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Invalidità permanente: ultime sentenze

17 Febbraio 2020
Invalidità permanente: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: grado di invalidità permanente determinato da una lesione all’integrità psico-fisica; onere della prova gravante sul danneggiato; risarcimento danno e preesistenza della malattia; spese di assistenza personale future.

Danno permanente alla salute: il risarcimento previsto dalla legge

In presenza di un danno permanente alla salute, costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione di una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico e la attribuzione di una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi di cui è già espressione il grado percentuale di invalidità permanente (quali i pregiudizi alle attività quotidiane, personali e relazionali, indefettibilmente dipendenti dalla perdita anatomica o funzionale: ovvero il danno dinamico-relazionale).

In presenza di un danno permanente alla salute – infatti – la misura standard del risarcimento previsto dalla legge o dal criterio equitativo uniforme adottato dagli organi giudiziari di merito (oggi secondo il sistema cosiddetto “del punto variabile”) può essere aumentata solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale e affatto peculiari.

Le conseguenze dannose – in particolare – da ritenersi normali e indefettibili secondo l’id quod plerumque accidit (ovvero quelle che qualunque persona con la medesima invalidità non potrebbe non subire) non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28988

Danno patrimoniale futuro ed onere della prova 

In tema di danno patrimoniale futuro il grado di invalidità permanente determinato da una lesione all’integrità psico-fisica non si riflette automaticamente, né tanto meno nella stessa misura, sulla riduzione percentuale della capacità lavorativa specifica e, quindi, di guadagno della stessa.

E’ onere del danneggiato , quindi, dimostrare la contrazione dei propri redditi dopo il sinistro, non potendo il giudice, in mancanza, esercitare il potere di cui all’art. 1226 c.c., perché esso riguarda solo la liquidazione del danno che non possa essere provato nel suo preciso ammontare, situazione che, di norma, non ricorre quando la vittima continui a lavorare e produrre reddito e, dunque, può dimostrare di quanto quest’ultimo sia diminuito.

Corte appello Bari sez. III, 28/11/2019, n.2493

Determinazione del grado di invalidità permanente

In tema di risarcimento del danno alla salute, la preesistenza della malattia in capo al danneggiato costituisce una concausa naturale dell’evento di danno ed il concorso del fatto umano la rende irrilevante in virtù del precetto dell’equivalenza causale dettato dall’art. 41 c.p. sicché di essa non dovrà tenersi conto nella determinazione del grado di invalidità permanente e nella liquidazione del danno.

Può costituire concausa dell’evento di danno anche la preesistente menomazione, vuoi “coesistente” vuoi “concorrente” rispetto al maggior danno causato dall’illecito, assumendo rilievo sul piano della causalità giuridica ai sensi dell’art. 1223 c.c.. In particolare, quella “coesistente” è, di norma, irrilevante rispetto ai postumi dell’illecito apprezzati secondo un criterio controfattuale (vale a dire stabilendo cosa sarebbe accaduto se l’illecito non si fosse verificato) sicché anche di essa non dovrà tenersi conto nella determinazione del grado di invalidità permanente e nella liquidazione del danno; viceversa, secondo lo stesso criterio, quella “concorrente” assume rilievo in quanto gli effetti invalidanti sono meno gravi, se isolata, e più gravi, se associata ad altra menomazione (anche se afferente ad organo diverso) sicché di essa dovrà tenersi conto ai fini della sola liquidazione del risarcimento del danno e non anche della determinazione del grado percentuale di invalidità che va determinato comunque in base alla complessiva invalidità riscontrata in concreto, senza innalzamenti o riduzioni.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28986

Postumi permanenti da lesione

L’invalidità permanente costituisce uno stato menomativo, stabile e non remissibile, che si consolida soltanto all’esito di un periodo di malattia e non può quindi sussistere prima della sua cessazione.

Cassazione civile sez. III, 07/11/2019, n.28614

Modalità di liquidazione del danno patrimoniale

Il danno consistente nelle spese per assistenza personale, patito dalla vittima di lesioni personali, va liquidato ai sensi dell’art. 1223 c.c. stimando il costo presumibile delle prestazioni di cui la vittima avrà bisogno in considerazione delle menomazioni da cui è afflitta, rapportato alla durata presumibile dell’esborso.

Il risarcimento così determinato è dovuto per intero, senza alcuna riduzione percentuale corrispondente al grado di invalidità permanente patito dal danneggiato.

Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, n.17815

Vittime del dovere 

Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità. Il comma 563, punto c), dell’art. 1 della legge citata non prevede come necessario il ricorrere d’un rischio specifico diverso da quello insito nelle ordinarie funzioni istituzionali, bastando anche soltanto che l’evento dannoso si sia verificato – fra gli altri casi – nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari.

Corte appello Milano, 03/06/2019, n.549

Prognosi di durata della vita del soggetto danneggiato

In tema di danno futuro causato da invalidità permanente, ai fini della liquidazione rileva non la speranza di vita media nazionale ma la prognosi di durata della vita dello specifico soggetto danneggiato.

(In applicazione del principio, la S.C., in fattispecie nella quale il danneggiato aveva chiesto il risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti ad un sinistro stradale in cui era rimasto coinvolto riportando gravi lesioni personali, ha ritenuto esente da critiche la sentenza che aveva proceduto alla liquidazione moltiplicando l’importo annuale delle spese mediche dovute per assistenza fisioterapica per la prognosi di durata della vita, calcolata in misura pari a 35 anni).

Cassazione civile sez. VI, 30/04/2019, n.11393

Invalidità permanente del 100%

Vita e salute sono beni distinti e, dunque, il pregiudizio subito dalla vittima in caso di morte sul colpo o seguita alle lesioni dopo breve lasso di tempo è la perdita della vita, che non costituisce la massima offesa della salute e che, dunque, non dà luogo a un diritto risarcitorio trasmissibile agli eredi quantificabile a partire dall’ipotesi di una invalidità permanente del 100%.

Cassazione civile sez. III, 13/02/2019, n.4146

Menomazione della capacità lavorativa specifica

Nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica e il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi.

La liquidazione di detto danno può avvenire attraverso il ricorso alla prova presuntiva, allorché possa ritenersi ragionevolmente probabile che in futuro la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe altrimenti conseguito in assenza dell’infortunio.

Cassazione civile sez. III, 08/02/2019, n.3724

Grado di invalidità permanente espresso dal medico legale

In tema di risarcimento dei danni, il grado di invalidità permanente espresso da un medico legale esprime la misura in cui il pregiudizio alla salute incide su tutti gli aspetti della vita quotidiana della vittima, restando preclusa la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona, quali il danno alla vita di relazione e alla vita sessuale, il danno estetico e il danno esistenziale.

Soltanto in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione.

Tribunale Nuoro, 18/10/2018, n.541



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3 Commenti

  1. L’assicurazione risarcisce il danno all’infortunato, vittima del sinistro, decurtando però la pensione d’invalidità civile che gli erogherà l’Inps.

  2. Nel momento in cui si subisce un incidente coperto da assicurazione (tipico è quello da circolazione stradale), la compagnia è chiamata a risarcire tutti i danni patiti dall’infortunato. In prima linea, ci sono i danni patrimoniali, tutte le spese derivate dal sinistro: medicine, trattamenti chirurgici e fisioterapici, visite mediche specialistiche, la perdita o la riduzione dei guadagni conseguenti all’infortunio.

  3. l’invalidità permanente è sicuramente risarcita in modo maggiore di un’invalidità temporanea, destinata a guarire. Ma è proprio all’invalidità permanente che spesso l’Inps ricollega trattamenti assistenziali come la pensione di invalidità civile. Ed è appunto su questo profilo che si può innestare la motivazione dell’assicurazione di ridurre il risarcimento: dal risarcimento dovuto dalla compagnia alla vittima del sinistro stradale bisogna detrarre quanto l’Inps ha liquidato e liquiderà per l’invalidità parziale permanente, vale a dire la pensione civile.

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