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Segnalare su WhatsApp una pattuglia della polizia è legale?

31 Gennaio 2020
Segnalare su WhatsApp una pattuglia della polizia è legale?

Chat di gruppo sui posti di blocco: è legale oppure si tratta di interruzioni di pubblico servizio?

Lampeggiare con i fari, in modo da avvisare le auto provenienti dal senso opposto di marcia della presenza di un autovelox o di una volante della polizia, costituisce un’infrazione al Codice della strada, dunque un semplice illecito amministrativo. In pratica, si rischia una multa da 41 a 168 euro e null’altro. Lo dice il Codice della strada che vieta l’utilizzo dei fari in tutti i casi non espressamente previsti dalla normativa. La segnalazione di un posto di blocco integra, dunque, un uso improprio delle luci, sanzionato appunto dalla legge. 

Qualche poliziotto però è andato oltre, arrivando a denunciare il conducente per interruzione di pubblico servizio. Ma di rado si è arrivati alla condanna. Anzi, la responsabilità penale è tutt’altro che scontata. A confermarlo è stato di recente il Gip di Genova a cui è stato chiesto: segnalare su WhatsApp una pattuglia della polizia è legale? La risposta è stata evidentemente negativa. 

Cerchiamo, però, di approfondire la tematica e di vedere cosa rischia chi, nel corso di una perquisizione, viene trovato con una chat in cui gli utenti si avvisano l’un l’altro dei luoghi ove sono collocate le volanti.

È possibile requisire un cellulare in un posto di blocco?

La prima cosa che ti chiederai, se sei iscritto ad una chat su WhatsApp o Telegram in cui ci si scambia informazioni sui posti di blocco, è chi mai potrebbe venirlo a sapere. La polizia può perquisirti e importi di mostrarle il cellulare? Ad oggi, le indicazioni di alcune Prefetture consentono l’acquisizione degli smartphone solo in caso di incidenti stradali o investimenti di pedoni, al fine di verificare se, nell’immediatezza del sinistro, il conducente era intento a chattare. Diversamente, un’ispezione della corrispondenza e delle comunicazioni riservate non potrebbe avvenire se non in presenza di gravi indizi di reato. 

Il fatto è, però, che la polizia potrebbe acquisire la notizia della tua iscrizione a una chat WhatsApp anche requisendo il cellulare di un altro iscritto (che magari non ha la coscienza pulita come la tua), ivi rilevando i contatti di tutti i partecipanti. In tal caso, sarebbe molto più facile risalire a te. 

È reato partecipare a una chat che indica i posti di blocco della polizia?

Il Codice della strada [1] vieta i navigatori satellitari che rivelano la presenza degli autovelox. Anche in questo caso l’illecito è solo di carattere amministrativo (802 euro) e non penale. Ma il divieto scatta solo quando il “tom tom” è in grado di intercettare un rilevatore effettivamente in funzione, ossia attivo, mentre è lecito avere a bordo un assistente alla guida che si limita a ricordare dove possono essere ubicate le postazioni di rilevamento elettronico della velocità, in base del resto agli avvisi forniti dalla stessa segnaletica stradale (a prescindere dal fatto se siano effettivamente attive o meno).

Una chat WhatsApp che indica la presenza di un posto di blocco non può, al pari, essere considerata reato, nella specie quello di interruzione di pubblico servizio. Nonostante le diverse denunce sporte dalla polizia (e di cui danno notizia i numerosi quotidiani online), non si può dopo pervenire a una condanna del conducente. 

Secondo il Gip di Genova, difatti, non si ha alcuna interruzione o turbamento del pubblico servizio svolto dalla Polizia, in ragione di due elementi: 

  • la chat WhatsApp è “privata” e, dunque, chiusa: non vi può accedere chiunque, sicché il pubblico servizio viene comunque svolto nei confronti di tutti gli altri automobilisti non iscritti al gruppo;
  • alla chat di WhatsApp partecipa un esiguo numero di automobilisti rispetto al numero di utenti della strada. 

La stessa interpretazione, favorevole all’imputato, sembra essere stata accolta anche dal tribunale di Canicattì dove alcuni ragazzi erano stati anch’essi accusati di partecipare a una chat WhatsApp volta a segnalare la presenza della polizia. 

L’articolo 340 del Codice penale recita nel seguente modo: «Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno». In questo caso, sarebbe complicato – se non impossibile – dimostrare una reale interruzione del pubblico servizio tramite la semplice segnalazione di posti di blocco o di autovelox.

Resta, tuttavia, integrato solo l’illecito stradale, quello di cui abbiamo fatto menzione sopra con riferimento alle mappe degli autovelox [1], che vieta «la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento di cui all’articolo 142, comma 6, utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni». 

Così come di illecito stradale si può parlare quando si lampeggiano i fari per segnalare la presenza di una pattuglia o di un altro posto di blocco.

Fare inversione di marcia davanti alla polizia è reato?

Chi scappa davanti alla polizia non commette il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la giurisprudenza, per configurare tale illecito penale, è necessario che la fuga si sostanzi in condotte pericolose come ad esempio un eccesso di velocità, una manovra azzardata che possa mettere in pericolo la circolazione, l’attraversamento di un incrocio con il semaforo rosso. 

Pertanto, chi, alla vista da lontano di un posto di blocco o comunque di un’auto della polizia, si ferma e fa inversione di marcia non può essere punito né penalmente né con una sanzione amministrativa. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi il nostro articolo “segnalare un posto di blocco o l’autovelox coi lampeggianti è legale?“.


note

[1] Art. 45 comma 9-bis e 9-ter cod. str.


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