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Eredità: i creditori dell’erede possono agire in riduzione?

1 Febbraio 2020
Eredità: i creditori dell’erede possono agire in riduzione?

Ho ricevuto da mio padre defunto meno di quanto mi sarebbe spettato quale erede legittimario, ma non voglio impugnare nessun testamento o donazione compiuta in vita dal medesimo. Tuttavia, mi chiedevo: i miei creditori potrebbero farlo al posto mio?

Gentile lettore, leggendo il suo quesito, appare a lei già noto il concetto di erede legittimario e cioè quel parente particolarmente stretto del defunto (nello specifico, un figlio oppure, il coniuge superstite o anche un ascendente) al quale deve essere destinata una quota minima del patrimonio ereditario.

Si tratta, infatti, di una disposizione legislativa [1], secondo la quale, nel caso esaminato:

  • deve essere lasciata una certa parte dei beni della persona deceduta. Più precisamente, l’entità di tale quota varia a seconda dei casi (ad esempio, in presenza di più figli oppure se questi sono in concorso col coniuge ancora in vita);
  • è data facoltà di agire legalmente per il ripristino della propria quota minima ereditaria, qualora il descritto potenziale diritto sia stato leso dalle disposizioni compiute in vita dal defunto, mediante donazioni, oppure da quelle espresse all’interno di un testamento. Trattasi della cosiddetta azione di riduzione [2].

Ricapitolando, quindi, deve essere chiaro:

  • che ogni persona, compreso il suo genitore, abbia la possibilità di disporre del proprio patrimonio in vita tramite delle donazioni (di denaro, di beni immobili, ecc) oppure successivamente attraverso il documento testamentario;
  • che nel calcolare la quota minima dovuto al figlio legittimario, si debba considerare un patrimonio costituito non solo dai beni rimasti alla morte del proprio genitore, ma anche quelli in precedenza donati dal defunto;
  • che qualora tale parte minima non sia stata rispettata, l’erede in questione avrebbe la possibilità di reintegrarla mediante l’azione di riduzione.

Fatta questa dovuta premessa, per rispondere alla domanda posta, devo confermarle che ai creditori dell’erede legittimario, che dovesse rivelarsi leso nella propria quota minima ereditaria, è riconosciuto il diritto di surrogarsi nella posizione del proprio debitore nell’esercizio dell’azione di riduzione.

In pratica, potrebbe accadere che il figlio del defunto abbia avuto in eredità e/o considerando anche le donazioni in vita fatte dal proprio genitore, meno di quanto gli sarebbe spettato. Pur tuttavia, il soggetto interessato potrebbe decidere di non attivarsi, ad esempio, rinunciando all’eredità ad egli devoluta o semplicemente non agendo in riduzione nei confronti delle disposizioni lesive della propria quota di erede legittimario. Ebbene, una situazione come quella descritta non impedirebbe ai creditori dell’erede qui in esame di surrogarsi nella posizione di questi, allo scopo di acquisire quella parte di patrimonio ereditario che sarebbe dovuta andare al proprio debitore ed al fine di recuperare beni che potrebbero soddisfare, anche forzatamente, il proprio credito.

Si tratta di una conclusione confermata dalla Suprema Corte di Cassazione [3], secondo la quale i creditori degli eredi cosiddetti legittimari hanno la possibilità, per il tramite dell’azione surrogatoria [4], di proporre la domanda di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima del proprio debitore, allorquando questi sia rimasto inerte rispetto a tale iniziativa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello

note

[1] Artt. 536 e seg. cod. civ.

[2] Artt. 553 e seg. cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 16623/2019

[4] Art. 2900 cod. civ.


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