Coronavirus: tutte le bufale diffuse su Internet

31 Gennaio 2020 | Autore:
Coronavirus: tutte le bufale diffuse su Internet

Si moltiplicano le fake news su ricoveri in Italia, rischi ai negozi cinesi, cure, vaccini, complotti: cosa c’è di falso sull’epidemia che ha gettato il panico.

Nonostante la gravità della situazione, nonostante ci siano centinaia di morti, nonostante lo stato di emergenza in Italia proclamato dal Consiglio dei ministri e l’allarme planetario decretato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, a qualcuno viene voglia di scherzare e di diffondere delle fake news sul coronavirus. Le bufale diffuse su Internet si moltiplicano di giorno in giorno, come se si trattasse di un trascurabile ed inoffensivo argomento di gossip.

Naturalmente, le bufale sul coronavirus viaggiano in Rete e sulle app di messaggistica, WhatsApp in testa. Audio e messaggi di testo devianti che alimentano l’allarmismo (e razzismo) in un momento particolarmente delicato che vede i primi casi accertati di contagio anche in Italia.

Bufale sul coronavirus: il caso di Lecce

Una di queste fake riguarda l’audio diffuso proprio su WhatsApp in cui si parla di un caso di coronavirus riscontrato a Lecce. «Un cinese è stato ricoverato, state alla larga», si ascolta nel file inviato da qualche sprovveduto. Secondo questo falso allarme diffuso sulla famosa app di messaggistica, al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi della città pugliese sarebbe stato ricoverato un cinese appena arrivato da Wuhan (il luogo del Paese asiatico da cui è partita l’emergenza) in condizioni disperate.

La smentita è arrivata dal primario del reparto, il dottor Silvano Fracella, che ha spiegato l’episodio in termini decisamente diversi. La persona che si è presentata al pronto soccorso era sì un cinese, professore di musica, tornato in Italia dalla Cina. Ma non era né malato né tantomeno in condizioni disperate: ha voluto sottoporsi spontaneamente ad un controllo ed è stato subito rimandato a casa in quanto perfettamente sano.

Bufale sul coronavirus: la diffidenza sui negozi cinesi

Falsi allarmismi sul coronavirus, dunque, che a volte nascondono (ed è inevitabile pensarlo) uno sfondo razzista. Come il messaggio di testo diffuso sempre su WhatsApp in cui «si sconsiglia di andare nei negozi cinesi per un breve-medio periodo, finché il virus non sarà sconfitto». E perché mai? «Molti commercianti cinesi che lavorano in Italia – si legge ancora – hanno contatti continui con la catena di distribuzione nei loro ingrossi, dove tanti imprenditori vengono o sono passati da Wuhan per motivi di business nell’ultimo periodo».

Altra bufala sul coronavirus: l’Italia ha rafforzato il sistema di controllo, di sicurezza e di prevenzione negli aeroporti. È vero che i primi due casi accertati dei due cittadini cinesi arrivati a Milano e ora ricoverati a Roma può far pensare che qualcuno possa entrare con il virus nel corpo. Ma ciò non vuol dire che in tutti i negozi ed in qualsiasi ristorante cinese ci debba per forza essere una persona infetta. Come non è vero che l’indicazione riportata in questo messaggio abbia un’ufficialità: chi l’ha diffuso ed a quale titolo?

Messaggi come questo – lamentano gli esercenti cinesi – stanno mandando all’aria alcuni locali senza motivo. Il giro d’affari dei ristoratori asiatici sta subendo un colpo micidiale per un pregiudizio che non trova – almeno per ora – un solido fondamento.

Ci sono altre bufale che vanno in questa direzione. Vengono diffusi dei messaggi in cui, approfittando dell’emergenza sanitaria per tornare sul solito argomento, si critica l’atteggiamento del Governo italiano di mantenere porti ed aeroporti aperti agli immigrati. Messaggi, peraltro, nemmeno tanto anonimi: a parlarne apertamente in un video diffuso in Rete è stato un politico, leader di un partito ed ex ministro dell’Interno.

Bufale sul coronavirus: la teoria del complotto

Potrebbero mancare i complottisti tra gli artefici delle bufale sul coronavirus? Certo che no. Secondo loro, il virus che ha gettato il mondo nel panico sarebbe stato creato in laboratorio per dare il via ad una sorta di guerra batteriologica. C’è, infatti, chi nei primi giorni di allarme suggeriva su Facebook la coincidenza tra l’epidemia mondiale partita dalla Cina e la questione dei dazi con gli Stati Uniti. Se si fosse spiegato meglio, ci avrebbe aiutati a capire.

È vero che a Wuhan esiste un laboratorio specializzato, ma è una bufala che si occupi di guerre batteriologiche: il suo lavoro consiste, guarda caso, nella prevenzione e nel controllo delle malattie infettive emergenti. Alla peggio si può pensare che non siano molto competenti, ma da lì a ritenerli dei terroristi senza scrupoli ce ne passa.

Bufale sul coronavirus: la minaccia dell’esercito cinese

La fake sul complotto era stata alimentata da un presunto audio di un cittadino italiano che, da Wuhan, spiegava cosa si nasconde dietro il coronavirus. Messaggio – e mittente – senza alcun riscontro. Bufala, dunque? Pare proprio di sì.

In quell’audio, l’uomo misterioso affermava che l’esercito cinese avrebbe schierato attorno a Wuhan dei militari con l’ordine di sparare a vista a chiunque si azzardasse ad entrare o ad uscire dalla città. Forse ha fatto un po’ di confusione: ci sono dei militari, è vero, ma a presidiare dei posti di blocco nelle stazioni e nelle vie più frequentate della città. Tra l’altro, l’autore della bufala ha presente che cos’è circondare una metropoli in cui vivono 11 milioni di persone, cioè circa 9 volte Milano?

Bufale sul coronavirus: l’ospedale fatto a tempo di record

Nessuno discute la capacità che hanno i cinesi di chinare giù la testa quando c’è da lavorare sodo. Ma costruire un ospedale a Wuhan in 16 ore è una delle bufale sul coronavirus più clamorose.

Le immagini che hanno fatto il giro del mondo e che abbiamo potuto vedere anche in Italia e che mostrerebbero la realizzazione a tempo di record di un nuovo ospedale sono, in realtà, delle immagini di un prefabbricato tratte da un sito cinese che girano su Internet da diversi mesi. Dapprima, cioè, che scattasse l’emergenza.

Volendo fare una battuta innocua, nemmeno Nostro Signore riuscì a ricostruire il Tempio di Gerusalemme in 16 ore: chiese tre giorni di tempo.

Bufale sul coronavirus: il vaccino

I falsi allarmismi sono pericolosi quanto i falsi ottimismi. E chi sostiene – come si legge in qualche messaggio lanciato su Internet – che è già pronto un vaccino contro il coronavirus cinese sta, in realtà, diffondendo una bufala. Insomma, mente sapendo di mentire. Purtroppo, perché sarebbe un’ottima notizia. Si sta studiando, i ricercatori ci stanno lavorando, ma ancora non c’è nulla di concreto. E nemmeno di ufficiale.

Bufale sul coronavirus: le fantomatiche cure

In mancanza del vaccino, che cosa c’è di meglio del fai-da-te? Sembrano essersi ispirati a questa domanda gli autori delle bufale sul coronavirus che propongono le più disparate cure (false) per scampare all’epidemia.

Due esempi: c’è chi propone la Tachipirina. Fosse così semplici, di che cosa dovremmo preoccuparci? Il suggerimento aveva preso così tanto piede che è dovuto intervenire di persona il ministro della Salute Roberto Speranza. Ovviamente per smentire che il paracetamolo sia il toccasana.

L’altra bufala è ancora più pericolosa, anzi: letale. È mai possibile che a qualcuno passi per la testa di suggerire un sorso di candeggina per allontanare lo spettro del virus cinese? È possibile, sì. Il consiglio arriva dall’America sotto forma di «soluzione miracolosa». Ma solo per finire al cimitero per avvelenamento da candeggina anziché per il coronavirus. Non provateci mai.


note

Autore immagine: Canva.com


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