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Salario minimo: ultime sentenze

18 Febbraio 2020
Salario minimo: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: contrattazione collettiva di applicazione generale; inquadramento dei lavoratori; salario minimo; proposta di trattative, avanzata dal datore di lavoro al sindacato, su contenuti contrattuali contrastanti con i diritti dei lavoratori.

Salario minimo previsto dalla legge

Sono legittime la norma nazionale e, per l’effetto, le regole di gara ad essa conformi che impongano ai partecipanti ad una procedura selettiva d’allegare alla loro offerta una dichiarazione d’impegno a corrispondere un salario minimo previsto dalla legge ai lavoratori da occuparsi nell’esecuzione del futuro contratto.

Corte giustizia UE sez. IV, 17/11/2015, n.115

Imposizione del salario minimo legale vigente nello Stato membro sede dell’aggiudicatario

In una situazione nella quale un offerente intende eseguire un appalto pubblico avvalendosi esclusivamente di lavoratori impiegati da un subappaltatore stabilito in uno Stato membro diverso da quello a cui appartiene l’amministrazione aggiudicatrice, l’art. 56 tfUe osta all’applicazione di una normativa dello Stato membro, a cui appartiene tale amministrazione aggiudicatrice, che obblighi detto subappaltatore a versare ai propri lavoratori il salario minimo legale, in quanto tale disposizione costituisce un onere economico supplementare atto ad impedire, ostacolare o rendere meno attraenti la prestazione di servizi transfrontaliera.

Corte giustizia UE sez. IX, 18/09/2014, n.549

Distacco dei lavoratori

L’art. 3, par. 1, comma 1, lett. c), direttiva n. 96/71/Ce relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, deve essere interpretato nel senso che non osta all’integrazione nel salario minimo di elementi retributivi che non modificano il rapporto tra la prestazione del lavoratore, da un lato, e il corrispettivo da quest’ultimo percepito a titolo di retribuzione di tale prestazione, dall’altro. Spetta al giudice del rinvio verificare se ciò avvenga nel caso degli elementi retributivi di cui trattasi nel procedimento principale.

Corte giustizia UE sez. VII, 07/11/2013, n.522

Utile derivato dall’attività professionale

Ai fini dell’indennità di maternità spettante alle libere professioniste, a norma dell’art. 1, comma 2, della legge n. 379 del 1990, recepito, senza modifiche, dall’art. 70, comma 2, del d.lg. n. 151 del 2001, va preso in esame soltanto il reddito professionale «percepito e denunciato ai fini fiscali» nel secondo anno precedente a quello della domanda, corrispondente all’utile derivato dall’esercizio dell’attività professionale, e non i soli compensi percepiti, dovendosi ritenere una diversa interpretazione, oltre che in contrasto con il chiaro tenore letterale della norma, illogica, atteso che, ove le spese fossero superiori ai compensi, non vi sarebbe reddito da assoggettare ad imposta.

Né è configurabile, al riguardo, la violazione dei valori costituzionali sottesi agli articoli 3, 24 e 31 Cost., dovendosi escludere, da un lato, che la misura dell’indennità sia irrisoria, venendo la stessa commisurata all’entità del reddito (nel periodo considerato) senza che siano comunque trascurate le esigenze primarie di tutela – non potendo il relativo importo essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione calcolata nella misura pari all’80% del salario minimo giornaliero stabilito, per la qualifica di impiegato, dall’art. 1 del d.l. n. 402 del 1981, convertito, con modifiche, nella legge n. 537 del 1981, tabella A, e successivi decreti ministeriali di integrazione – mentre, dall’altro, la normativa (come rilevato dalla Corte cost. n. 3 del 1998) consente alla professionista, a differenza della lavoratrice subordinata, di scegliere liberamente modalità di lavoro compatibili con il prevalente interesse del figlio, attesa l’attribuzione del diritto all’indennità anche in assenza di astensione dal lavoro (fattispecie in materia di riconoscimento dell’indennità di maternità ad una notaia).

Cassazione civile sez. lav., 09/09/2008, n.23090

Pagamento della retribuzione minima

In forza dell’art. 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996 n. 96/71/CE, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, gli Stati membri provvedono in particolare affinché i lavoratori e/o i loro rappresentanti dispongano di procedure adeguate ai fini dell’esecuzione degli obblighi previsti dalla suddetta direttiva.

Tra tali obblighi rientra, come emerge dall’art. 3, n. 1, secondo trattino, lettera c), della direttiva di cui trattasi, l’obbligo di vigilare affinché le imprese garantiscano ai lavoratori distaccati nel loro territorio il pagamento della retribuzione minima. Ne discende che gli Stati membri devono controllare, in particolare, che i lavoratori distaccati dispongano di procedure adeguate per poter effettivamente conseguire un salario minimo.

Corte giustizia UE sez. II, 12/10/2004, n.60

Contratto collettivo 

Costituisce ingiustificata restrizione della libera prestazione di servizi la circostanza che un datore di lavoro nazionale possa, stipulando un contratto collettivo aziendale, stabilire livelli salariali inferiori alla retribuzione minima fissata con un contratto collettivo dichiarato di applicazione generale, mentre ciò non è possibile per un datore di lavoro stabilito in un altro Stato membro.

Con riferimento alla protezione dei lavoratori i quali siano distaccati in ambito transnazionale, è compito delle autorità o dei giudici nazionali verificare – al fine della valutazione circa la compatibilità della regolamentazione nazionale che prevede un salario minimo rispetto agli art. 59 e 60 (divenuti 49 e 50) del trattato Ce – se tale regolamentazione, considerata in maniera oggettiva, assicuri la protezione dei lavoratori medesimi.

Corte giustizia UE sez. V, 24/01/2002, n.164

Contenuti contrattuali in contrasto con i diritti dei lavoratori

Non configura condotta antisindacale ex art. 28 l. n. 300 del 1970, la proposta di trattative, avanzata dal datore di lavoro al sindacato, su contenuti contrattuali in aperto contrasto con i diritti dei lavoratori inderogabilmente tutelati dalla legge o dal contratto collettivo (nella specie, relativi al salario minimo e alle ferie).

Tribunale Milano, 26/02/1999

Determinazione dei salari minimi ai fini contributivi

In relazione all’art. 4 l. 29 dicembre 1987 n. 546, che fissa la misura dell’indennità giornaliera di maternità spettante alle lavoratrici autonome artigiane ed esercenti attività commerciali con riferimento alla disciplina di determinazione dei salari minimi ai fini contributivi di cui all’art. 1 d.l. 29 luglio 1981 n. 402, conv. con modificazioni dalla l. 26 settembre 1981 n. 537 (disciplina comprensiva di un meccanismo di adeguamento automatico annuale basato sulle variazioni automatiche delle pensioni, salvo revisioni triennali da effettuarsi con decreto ministeriale con riferimento alla dinamica dei minimi dei contratti collettivi nazionali), non sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 7 comma 1, l. 11 novembre 1983 n. 638, che prevedono, limitatamente ad alcune categorie, che i minimi contributivi non possano, comunque, essere inferiori ad una determinata percentuale (successivamente aumentata con l’art. 1 comma 2, d.l. 9 ottobre 1989 n. 338, conv. con modificazioni in l. 7 dicembre 1989 n. 389) del trattamento minimo mensile di pensione; nè è configurabile, per la diversità di situazioni, una disparità di trattamento, rilevante ai sensi dell’art. 3 cost., rispetto ai trattamenti di maternità previsti a favore delle lavoratrici subordinate, ovvero per le donne iscritte a casse di previdenza e assistenza per liberi professionisti (per le quali ultime, peraltro, il trattamento minimo è analogicamente commisurato al salario minimo giornaliero stabilito dall’art. 1 d.l. n. 402 del 1981 cit.).

Cassazione civile sez. lav., 27/07/1996, n.6798

Salario minimo previsto dal Ccnl del settore

Il salario minimo previsto dal CCNL del settore costituisce il parametro per la sua determinazione sufficiente ai sensi dell’art. 36 Cost. in ogni caso in cui non ci sia prova dell’applicazione di fatto del contratto collettivo ovvero dell’appartenenza del lavoratore e del datore di lavoro ad una delle categorie firmatarie del contratto. Il pretore ha ritenuto il diritto allo straordinario, al TFR e alla tredicesima, ma non anche alla quattordicesima configurata come istituto contrattuale.

Pretura Sassari, 28/07/1993

Distacco transnazionale e tariffe minime salariali

L’art. 3, §§ 1 e 7, della direttiva 96/71/Ce, letto alla luce degli art. 56 e 57 tfUe, deve essere interpretato nel senso che: – esso non osta a un calcolo del salario minimo orario e/o a cottimo, basato sull’inquadramento dei lavoratori in gruppi retributivi, come previsto dai pertinenti contratti collettivi dello Stato membro ospitante, purché tale calcolo e tale inquadramento siano effettuati sulla base di norme vincolanti e trasparenti, accertamento questo che spetta al giudice nazionale; – un’indennità giornaliera, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, deve essere considerata come facente parte integrante del salario minimo a condizioni identiche a quelle cui è subordinata l’inclusione di tale indennità nel salario minimo versato ai lavoratori locali in occasione di un loro distacco all’interno dello Stato membro interessato; – un’indennità per il tragitto giornaliero, che è versata ai lavoratori a condizione che la durata del tragitto giornaliero che essi effettuano per recarsi sul loro luogo di lavoro e per fare da esso ritorno ecceda un’ora, deve essere considerata come facente parte integrante del salario minimo dei lavoratori distaccati, sempreché tale condizione sia soddisfatta, accertamento questo che spetta al giudice nazionale; – l’accollo dei costi di alloggio di tali lavoratori non deve essere considerato un elemento del salario minimo degli stessi; – un’indennità concessa sotto forma di buoni pasto distribuiti ai suddetti lavoratori non deve essere considerata come facente parte integrante del salario minimo degli stessi; – la gratifica per ferie che deve essere accordata ai lavoratori distaccati per la durata minima delle ferie annuali retribuite corrisponde al salario minimo cui tali lavoratori hanno diritto durante il periodo di riferimento.

Corte giustizia UE sez. I, 12/02/2015, n.396



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4 Commenti

  1. Sul salario minimo il Governo ci riprova e riapre il cantiere a cui lavorava da oltre un anno con i sindacati e in Parlamento. Una partita complicata e costosa, quella che vorrebbe stabilire a 9 euro lordi il salario minimo orario, giocata al rallentatore, senza strappi, ma che negli ultimi mesi si era di fatto bloccata, ostaggio del deterioramento del clima tra Lega e M5S.

  2. Il Governo promette forti cambiamenti in materia di salario minimo anche per lavoratori non dipendenti e professionisti. Ora, alla luce della nuova maggioranza con il Pd, da sempre favorevole ad un intervento sui minimi per i quali aveva presentato un proprio Ddl, il Governo riparte e il nuovo ragionamento messo nero su bianco dal premier Conte nel suo discorso programmatico alla Camera apre di fatto alle richieste dei sindacati e lega il salario minimo a quanto previsto dai contratti collettivi nazionale.

  3. «Riduzione delle tasse e lavoro sono in sintonia con le nostre rivendicazioni ma siamo, invece, decisamente preoccupati per le lacune in materia di previdenza e di rinnovi contrattuali. Non vorremmo che si commettessero errori del passato: i pensionati non sono il bancomat del Paese e le loro pensioni vanno rivalutate; i contratti dei lavoratori dipendenti devono essere rinnovati presto e bene», ha detto il leader Uil Carmelo Barbagallo.

  4. La proposta del salario minimo ha ricevuto molte critiche dai costituzionalisti che non vedono di buon grado la modifica della nostra Costituzione (come già era successo con Renzi). Questo perché è già la nostra carta fondamentale a disciplinare la determinazione del reddito dei lavoratori e ad attribuire ai sindacati il potere di rappresentate unitariamente in proporzione ai propri iscritti contratti collettivi con efficacia obbligatoria (erga omnes) per i lavoratori delle diverse categorie.

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