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La prescrizione dei diritti: quando si verifica e quali conseguenze produce

18 settembre 2013


La prescrizione dei diritti: quando si verifica e quali conseguenze produce

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2013



Chi trascura troppo a lungo di esercitare un diritto, ne causa l’estinzione e perde definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni.

La prescrizione è la perdita di un diritto da parte del suo titolare il quale, pur potendo, non lo esercita per un certo periodo di tempo fissato dalla legge.

 

Esercitare un diritto vuol dire compiere delle azioni concrete per attuare il diritto stesso (ad esempio, il creditore che intima il pagamento al proprio debitore esercita il suo diritto di credito).

Si dice, perciò, che un diritto “cade in prescrizione”, quando questo si estingue per inattività del suo titolare.

 

Quali diritti possono prescriversi?

Tutti i diritti sono soggetti a prescrizione, fatta eccezione per il diritto di proprietà e per i diritti indisponibili, cioè quelli che riguardano strettamente la persona umana o le relazioni famigliari (come il diritto al nome, il diritto agli alimenti, la qualità di erede). Tali diritti non si prescrivono mai e vengono meno solo con la morte del titolare.

 

Cos’è il termine di prescrizione?

È il periodo di tempo, fissato per legge, entro il quale un soggetto è tenuto ad esercitare un diritto per evitarne l’estinzione. Questo termine si calcola normalmente dal giorno in cui il titolare del diritto può legittimamente attuarlo: il possessore di una cambiale potrà, per esempio, esercitare il diritto alla riscossione del credito a partire dal giorno di scadenza del titolo.

La maggior parte dei diritti si prescrive in 10 anni, ma per alcuni specifici diritti, la legge stabilisce termini più brevi (come 5 anni per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito) o più lunghi (ad esempio, 20 anni per i diritti reali su beni altrui) [1].

Vi sono poi dei casi tassativi in cui l’estinzione di un diritto, in assenza di rivendicazioni da parte del del creditore, avviene dopo un periodo di tempo brevissimo (da 6 mesi a tre anni). La legge parla di “prescrizioni presuntive”, che operano nell’ambito dei rapporti economici quotidiani o temporanei (come nella vendita al dettaglio, nei rapporti di lavoro occasionale, per le prenotazioni alberghiere), per i quali, appunto, si presume che il pagamento del corrispettivo sia immediato o quasi [2].

Come si evita la prescrizione di un diritto?

Per impedire la prescrizione è necessario far valere in modo chiaro e univoco il proprio diritto nei confronti dei terzi, attraverso atti idonei ad interrompere il termine di prescrizione.

Ad esempio, l’invio di una formale intimazione ad adempiere (con lettera raccomandata o con telegramma) o la citazione in giudizio interrompono il termine di prescrizione, mentre un generico sollecito verbale o una richiesta di adempimento informale (per esempio via SMS) non producono lo stesso effetto.

Si verifica interruzione anche nel caso di riconoscimento del diritto altrui da parte del destinatario della pretesa (Tizio ammette per iscritto di dover restituire dei soldi a Caio).

Dal giorno successivo all’interruzione si calcola un nuovo termine di prescrizione, della stessa durata di quello precedente – ormai annullato – fino alla prossima interruzione e così via sino a che le proprie ragioni non verranno soddisfatte (o rinunciate).

 

Che cos’è la sospensione della prescrizione?

Non si deve confondere l’interruzione – che presuppone un termine già iniziato – con la sospensione della prescrizione, che si verifica quando il termine di prescrizione è “bloccato” e comincia a correre solo se si avverano certe condizioni previste dalla legge [3].

Ad esempio, la prescrizione è sospesa di diritto tra marito e moglie, per cui, nel caso di debiti tra coniugi, il termine di 10 anni – entro cui il coniuge creditore potrà richiedere all’altro la restituzione delle somme prestate – si calcolerà dal giorno dell’eventuale divorzio.

 

Quali sono le conseguenze della prescrizione?

Quando un diritto si prescrive per inattività del suo titolare, questi perde per sempre la possibilità di far valere le sue ragioni nei confronti dei terzi, anche se queste sono fondate.

L’ordinamento giuridico, infatti, presuppone che trascurare un diritto per un tempo molto lungo, equivalga a non avere più interesse a mantenerlo.

Perciò, ad esempio, il danneggiato che per più di 5 anni “dimentichi” di richiedere il risarcimento del danno al responsabile del fatto illecito, perderà definitivamente il diritto ad essere risarcito, oppure il titolare di una servitù di passaggio che non ne faccia uso per oltre 20 anni, non avrà più la facoltà di servirsene, essendo ormai estinto il relativo diritto.

di LIDIA LEUCCI

note

[1] Le eccezioni sono previste dal codice civile e da leggi speciali. Tra le più importanti, si segnalano anche:

– i diritti dell’assicurato nascenti dai contratti di assicurazione: 2 anni,

– il diritto al pagamento dei canoni di affitto: 5 anni;

– i diritti nascenti dal contratto di spedizione/trasporto: 1 anno

[2] Art. 2954 ss. cod. civ.

[3] Art. 2941 cod. civ.

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