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Chat e messaggi WhatsApp con valore di prova nel processo: ultime sentenze

28 Aprile 2021
Chat e messaggi WhatsApp con valore di prova nel processo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: messaggi WhatsApp; reato di atti persecutori; messaggi su WhatsApp inviati alla vittima; tentata induzione alla prostituzione di un minorenne mediante messaggi WhatsApp; reato di stalking; reato di tentata violenza sessuale.

Legittima l’acquisizione mediante mera riproduzione fotografica dei messaggi Whatsapp conservati nel telefono

I messaggi su Whatsapp e gli sms conservati nella memoria di un telefono cellulare hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 cod. proc. pen., sicché è legittima la loro acquisizione mediante mera riproduzione fotografica, non trovando applicazione né la disciplina delle intercettazioni, né quella relativa all’acquisizione di corrispondenza di cui all’art. 254 cod. proc. pen. (la Corte si è così espressa nell’ambito di una vicenda di stalking in cui la vittima era stata oggetto di continui invii di messaggi da parte del marito che non si era rassegnato alla separazione).

Cassazione penale sez. V, 20/10/2020, n.839

L’utilizzabilità della conversazione effettuata via whatsapp è condizionata all’acquisizione del supporto telematico contenente la registrazione

È legittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetta l’istanza di acquisizione della trascrizione di conversazioni, effettuate via WhatsApp e registrate da uno degli interlocutori, in quanto, pur concretandosi essa nella memorizzazione di un fatto storico, costituente prova documentale, ex art. 234 c.p.p., la sua utilizzabilità è, tuttavia, condizionata all’acquisizione del supporto telematico o figurativo contenente la relativa registrazione, al fine di verificare l’affidabilità, la provenienza e l’attendibilità del contenuto di dette conversazioni.

La registrazione delle conversazioni WhatsApp, operata da uno degli interlocutori, costituisce una forma di memorizzazione di un fatto storico. L’utilizzabilità della stessa è, tuttavia, condizionata dall’acquisizione del supporto — telematico o figurativo — contenente la menzionata registrazione, svolgendo la relativa trascrizione una funzione meramente riproduttiva del contenuto della principale prova documentale. È indispensabile, infatti, controllare l’affidabilità della prova medesima mediante l’esame diretto del supporto onde verificare con certezza sia la paternità delle registrazioni sia l’attendibilità di quanto da esse documentato.

La registrazione di conversazioni svoltesi sul canale informatico whatsapp, per quanto costituisca una forma di memorizzazione di un fatto storico della quale si può certamente disporre legittimamente ai fini probatori, trattandosi di una prova documentale, va acquisita in modo corretto ai fini processuali non potendosi prescindere dall’acquisizione dello stesso supporto-telematico o figurativo contenente la menzionata registrazione al fine di verificare con certezza sia la paternità delle registrazioni sia l’attendibilità di quanto da esse documentato.

Cassazione penale sez. V, 19/06/2017, n.49016

Messaggi WhatsApp: la riproduzione fotografica a cura degli inquirenti

I messaggi WhatsApp così come gli sms conservati nella memoria di un apparecchio cellulare hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p., di tal che la relativa attività acquisitiva non soggiace alle regole stabilite per la corrispondenza, né tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche, con l’ulteriore conseguenza che detti testi devono ritenersi legittimamente acquisiti ed utilizzabili ai fini della decisione ove ottenuti mediante riproduzione fotografica a cura degli inquirenti.

Cassazione penale sez. VI, 12/11/2019, n.1822

Messaggi WhatsApp: valore probatorio

Va riconosciuto valore probatorio ai messaggi inviati via WhatsApp.

Tribunale Gorizia, 12/08/2019, n.301

Acquisizione di sms e whatsapp nella memoria di cellulare sequestrato

I dati informatici scambiati attraverso la comunicazione (quali e-mail, sms e messaggi whatsapp), contenuti in uno strumento elettronico (computer o telefono cellulare) e archiviati su apposita memoria, hanno natura documentale ai sensi dell’art. 234 c.p.p., sicché la loro acquisizione non costituisce attività di intercettazione disciplinata dagli art. 266 e ss. c.p.p., e, in particolare, dall’articolo 266-bis del Cpp, atteso che quest’ultima esige la captazione di un flusso di comunicazioni in atto ed è, pertanto, attività diversa dall’acquisizione ex post del dato conservato in memoria che documenta flussi già avvenuti.

Tali dati, pertanto, possono essere acquisiti attraverso lo strumento del sequestro, senza peraltro dovere adottare la disciplina stabilita per la “corrispondenza” (art. 254 c.p.p.) perché detti messaggi non rientrano nel concetto di “corrispondenza”, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito.

Diverso ragionamento deve farsi, invece, per l’intercettazione di email o altri messaggi similari (che di solito si attua attraverso la clonazione dell’account di posta elettronica dell’indagato e immediata trasmissione dei dati presso una postazione di decodifica), la quale si caratterizza, invece, per la contestualità tra la captazione dei messaggi e la loro trasmissione e, quindi, ha a oggetto un flusso comunicativo in atto e in ragione di ciò l’art. 266-bis c.p.p. predispone, proprio perché trattasi di un’attività di intercettazione telematica, una tutela rafforzata e l’adozione delle garanzie relative ai presupposti di applicabilità e alla necessità della autorizzazione giurisdizionale.

Cassazione penale sez. III, 16/04/2019, n.29426

Messaggi aggressivi e violenti su WhatsApp

L’aggressività e l’ insolenza verbale dei messaggi su WhatsApp inviati alla vittima integrano il dolo del reato di atti persecutori in capo all’imputato cosciente di provocare con i messaggi l’avvilimento psicologico della persona offesa e di suscitare nella medesima il concreto timore per la propria incolumità.

(Nel caso di specie, con cadenza pressoché quotidiana, l’imputato aveva inviato messaggi WhatsApp dal contenuto minatorio ingiurioso quali ad esempio “ti consiglio di andare via abbiamo già troppe prostitute di strada… Ricordati che ho le tue foto nuda con la figa aperta le darò tutti quelli che conosciamo… Sei solo una p….a. Quella povera bambina purtroppo farà la tua stessa carriera… Barbona… Mi hai provocato e ti scateno il mondo addosso finché non ti vedo distrutta… B…a. Ti apro la testa a martellate”).

Ufficio Indagini preliminari Milano, 18/01/2019, n.96

Tentata induzione alla prostituzione e confisca del telefono cellulare

La tentata induzione alla prostituzione di un soggetto minorenne attraverso dei messaggi WhatsApp comporta in caso di condanna la confisca del telefono cellulare trattandosi di uno strumento mediante il quale era stato commesso il reato.

Ufficio Indagini preliminari Milano, 11/10/2018, n.2513

Cellulare sotto sequestro 

I dati informatici (Sms, messaggi WhatsApp, messaggi di posta elettronica scaricati o conservati nella memoria) rinvenuti in un telefono cellulare sottoposto a sequestro hanno natura di documenti ai sensi dell’articolo 234 del Cpp, con la conseguenza che la relativa acquisizione non soggiace né alle regole stabilite per la corrispondenza, né tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche.

Infatti, sotto il primo profilo, è inapplicabile la disciplina dettata dall’articolo 254 del Cpp, perché i suddetti testi non rientrano nel concetto di “corrispondenza”, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito.

Mentre, sotto il secondo profilo, neppure è configurabile un’attività di intercettazione, che postula, per sua natura, la captazione di un flusso di comunicazioni in corso, mentre nel caso di che trattasi ci si limita ad acquisire ex post il dato, conservato in memoria, che quei flussi documenta.

Cassazione penale sez. V, 21/11/2017, n.1822

Atti persecutori

In tema di atti persecutori se il fatto non è commesso con minacce gravi e reiterate la remissione della querela può essere presentata al processo, rimanendo il reato procedibile a querela.

(Nel caso di specie, l’imputato inviava numerosi sms e messaggi WhatsApp nonché scritti tramite Facebook dal contenuto ingiurioso e minaccioso del seguente tenore: “tana, zoccola, il fatto quattro figli con quattro uomini diversi ti meriti questo male, lo dico tutti, lui è un coglione e un frocio di merda, io rompo i coglioni che ci vuoi fare? Non me ne fotte un cazzo… voglio questo io … e dovete pagarle … tutti e due”).

Ufficio Indagini preliminari Milano, 28/09/2016, n.2669

Messaggi WhatsApp e telefono cellulare sottoposto a sequestro

Non è applicabile la disciplina dettata dall’art. 254 c.p.p. in tema di sequestro di corrispondenza, bensì quella prevista dall’art. 234 stesso codice, concernente i documenti, con riferimento a messaggi WhatsApp ed SMS rinvenuti in un telefono cellulare sottoposto a sequestro, in quanto questi testi, non costituendo il diretto obiettivo del vincolo, non rientrano neppure nel concetto di “corrispondenza”, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito.

Cassazione penale sez. III, 25/11/2015, n.928

Messaggi su WhatsApp con minacce per ottenere un rapporto sessuale

Integra il reato di tentata violenza sessuale l’invio di messaggi su WhatsApp ad un ragazzo con la richiesta con minaccia di ottenere un rapporto sessuale.(Nel caso di specie la minaccia consisteva nel pubblicare una foto che lo ritraevano nudo).

Ufficio Indagini preliminari Milano, 03/04/2019, n.1010

Stalking e divulgazione di informazioni personali

E’ integrato il reato di stalking contattare ripetutamente, al termine di una breve relazione, tramite numerosi SMS e messaggi WhatsApp la ex fidanzata e scrivere plurimi messaggi tramite Instagram facendo riferimento implicito alla relazione intercorsa e alla possibile divulgazione di informazioni personali contattando anche l’attuale fidanzato della persona offesa riferendogli che aveva cose interessanti di cui parlare.

Ufficio Indagini preliminari Milano, 31/10/2016, n.2918

Stalking: l’invio di dodici messaggi attraverso WhatsApp

Nel delitto di atti persecutori, l’elemento soggettivo è integrato dal dolo generico, che consiste nella volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice; esso, avendo ad oggetto un reato abituale di evento, deve essere unitario, esprimendo un’intenzione criminosa che travalica i singoli atti che compongono la condotta tipica, anche se può realizzarsi in modo graduale, non essendo necessario che l’agente si rappresenti e voglia fin dal principio la realizzazione della serie degli episodi (confermata la condanna per l’imputato, colpevole di avere perseguitato una professionista, che doveva effettuare una consulenza psicologica sulla figlia, tramite l’invio di dodici messaggi attraverso whatsapp e due telefonate).

Cassazione penale sez. V, 07/11/2018, n.61



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