Coronavirus, è escalation: per l’Oms è emergenza globale

31 Gennaio 2020 | Autore:
Coronavirus, è escalation: per l’Oms è emergenza globale

L’allarme mondiale diventa emergenza ufficiale dichiarata dall’Oms. L’Italia blocca i voli da e per la Cina. Oltre alle vittime, già si manifestano danni all’economia mondiale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stabilito che l’epidemia del nuovo coronavirus è «un’emergenza di salute pubblica di preoccupazione internazionale». Significa che per il massimo organismo mondiale in tema di salute si tratta di emergenza globale.

La principale ragione non è quanto sta accadendo in Cina, ma quanto avviene in altri paesi”, ha detto il capo dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in una conferenza stampa a Ginevra. La preoccupazione, ha spiegato, è che il coronavirus possa diffondersi in Paesi con sistemi sanitari più deboli. I casi di infezione da coronavirus accertati sono quasi 10 mila, ed i morti sono arrivati a 213 (dati aggiornati a stamattina secondo quanto riporta l’agenzia stampa Adnkronos). La mortalità di questo virus è stimata attorno al 3%, ma ciò aumenta le sue possibilità di espansione e di contagio creando il rischio di un’epidemia sempre più vasta. Solo ieri, in Cina ci sono stati quasi 2 mila nuovi casi confermati e 4.812 sospetti, e i morti sono stati 43 (dati ufficiali della Commissione di sanità cinese).

Le dichiarazioni del presidente dell’Oms arrivano dopo che il comitato di emergenza dell’organizzazione si è riunito nuovamente ieri, per una nuova valutazione della situazione. L‘escalation è evidente ed ha seguito, più che accompagnato, il propagarsi della malattia. Da lunedì scorso il rischio, che adesso ha raggiunto il livello più alto, era stato considerato «molto elevato in Cina ed elevato a livello globale e regionale» Fino a quel momento veniva considerato un rischio «moderato», nonostante già molti già da parecchi giorni ritenessero – come noi stessi tra i primi avevamo scritto – che il nuovo virus cinese che stava insorgendo fosse un allarme mondiale.

La decisione di innalzare il livello di allarme al grado massimo da parte di quelle che possono essere definite le “nazioni unite della sanità”  è arrivata dopo che sono stati confermati i primi casi di trasmissione del coronavirus fra persone all’esterno della Cina. Si tratta di casi che coinvolgono Germania, Giappone, Vietnam e Stati Uniti.

Ora anche l’Italia, con«i primi due casi accertati di coronavirus, che sono due turisti cinesi che sono venuti nel nostro Paese», ha detto ieri sera il premier Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi: non si tratta dei passeggeri della nave crociera bloccata per coronavirus, con oltre 6 mila persone a bordo, alle quali è stato impedito di sbarcare nel porto di Civitavecchia per altri due casi sospetti.

Conte ha invitato però, insieme al ministro della Salute, Roberto Speranza, a non creare allarmismi:«L’Italia non è impreparata. Abbiamo già messo in campo tutte le misure di precauzione e continueremo a farlo con il massimo dispendio di energie per assicurare protezione a tutti i cittadini. Non c’è nessun motivo di creare panico e allarme sociale». La preoccupazione è accentuata dal fatto che alcuni sintomi del coronavirus (febbre alta, tosse, raffreddore e difficoltà respiratorie) sono confondibili con quelli di una normale influenza e questo crea casi di panico: si teme molto il contagio.

Intanto il Governo ieri stesso, in tarda serata, ha deciso di chiudere il traffico aereo da e per la Cina, così bloccando tutti i voli in partenza e in arrivo dagli aeroporti italiani. «Siamo il primo paese che adotta una misura cautelativa di questo genere», ha detto il premier Giuseppe Conte a palazzo Chigi annunciando la misura e avvertendo che l’intera macchina dei controlli sanitari e di sicurezza, avviata nei giorni scorsi, è stata rafforzata «per evitare rischi: «siamo vigili e molto attenti, non ci siamo fatti trovare impreparati» e sottolineando che «La situazione è seria ma non bisogna fare allarmismi, la situazione è totalmente sotto controllo», preannunciando che stamattina si svolgerà un Consiglio dei ministri per adottare ulteriori misure. In queste ore sono in arrivo i nostri connazionali rimpatriati dalla Cina.

Nel frattempo il numero di ammalati in tutto il mondo è salito a 8.100, superando quelli dell’epidemia di Sars 17 anni fa. L’Oms parla di “emergenza di salute pubblica di preoccupazione internazionale” quando ci si trova di fronte ad un “evento straordinario” che costituisce “un rischio per la salute pubblica per altri stati attraverso la diffusione internazionale della malattia” e che “richieda potenzialmente una risposta internazionale coordinata”. Precedenti emergenze internazionali sono state dichiarate per i virus Ebola, Zika e H1N1.

In passato l’Oms aveva dichiarato altre cinque volte una “emergenza di salute pubblica di preoccupazione internazionale”: due volte per il virus Ebola, nel 2014 e nel 2019. La prima volta l’emergenza durò da agosto 2014 a marzo 2016, con 30 mila persone infettate e oltre 11 mila morti in Africa occidentale. Una seconda emergenza era stata dichiarata l’anno scorso dopo a diffusione del virus in Congo. Prima ancora, c’erano state l’influenza suina, con emergenza dichiarata nel 2009 e che provocò 200 mila morti in tutto il mondo, la poliomelite nel 2014, dopo che la malattia, che sembrava quasi sradicata nel 2012, aveva ripreso a crescere, ed infine la Zika nel 2016, una malattia pericolosa per le donne incinte e la salute dei nascituri, che si stava diffondeva nel continente americano.

Dal punto di vista commerciale e sociale, si temono ripercussioni gravi per i pericoli che il coronavirus sta creando: la Cina è sempre più isolata nel mondo e molti Stati hanno chiuso le frontiere, a partire da quelli vicini e confinanti, come Hong Kong e la Russia. Il Capodanno cinese, che avrebbe dovuto muovere merci e persone all’interno della Cina e fuori, è saltato, così come viaggi, prenotazioni alberghiere ed eventi in tutto il mondo.

È già crisi evidente per i settori del turismo e dell’intrattenimento e si teme una forte flessione delle vendite di beni di consumo. Alcuni negozi di importanti marchi cinesi hanno deciso di chiudere, almeno temporaneamente e fino a cessato allarme, tutte le propri filiali nel mondo, come ad esempio la Xiaomi che riaprirà i battenti (forse) solo lunedì prossimo e nel frattempo è stato rinviato a data da destinarsi il lancio dell’atteso nuovo smartphone Mi 10.

Così un virus silenzioso ma micidiale, che si propaga insidiosamente tra gli esseri umani e per il quale non esiste ancora un vaccino specifico, sta provocando un cambiamento alle nostre abitudini di vita e danni alla civiltà mondiale quasi come una guerra, dimostrando quanto il mondo attuale sia vulnerabile alle nuove malattie che possono provocare più vittime delle tradizionali armi, colpendo indiscriminatamente le popolazioni.



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