Diritto e Fisco | Articoli

Busta paga amministratore

14 Febbraio 2020
Busta paga amministratore

L’amministratore di una società è, dal punto di vista dell’inquadramento giuridico, una figura ibrida e, in alcuni casi, può essere contestualmente anche un lavoratore dipendente.

Ti è stato proposto di svolgere la funzione di amministratore di una società? Vuoi sapere se devi pagare tasse e contributi sui compensi percepiti? L’inquadramento giuridico dell’amministratore di una società è una questione che ha sollevato, da sempre, profondi dubbi interpretativi. Infatti, spesso l’amministratore è anche un dipendente della stessa società mentre, in altri casi, è un consulente.

La società, al pari di ciò che deve fare con i dipendenti, deve comunque redigere, o con le proprie risorse interne o rivolgendosi ad uno studio paghe esterno, una busta paga amministratore. Infatti, la società deve comunque svolgere i compiti del sostituto d’imposta con riferimento alle tasse ed ai contributi previdenziali relativi al compenso dell’amministratore.

Come vedremo, dal punto di vista fiscale e previdenziale, la figura dell’amministratore è equiparata a quella del collaboratore coordinato e continuativo.

Chi è un amministratore?

L’amministratore è un soggetto che viene incaricato da una società di provvedere alla gestione sociale.

L’amministratore, che in base al modello organizzativo scelto dalla società può essere un amministratore delegato o un amministratore unico, è il vertice della società stessa, colui che provvede alla sua gestione ordinaria e che dirige l’intera struttura della società.

L’amministratore viene nominato con una delibera sociale e resta in carica per il periodo indicato nella delibera stessa. E’ sempre la delibera che decide quale compenso erogare all’amministratore per la sua attività.

Considerato che all’amministratore la società fissa degli obiettivi in termini di fatturato, posizionamento della società, vendite, dati economici sociali, etc. molto spesso il compenso dell’amministratore è, in parte, fisso e in parte variabile.

In questo modo, infatti, l’amministratore è stimolato a fare bene e a raggiungere i risultati fissati.

Inquadramento dell’amministratore

Molto spesso, capita che l’amministratore non sia un soggetto esterno alla società, ma una persona che già è assunto come dipendente presso la società, spesso come dirigente apicale.

D’altronde, la giurisprudenza è costante nell’affermare che è possibile che coesistano due rapporti distinti tra amministratore e società:

  • il rapporto organico, di tipo societario, per la funzione di amministratore;
  • il rapporto di lavoro subordinato.

In altri casi, sussiste, accanto alla funzione di amministratore, anche un rapporto di lavoro autonomo, di consulenza.

Come si calcola il compenso dell’amministratore?

Non esistono regole da seguire per la determinazione del compenso dell’amministratore.

Mentre nel lavoro dipendente l’azienda non può erogare ai lavoratori uno stipendio inferiore ai minimi stipendiali previsti dai contratti collettivi di lavoro, il compenso degli amministratori non è soggetto a simili limitazioni.

In alcuni casi, l’ammontare del compenso dell’amministratore è stabilito dallo statuto della società. In altri casi, lo statuto non dice nulla in merito ed il compenso viene deliberato dall’assemblea dei soci.

Compenso dell’amministratore: è deducibile?

Quello che più interessa alle società è capire se c’è la possibilità di dedurre dal proprio reddito societario le somme erogate a titolo di compenso all’amministratore.

Per rispondere a questo interrogativo, tuttavia, occorre chiarire preliminarmente che il regime di deducibilità varia a seconda che:

  • il compenso è determinato in misura fissa: in tale fattispecie la somma erogata è deducibile solamente nell’esercizio nel quale viene corrisposta ed il soggetto l’ha effettivamente percepita. Occorre distinguere, ulteriormente, tra due diverse fattispecie. Nel caso in cui l’amministratore è inquadrato nella società con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (cosiddetto co.co.co. o lavoratore parasubordinato) il compenso, ai fini fiscali, sarà dichiarato e dedotto se viene pagato nell’anno corrente e percepito entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Al contrario, nel caso in cui l’amministratore sia un lavoratore autonomo in possesso di partita Iva, il suo compenso può essere dedotto solamente se viene pagato ed effettivamente percepito entro la fine dell’esercizio;
  • il compenso viene corrisposto sotto forma di partecipazione agli utili: in tal caso la quota di compenso è esattamente quella calcolata sugli utili netti così come risultano dal bilancio societario, dal quale precedentemente è stata detratta la quota dovuta come riserva legale. Questa tipologia di compenso è, in ogni caso, soggetta al pagamento dei contributi previdenziali, resta deducibile per la società ed apporta una quota in diminuzione nella dichiarazione dei redditi;
  • nel caso di rinuncia al compenso da parte dell’amministratore, la società deve, in ogni caso, dichiararlo a fini fiscali, vale a dire nella dichiarazione fiscale, laddove indicherà il compenso come se fosse stato realmente incassato dall’amministratore ed esso sarà sottoposto a tassazione ordinaria.

Il compenso dovuto all’amministratore, ma non erogato a causa della sua rinuncia, è infatti considerato come un utile non distribuito e quindi non deducibile, ma tassabile. Oltre al compenso, nelle diverse modalità di erogazione che abbiamo visto, all’amministratore spettano anche i rimborsi spese, relativi a costi sostenuti, ad esempio, per le trasferte, per pranzi e cene di servizio, per taxi, etc.

I rimborsi spese vengono rimborsati dalla società previa esibizione della relativa documentazione.

Compenso dell’amministratore: i contributi previdenziali

Dal punto di vista giuridico e previdenziale, il rapporto che lega l’amministratore alla società è inquadrato come se fosse un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa [1], ossia, come rapporto di parasubordinazione. Ne consegue che all’amministratore si applicano le regole previste per il lavoro parasubordinato sul fronte previdenziale.

I collaboratori coordinati e continuativi devono essere iscritti alla Gestione Separata Inps e devono contribuire a tale cassa previdenziale secondo le regole proprie.

La particolarità del rapporto di lavoro parasubordinato è che gli si applicano una serie di regole proprie del lavoro subordinato anche se si tratta di rapporti riconducibili all’alveo del lavoro autonomo.

In particolare, al pari di un rapporto di lavoro subordinato, anche con riferimento ai lavoratori parasubordinati, valgono le seguenti regole:

  • il committente svolge i compiti del sostituto di imposta e, dunque, provvede ad elaborare una busta paga amministratore e a trattenere le tasse e la quota di contributi previdenziali a carico dell’amministratore;
  • prima dell’avvio del rapporto, il committente deve inviare la comunicazione obbligatoria di inizio del rapporto agli enti competenti;
  • in caso di trasformazione o cessazione del rapporto, il committente deve inviare la comunicazione obbligatoria di trasfomazione / cessazione del rapporto agli enti competenti;
  • il committente deve rilasciare all’amministratore la certificazione unica.

Con riferimento all’obbligazione contributiva, i contributi da versare alla Gestione Separata Inps sono a carico, per 2/3 della società e per 1/3 dell’amministratore.

I contributi Inps vengono pagati tramite modello F24.

La data entro la quale la società deve provvedere al versamento è fissata dalla legge: l’onere va assolto entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui il pagamento del compenso dell’amministratore è stato effettuato.

I contributi previdenziali dovuti all’Inps sono deducibili con le stesse regole che disciplinano la deducibilità del compenso al quale si riferiscono. Ne deriva che si possono dedurre nell’anno in cui il compenso stesso è deducibile.

Compenso dell’amministratore: i contributi assistenziali Inail

Nel caso in cui l’amministratore abbia accesso ai cantieri della società, oppure, utilizzi autoveicoli societari o macchinari vari per espletare il suo incarico, la legge preveda che gli si estende la copertura assicurativa Inail contro gli infortuni e le malattie professionali.

I contributi assistenziali che devono essere pagati all’Inail sono a carico, al pari dei contributi Inps, per 2/3 della società e per 1/3 dell’amministratore.

I contributi dovuti sono calcolati sull’ammontare dei compensi percepiti tenuto conto dei massimali e minimali stabiliti dalla legge.

I contributi Inail sono deducibili sia a fini Irap che ai fini Ires.

Compenso dell’amministratore: il trattamento di fine mandato

Quando cessa il proprio incarico, l’amministratore ha diritto a ricevere dalla società il trattamento di fine mandato (Tfm).

Questo emolumento può essere preventivamente stabilito in misura fissa, oppure in proporzione ad alcune voci di bilancio, oppure, ancora, come percentuale sui compensi annualmente erogati.

La tassazione del Tfm dipende dal suo importo:

  • se il suo ammontare non supera 1.000.000 di euro si applica la tassazione separata;
  • se il suo ammontare supera 1.000.000 di euro si applica la tassazione ordinaria.

In alcuni casi, la società non vuole accantonare il Tfm direttamente in azienda.

Al pari di ciò che viene spesso fatto con il trattamento di fine rapporto dei dipendenti, il Tfm può essere accantonato, per scelta della società, presso una polizza assicurativa.

In questo caso, la società stessa ha la garanzia di poter erogare immediatamente il tfm accantonato all’amministratore in quanto c’è sempre e comunque la disponibilità di denaro necessario a liquidare il trattamento di fine mandato, quando si realizza la cessazione dell’incarico. Inoltre, il Tfm presso la polizza assicurativa non è né sequestrabile né pignorabile anche se la società dovesse fallire.

Quando, al contrario, il Tfm è accantonato presso la società, l’erogazione dello stesso può rilevarsi problematica per la tenuta della liquidità della cassa, visto che, in alcuni casi, tale emolumento raggiunge cifre importanti.

note

[1] Art. 409, num. 3), cod. proc. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube