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In quali casi si può bloccare un assegno?

20 Febbraio 2020 | Autore:
In quali casi si può bloccare un assegno?

E’ possibile bloccare l’incasso di un assegno solo se sono trascorsi i termini per la presentazione oppure in caso di smarrimento/furto.

Diversi sono i casi in cui si potrebbe avere la necessità di bloccare un assegno già emesso. Si pensi a chi un po’ avventatamente, ha pagato in anticipo per un bene o un servizio mai ricevuto oppure a colui che nel compilare l’assegno, commette un errore in ordine alla data o al luogo di emissione oppure al soggetto il quale dopo avere effettuato un acquisto con tale documento, ci ripensa e ne vorrebbe fermare il pagamento. Senza dimenticare i casi di chi smarrisce o subisce un furto del carnet degli assegni. Bisogna, però, fare una distinzione perché non in tutte le ipotesi sopra descritte è consentito annullare un assegno. Perciò, in quali casi si può bloccare un assegno è un argomento utile da conoscere qualora si volesse farlo nei tempi previsti e con le modalità consentite.

Cos’è un assegno 

L’assegno bancario è uno strumento di pagamento sostitutivo del contante, con il quale il titolare di un conto corrente (traente) ordina alla propria banca (trattario) di versare una determinata somma di denaro a favore di un’altra persona (beneficiario).

L’assegno, fino a qualche anno fa, era molto utilizzato. Attualmente, è stato sostituito da altri sistemi come, ad esempio, dal bonifico bancario. Tuttavia, continua ad essere adoperato soprattutto da chi, avendo poca dimestichezza con le nuove tecnologie, preferisce pagare con questo mezzo piuttosto che in altri modi.

Come funziona l’assegno

L’assegno è un documento prestampato sul quale è riportata la denominazione “assegno bancario” e il nome della banca che lo ha fornito.

Contestualmente all’apertura di un conto corrente o anche in un momento successivo, è possibile stipulare un’apposita convenzione con il proprio istituto di credito e ottenere un libretto (carnet) di assegni. Un carnet, di solito, contiene 10 o 20 assegni, staccabili e numerati progressivamente.

Se la banca presso la quale si è correntisti, autorizza ad effettuare pagamenti tramite assegni, bisogna depositare la propria firma su un apposito modulo. L’istituto potrà così verificare l’autenticità della firma apposta sugli assegni che verranno presentati per l’incasso.

Come si compila un assegno

L’assegno bancario, per potere essere riscosso, deve essere compilato correttamente in tutte le sue parti.

Nello specifico, devono essere indicati:

  1. il luogo ovvero il Comune nel quale si sta emettendo l’assegno;
  2. la data di emissione (giorno, mese e anno);
  3. l’importo sia in cifre sia in lettere sempre con due decimali anche se di importo pari a zero;
  4. il nome del beneficiario, che indica la persona o la società in favore della quale viene disposto l’ordine di pagamento;
  5. la firma del correntista, che è l’atto di sottoscrizione dell’ordine di pagamento.

In particolare, bisogna fare attenzione alla data in quanto dal giorno di emissione comincia a decorrere il termine di scadenza per la riscossione.

Come si incassa un assegno

Per incassare un assegno il beneficiario può recarsi presso la propria banca e:

  • versarlo sul conto corrente;
  • oppure cambiarlo in contanti.

In alternativa, può recarsi direttamente presso uno qualsiasi degli sportelli dell’istituto di credito che lo ha emesso, chiedendo di cambiare la somma ivi riportata in contanti.

In questo caso, il beneficiario deve presentare all’addetto al pagamento, un documento di riconoscimento in corso di validità ed il codice fiscale.

E’ possibile bloccare un assegno non correttamente compilato?

Se il titolare del conto corrente compie degli errori nella compilazione di un assegno – scrive erroneamente il nome del beneficiario oppure indica una cifra sbagliata, ecc. – non può comunque bloccarne la riscossione. Infatti, non può recarsi presso la propria banca e chiedere che al beneficiario non venga pagato l’assegno. Può se mai, rivolgersi ad un avvocato il quale tenterà di fermarne l’incasso.

Si prenda il caso del traente che sbaglia ad indicare la somma da pagare, cioè scrive sull’assegno 6.000 euro anziché 5.000 euro. Il beneficiario è, comunque, legittimato a riscuotere la maggior somma a meno che non riconosca l’errore e consegni al traente i 1.000 euro in più riscossi.

Se, invece, il beneficiario trattiene tutta la somma, il traente può iniziare una causa per indebito arricchimento. A tal fine deve però, dimostrare che la somma effettivamente dovuta era di 5.000 euro e non di 6.000 euro, presentando ad esempio il contratto di compravendita.

E’ possibile bloccare un assegno correttamente compilato?

In linea di principio, anche bloccare un assegno correttamente compilato e consegnato al beneficiario non è consentito al soggetto che lo ha emesso.

E’ vero che con l’assegno il correntista ordina alla propria banca di versare al beneficiario la somma indicata, ma è altrettanto vero che quest’ordine non può essere revocato, tranne che in un caso specifico.

La revoca, infatti, è possibile solo quando il beneficiario non incassa l’assegno entro i tempi previsti dalla legge in materia [1]. In parole più semplici, l’assegno per essere riscosso, deve essere presentato in banca entro termini ben precisi.

A tal fine, occorre distinguere:

  • se si tratta di un assegno su piazza, cioè pagabile nello stesso Comune dove è stato emesso e dove ha sede la banca che ha rilasciato il carnet, lo stesso si può riscuotere entro 8 giorni dalla sua emissione;
  • se invece, si tratta di un assegno fuori piazza, ovvero che si può incassare in un Comune diverso da quello di emissione, il termine per la presentazione è di 15 giorni dall’emissione.

Decorsi tali termini, il traente può revocare l’assegno e la sua banca non può più effettuarne il pagamento. Pertanto, se il beneficiario si reca presso l’istituto di credito per riscuotere l’assegno dopo la scadenza del termine di presentazione, la banca può legittimamente rifiutarsi di pagare se il proprio cliente ha provveduto a revocare l’assegno. Se, invece, la banca dovesse pagare nonostante la revoca, sarà tenuta al risarcimento dei danni in favore del traente.

Viceversa, se i termini non sono ancora scaduti, anche se il correntista si rivolge alla propria banca e le ordina di non pagare l’assegno, la stessa non è tenuta a rispettare la richiesta.

In data 20 marzo, Tizio compila un assegno su piazza e lo consegna a Caio. Successivamente, sorgono dei contrasti tra i due e Tizio decide di fermarne il pagamento. Ordina, quindi, alla propria banca di non pagare più l’assegno. Se, però, Caio si presenta per l’incasso entro il 28 marzo, quindi, prima dello scadere del termine per la presentazione, l’istituto di credito non può rifiutarsi di pagare l’assegno. Se, invece, si presenta dopo la scadenza del termine, la banca può impedirne l’incasso. Lo stesso avviene nel caso di un assegno fuori piazza, laddove il termine da rispettare per la presentazione è di 15 giorni e non di 8.

Cosa può fare il beneficiario in caso di revoca dell’assegno

In caso di revoca, il beneficiario dell’assegno non perde il proprio diritto di credito, ma può agire:

  • con un pignoramento, nel termine di 6 mesi dalla data di emissione dell’assegno;
  • oppure con un decreto ingiuntivo, se sono trascorsi i 6 mesi dall’emissione dell’assegno.

Cosa succede se il termine scade e non vi è la revoca dell’assegno

Se il termine per la presentazione scade, ma il correntista non effettua alcuna revoca, l’assegno non risulta bloccato dopo la scadenza. Di conseguenza, la banca è obbligata a pagare la somma portata nel documento.

E’ possibile bloccare un assegno in caso di smarrimento o di furto?

Ipotesi diverse da quelle fino ad ora esaminate sono il furto e lo smarrimento di un assegno oppure del relativo libretto. In entrambi i casi, infatti, è consentito bloccare l’assegno/gli assegni chiamando o recandosi personalmente presso la propria banca.

Se ciò non fosse possibile, ad esempio, l’istituto bancario è chiuso perché si è oltre l’orario di apertura o si tratta di un giorno festivo, è opportuno telefonare immediatamente al numero verde per segnalare l’accaduto. All’operatore andrebbe comunicato il numero dell’assegno, rintracciandolo dalla matrice – la parte di assegno che rimane in possesso del traente dopo che lo ha consegnato – o il codice generale del blocchetto, che la banca stessa è in grado di fornire.

Contestualmente, bisogna presentare denuncia di smarrimento o di furto ai Carabinieri o alla polizia. Gli agenti rilasciano una copia della denuncia, che va consegnata in banca per dimostrare l’accaduto. L’assegno, quindi, viene formalmente bloccato. Pertanto, se il beneficiario si dovesse presentare per l’incasso non potrebbe riscuoterlo poiché il traente con la denuncia di smarrimento/furto ne ha fermato il pagamento.

Va precisato che se il traente presenta una falsa denuncia di furto/smarrimento al solo scopo di impedire il pagamento dell’assegno, compie un atto illecito. Infatti, la denuncia di furto comporta che se il beneficiario si reca in banca per incassare l’assegno, viene segnalato per ricettazione, ossia dell’acquisto di beni illecitamente sottratti a terzi. Per difendersi dall’accusa questi potrebbe presentare una querela per calunnia a carico del traente, dimostrando che, in realtà, è stato lui a consegnargli l’assegno compilato. Inoltre, il traente potrebbe essere accusato anche di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale.  

Se l’assegno/blocchetto rubato o smarrito dovesse essere ritrovato, il correntista deve recarsi presso le forze dell’ordine dove ha presentato la denuncia, per informarle del ritrovamento. In questo modo, l’assegno viene sbloccato e può essere riscosso.

In alternativa a quanto fino ad ora descritto, è possibile inviare alla banca una lettera raccomandata, con la quale la si invita a non pagare un determinato assegno perché è stato smarrito/rubato. E’ ovvio che in questo caso i tempi per il blocco sono più lunghi e meno immediati.

La missiva può essere inviata anche per chiedere la revoca dell’assegno qualora sia trascorso il termine per la presentazione.

Qual è il contenuto della missiva di blocco dell’assegno

La lettera di blocco di un assegno deve contenere l’indicazione:

  1. del mittente ovvero del titolare del conto corrente (nome, cognome, indirizzo);
  2. del destinatario, cioè dell’istituto bancario presso il quale il mittente è correntista (denominazione ed indirizzo);
  3. del tipo di missiva (raccomandata a/r);
  4. dell’oggetto della comunicazione (nello specifico vanno indicati il numero di conto corrente con l’intestazione, il numero dell’assegno e la data di emissione).

Inoltre, la missiva deve riportare:

  • la richiesta del blocco dell’assegno con la specificazione dei motivi (furto/smarrimento ovvero revoca per scadenza del termine per la presentazione);
  • il luogo, la data e la firma del correntista;
  • l’allegazione della copia delle denuncia di smarrimento/furto.

FAC SIMILE LETTERA DI BLOCCO ASSEGNO

Mittente:

Nome e indirizzo del titolare del conto

Destinatario:

Denominazione e indirizzo della Banca

Raccomandata a/r

Oggetto: Conto corrente n. …… intestato a ..………….. – Richiesta di blocco pagamento assegno n° .…….. emesso in data ……

Con la presente Vi richiedo di non provvedere al pagamento dell’assegno n°………. da me emesso a favore di ………… in data …….., per l’importo di euro ………. in quanto

– il suddetto assegno è stato rubato (oppure smarrito) in data …….., come da regolare denuncia sporta alle competenti autorità, di cui allego copia;

oppure

– in quanto sono decorsi i termini di legge per la presentazione all’incasso dell’assegno sopra indicato.

Resto in attesa di Vostro sollecito riscontro e mi riservo ogni ulteriore diritto.

Distinti saluti.

Luogo e data

Firma

Si allega copia denuncia smarrimento o furto dell’assegno.

note

[1] Art. 35, Regio Decreto n. 1736 del 21.12.1933.


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