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Prescrizione sentenza

27 Febbraio 2020 | Autore:
Prescrizione sentenza

Ecco dopo quanto tempo scatta la prescrizione di un diritto accertato da una sentenza definitiva.

Secondo la legge, non puoi essere titolare di un diritto senza limiti di tempo o, meglio ancora, non puoi pretenderlo trascorso un certo termine. Si tratta della cosiddetta prescrizione, cioè quell’istituto giuridico in virtù del quale l’inerzia del creditore e il mancato esercizio di un diritto possono determinare l’estinzione di ogni facoltà, al pari di quanto avviene a seguito del puntuale pagamento del debito. Una circostanza che può riguardare anche ciò che è stato sancito da una sentenza, cioè quel diritto che, a seguito di contestazione e successivo accertamento giudiziale, è stato riconosciuto dal magistrato chiamato a giudicare; ma dopo quanto tempo matura la prescrizione di una sentenza?

Se stai leggendo questa pubblicazione, sicuramente, hai dei dubbi a riguardo. In particolare, hai vinto una causa e poiché è trascorso molto tempo dalla sentenza a te favorevole, desideri sapere se hai ancora la possibilità di metterla in esecuzione. Oppure, l’agente della riscossione ti ha inviato un’intimazione di pagamento contenente delle cartelle esattoriali per delle vecchie multe; non sai quale termine di prescrizione prendere in considerazione e se, quindi, potresti fare un’opposizione fondata su questa eccezione dinanzi al giudice di pace.

Pertanto ti chiedi: quando scatta la prescrizione? Esiste un termine applicabile a tutti i casi? Quando va in prescrizione una sentenza? Proseguendo nella lettura potrai sciogliere ogni tua perplessità a riguardo.

Prescrizione diritto: i termini

Secondo quanto stabilito dalla legge [1], il termine ordinario, scaduto il quale l’esercizio di un diritto può essere negato dal debitore, è decennale. In altri termini, a partire dal momento in cui il diritto può essere preteso dal suo titolare, devono trascorre non meno di dieci anni, prima che lo stesso vada in prescrizione e, quindi, prima che si possa fondatamente sollevare questa eccezione dinanzi al magistrato chiamato in causa.

Non mancano, però eccezioni a questa regola, visto che la normativa prevede, in alcuni casi, la cosiddetta prescrizione breve [2]: ad esempio, il risarcimento danni derivante dalla circolazione dei veicoli può essere richiesto entro due anni dalla data dell’incidente o, per meglio dire, da quello in cui il danno (per ipotesi, una lesione) si è manifestato. Oppure, il diritto al pagamento dei canoni previsti da un contratto di locazione si prescrive dopo cinque anni. Si prescrivono, inoltre, in cinque anni le cartelle esattoriali aventi ad oggetto sanzioni amministrative, contributi previdenziali e tributi locali, mentre quella relativa al bollo auto, dopo solo tre anni.

Infine, a proposito della prescrizione di un diritto, non devi dimenticare nemmeno la fattispecie denominata prescrizione presuntiva [3]. In pratica, si tratta di tutti quei casi, ad esempio le prestazioni professionali, dove trascorso un certo lasso di tempo si presume che il diritto sia stato soddisfatto: se il debitore dovesse ammettere di non aver pagato, oppure dovesse contestare il debito anche solo parzialmente, la presunzione cadrebbe e si applicherebbe l’ordinario termine prescrizionale decennale.

Prescrizione diritto: l’interruzione

Leggendo il paragrafo precedente, hai appreso che la prescrizione ordinaria matura dopo dieci anni. Un periodo di tempo molto lungo che, però, presuppone un’inerzia del titolare duratura, ma, soprattutto, ininterrotta, prima di sancire l’estinzione del diritto per tale motivo. Infatti, il creditore ha la facoltà di chiedere formalmente al debitore l’esecuzione della prestazione dovuta.

Ad esempio, il creditore di una certa somma può inviare una messa in mora scritta con la quale ricorda al destinatario quanto deve essere versato, avvisandolo che, in mancanza, procederà per il recupero giudiziale del proprio credito. In questo caso, si dice che la prescrizione è stata interrotta, la qual cosa comporta che il termine comincia a decorrere da capo.

Prescrizione sentenza: quando scatta?

È assai frequente che una questione giuridica, anche apparentemente scontata, finisca dinanzi al magistrato. In questo caso c’è, evidentemente, un diritto in contestazione: una posizione giuridica per la quale potrebbe essere previsto un termine prescrizionale decennale oppure uno più breve. Da questo punto di vista non cambia assolutamente nulla poiché all’esito della causa, se la lite dovesse concludersi con una sentenza di accertamento del diritto in questione, questo si prescriverebbe, in tutti i casi, dopo dieci anni.

È la legge a sancire ciò [4], esplicitamente, affermando che, se anche un certo diritto si prescrive in un termine più breve, qualora dovesse intervenire una sentenza definitiva che lo riconosce, a partire da questo momento, si applicherebbe il termine decennale. Appare chiaro, quindi, che ottenere una sentenza favorevole significa avere molto tempo a disposizione per poterla mettere in esecuzione. Una circostanza che consente al creditore di poter attendere, ad esempio, che il debitore sia nelle condizioni patrimoniali sufficienti per essere costretto a pagare mediante un’esecuzione coattiva. In conclusione, quindi, solo una lunga inerzia può condurre alla prescrizione del diritto accertato in sentenza.


note

[1] Art. 2946 cod. civ.

[2] Artt. 2947 e seg. cod. civ.

[3] Artt. 2954 e seg. cod. civ.

[4] Art. 2953 cod. civ.


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