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Il Fisco può tassare versamenti e prelievi di un imprenditore?

1 Febbraio 2020
Il Fisco può tassare versamenti e prelievi di un imprenditore?

Sono un imprenditore. Ho ricevuto, a seguito di attività ispettiva della Guardia di Finanza, un avviso di accertamento in cui vengono recuperati a tassazione degli importi relativi a prelievi e versamenti da me eseguiti sul mio conto corrente. L’Agenzia delle Entrate può farlo?

Dalla documentazione da lei fornita emerge chiaramente che le contestazioni della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate relative agli importi da lei specificati si basano sull’articolo 32 del decreto del presidente della repubblica n. 600 del 1973.

Questa norma consente al Fisco:

  • di chiedere dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto o operazione effettuata dal contribuente attraverso qualunque intermediario finanziario (ad esempio, banche);
  • di poter poi mettere i dati ed elementi acquisiti (relativi ai rapporti o alle operazioni bancarie di prelievo e versamento) alla base di rettifiche e di accertamenti se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta (Irpef) oppure che non hanno rilevanza ai fini della determinazione del reddito soggetto ad imposizione;
  • di poter considerare come se fossero ricavi (se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta -Irpef – oppure se non dimostra che non hanno rilevanza per determinare il reddito da tassare) e poi porli a base di rettifiche e accertamenti, anche i prelievi per importi superiori a euro 1.000,00 (mille) giornalieri e, comunque, a euro 5.000,00 (cinquemila) mensili eseguiti nell’ambito dei rapporti e delle operazioni intrattenuti o effettuati con le banche se il contribuente non ne indica il beneficiario e se non risultano comunque dalle scritture contabili (questo limite di importo è stato introdotto solo a partire dall’entrata in vigore del decreto legge n. 193 del 2016 e non si applica, quindi, ai prelievi precedenti al 3 dicembre 2016).

In sostanza, a seguito dell’attività ispettiva della Guardia di Finanza, le vengono contestati (in base all’articolo 32 del d.p.r. n. 600/1973) una serie di movimenti bancari che il Fsco, nell’avviso di accertamento emesso successivamente ai verbali della Guardia di Finanza, ha recuperato come base imponibile da assoggettare ad imposta (cioè da tassare) perché lei non ha dimostrato (ma potrà farlo in sede di giudizio) che di queste somme prelevate e versate ha tenuto conto per determinare il suo reddito da tassare o che quelle somme prelevate o versate non avevano alcun rilievo per determinarlo.

In pratica l’articolo 32 del d.p.r. 600 del 1973 mette a carico del contribuente l’onere di dimostrare che quelle operazioni (versamenti e prelievi) o erano senza alcun rilievo per determinare il proprio reddito da tassare o che egli ne ha tenuto conto per determinarlo.

In particolare per i prelievi, se essi non risultano dalle scritture contabili, il contribuente deve indicare chi ne sia il beneficiario per evitare che essi vengano recuperati dal fisco come base imponibile da tassare (a meno che il contribuente non dimostri o che erano senza alcun rilievo per determinare il reddito da assoggettare ad imposta o che di essi ha tenuto conto per determinarlo).

Solo per i prelievi effettuati dal 3 dicembre 2016 in poi vale il limite di mille euro giornalieri e, comunque, di cinquemila euro mensili al di sotto del quale non si applica la regola per cui tocca al contribuente indicare chi sia il beneficiario di tali prelievi se essi non risultano dalle scritture contabili e dimostrare o che erano senza alcun rilievo per determinare il reddito da assoggettare ad imposta o che di essi ha tenuto conto per determinarlo.

Quindi alle operazioni di movimentazione bancaria (versamenti e prelievi) precedenti al 3 dicembre 2016 si applica sempre (qualunque sia il loro importo) la regola che mette a carico del contribuente (anche imprenditore) l’onere di dimostrare o che erano senza alcun rilievo per determinare il reddito da assoggettare ad imposta o che di tali operazioni egli ha tenuto conto per determinarlo (in mancanza di questa prova quegli importi sono considerati imponibile soggetto a tassazione).

Se, dunque, lei riuscirà a dimostrare nel giudizio avviato (giudizio di impugnazione dell’avviso di accertamento) che quei versamenti e quei prelievi non avevano alcun rilievo per determinare il suo reddito da tassare oppure che lei ne ha tenuto conto per determinare il reddito soggetto ad imposta, allora il suo ricorso sarà accolto almeno per questa specifica contestazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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