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Auto rubata: ultime sentenze

2 Agosto 2021
Auto rubata: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di riciclaggio; elementi strutturali dell’illecito; provenienza del bene; delitto di tentata estorsione; somma versata dalla vittima al ladro per ottenere la restituzione della refurtiva.

Assicurazione contro il furto ed onere probatorio dell’assicurato

In tema di polizza per furto d’auto, l’assicurato ha l’onere di provare l’avvenuto furto al fine di ottenere l’indennizzo dovuto dall’assicurazione. In difetto di elementi di prova certi, precisi e concordanti circa la sottrazione dell’autovettura ad opera di ignoti, appare legittimo il diniego di indennizzo opposto dalla compagnia assicurativa. Ne discende che sull’assicurato incombe non soltanto la prova del titolo negoziale posto a fondamento della propria pretesa, ma anche la dimostrazione dell’effettivo verificarsi dell’evento dedotto a rischio. Con l’ulteriore precisazione che non è sufficiente a dimostrare l’asserita sottrazione la sola denuncia presentata all’autorità di polizia, che consiste in una dichiarazione della stessa parte interessata alla riscossione dell’indennizzo.

Tribunale Biella, 04/12/2020, n.224

Assicurazione per furto auto: diniego al risarcimento

Di fronte al diniego alla richiesta di liquidazione del risarcimento danni dovuto da parte dell’assicurazione al contraente che ha subito il furto dell’autovettura per ciò assicurata, il giudice ingiunge con decreto provvisoriamente esecutivo, l’assicurazione a procedere al pagamento della somma richiesta oltre alle spese e compensi professionali.

Giudice di pace Milano, 03/02/2020

Polizza per furto d’auto: prova e indennizzo

In tema di polizza per furto d’auto, non costituisce prova rilevante, ai fini della concessione dell’indennizzo, la deposizione generica di un teste, che riporti la circostanza della presenza in una data via della città del veicolo, poiché di rilevanza sostanzialmente nulla, in quanto vertente sul fatto della dichiarazione di una parte e non sul fatto oggetto dell’accertamento, fondamento storico della pretesa. Né basta a dimostrare l’asserita sottrazione, la sola denuncia presentata all’autorità di polizia, che consiste in una dichiarazione della stessa parte interessata alla riscossione dell’indennizzo.

Tribunale Parma, 11/02/2019, n.243

Delitto di simulazione di reato

È imputabile per il delitto di simulazione di reato la persona che, allo scopo di garantire l’impunità del congiunto, denuncia falsamente un furto presso la stazione dei carabinieri. Il reato di cui all’articolo 367 del Cp è un reato di pericolo che risulta integrato qualora la falsa denuncia di reato determini l’astratta possibilità di un’attività degli organi inquirenti diretta al suo accertamento, non essendo necessario che l’autorità sia stata in concreto ingannata, né che un procedimento penale sia stato realmente iniziato, ma essendo sufficiente che si sia verificato un pericolo di sviamento delle indagini.

Nel caso di specie, il Tribunale ha riconosciuto la penale responsabilità della denunciante, perfettamente consapevole che la sua auto non era stata rubata ma utilizzata dal congiunto per la commissione di altri reati, così come dimostrato dalle indagini successive alla denuncia medesima.

Tribunale Napoli sez. IV, 05/01/2019, n.53

Il reato di riciclaggio

Il reato di riciclaggio è integrato da operazioni volte non solo impedire ma anche ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene.

(Nel caso di specie, l’imputato si recava presso un’agenzia di pratiche automobilistiche a cui commissionava la pratica di nazionalizzazione dell’autovettura provento di rapina e produceva una carta di circolazione di illecita provenienza, perché rubata in bianco in Germania, simulando così un importazione della vettura dalla Germania e ottenendo una targa che apponeva sull’auto di illecita provenienza a nome di un soggetto che non è mai stato proprietario dell’autovettura, per poi rivenderla, una volta immatricolata, ad una concessionaria di auto).

Tribunale Napoli sez. I, 23/11/2018, n.13167

Furto: l’auto ereditata senza passaggio di proprietà

In tema di furto non può essere considerata res derelicta un’autovettura ereditata per la quale non sia stato ancora fatto il passaggio di proprietà. (Nel caso di specie, era stata rubata un’autovettura parcheggiata sulla pubblica via intestata ancora ad un defunto).

Corte appello L’Aquila, 18/05/2018, n.1341

Fisionomia del ladro e impronta digitale rinvenuta sull’auto

Osserva la Corte come la precisa coincidenza tra la fuga dell’uomo che si era introdotto all’intero dell’abitazione della parte lesa e la fuga del veicolo parcheggiato sul retro inducono a ritenere come non si trattasse di una coincidenza quanto piuttosto della coordinata condotta dei due ladri, uno dei quali si era introdotto all’interno dell’abitazione mentre l’altro era rimasto in attesa a bordo dell’autovettura appositamente rubata.

La asserita mancata somiglianza tra le fattezze del prevenuto e quelle dell’individuo che si era introdotto all’interno dell’abitazione della persona offesa logicamente si spiegano alla luce del fatto che l’odierno imputato ben poteva essere il soggetto alla guida del veicolo le, cui caratteristiche all’evidenza non corrispondevano a quelle del soggetto introdottosi dentro casa. Tanto ciò è vero che proprio una sua impronta digitale, venne rinvenuta in corrispondenza della maniglia della portiera dell’auto.

Corte appello Perugia, 16/04/2018, n.135

Proprietario dell’autolavaggio: risponde del furto dell’autovettura in deposito?

Il prestatore d’opera, se conviene con il committente di prendere in consegna il bene per l’esecuzione della prestazione principale su di esso, assume, ai sensi degli artt. 2222 e 1177 c.c., anche l’obbligo accessorio di custodirlo fino alla riconsegna, pure in caso di deposito a titolo gratuito o di cortesia.

(Principio enunciato in fattispecie in cui un’auto, consegnata, per il lavaggio, dal suo proprietario al gestore di apposito impianto, era stata rubata mentre era parcheggiata sul piazzale dello stesso, chiusa a chiave dal gestore che aveva riposto la chiave in una bacheca non chiusa ubicata nel locale della cassa, accessibile a chiunque, senza, perciò, l’adozione di tutte le cautele idonee a superare la presunzione di colpa a carico del depositario).

Cassazione civile sez. II, 11/01/2018, n.486

Apposizione targa falsa alla vettura rubata

Il reato di riciclaggio non è distinguibile dal reato di ricettazione sulla base dei delitti presupposti, ma la differenza tra i due reati deve essere ricercata con riferimento agli elementi strutturali dell’illecito, quali l’elemento soggettivo, ovvero dolo specifico dello scopo di lucro nella ricettazione e dolo generico nel delitto di riciclaggio; nonché l’elemento materiale, ovvero l’idoneità dell’azione volta a ostacolare l’identificazione della provenienza del bene nel delitto di cui all’art. 648 bis c.p.

Nel caso di specie, l’imputato è stato condannato per il reato di riciclaggio in quanto fermato dalle forze dell’ordine alla guida di un’auto rubata cui era stata apposta una targa falsa. Difatti, la sostituzione della targa deve ritenersi operazione tesa a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa della cosa e integra il reato di cui all’art. 648 bis c.p.

Tribunale Bari sez. II, 19/01/2016, n.118

Inseguimento da parte della polizia di auto rubata

In tema di elemento soggettivo del reato, il dolo eventuale (secondo la sua accezione tradizionale) non è configurabile nel caso di delitto tentato, poiché, quando l’evento voluto non sia comunque realizzato, la valutazione del dolo deve avere luogo esclusivamente sulla base dell’effettivo volere dell’autore, ossia della volontà univocamente orientata alla consumazione del reato, senza possibilità di utilizzare gradate accettazioni del rischio, consentite soltanto in caso di evento materialmente verificatosi.

Dopo la sentenza delle Sezioni unite penali, n. 38343 del 2014, ai fini dell’esistenza del dolo eventuale non è più sufficiente l’accettazione del rischio del verificarsi dell’evento, risultando invece dirimente un atteggiamento psichico che indichi una consapevole adesione all’evento stesso per il caso che esso si verifichi quale conseguenza non direttamente voluta della propria condotta; un’adesione che consenta di scorgervi un atteggiamento ragionevolmente assimilabile alla volontà, sebbene da essa distinto.

(Nella fattispecie, relativa ad inseguimento da parte della polizia di auto rubata, a cui seguiva tentato investimento degli agenti, sinistro stradale a danno di terzi e colluttazione con i poliziotti, il giudice escludeva l’esistenza anche del dolo eventuale perché, pur ritenendo che vi fosse stata quell’accettazione del rischio, non ravvisava elementi per affermare siffatta adesione psichica all’evento).

Ufficio Indagini preliminari Macerata, 16/09/2015

Uso illegittimo delle armi e inseguimento di un’auto rubata

Integra un’ipotesi di uso illegittimo delle armi il comportamento del carabiniere che, all’inseguimento di un’auto rubata e poi di un ragazzo in fuga, spari più colpi in un centro abitato, colpendo mortalmente un passante; pertanto, del danno derivato all’amministrazione per l’esborso in favore degli eredi di questo, sostenuto a seguito di transazione, deve essere chiamato a rispondere il carabiniere medesimo, a nulla rilevando in contrario la sua mancata partecipazione all’atto transitorio.

Corte Conti sez. riun., 10/05/1994, n.941

Vettura di provenienza furtiva

Il principio del favor rei (per cui nel dubbio sulla data di decorrenza del termine di prescrizione, il momento iniziale va fissato in modo che risulti più favorevole all’imputato), in tema di cause di estinzione del reato, va applicato solo in caso di incertezza assoluta sulla data di commissione del reato o, comunque, sull’inizio del termine di prescrizione, ma non quando sia possibile eliminare tale incertezza anche se attraverso deduzioni logiche, del tutto ammissibili.

(Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, per ciò che concerne il periodo di commissione del reato la suprema Corte ha osservato che “la sentenza impugnata risulta immune da censure avendo ritenuto che l’imputato dovette ricevere l’auto rubata in “epoca prossima alla data del dicembre 76″, proprio perché il ricettatore non detiene a lungo una vettura di provenienza furtiva prima di rivenderla, ma, ricevendola al fine di cederla ad altri, compie il primo atto poco prima del secondo, sia per fini speculativi sia per garantirsi l’impunità”).

Cassazione penale sez. II, 06/12/1991

Consumazione del delitto

Anche in un atto preparatorio può ravvisarsi la ipotesi del tentativo, allorché sia idoneo e diretto in modo non equivoco alla consumazione del delitto.

(Nella specie gli imputati, inseguiti dalla polizia, erano stati sorpresi, in centro abitato, a bordo di un’auto rubata, armati, e forniti di passamontagna, guanti, occhiali da sole, buste cellophane indumenti di ricambio e interrogati avevano confessato di essere in procinto di commettere una rapina in una banca locale).

Cassazione penale sez. II, 28/03/1984

Tentativo di rapina: imputati a bordo di un’auto rubata

Ai fini della sussistenza del tentativo di rapina è sufficiente che l’agente abbia posto in essere un’attività avente in sè la potenzialità causale di produrre l’evento, rivelatrice, inoltre, per la sua stessa natura, della intenzione di commettere il delitto. (Fattispecie: gli imputati erano stati fermati dalla polizia mentre erano diretti verso una pellicceria a bordo di un’auto rubata, armati e in possesso di passamontagna e calze scure).

Cassazione penale sez. II, 04/05/1983

Rinvenimento dell’auto rubata

L’affermazione di responsabilità dell’autore mediato del reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico postula che l’atto, per disposizione di legge, debba essere redatto sulla base delle dichiarazioni di terzi, per cui l’attività documentata rappresenta un’attestazione di fatti dichiarati dal terzo e dei quali il pubblico ufficiale non ha diretta conoscenza. In tal caso della falsità ideologica in atti pubblici risponde il terzo che, con mendaci dichiarazioni, abbia indotto in errore il pubblico ufficiale.

Non è invece configurabile l’ipotesi di reato ex art. 48 e 479 c.p. allorquando la falsità dell’atto sia stata determinata dalle mendaci dichiarazioni del terzo, delle quali il pubblico ufficiale, al di fuori di ogni previsione normativa, si sia incautamente avvalso in luogo di prendere diretta conoscenza dei fatti oggetto dell’attestazione (nella specie, i carabinieri, su dichiarazione del privato, avevano attestato in un atto pubblico che, dall’auto rubata, mancavano, all’atto del rinvenimento, alcuni accessori).

Cassazione penale sez. V, 15/04/1980

Tentata estorsione

È configurabile il delitto di tentata estorsione nell’ipotesi in cui l’imputato, essendo a conoscenza del furto di un’auto (sottratta da lui o da altri), usi di questa conoscenza come mezzo di pressione morale sull’animo del derubato, chiedendogli una somma di danaro, per fargli riavere l’auto rubata.

Cassazione penale sez. II, 29/06/1978

Restituzione della refurtiva

Nell’ipotesi di somma versata dalla vittima al ladro per ottenere la restituzione della refurtiva, il delitto di estorsione sussiste anche se sia stato lo stesso derubato ad offrire di sua iniziativa la somma, trattandosi di comportamento determinato dalla implicita minaccia della perdita definitiva della cosa. (Nella specie, trattavasi di auto rubata).

Cassazione penale sez. II, 26/04/1978



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