Meglio ammazzare la moglie che divorziare: è polemica su Davigo

29 Gennaio 2020
Meglio ammazzare la moglie che divorziare: è polemica su Davigo

Il video virale secondo cui la causa di separazione e divorzio dura più della pena per l’omicidio del coniuge suscita critiche e reazioni. L’interessato interviene per chiarire. 

Il video del magistrato Piercamillo Davigo, che sostiene come sia peggio separarsi e divorziare piuttosto che uccidere il coniuge – dura di più la causa di separazione che la pena per l’omicidio – è diventato virale e sta suscitando molte polemiche, amplificate dal fatto che Davigo, ben noto per aver fatto parte del pool “Mani pulite” che si occupò di Tangentopoli, è attualmente presidente di Sezione presso la Corte di Cassazione e ricopre anche la carica di membro togato del Csm.

Tra le critiche più accese, quella di Giovanni Flora, professore di diritto penale a Firenze, che accusa Davigo di assecondare il giustizialismo, e dell’associazione D.i.Re (la rete dei centri antiviolenza sulle donne) secondo la quale istigherebbe addirittura al femminicidio.

Ma non manca anche chi, come Alfredo Mantovano, che è anche vicepresidente del Centro studi Livatino, sottolinea i paradossi del sistema giudiziario. Così alla fine il diretto interessato, Davigo, ha sentito il bisogno di intervenire per chiarire il significato delle sue dichiarazioni.

L’agenzia stampa Adnkronos ha raccolto tutte queste voci e ci fornisce il quadro del dibattito.

Il video diventato virale

Nel video, il magistrato afferma che il divorzio in Italia dura più della pena per l’omicidio del coniuge. Trent’anni per assassinio volontario con le attenuanti generiche e il rito abbreviato rischiano di diventare anche cinque. Cioè a volte molti meno del tempo necessario per svolgere e concludere una causa di separazione.

Secondo la ricostruzione dell’agenzia, il video era stato postato in rete 10 mesi fa, nel marzo 2019, anche se l’intervento del magistrato sul tema risale ad oltre dieci anni fa. Ora, però, è esploso e diventato virale: in soli tre giorni è salito da poco meno di 3mila visualizzazioni su you tube ad oltre ventiduemila, condiviso attraverso i siti di video sharing e i social media, ma soprattutto in questi giorni gira su Whatsapp in maniera vertiginosa-

Prof. Flora: asseconda il giustizialismo

“Faccia meno spettacolo, mai in passato nella mia memoria sono state date pene così lievi”, osserva il professor Giovanni Flora sul video ‘Separazione e divorzio’, di Piercamillo Davigo. Secondo Flora il video contiene “un messaggio pericoloso, anche se chiaramente provocatorio, che gira a bella posta per dire che la tendenza giustizialista va assecondata, che le pene sono troppo miti e i reati non si devono prescrivere. E’ una forma insidiosa di malinformazione”.

“Un consigliere di Cassazione dovrebbe fare meno spettacolo ed esprimersi con più riservatezza. Vorrei chiedere a Davigo se sa di uxoricidi puniti con l’attribuzione di pena che indica. Mai in passato nella mia memoria sono state date pene così lievi ed oggi l’articolo 577 in vigore prevede l’ergastolo”.

Secondo Flora, dal filmato emerge anche la questione della forbice edittale, il limite massimo e minimo di pena che viene espresso dalla norma penale come sanzione per aver commesso il reato.
Il penalista rimarca: “E’ a discrezione del giudice, che deve motivare. Le pene fisse sono rarissime. Tendenza al minimo? Può esserci, ma va giustificata. Come la motivazione rafforzata normalmente è richiesta quando la pena va verso il massimo, sta sopra i limiti medi”.

“La scelta – prosegue il penalista – va sempre motivata. Le pene del nostro codice sono draconiane. Piuttosto – osserva – bisogna definire e velocizzare i tempi del processo per non lasciare un soggetto senza sapere cosa fare della propria vita: meglio pene miti ma certe ed eseguite il prima possibile piuttosto che severe che non arrivano mai”.

D.i.Re: istiga al femminicidio

‘Non ha dubbi Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, la rete dei centri antiviolenza sulle donne in tutte le regioni italiane, e oggi parlando con l’Adnkronos lancia questo allarme: “E’ una esternazione pericolosa che scivola nell’istigazione al femminicidio. Virale? Denuncia un disagio: la lentezza della giustizia”.

Quanto al raffronto tra separazioni e divorzi da un lato e omicidio del coniuge dall’altro, la Veltri osserva “Trovo sconveniente che un giudice possa fare questo confronto ed esprimersi come Davigo, anche in virtù del ruolo che occupa”.

“Chiedo – prosegue – maggiore rispetto dei ruoli istituzionali che vengono coperti e dunque del valore che i cittadini attribuiscono al giudice. Da un magistrato – commenta la presidente di D.i.Re – non mi aspetterei mai una affermazione così sarcastica e paradossale: dire che addirittura conviene più uccidere! Mi turba: anche perchè Davigo infelicemente mette in gioco un aspetto molto grave che riguarda la vita delle donne”.

“Il fatto che un video del genere seppur datato nel tempo sia diventato virale denuncia il disagio che c’è e viene ancora vissuto nonostante i tempi di separazione e divorzio si siano accorciati notevolmente negli ultimi dieci anni – rimarca l’attivista – Davigo mette infatti in evidenza la lentezza della giustizia, che noi anche riscontriamo in sede civile, insieme all’assoluta assenza di dialogo tra procedimento civile e penale. Mi viene in mente – conclude con ironia – divorzio all’italiana”.

Mantovano: è un paradosso

Ad Alfredo Mantovano, magistrato di Cassazione, il video di Davigo “è sembrato un procedere per paradossi, avendo comunque un obiettivo: sottolineare come la certezza della pena, di cui tanto si parla, sia vanificata da una serie di benefici che si trovano nel Codice penale e in norme di ordinamento penitenziario”. E aggiunge: “Le critiche mi sembrano una forzatura”.

Mantovano prosegue: “Io avrei completato la riflessione dicendo che se tutto questo emerge come ingiusto, lo è altrettanto il fatto che la pena detentiva piena viene espiata quasi sempre in custodia cautelare, prima di un accertamento giudiziario definitivo. La diffusione del fenomeno – rileva – è testimoniata dal fatto che ci siano decine di migliaia di indennizi per ingiusta detenzione. Il sistema dunque va dunque riequilibrato”.

Quindi Mantovano conclude: “Con carica provocatoria e polemica Davigo nel filmato sottolinea un problema serio: una volta che la condanna diventa definitiva, la pena viene vanificata dalla somma dei benefici. Io aggiungo: non solo la sanzione non viene applicata, ma viene applicata quando la possibilità di assoluzione c’è ancora”.

Davigo spiega il contenuto

Ora lo stesso interessato interviene per chiarire e precisare: il video ‘Separazione e divorzio‘, diventato virale in questi giorni “vale per mettere in risalto come il sistema penale in Italia è stato scardinato“, ha detto il giudice e membro togato del Csm, ed ha aggiunto: “Non ricordo in che circostanza sia stato fatto quel filmato ma ho ripetuto il contenuto anche in altre occasioni”.

Davigo non ha voluto rilasciare commenti sul presunto rischio di ‘istigazione al femminicidio‘ sollevato dalla presidente di D.i.Re, la rete dei centri antiviolenza sulle donne in tutte le regioni italiane; così neppure sulla questione della forbice edittale che emerge dall’intervento e sul presunto intento di assecondare “tendenze giustizialiste” sollevato da alcuni penalisti.



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6 Commenti

  1. Lavoro nel settore della Giustizia. L’analisi del Dott. Davigo è incontestabile, basata esclusivamente su quanto prevede il Codice Penale ed il Codice di Procedura Penale.
    Ovviamente non voleva dire che è meglio ammazzare la moglie che divorziare, ha usato un paradosso ma perfettamente calzante per far capire la situazione della giustizia e l’indispensabilità di una urgente riforma del Codice Penale e di Procedura Penale. Dispiace che persone, anche di un certo livello culturale, non hanno compreso il messaggio che era di una chiarezza disarmante.

    1. Assolutamente d’accordo. Anche io mi occupo quotidianamente di diritto e confermo che l’analisi di Davigo è tanto efficace quanto drammaticamente corretta.

      Mi sembra altrettanto ovvio che non abbia esternato (né trasmesso) alcuna incitazione all’uxoricidio. Il solo sostenerlo mi sembra, alla luce della visione del video, quantomai forzato.
      Rimango stupito che soggetti specializzati non comprendano un messaggio di tale chiarezza e linearità.

  2. Il giudice Davigo ha perfettamente ragione, ha spiegato ai cittadini qual’e’ la realta’ italiana. Vi siete chiesti perche’ vi sono tanti omicidi, trafficanti/spacciatori di droga, furti, pestaggi?. E’ disarmante, avvilente per un cittadino constatare che chi commette un reato grave punibile con pene decennali, dopo 24 ore dal fermo, nella peggiore delle ipotesi, e’ gia’ ai domiciliari. Sfigato colui che dopo anni di lungaggini processuali deve scontare, si fa per dire, 2/3 anni in “carcere” (permessi per lavorare, fine settimana a casa, permessi premio, buona condotta, malattia, ecc.). Poi ci sono quelli che commettono reati “volutamente”, cioe’ quelli che non hanno dimora. Se fortunatamente mi mettono dentro mi danno da mangiare, da dormire e una dimora. Siamo ai paradossi italiani.

  3. Mi trovo perfettamente in linea con Maurizio, C. e Euge. Non è colpa di Davigo se a partire dai primi anni 80 la pena, come fosse un latte appena munto, è stata pastorizzata, poi sterilizzata, scremata, manipolata, e alla fine anche annacquata poichè non più digeribile dai delinquenti. Antolisei, Carabba, e altri pilastri del Diritto Penale, da tempo si stanno rivoltando nella tomba.

  4. I centri antiviolenza sulle donne farebbero bene a cambiare mestiere. Se c’è scritto sulle sacre tavole che “l’albero è viola” ed il colore viola per queste teste bacate significa ‘ammazzare la donna’ (magari nella smorfia napoletana), il magistrato non poteva dire “c’è scritto che l’albero è verde” per farli contenti. A buon intenditor..

  5. Che il nostro paese sia particolarmente ricco di sciocchi è evidenziato dal dove il popolo lo ha condotto con le proprie scelte elettorali. Incoraggio Davigo a non mollare con il proprio senso della giustizia. La classe politica faccia le leggi che vuole ma poi le rispetti per prima.

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