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Ricettazione capi abbigliamento: ultime sentenze

20 Giugno 2021
Ricettazione capi abbigliamento: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reati di vendita di beni con marchi contraffatti, di detenzione di prodotti industriali con marchi contraffatti e di ricettazione.

Capi d’abbigliamento palesemente falsi

Un oggetto grossolanamente falsificato non può definirsi contraffatto sicché la sua ricezione non integra il delitto di ricettazione.

Cassazione penale sez. II, 26/02/2020, n.18190

Detenzione e vendita di beni con marchi contraffatti

I reati di vendita di beni con marchi contraffatti (art. 517 c.p.) , di detenzione di prodotti industriali con marchi contraffatti e di ricettazione possono concorrere tra loro  che sono riferibili a diverse finalità e costituiti da elementi materiali non in tutto coincidenti (Nel caso di specie, si trattava di numerosi capi di abbigliamento e calzature).

Corte appello Perugia, 12/02/2018, n.196

Profitto del reato di ricettazione

Il rinvenimento di capi di abbigliamento di provenienza delittuosa nell’abitazione dell’imputato, il profitto da questi conseguito per sé essendo stati rinvenuti altri capi di abbigliamento della medesima provenienza delittuosa nella sua stanza da letto – il che prova che il medesimo agì con il dolo specifico di trarre profitto anche per sé e non già solo per favorire altri -, sono tutte circostanze che provano, come correttamente evidenziato dal giudice di primo grado, la penale responsabilità dell’imputato in ordine al delitto di ricettazione, sotto il profilo oggettivo e soggettivo.

Corte appello Roma sez. III, 08/06/2017, n.4471

La prova del dolo nel reato di ricettazione

Il dolo nel reato di ricettazione è provato o dall’assenza di qualsivoglia giustificazione in ordine al possesso di oggetti di provenienza delittuosa o la non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta.(Nel caso di specie si trattava di 1500 capi di abbigliamento contraffatti).

Tribunale Napoli sez. I, 02/10/2017, n.9751

Ricettazione e associazione per delinquere

È configurabile il concorso fra il delitto di cui all’art. 648 c.p. e quello di associazione per delinquere, quando la contestazione di ricettazione nei confronti dell’associato abbia ad oggetto beni di provenienza illecita (capi di abbigliamento contrassegnati da marchi contraffatti) che non sono il prodotto dell’associazione, bensì di altri associati o di terzi, atteso che la clausola di riserva di cui all’art. 648, comma 1, c.p. esclude la punibilità soltanto dei soggetti, partecipi o meno del sodalizio, che abbiano concorso nella contraffazione.

(Nella specie, l’imputato, pur agendo per conseguire un proprio profitto, ha offerto al sodalizio un canale privilegiato e sicuro per la commercializzazione dei prodotti contraffatti, consentendo la distribuzione di cospicui quantitativi di tali prodotti in un esercizio di vendita molto vasto sito all’interno di un centro commerciale, tale da garantire un rilevante afflusso di clienti).

Cassazione penale sez. II, 13/09/2016, n.46997

Chi risponde del reato di ricettazione?

L’acquirente di prodotti con marchi contraffatti, o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata, risponde del delitto di ricettazione nel caso in cui tale acquisto non sia destinato al proprio uso e consumo personale, dovendosi escludere che tale condotta configuri l’illecito amministrativo previsto dall’art. 1, comma 7 del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito in l. 14 maggio 2005, n. 80, nella versione modificata dalla l. 23 luglio 2009, n. 99, applicabile esclusivamente all’acquirente finale di un prodotto contraffatto, o comunque mendace, qualora tale condotta sia destinata all’uso personale e sia estranea, non solo al processo produttivo, ma anche a quello diffusivo (fattispecie in tema di detenzione — finalizzata alla vendita — di numerosi capi di abbigliamento contrassegnati da marchi contraffatti o, comunque, mendaci).

Cassazione penale sez. II, 26/11/2015, n.3000

Ricettazione di merce con marchi contraffatti

In tema di ricettazione di merce con marchi contraffatti, il giudice deve accertare che l’imputato sia estraneo alla contraffazioneo falsificazione del marchio e che abbia acquistato con la consapevolezza iniziale della falsità del marchio stesso.

(Nel caso di specie, trattandosi di capi di abbigliamento con marchi celebri, poiché la riproduzione dei segni distintivi è frutto di un’attività imprenditoriale svolta da aziende in possesso di idonea strumentazione che non possono ritenersi ricollegabili all’opera di un singolo, l’imputato veniva ritenuto responsabile del reato di ricettazione).

Tribunale S.Maria Capua V., 02/02/2015, n.48

Ricettazione e incauto acquisto

In tema di ricettazione, deve escludersi l’ipotesi di incauto acquisto laddove la modalità di presentazione degli oggetti, quali capi di abbigliamento e telefoni cellulari, sia tale da poter escludere che il soggetto agente ignorasse la provenienza illecita, quantomeno a titolo di dolo eventuale quale mera accettazione del rischio.

Corte appello L’Aquila, 03/03/2011, n.541

Prodotti industriali con segni mendaci

Il reato di introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi può concorrere con il reato di ricettazione poiché tutelano due beni diversi.

(Nel caso di specie, si trattava di quattro fratelli, titolari di ditte diverse, che esercitavano il commercio all’ingrosso, che detenevano in un unico locale capi d’abbigliamento con marchi contraffatti, senza aver dato la prova che fossero loro i produttori di detti capi d’abbigliamento).

Corte appello Torino sez. I, 02/11/2010, n.3418

Provento della condotta delittuosa di falsificazione

La fattispecie di ricettazione è astrattamente idonea a concorrere con il delitto di cui all’art. 474 c.p. posto che i capi di abbigliamento contraffatti costituiscono provento della condotta delittuosa di falsificazione per cui è causa.

Tribunale Bari sez. II, 06/10/2008, n.1617



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