Blocco prescrizione: l’allarme della Cassazione

31 Gennaio 2020
Blocco prescrizione: l’allarme della Cassazione

Per effetto della riforma il carico di lavoro aumenterà di 25mila processi all’anno; la Cassazione chiede un intervento normativo, ma il ministro Bonafede difende la riforma già varata.

Per effetto della sospensione della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, “si prospetta un incremento del carico di lavoro della Corte di Cassazione di circa 20mila 25mila processi per anno corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado”, ha detto oggi il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, di fronte al presidente della Repubblica, al ministro della Giustizia e alle numerose autorità intervenute.

Per il presidente della Cassazione risulta, quindi, necessario ”porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi che ne deriverebbe al giudizio di legittimità”. “È auspicabile – sottolinea Mammone – che intervengano concrete misure legislative in grado di accelerare il processo in quanto ferma è la convinzione che sia la conformazione stessa del giudizio penale a dilatare oltre modo i tempi processuali”.

”È necessario, tuttavia, che le concrete misure acceleratorie vengano adottate non solo nella parte del processo successiva al primo grado ora non più coperta dalla prescrizione ma anche in quella anteriore soprattutto nelle fasi dell’indagine e dell’udienza preliminare in cui si verificano le maggiori criticità che determinano la dispersione dei tempi e la maturazione della prescrizione”.

Per il Procuratore Generale della Cassazione Giovanni Salvi “Se è vero che è dinnanzi al giudice di primo grado e al giudice per le indagini preliminari che si consuma la prescrizione, è ormai noto che ciò dipende dal fallimento della scommessa sui riti alternativi, che continuano a mietere una percentuale irrisoria di definizioni”.

“La scommessa è fallita perché l’aspettativa pressoché certa della prescrizione ha reso quella scelta non conveniente, nell’ovvio e legittimo calcolo costi-benefici dell’imputato. Finché la prescrizione sarà, non un evento eccezionale causato dall’inerzia della giurisdizione, ma un obiettivo da perseguire, nessun rito alternativo sarà appetibile”.

Ma il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, continua a difendere la riforma della prescrizione. ”Considero, personalmente, una conquista di civiltà il nuovo regime della prescrizione entrato in vigore dal 1° gennaio 2020”, dice nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ammettendo che ”esistono divergenze” nella maggioranza di governo soprattutto per quanto concerne la riforma della prescrizione ma ”è in atto un confronto serrato per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità”.

Nel pomeriggio il ministro Bonafede ritorna sul tema e dichiara provocatoriamente: “Ricordo ai tanti liberi commentatori della cerimonia dell’anno Giudiziario che, dallo scorso ottobre, la maggioranza ha a disposizione una bozza che prevede interventi mirati a tagliare drasticamente i tempi del processo penale. Io ascolto tutti e dialogo con tutti, ma, dopo 4 mesi in cui si è parlato d’altro – ovvero di prescrizione – sarebbe anche arrivato il momento di fare ciò che anche oggi chiedono i cittadini e gli addetti ai lavori: agire sui tempi dei processi“.

Gli avvocati protestano con una dichiarazione del presidente dell’Ocf, l’Organismo congressuale forense, Giovanni Malinconico, che interviene così, interpellato dall’agenzia stampa Adnkronos: “Gli avvocati lo sanno, la giurisdizione si regge su equilibri, è una macchina complessa e in difficoltà.  Modificarla senza tenere conto delle questioni di sistema crea problemi. Quella della prescrizione è una riforma che noi avversiamo per motivi di principio ma in ogni caso è stata messa in campo senza ponderare bene le cose. I rischi paventati da Mammone – conclude Malinconico – sono molto concreti”.


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