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Responsabilità dentista: ultime sentenze

25 Febbraio 2020
Responsabilità dentista: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità civile del medico; prestazioni odontoiatriche; installazione di una protesi dentaria; diritto al risarcimento del danno; reato di esercizio abusivo di una professione; esercizio di attività di carattere sanitario; nesso causale tra l’operato del dentista e il danno lamentato dal paziente.

Responsabilità del dentista

In tema di responsabilità civile del medico, per stabilire la sussistenza del nesso causale si applica la regola del più probabile che non e, a tal fine, è necessario verificare se sia molto probabile che la condotta o l’omissione del medico abbiano cagionato l’evento ovvero, ragionando al contrario, se si possa sostenere che qualora il medico avesse tenuto la condotta corretta l’evento non si sarebbe verificato (nel caso di specie, deve essere riconosciuto il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali al paziente che ha subito la perdita di due denti a causa dell’uso improprio della pasta arsenicale a seguito di otturazione eseguita dal medico dentista).

Tribunale Taranto, 12/07/2017, n.2006

Costruzione di un impianto di protesi

Per integrare il reato di cui all’art. 348 c.p. è sufficiente il compimento anche di un solo atto tipico o proprio della professione quale la rilevazione dell’impronta e la costruzione di un impianto di protesi, azioni riservate per legge al medico dentista. Il giudice potrà, pertanto, fondare il giudizio di penale responsabilità in presenza di tali elementi probatori.

Tribunale Bologna, 11/06/2008, n.1687

Installazione di una protesi dentaria

In tema di responsabilità del professionista (nel caso di specie in relazione a prestazioni odontoiatriche), l’art. 2226 c.c., che regola i diritti del committente per il caso di difformità e vizi dell’opera, non è applicabile al contratto di prestazione di opera professionale intellettuale.

Essa ha, infatti, per oggetto, pur quando si estrinsechi nell’installazione di una protesi dentaria, la prestazione di un bene immateriale in relazione al quale non sono percepibili, come per i beni materiali, le difformità o i vizi eventualmente presenti, assumendo rilievo assorbente l’attività riservata al medico dentista di diagnosi della situazione del paziente, di scelta della terapia, di successiva applicazione della protesi e del controllo della stessa.

Pertanto, non potendosi individuare un’entità materiale nell’opera del dentista, la protesi può considerarsi un’opera materiale ed autonoma solo in quanto oggetto della prestazione dell’odontotecnico.

Tribunale Roma sez. XIII, 01/03/2017, n.4169

Quando sussiste la responsabilità professionale del dentista?

Sussiste responsabilità professionale del dentista che, nell’installare una protesi, non verifichi la reale situazione dei denti sui quali interviene, anche in relazione alle cure pregresse, né rileva che tali cure siano state effettuate da altro medico se dall’omessa valutazione della congruità delle devitalizzazioni dei denti interessati consegua la necessità di rimozione della protesi medesima.

Cassazione civile sez. III, 22/06/2015, n.12871

Responsabilità del dentista: prescrizione del diritto al risarcimento

In tema di prescrizione, ai sensi dell’art. 2935 c.c., il momento in cui il diritto può esser fatto valere è identificabile non nel momento in cui il fatto del terzo determina ontologicamente il danno all’altrui diritto, bensì nel momento in cui la produzione del danno, addebitabile ad un determinato soggetto, si manifesta all’esterno ossia quando il danno diviene oggettivamente percepibile e riconoscibile.

(Nella specie, individuato quindi il dies a quo nel momento della reale percezione del dolore riconducibile all’attività medica, il Tribunale ha dichiarato la responsabilità contrattuale del dentista).

Tribunale Bologna sez. III, 07/04/2015, n.20498

Esercizio abusivo di una professione

Risponde del delitto di esercizio abusivo di una professione, a titolo di concorso, chiunque agevoli o favorisca lo svolgimento da parte di una persona non autorizzata di un’attività professionale per la quale sia richiesta una abilitazione speciale, ma ciò non consente di ritenere che possa essere punita per una forma di responsabilità concorsuale anche la condotta di mera connivenza o tolleranza. Perché vi sia concorso è comunque necessario che sia dimostrato il contributo personale del concorrente alla realizzazione del reato (esclusa, nella specie, la configurabilità del reato in capo ad un dentista che aveva acconsentito ad un collaboratore del suo studio, sfornito del diploma di igienista dentale, di effettuare un intervento di pulizia del tartaro.

A detta della Corte, i giudici del merito, per sostenere la tesi del concorso, avevano fatto ricorso ad un giudizio di verosimiglianza, ritenendo possibile che l’imputato avesse incaricato il collaboratore di eseguire l’intervento ovvero che avesse tollerato che lo stesso ponesse in atto l’intervento per cui non era abilitato. Tuttavia si trattava di una motivazione che non era fondata su elementi di prova, né su indizi che avessero consistenza di gravità, precisione e concordanza).

Cassazione penale sez. VI, 27/03/2012, n.19544

Onere probatorio del paziente danneggiato

In tema di responsabilità contrattuale del medico nei confronti del paziente per danni derivanti dall’esercizio di attività di carattere sanitario, il paziente ha il solo onere di dedurre qualificate inadempienze, in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, restando poi a carico del debitore convenuto l’onere di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che – nell’accogliere l’eccezione di inadempimento e la domanda risarcitoria avanzate da un paziente nei confronti di un sanitario con riguardo all’esecuzione di prestazioni di natura dentistica – aveva escluso che il dentista avesse usato la diligenza e la perizia necessarie nel progettare e nel realizzare gli impianti dentari oggetto di contratto, provocando al paziente lesioni permanenti).

Cassazione civile sez. III, 21/07/2011, n.15993

La prova dell’assenza di colpa medica

Nelle fattispecie di responsabilità contrattuale, la prova dell’assenza di colpa medica grava sempre sul professionista-debitore; quando l’intervento fallito è un’operazione di routine per il sanitario, il paziente è tenuto soltanto a provare il rapporto intercorso con il professionista e si può limitare ad allegare le conseguenze negative patite (nel caso specifico, un dentista aveva impiantato una protesi a distanza di sette mesi dall’estrazione dei denti, l’eccessivo lasso di tempo trascorso aveva dato luogo ad un’operazione errata, peggiorando, così, le condizioni del paziente, a cui la Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patito, rinviando alla corte di merito per la liquidazione in via equitativa).

Cassazione civile sez. III, 14/02/2008, n.3520

L’errore del dentista

L’errore del medico dentista nel caso di intervento di implantologia dentale mal riuscito è “in re ipsa” allorquando dagli accertamenti effettuati in corso di causa emerge che la utilità ed efficacia dell’intervento era da escludersi a priori perché, ad esempio, vi era mancanza di spazio per la capsula relativa, ovvero nell’avere eseguito in medesimo intervento nel momento in cui non si erano ancora verificate le condizioni (di spazio) indispensabili perché lo stesso avesse una sua utilità ed efficacia.

In ragione delle rispettive competenze e relativi affidamenti, nei rapporti tra paziente e medico, rientra tra i compiti di quest’ultimo e non certo del primo, indicare le vie (terapie) utili e necessarie ad eliminare le problematiche prospettate dal primo; di modo che il medico potrà andare esente da responsabilità nel caso in cui abbia correttamente ed esaurientemente illustrato al paziente tutti i possibili rischi derivanti dall’esecuzione dell’intervento oltre che le probabilità di successo dello stesso – ottenendone da quest’ultimo un espresso consenso – e si sia verificata poi una di quelle conseguenze prospettate ovvero l’intervento non abbia sortito l’esito sperato, rientrando nella percentuale, già prospettata, di insuccesso, dipendente non da una imperizia, imprudenza o negligenza professionale del medico ma dalla natura stessa dell’intervento.

Tribunale Trani sez. I, 07/03/2006, n.291

Assenza di colpa del dentista

In tema di responsabilità professionale del sanitario non è riscontrabile la colpa del dentista nel caso in cui eseguita correttamente una protesi l’inserimento della stessa richieda un piccolo sforzo per l’inserimento dei ganci posteriori.

Tribunale Roma sez. XIII, 11/07/2005

Omessa prescrizione di cura antibiotica

In tema di responsabilità medica deve essere esclusa l’esistenza di un nesso causale tra l’operato del dentista e il danno lamentato dal paziente per omessa prescrizione di cura antibiotica, quando il professionista, dopo aver valutato il rischio a lui conosciuto sulla base dei dati in suo possesso e tenuto presente che la terapia antibiotica ha in sé dei rischi da non sottovalutare e non va somministrata ove non ve ne sia precisa indicazione, ritiene di potere procedere nella propria attività.

Tribunale Padova sez. II, 20/06/2005

Cure dentistiche

Del danno riportato da paziente a seguito di cure dentistiche risponde il sanitario solo se il danno è causalmente riconducibile all’operato dello stesso, e se la sua condotta sia stata colposa. Quanto alla colpa per il paziente è sufficiente la prova dell’esistenza di un contratto, presupposto che nella responsabilità medica assume connotazioni particolari: la scelta del medico di intervenire lo pongono nella stessa posizione di chi ha concluso un ordinario contratto di prestazione d’opera professionale in virtù di contatto sociale stabilito col paziente, anche nel caso in cui il sanitario abbia dolosamente taciuto la carenza di titolo abilitante all’esercizio della professione di dentista.

Superata la prova del paziente circa l’esistenza di contratto, ne consegue l’onere del medico di provare l’assenza di colpa. Non avendo il sanitario provveduto in tal senso, si ritiene integrata la responsabilità per colpa.

Tribunale Roma sez. XII, 05/08/2004



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7 Commenti

  1. Purtroppo, di falsi dentisti in giro ce ne sono tanti: la facilità con cui si “infiltrano” nella categoria e si “mimetizzano” tra gli altri è probabilmente favorita anche dal fatto che spesso le persone fanno confusione tra concetti come dentista, odontoiatra e odontotecnico. Succede, poi, che nello stesso studio medico possano lavorare più professionisti diversi, cosicché può capitare che non si capisce chi è che ti ha fatto l’estrazione, chi l’apparecchio per i denti, ecc.

  2. Le cure dal dentista sono spesso dolorose: sia per l’attività che il dentista compie nella nostra bocca, sia per il costo della prestazione che ci rende. Il costo del dentista è comunque detraibile dalle tasse. Tuttavia, occorre che la fattura del dentista sia scritta in un dato modo per consentirne la detrazione.

  3. Mia moglie ha intentato causa al suo dentista per dei lavori male eseguiti. La relazione finale del CTU incaricato dal tribunale, prevedeva un risarcimento giudicato insufficiente. Il giudice incaricato aveva il compito di gestire esclusivamente l’accordo bonario tra le parti, e di fronte all’opposizione del nostro avvocato tutta la causa viene archiviata assumendo carattere processuale.Di fronte a tale prospettiva nel corso di alcune ore (l’incontro presso il giudice risale al giorno 12 u.s.), mia moglie ripensava a percorrere una strada che prevede, come sappiamo, tempi lunghissimi e nessuna certezza di risultato positivo.Dopo il malinteso col nostro avvocato, è possibile tornare sui propri passi, accettare la precedente offerta espressa nella relazione del CTU e chiudere così tutta la vicenda?

    1. Con riguardo ad una soluzione bonaria, che preveda la cessazione della materia del contendere e il pagamento del risarcimento, secondo quanto stabilito nella relazione della CTU, non esistono preclusioni processuali.Pertanto, il lettore potrebbe sempre avanzare – tramite legale – la richiesta di chiudere la vicenda con il pagamento di quanto prospettato dal consulente nominato dal Giudice.Ovviamente, dovrà fare i conti con il dentista, e il suo legale, posto che potrebbero non essere più d’accordo nel transigere la vicenda.Infatti, una volta rifiutata, l’offerta decade e non è più valida.Come il lettore ha avuto libertà di decidere sulla convenienza o meno dell’affare, anche controparte potrebbe decidere di ritornare sui propri passi e non accettare più l’accordo proposto dal giudice, magari perché convinto di poter uscire indenne dalla vicenda. Esistendo una relazione del CTU positiva (o parzialmente positiva) – il dentista non ha tutta questa forza processuale, tale da permettersi di rifiutare l’offerta di chiudere la vicenda in anticipo, magari risparmiando qualche spesa legale.Non è possibile leggere le carte processuali, ma da quanto si può presumere, non sarà difficile convincere nuovamente la controparte nel firmare la transazione, prima rifiutata dall’avvocato del lettore.Solo una precisazione.Se l’accordo riguardava l’ammontare indicato dal CTU nella relazione, allora con ogni probabilità le somme saranno corrisposte al lettore ugualmente, posto che quella relazione sarà a tutti gli effetti una prova.Se, viceversa, l’accordo prevedeva ulteriori rimborsi (spese vive, spese legali) non compresi nella relazione, allora una transazione sarebbe opportuna, visto che – come dal lettore correttamente dedotto – non vi è mai certezza di vincere una causa.In effetti, le variabili sono tantissime e, anche nei casi in cui la ragione è indiscutibile, succede che il giudice possa essere portato a sbagliare ragionamento, o a sostenere una tesi incredibilmente strampalata della controparte.Certo, esistono i mezzi di impugnazione, ma se c’è la possibilità di avere un ristoro immediato, piuttosto che tra cinque anni, la situazione muta sensibilmente.Il consiglio al lettore è di intercedere direttamente con il legale del dentista, al fine di verificare il loro intento di chiudere la partita stragiudizialmente. In questo caso, non sarebbe necessario l’intervento del giudice.Diversamente, occorrerà presentare richiesta al giudice, con la quale esprimere la propria volontà di accettare l’offerta passata, sulla scorta di una valutazione di opportunità che l’ha portata a persuadersi della bontà dell’accordo.

  4. A seguito di A.T.P., il ctu accertava la mia responsabilità per un impianto odontoiatrico, eseguito personalmente nel mio studio, individuando un danno biologico di € 3000, la restituzione del compenso pari a € 2000 e il costo di un nuovo impianto pari a € 4000. Con ricorso 702bis, il mio ex paziente chiede al giudice, dichiarata la mia responsabilità contrattuale, di condannarmi al risarcimento dei danni pari ad € 10.000 causati dall’inadempimento al contratto d’opera professionale. È fondata tale sua domanda considerato che non ha chiesto la risoluzione del contratto e, quindi, infondata la restituzione del compenso, che in ogni caso unitamente al costo di rifacimento dell’impianto errato costituirebbe anche un indebito arricchimento?

    1. Come disposto dall’art.1453 del Codice civile, nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.La domanda di risarcimento dei danni per inadempimento contrattuale – quindi – può essere proposta congiuntamente o separatamente da quella di risoluzione, giacché l’art. 1453 c.c., facendo salvo in ogni caso il risarcimento del danno, esclude che l’azione risarcitoria presupponga il necessario esperimento dell’azione di risoluzione del contratto, con la conseguenza che non può ritenersi implicita nella proposizione della domanda risarcitoria quella, autonoma, di risoluzione del contratto.In un caso analizzato dalla Corte di Cassazione, simile a quello in esame, l’attore non aveva richiesto la risoluzione del contratto di prestazione d’opera intellettuale stipulato con il convenuto, ma solo il risarcimento dei danni subiti per l’inadempimento della controparte; in quel caso, la mancata domanda di risoluzione presuppone il mantenimento in vita del contratto e non il suo scioglimento, non facendo venire meno il diritto del professionista a percepire il corrispettivo per la prestazione eseguita, trovando le ragioni del committente adeguato soddisfacimento nella invocata tutela risarcitoria (Cassazione civile, sez. II, 24/03/2014, n. 6886).Deriva, da quanto precede, che il cliente ha limitato la propria richiesta all’azione risarcitoria, non mettendo in discussione il contratto e, dunque, il credito del lettore per il compenso per l’attività espletata. E l’eventuale riacquisizione del compenso, sarebbe di certo un indebito arricchimento, visto che beneficerebbe del lavoro effettuato.Non si potrà, invece, criticare la relazione di cui all’A.T.P., posto che il CTU si è pronunciato sulle richieste di parte ricorrente, e la sua relazione equivale a prova giudiziaria circa il quantum, ma non con riguardo al diritto ad avere quelle somme se, come nel caso, non è stata fatta la relativa domanda di risoluzione.

  5. Non farti curare una carie da un odontotecnico: non ha le competenze professionali adatte per poter gestire questo tipo di patologie dentarie

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