Brexit: cosa cambia dal 1° febbraio per gli italiani?

31 Gennaio 2020
Brexit: cosa cambia dal 1° febbraio per gli italiani?

I termini dell’accordo di uscita dall’Unione Europea e le conseguenze sui viaggi, sulla circolazione e sul soggiorno di persone nel Regno Unito nei prossimi mesi.

Dal 1° febbraio sarà Brexit: il Regno Unito non farà più parte dell’Unione europea. La nostra agenzia stampa Adnkronos ci ha fornito gli elementi per ottenere una scheda pratica sui cambiamenti per gli italiani che viaggeranno e guideranno nel Regno Unito oppure vi soggiornano anche per motivi di lavoro e di studio.

Il periodo di transizione

La prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti dall’oggi al domani, ma ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Molto dipenderà dagli accordi che saranno, o non saranno, raggiunti nel frattempo e così modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal Capodanno 2021. I negoziati sono già stati avviati; oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha proposto “un accordo commerciale con zero quote, zero tariffe, per fare in modo che il Regno Unito resti un nostro partner privilegiato e strategico. E dobbiamo lavorare a livello europeo”.

In base all’accordo di recesso, dopo la data della Brexit, a partire dal 1° febbraio avrà inizio un periodo di transizione che terminerà alla fine del 2020. Questo periodo, nel quale gli attuali assetti rimarranno invariati, servirà a Londra e Bruxelles per negoziare i termini dei loro futuri rapporti. Anche se il premier Johnson ha ripetutamente escluso la possibilità di proroghe, il periodo di transizione potrebbe essere esteso con un accordo entro giugno di quest’anno. Il massimo periodo di proroga concedibile terminerà alla fine del 2022.

I viaggi

Intanto i cittadini dell’Ue – quindi anche gli italiani – potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole precedenti. “Quest’anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio“, spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto. Basteranno un passaporto valido o la carta d’identità. Quest’ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, Londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno.

La guida 

Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal 1°febbraio. Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l’auto deve essere chiaramente assicurata. La prova deve essere fornita portando materialmente con sé la ‘carta verde‘, sulla quale devono essere indicati nome dell’assicurato, targa dell’auto e periodo della copertura assicurativa.

Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli Stati e variare da Paese a Paese.

L’assistenza sanitaria

Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese. Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un’assicurazione sanitaria che copra l’intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida.

Ma anche qui molto dipenderà dalle intese che verranno raggiunte. Il governo britannico ha fatto sapere che ”l’obiettivo è sottoscrivere accordi di assistenza sanitaria reciproca con l’Ue o con singoli Paesi”, in modo da ”fornire cure mediche a un costo ridotto o, in alcuni casi, gratuite”.

I soggiorni

L’accordo di recesso tutela i diritti degli oltre 3 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna e del milione di britannici che vivono nei Paesi dell’Unione. In breve, questi cittadini potranno continuare per il resto della loro vita a lavorare, studiare e ricevere i benefici dello stato sociale del Paese nel quale hanno scelto di risiedere.

E l’Irlanda?

Quella del confine tra Irlanda del Nord (che fa parte del Regno Unito) e Repubblica d’Irlanda (membro Ue) è stata probabilmente la questione più controversa del difficile negoziato tra Londra e Bruxelles. Le attuali disposizioni sostituiscono la cosiddetta clausola del ‘backstop‘, più volte rifiutata dal Parlamento britannico in sede di ratifica dell’accordo. Lo scopo è di garantire il duplice obiettivo di preservare la pace sull’isola irlandese, mantenendo aperto il confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, e proteggere l’integrità del mercato unico europeo.

L’accordo prevede che l’Irlanda del Nord rimanga parte del territorio doganale del Regno Unito, allo stesso tempo rispettando gran parte degli obblighi relativi all’unione doganale Ue. Quando le merci provenienti dalla Gran Bretagna entreranno nel territorio nordirlandese, verranno effettuati controlli e pagati i relativi dazi. Le aziende potranno poi ottenere eventuali rimborsi sulle merci che godranno di minori dazi di importazione in base ai futuri accordi  commerciali stipulati dal Regno Unito. L’accordo prevede inoltre che l’assemblea legislativa nordirlandese potrà periodicamente confermare o meno l’adesione a questo regime.



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