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Col divorzio la moglie può chiedere altri soldi?

30 Gennaio 2020
Col divorzio la moglie può chiedere altri soldi?

Chi firma la separazione consensuale può, col divorzio, pretendere il mantenimento a cui prima aveva rinunciato?

Tua moglie, sei mesi fa, ha firmato le carte per la separazione consensuale. In quella sede non ha voluto neanche un euro a titolo di mantenimento. Ora, però, le cose sono cambiate: quando le hai chiesto di procedere con il divorzio consensuale, ha avanzato una richiesta di mantenimento per qualche centinaio di euro. Sostiene di non aver fatto per bene i conti e che, con quei pochi soldi che riesce a procurarsi, non ce la fa a campare. Insomma, per farla breve, ci ha ripensato. Ma può farlo? Col divorzio, la moglie può chiedere altri soldi? Ecco come stanno le cose.

Come vedrai a breve, la possibilità di rimettere in discussione gli accordi stretti in precedenza con la separazione consensuale dipende da una serie di variabili come l’inizio di una nuova relazione stabile da parte del coniuge beneficiario, l’assenza di un reddito e l’impossibilità di procurarselo. 

Se, dunque, ti interessa sapere cosa succede con il divorzio e se la moglie può chiedere altri soldi non ti resta che leggere qui di seguito.

Separazione consensuale: gli accordi sono irrevocabili?

Secondo la Cassazione, gli accordi stretti in sede di separazione non sono vincolanti nel successivo procedimento di divorzio. Nulla toglie infatti che, a fronte di una separazione consensuale, si proceda dopo con un divorzio giudiziale. Il che implica anche che, se la moglie in sede di separazione, rinuncia al mantenimento o alla casa, può mutare idea al momento del divorzio e chiedere ciò che prima non ha voluto. È questo l’orientamento sancito più volte dalla Cassazione [1]. Dunque, col divorzio la moglie può chiedere altri soldi a cui prima aveva rinunciato. Soldi, però, che le sono dovuti – come vedremo meglio nel successivo paragrafo – solo in presenza dei presupposti di legge.

Le cose stanno, quindi, nel seguente modo:

  • dopo la separazione consensuale e prima del divorzio, omologato ormai l’accordo da parte del giudice, la moglie non può chiedere una modifica delle condizioni di separazione. Per fare ciò deve attendere la successiva procedura di divorzio;
  • con il divorzio, la moglie può revocare il consenso prestato con la separazione e chiedere qualcosa in più che, in precedenza, non aveva richiesto, benché gli accordi precedenti con l’ex marito fossero differenti;
  • dopo il divorzio consensuale, la moglie non può più revocare il proprio consenso e chiedere qualcosa in più a cui prima aveva rinunciato. La rinuncia è, infatti, ormai definitiva. 

Leggi anche Separazione e divorzio: si può revocare la rinuncia al mantenimento?

Separazione: si può rinunciare alla casa? 

Quanto all’assegnazione della casa, questa spetta alla moglie solo se il giudice ha collocato i figli presso quest’ultima. In assenza di figli o qualora questi siano indipendenti e autosufficienti, la casa resta al legittimo proprietario (o, in caso di coppia in comunione, va divisa). 

Al momento della separazione consensuale, la moglie può rinunciare alla casa familiare; tale rinuncia, però, non pregiudica la possibilità, in sede di divorzio, di cambiare idea e chiedere la casa.

In un noto precedente, la Cassazione ha dato ragione alla moglie che, prima, in sede di separazione, aveva rinunciato alla casa familiare in cambio dell’intestazione di un altro immobile mentre, col divorzio, aveva rivendicato anche la casa coniugale.

Divorzio: quando la moglie non può chiedere altri soldi?

Il fatto che la moglie, in sede di divorzio, possa revocare gli accordi stretti con la separazione, non implica un automatico diritto a ottenere l’assegno di mantenimento. Il giudice, infatti, deve pur sempre verificare che sussistano i presupposti per il beneficio. Tali presupposti sono sintetizzabili nella “meritevolezza” da parte del coniuge richiedente. Di recente, peraltro, la giurisprudenza ha operato una forte stretta alle richieste assistenziali delle mogli che non intendono lavorare pur potendolo fare.

In buona sostanza, si ha diritto al mantenimento solo se sussistono tutte le seguenti condizioni:

  • non si è subito il cosiddetto “addebito” nella separazione;
  • non si ha un reddito sufficiente a garantire un’autonomia economica;
  • l’altro coniuge ha un reddito superiore al quello del richiedente;
  • non si ha più l’età (oltre 40 anni) o le condizioni di salute per poter lavorare o, sussistendo tali condizioni, si riesce a dimostrare di aver fatto di tutto per cercare un’occupazione senza, però, buoni risultati (iscrizione alle liste di collocamento, invio di c.v. e partecipazione a bandi e concorsi pubblici, richiesta di assunzione alle aziende, ecc.);
  • non si è iniziato a convivere in modo stabile con un’altra persona: in tale ipotesi, il mantenimento non è mai dovuto.

In ogni caso, il mantenimento spetta sempre quando la moglie, d’accordo col marito, per molti anni si è occupata della casa facendo la casalinga e rinunciando alle prospettive di carriera.


note

[1] Cass. ord. n. 12217 del 14.06.2016.


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