportare spese maggiori, ma questo non consente di ottenere dei rimborsi, quando non vi sia un meccanismo di adeguamento dei costi disciplinato nella stessa convenzione urbanistica.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 19/10/2018, n.999



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