Addio mantenimento all’ex moglie che non ha voglia di fare nulla

28 Gennaio 2020 | Autore:
Addio mantenimento all’ex moglie che non ha voglia di fare nulla

L’assegno divorzile non spetta se il richiedente non dimostra di essersi attivato per cercare un lavoro, a meno che non sia impossibilitato a farlo.

L’assegno di mantenimento non deve andare a fannulloni e pelandroni. Chi non ha voglia di fare nulla, e dopo la fine del matrimonio non si dà da fare per cercare un lavoro, deve dire addio a questo beneficio economico, che altrimenti sarebbe ingiustificato.

Dunque, niente assegno divorzile all’ex coniuge che non ha un lavoro e non prova di essersi attivato per cercarlo, secondo le sue condizioni e nei limiti delle sue concrete possibilità. Lo ha stabilito il Tribunale di Napoli in una recente sentenza [1] richiamando l’orientamento già espresso dalla Corte di Cassazione in proposito: per avere diritto all’assegno bisogna dimostrare non solo l’inadeguatezza dei propri mezzi economici ma anche l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Inadeguatezza dei mezzi significa, secondo il tribunale napoletano, non autosufficienza economica, ed era questo il caso della signora 54 enne che aveva richiesto ai giudici la corresponsione dell’assegno da parte dell’ex marito (un medico con un reddito imponibile accertato di quasi 100 mila euro annui, successivamente ridotto per cambiamento di incarichi professionali e abbandono della docenza universitaria).

Ma questo, secondo i giudici napoletani, non basta: per evitare il «rischio di creare rendite di posizione» occorre che l’ex coniuge – a meno che non sia assolutamente incapace a procurarsi mezzi economici – debba attivarsi nella ricerca di un lavoro. I giudici lo definiscono «principio di autoresponsabilità» di ciascuno degli ex coniugi e si riportano all’insegnamento in proposito della Cassazione [2] che già da tempo dice addio al mantenimento per la ex moglie che può lavorare.

«La funzione dell’assegno divorzile non è quella di ricostituire il tenore di vita coniugale, ma principalmente di assistere il coniuge privo incolpevolmente di mezzi adeguati», proclama un’altra e ancor più recente sentenza della Suprema Corte [3].  Fin qui i principi generali; ma cos’era successo nel caso specifico e perché l’assegno è stato rifiutato?

Ecco come il Tribunale ha stabilito che la donna fosse in grado di lavorare ma non si era attivata per farlo: vero è che aveva più di 50 anni (un’età non facile per cercare un nuovo lavoro) ed era priva di fonti proprie di reddito, ma risultava che era iscritta all’Università, facoltà di medicina, ed era fuori corso da ben 24 anni. Inoltre – osservano i giudici «non ha mai lavorato né è stato dedotto che abbia mai cercato lavoro, non essendo nemmeno iscritta al Collocamento provinciale».

Approfondendo l’esame sulla vita trascorsa dalla signora, i giudici rilevano che si sposò quando era già da 11 anni fuori corso, mentre il marito era già a quel tempo un professionista affermato. E, soprattutto, nel corso del giudizio per ottenere l’assegno di mantenimento, la richiedente si è limitata a richiamare «la propria condizione di “studentessa universitaria“, senza nemmeno dedurre di aver ripreso gli studi e di aver fatto ulteriori esami o di avere cercato un inserimento nel mondo del lavoro».

Strada chiusa dunque per ottenere l’assegno: durante tutto il periodo di 8 anni trascorsi dal momento della separazione coniugale, «è rimasta inerte, senza alcun impegno alla conclusione degli studi universitari né alla ricerca di un lavoro». E non ha fornito neanche la prova di aver contribuito, con la propria attività familiare, all’accrescimento del patrimonio coniugale, permettendo al marito di dedicarsi maggiormente alla professione, o di aver rinunciato ella stessa a proprie aspirazioni lavorative per consentire al marito di realizzare le sue. Al contrario, l’ex marito ha dimostrato che l’intero apporto di beni patrimoniali e di mezzi economici proveniva da lui.

Così la “studentessa matura” che non era impossibilitata a lavorare, ma non si era mai attivata per farlo ha visto bocciata dal tribunale la sua richiesta di ottenere l’assegno divorzile, che nel suo caso – osservano i giudici napoletani – avrebbe costituito una «rendita parassitaria». Leggi anche quando spetta l’assegno divorzile e assegno di divorzio: diritto solo in 4 casi.


note

[1] Tribunale di Napoli, sentenza n. 6861/19 del 27 settembre 2019.

[2] Cass. sent. n.11504/2017.

[3] Cass. sent. n.10782/19 del 17 aprile 2019.


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5 Commenti

  1. Perché non cercate di far creare una legge riguardante le case di proprietà? Secondo voi è giusto, che solo perché ci sono i figli un uomo a 40 anni sia costretto a vivere in macchina o dai genitori pur essendo proprietario di casa, di cui ancora ne paga il mutuo? A causa di questa grossa spesa non può nemmeno cercarsi un’altra casa perché tra rata di mutuo e condominio i soldi, rispetto allo stipendio percepito, sono troppo pochi per potersi permettere un affitto.
    AIUTATECI!

    1. Come sono io separato mandato sono andato via sono dovuto tornare dai miei genitori seno ero in strada perché sono dissucupato non posso fare niente nemmeno ise perche nessuno mia aiutato cercami una casa non posso portarmi la residenza cello da i miei genitori anche quella mi anno fatto portare via la legge infavore di loro noi niente noi in strada cercate di aiutare pure noi grazie

  2. Scusate, ma questa Signora magari è stata casalinga una vita, ha accudito i figli, casa, spesa… magari lo ha voluto il
    Marito che facesse la casalinga visto che lui guadagnava bene … e ora lei a 50 anni, si deve dare da fare a cercare lavoro ? Ma non lo troviamo noi di 30 anni , figuriamoci lei… che assurdità ! È vero che non la può mantenere a vita, però bisogna vedere a 360 gradi…

    1. Scusate, magari questa signora la pure tradito e pretende stipendio casa e figli…..
      E se non da meno a casa pagata dal marito ci vive col nuovo compagno…
      E se non fosse un medico affermato con un reddito da 100.000€ ma un comune operaio con 30.00€ ?

    2. Mi scusi , ma a meno che la signora sia stata costretta a separarsi per il venir meno dei patti matrimoniali (art.143cc) da parte del marito e sia in condizioni di disagio economico e lavorativo , il divorzio scinde ogni legame , pertanto ognuno per la propria strada, se ha scelto di fare la casalinga, che non è un obbligo e tanto meno necessità visto che ognuno dei coniugi può fare le faccende di casa ed accudire i figli pariteticamente, si adeguerà a quello che può offrire il mercato del lavoro, a maggior ragione se ha chiesto la separazione semplicemente perchè non più “innamorata” . Non prendiamoci in giro, spesso ripiegare per stare a casa è un modo per scaricare gli oneri lavorativi a qualcun altro e poi magari fargli pagare pure le conseguenze, scolliamoci comodi stereotipi e non pensiamo al matrimonio come una rendita vitalizia.

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