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Cosa non fare con i soldi contanti

29 Gennaio 2020
Cosa non fare con i soldi contanti

Operazioni che insospettiscono l’Agenzia delle Entrate: quando si ha denaro di cui non si riesce a dimostrare la provenienza bisognerebbe stare attenti a questi usi.

La criminalizzazione dei contanti ha portato a chiedersi come utilizzare il cash senza violare la legge: legge che sembra porre obblighi e divieti da tutte le parti. Negli ultimi anni, peraltro, il tetto all’uso del contante è cambiato più volte ed è facile disorientarsi. Sembra una caccia alle streghe, tra adempimenti collegati alle detrazioni fiscali, limiti posti dalla normativa antiricilaggio, precauzioni rivolte ad evitare controlli dell’Agenzia delle Entrate. Ecco allora, in un unico articolo, cosa non fare con i soldi contanti.  

Versamenti sul conto corrente

La prima cosa da non fare con i soldi contanti sono i versamenti sul conto corrente quando la provenienza del denaro non può essere dimostrata – anche a distanza di molti anni – con una prova documentale avente data certa. 

Matteo ha ricevuto, in tre anni, una serie di donazioni in denaro dai genitori e altri parenti. In più, ha accumulato 5mila euro per alcuni lavoretti non dichiarati. In tutto, ha 10mila euro. Vorrebbe così aprire un conto corrente dove depositare il denaro. Senonché, si chiede quali rischi correrebbe se un giorno l’Agenzia delle Entrate dovesse chiedergli spiegazioni sulla provenienza dei soldi.

Il Testo unico sulle imposte sui redditi stabilisce una “presunzione” a favore dell’Agenzia delle Entrate: quest’ultima non ha bisogno di prove per dimostrare l’evasione fiscale del contribuente tutte le volte che il denaro versato sul conto corrente non sia anche riportato nella sua dichiarazione dei redditi e questi non ne riesca a dimostrare la fonte. Dimostrazione che va data con un documento avente data certa. 

Quindi, se il contribuente ha come dimostrare i contanti, può versarli sul conto, altrimenti farà bene a tenerli a casa o a versarli in una cassetta di sicurezza bancaria.

Spese da non fare con i contanti

Siccome i soldi sono fatti per essere spesi, ci si chiede cosa acquistare con i contanti non dichiarati per evitare di generare sospetti in capo al Fisco. In generale, l’Agenzia delle Entrate può controllare tutte le spese che superano il 20% del reddito dichiarato. Quindi, se i contanti eccedono di poco la dichiarazione dei redditi non c’è di che preoccuparsi. In tutti gli altri casi, bisognerà evitare:

  • acquisti di beni di lusso come case e auto;
  • acquisti di beni per i quali viene richiesto il codice fiscale dell’acquirente (si tratta, infatti, di operazioni che vengono comunicate all’Agenzia delle Entrate) come ad esempio: contratti di affitto, polizze assicurative, ricariche telefoniche, utenze domestiche, viaggi, spese fatturate, spese mediche, ecc. Al contrario, tutte le spese a fronte delle quali viene emesso il semplice scontrino non possono essere oggetto di controllo (lo scontrino è, infatti, anonimo).

Insomma, a parte le spese non tracciate, bisognerebbe evitare di utilizzare i contanti per mantenere un tenore di vita superiore alle proprie possibilità, poiché diversamente potrebbe scattare un accertamento fiscale tramite redditometro.

Peraltro, il Fisco è ora abituato a controllare il tenore di vita dei contribuenti anche dalle foto postate sui social: se dovessi andare alle Maldive con i contanti non dichiarati, stai attento a pubblicare le immagini su Facebook o Instagram perché potrebbero essere usate dall’Agenzia delle Entrate come dimostrazione dell’evasione.

Pagamenti per prestazioni mediche private

Per usufruire delle detrazioni fiscali del 19% sulle spese mediche bisogna sempre pagare con carta di credito, bancomat o assegno. Non si può pagare, ad esempio, il dentista in contanti: non che ciò sia vietato, ma si perdono i benefici fiscali. 

I contanti sono ancora ammessi per l’acquisto di:

  • medicine in farmacia o parafarmacia;
  • dispositivi medici in farmacia o parafarmacia;  
  • medicinali da banco (ad esempio, antipiretici o antidolorifici) o medicinali omeopatici sia che già avvenga in farmacia o parafarmacia;
  • prestazioni mediche rese da strutture convenzionate.

Ristrutturazioni a casa

Le spese eseguite per le ristrutturazioni a casa, sia per l’acquisto dei materiali che per le fatture emesse dalla ditta di lavori edili, vanno pagate con bonifico parlante e non con contanti. Diversamente, non si può godere delle detrazioni fiscali.

Donazioni, prestiti e pagamenti superiori al tetto di contanti

La legge sull’antiriciclaggio fissa dei limiti all’uso dei contanti che sono spesso aggiornati. 

Dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, il tetto all’uso di contanti è pari a 1.999,99 euro. Non si possono, quindi, fare in contanti né pagamenti, né prestiti, né donazioni (neanche tra familiari conviventi) a partire da 2.000 euro in su, dovendosi optare per strumenti tracciabili (bonifici, assegni, carte di debito e carte di credito).

Dal 1° gennaio 2022, il tetto scende a 1.000 euro. 

Per le violazioni, si rischiano multe da 2.000 a 50mila euro a seconda dell’importo trasferito.

Prelievi dal conto corrente

Al contrario dei versamenti, che come visto sono soggetti a controlli, i prelievi invece sono liberi. Tuttavia, a partire da 10mila euro di prelievo di contanti nell’arco del mese, la banca può inviare una segnalazione alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria che poi, valutate le circostanze, deciderà se comunicare il fatto alla Procura della Repubblica. Ma devono sussistere indizi di un reato grave come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico o il contrabbando, la criminalità organizzata, ecc.

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