Diritto e Fisco | Articoli

È legale vivere in barca?

2 Febbraio 2020
È legale vivere in barca?

Quali condizioni impone la legge per poter vivere in mezzo al mare o in una spiaggia tutto l’anno?

Il tuo sogno è vivere lontano dal mondo, dalla gente, dai problemi della società, ma soprattutto dalle mille tasse collegate alla “terra ferma”. Visto che vivere in una roulotte è molto complicato, almeno in Italia, e per una casa mobile ci vogliono gli stessi permessi che per una villetta, hai così deciso di prendere una barca e vivere là dentro, per tutto l’anno: un piccolo cabinato che possa sostituire la sistemazione di un camper. Con la differenza che, al posto dell’asfalto, ti culleranno le onde. In questo modo, oltre a risparmiare sulle spese di affitto o sul mutuo, potrai viaggiare per il mondo, vedere le coste e avere a che fare sempre con gente nuova.

Ma cosa prevede la legge? È legale vivere in barca? Approfondiamo il discorso visto che, specie di questi tempi, non si fa altro che lodare lo stile di vita dei “senza fissa dimora”.

Si può vivere in una barca?

Di certo, nessuna legge ti può obbligare a stare a casa o ad avere un domicilio stabile. Andrebbe contro il principio di libertà di movimento garantito dalla Costituzione. Pertanto, vivere in una barca è legale, ma è bene sapere che esistono alcuni limiti. Qui di seguito elencheremo i più importanti.

Residenza e reperibilità per chi vive in barca

Il primo di questi è l’obbligo di essere reperibili: ogni cittadino deve fornire all’anagrafe un indirizzo di residenza. Ciò serve anche per l’esercizio di una serie di diritti come quello al voto, l’assistenza sanitaria, la carta d’identità, gli estratti anagrafici, ecc. Se non si è residenti in un Comune si rientra nella lista degli “irreperibili” e la vita potrebbe divenire impossibile. Peraltro, il fatto di non avere fissa dimora non significa che si possa facilmente eludere gli obblighi di legge o quelli tributari. Ciascun cittadino, infatti, nel momento stesso in cui nasce, viene “schedato”: registrato con un nome e collegato a un codice fiscale. 

Insomma, non è possibile fare come il “Fù Mattia Pascal” di pirandelliana memoria che credeva di poter crearsi una nuova identità solo fingendo di essere morto. 

Chi vive in barca viene equiparato ai “senza fissa dimora”, in quanto si tratta di veicolo sempre in movimento. Proprio per questo, non si può fissare la residenza dentro un camper (come farebbe, ad esempio, il postino a rintracciare il conducente?). 

In casi come questo, il cittadino può chiedere l’iscrizione all’anagrafe quale persona senza fissa dimora.

Bisognerà poi dare un domicilio “virtuale” che può essere fissato presso la dimora di amici o parenti, ma anche in un porto. Ogni Comune, infatti, possiede un elenco di indirizzi fittizi che possono essere scelti dalle persone senza fissa dimora per stabilire la propria residenza.

Luoghi ove ormeggiare la barca

Il secondo limite impone di rispettare i luoghi ove ormeggiare la barca. Non si può, infatti, decidere di fissare la propria dimora a ridosso di una spiaggia, senza conoscere le ordinanze delle Capitanerie di porto locali che regolamentano la presenza di barche all’ancora in determinati specchi acquei o con determinate condizioni meteorologiche. 

Ricordiamo poi che, per ragioni di sicurezza, ogni capitaneria di porto stabilisce una distanza minima dalla costa, valida sia per la navigazione a motore che a vela. Questo limite può variare dai 150 ai 500m a seconda delle disposizioni; il minimo, in genere, corrisponde ai tratti di scogliera, mentre le distanze massime vengono richieste per le spiagge frequentate da bagnanti.

Rispetto del codice della navigazione

C’è poi da rispettare tutto il codice della navigazione, dall’assicurazione ai limiti di velocità, dalle precedenze in mare alle bandiere. Molte di queste norme, però, vengono puntualmente ignorate.

Allestimento della barca e condivisione degli spazi

L’aspetto più delicato per chi decide di vivere in barca è quello di dotare il natante di un allestimento tale da sopportare mareggiate e inverno. Quando fa freddo e c’è vento, gli spifferi entrano facilmente all’interno dell’imbarcazione, sicché potrebbe risultare più comodo andare a dormire presso una locanda posta nelle vicinanze del porto. 

Il problema, forse più grosso, di chi decide di vivere in barca è la persona con cui condividere questa esperienza. Le cabine delle imbarcazioni sono, infatti, molto strette e trascorrere lunghi periodi di tempo in pochi metri quadrati non è per tutti, né per tutte le famiglie o coppie. Anche quelle più affiatate. In più, implica molti sacrifici e la rinuncia alle comodità che la società ha conquistato in tutti questi anni.



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